Nove miti su Esenin

L’ingenuo ragazzo di villaggio, il poeta ubriacone, la vittima di un omicidio e altre bugie su Sergej Esenin.

Mito numero uno: l’ultimo poeta contadino

L’immagine del poeta di origine contadina di Esenin è stata coltivata in modo voluto e aggressivo. Tuttavia la sua origine variava a seconda dell’occasione da quella del figlio di una semplice famiglia di contadini a quella del nipote di ricchi vecchi credenti. La verità, come spesso accade, stava nel mezzo: Esenin era di famiglia borghese, ma in essa non vi erano vecchi credenti.

Sergej Esenin con la madre.
Esenin con la madre. Marzo del 1925

Mito numero due: entrò a piedi nella letteratura

I lettori di solito immaginano l’inizio del percorso creativo del poeta così: in primo luogo il villaggio natale di Konstantinovo poi San Pietroburgo. Esenin appare come Lomonosov lasciare l’aratro e arrivare a piedi nella capitale.
Tuttavia tra questi due punti della sua biografia ci sono tre anni trascorsi a Mosca, anni in cui lavora nella tipografia Sytin, incontra l’ambiente letterario e l’opera dei simbolisti, studia all’Università Šanjavskij. In questo periodo di formazione il futuro poeta conobbe il mondo della grande città e della grande letteratura.

Mito numero tre: allievo di un poeta contadino

Nikolaj Kljuev aveva iniziato una rumorosa carriera di un poeta contadino a San Pietroburgo otto anni prima rispetto a Sergej Esenin. La somiglianza delle loro immagini letterarie e delle loro scandalose esibizioni creò il mito secondo il quale Kljuev fu il primo insegnante di Esenin e la sua guida nella difficile vita letteraria di Pietroburgo. Lo stesso Esenin contribuì alla formazione di questo mito, secondo i ricordi di Mariengof.

“Lascia, penso, che tutti pensino che mi abbia introdotto nella letteratura russa. A loro piace pensarlo, e a me non mi interessa. Ti ha introdotto Gorodeckij? Certo. Ti ha introdotto Kljuev? È Certo Ti hanno introdotto Sologub e Čebotarevskaja? Si, lo hanno fatto. E anche Merežkovskij e Gippiusichaja, Blok, e Rjurik Ivnev…”
Anatolij Mariengof Un romanzo senza bugie (1927)

Tuttavia, se si segue la cronologia, il primo a cui Esenin si rivolse a San Pietroburgo fu Aleksandr Blok. In seguito Sergej Gorodeckij. Questi contribuirono all’espansione delle sue conoscenze “utili”.

Una fotografia di Nikolaj Kljuev con dedica.
“A Sergej Esenin. Il migliore dei figli battezzati del regno, il mio sole rosso, un segno di grande amore – per la memoria e la salute dell’anima e del corpo. 1916 N. Kljuev”.

Mito numero quattro: visitare Blok

Un mito particolare è stato creato sull’incontro tra Esenin e Blok. Nella storia che ci consegna Vsevolod Rozhdestvensky, Esenin appare indecente, ma innamorato della poesia, una pepita dalla campagna, apparsa senza invito presso il venerabile poeta, mecenate di giovani talenti.

«Per me era come un’icona e ancora mentre ero Mosca avevo deciso: andrò a Pietrogrado e lo vedrò. <…> Bene, sceso alla stazione di Nikolaevskij con un baule sulla schiena, mi ritrovo sulla piazza e non so dove andare: la città mi è sconosciuta. <…> Fermo un passante chiedendo: “Dove vive Aleksandr Aleksandrovič Blok?” “Non lo so” — risponde — “ma chi sarebbe?” Beh, non ho cominciato a spiegargli, e ho proseguito. <…> Arrivo alla porta del suo appartamento. <…> Mi viene incontro una cuoca. “Che cerchi, ragazzo?” “Mi servirebbe” rispondo, “vedere Aleksandr Aleksandrovič”. Sto già aspettando che dica “non è in casa” e di dover andarmene senza fare niente. Mi guarda, si asciuga le mani sul grembiule e dice: “Bene, vado a dirlo. Solo tu, caro, esci sulle scale e attendi lì. Ho delle pentole qui e sei una persona sconosciuta. Chi ti conosce!”Se ne va e la porta sbatte sul gancio. Rimango li. Aspetto. Finalmente la porta viene spalancata. “Vieni dentro” —  dice —  “asciugati i piedi!” Entro in cucina, appoggio il baule, mi tolgo il cappello e nella stanza mi viene incontro proprio Aleksandr Aleksandrovič.
– Salve! Chi è lei?
Spiego chi sono e che gli ho portato delle poesie. Blok sorride:

– Io pensavo che veniste per conto della Boblova. A volte da me vengono dei contadini. Bene, andiamo! – e mi porta con lui».
Vsevolod Roždestvenskij Pagine di vita. Memorie (1962)

Tuttavia il pedante Block ha conservato un’altra testimonianza di questo incontro. In primo luogo la nota che Esenin aveva inviato la mattina con la richiesta di riceverlo: “Aleksandr Aleksandrovič! Mi piacerebbe parlare con Lei. Per me è una questione molto importante. Non mi conoscete ma forse avete incontrato il mio nome su qualche rivista. Mi piacerebbe venire intorno alle quattro, con rispetto per S. Esenin”. In secondo luogo abbiamo il commento dello stesso Blok a questa nota: “Un contadino del governatorato di Rjazan’. 19 anni. Versi freschi, puliti, rumorosi, prolissi. Lingua. È venuto a trovarmi il 9 marzo 1915”.

Eseninn all’innaugurazione del monumento a Aleksej Kol’cov. 3 novembre 1918

Mito numero cinque: ingenuo e inesperto

Uno sforzo considerevole è stato fatto dal poeta per crearsi l’immagine del ragazzo ingenuo e dal cuore semplice, tanto amato dai lettori e dai fan del suo lavoro. Tuttavia l’ingenuità non era affatto la qualità naturale di Esenin. Al contrario, sono state la prudenza e la ponderatezza ad aiutare il poeta agli inizi a ottenere in breve tempo il sostegno di scrittori influenti e iniziare a essere pubblicato su importanti riviste letterarie.

«… In modo onesto, francamente (e non con la sincerità simulata, della quale era un grande maestro) disse:
“Sai, in vita mia non ho mai indossato degli stivali così impolverati, o un giustacuore così inzaccherato, come quelli con cui mi sono presentato a loro. Ho detto che scaricavo dei barili a Riga. Che la non c’era niente da mangiare. Che ero a Pietroburgo per un giorno o due, fino a quando la mia squadra di caricatori non avrebbe ripreso il lavoro. Ma che barili! Ero venuto a San Pietroburgo per la gloria, per il monumento di bronzo…»
Anatolij Mariengof  Un romanzo senza bugie (1927)

Aleksandr Kusikov, Anatlij Mariengof, Sergej Esenin. Mosca, estate del 1919
Aleksandr Kusikov, Anatlij Mariengof, Sergej Esenin. Mosca, estate del 1919

Mito numero 6: sicuro di sé e indifferente alle opinioni degli altri

Un poeta di Dio ingenuo e semplice deve essere al di sopra del trambusto della critica e delle parole degli scrittori invidiosi, da qui il mito dell’indifferenza di Esenin alle opinioni su di lui da parte delle altre persone. Tuttavia, come ogni poeta, Esenin era molto sensibile alle critiche, raccoglieva ritagli da varie pubblicazioni (si sono conservati due taccuini) e ricordava a memoria le recensioni più lusinghiere e quelle più offensive.

Mito numero sette: il poeta ubriaco

Un ubriacone e un bullo: queste sono le caratteristiche più frequenti attribuite al poeta. In effetti le ubriacature, le baldorie da ubriaco e gli scandali erano parte integrante della vita di Esenin ma non compose tutte quelle poesie in uno stato di ubriachezza. “Non scrivo mai da ubriaco” disse lo stesso Esenin. Ciò è stato ricordato anche dai suoi conoscenti, ad esempio Il’ja Schneider ha confermato che Esenin non scrisse mai poesie in stato di ubriachezza.

Mito numero otto: la vittima di un complotto

Vsevolod Mejerchol’d e Zinaida Reich ai funerali di Esenin

L’omicidio di Esenin è il mito più popolare sul poeta. I čekisti, gli ebrei, dei letterati invidiosi – in pochi non sono stati accusati di aver commesso questa violenza deliberata e brutale. Nella versione più fantastica il poeta venne ucciso con una pistola e avvolto in un tappeto per farlo uscire fuori dalla stanza dell’albergo stanza attraverso la finestra ma, dato che il corpo non ci passava, fu deciso di inscenare un suicidio per impiccagione. Una variante non meno originale: Esenin venne ucciso altrove e portato già morto all’Angleterre. In un altro caso, sarebbe stato prima picchiato e poi, sanguinante, appeso a un tubo. Tuttavia nessuna di queste teorie resiste alla prova dei fatti. Di fatto alla fine del 1925 Esenin versava in una condizione psicologica estremamente grave, rimase per circa mese in una clinica psichiatrica di Mosca, da dove fuggì a Leningrado. Prima di partire  visitò tutti i suoi parenti e disse loro addio.

” … l’ho visto poco prima della sua morte. Disse che era venuto a dirmi addio. Alla mia domanda: “Cosa? Perché? “- dice,” Me la squaglio, me ne vado, mi sento male, probabilmente morirò”.  Chiese di non compiangerlo e di prendersi cura di suo figlio”.

Anna Izrjadnova, la prima moglie di Esenin.

La poesia di Esenin testimonia non meno eloquentemente il suo desiderio di morire: negli ultimi due anni nelle sue poesie si trovano centinaia di riferimenti alla morte, e per la maggior parte si tratta di suicidio.

Mito numero nove: un testamento contraffatto

Una parte immutabile delle teorie del complotto sull’omicidio di Esenin è quella della falsificazione dell’ultimo poema del poeta Arrivederci, amico mio, arrivederci. Secondo questa teoria il poeta Wolf Ehrlich, a cui il poema è dedicato, era in realtà un agente del Direttorato politico dello Stato, assegnato al poeta e direttamente coinvolto nel suo omicidio. Per questo l’autografo del poema è stato nascosto. Secondo un’altra versione, il poema è stato scritto dal čekista Jakov Bljumkin dopo l’omicidio di Esenin. Tuttavia queste sono solo delle fantasie degli amanti del mistero: un esame condotto negli anni ’90 ha dimostrato che la calligrafia sulla nota appartiene a Sergej Esenin.

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.