Gli immigrati nella Russia prima di Pietro il Grande

Nella Russia del XVI e XVII secolo era possibile incontrare immigrati dall’Europa occidentale, dall’Impero ottomano e dalla Confederazione polacco-lituana. Che cosa ci facevano e perché erano tanto attesi?

In quale Russia si trovavano gli immigrati

L’immagine della Russia nelle fonti straniere dei secoli XVI e XVII era piuttosto negativa e si basava sull’opposizione tra una “Europa civilizzata” e una “Russia barbara”. Ma questo non escludeva la migrazione di stranieri in Russia. Al contrario, i rappresentanti di vari stati andavano a piacimento nella lontana e incomprensibile potenza settentrionale. Allo stesso tempo lo Stato moscovita non cercava di integrarsi pienamente nel sistema di relazioni internazionali, preferendo essere più chiuso rispetto a molti paesi dell’Europa occidentale.

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Mosca. Stampa per il libro di Adam Olearius “Beschreibung der muscowitischen und persischen Reise”

La Russia viveva in un diverso paradigma di coscienza, finalizzato ad una comprensione religiosa e contemplativa del mondo. La conoscenza scientifica non era una priorità e non esistevano università. Quando tuttavia l’arretratezza tecnica rispetto agli altri paesi divenne ovvia e minacciò la sicurezza del paese, le autorità russe ingaggiarono immediatamente specialisti stranieri che addestravano i maestri russi o spesso rimanevano a lavorare in autonomia.

Di conseguenza nella Russia pre-petrina era possibile incontrare rappresentanti di diversi paesi. Nei documenti tutta questa diversità è divisa in tre gruppi principali: nativi dell’Europa occidentale, della Confederazione polacco-lituana e dell’impero ottomano.

Da dove venivano e per quale motivo

Le ragioni della migrazione dall’Europa e dall’Asia Minore alla Russia nei secoli XVI-XVII furono diverse. La ragione principale, naturalmente, furono le, spesso di carattere religioso: la guerra dei Trent’anni (1618-1648), la guerra del nord dei sette anni (1563-1570), quella turco-veneziana, inglese-spagnola eccetera, La maggior parte degli immigrati provenienti dall’Europa erano piccoli proprietari terrieri i cui beni erano stati devastati e portati via. Dall’impero ottomano fuggirono gli abitanti del Timar che avevano perso le loro terre. Non riuscendo a prendere piede nel mutato sistema sociale del loro paese per vari motivi, si diressero a cercare la felicità nello stato moscovita. Vi arrivarono anche mercenari che erano rimasti senza lavoro dopo la fine dei conflitti militari.

Molti erano stati costretti a fuggire per motivi religiosi. La Russia del XVI e XVII secolo era un rifugio logico per gli ortodossi di tutto il mondo, in fuga dalle persecuzioni di cattolici, uniati e musulmani. Inoltre vi trovavano rifugio anche i dissidenti religiosi protestanti, come ad esempio i puritani inglesi.
La maggior parte degli immigrati si concentrava nella capitale. Al momento del le autorità li unificarono non per la loro professione ma per la precedente cittadinanza: i popoli dell’Europa occidentale si stabilirono nella sloboda tedesca; quelli della Confederazione polacco-lituana nelle sloboda Staropanskaja e Panskaja ; quelli dell’impero ottomano nella sloboda greca.

Di che cosa si occupavano in Russia

La maggior parte dei professionisti che arrivavano in Russia erano “tedeschi” – così venivano chiamate tutte le persone provenienti dall’Europa occidentale – più precisamente si trattava di tedeschi, scozzesi, irlandesi, inglesi, francesi, olandesi, svedesi e danesi. Lavoravano come armaioli, ingegneri, medici, gioiellieri. Ma la principale occupazione degli immigrati erano gli affari militari.
Nell’esercito erano presenti unità etniche omogenee di immigrati, spesso con proprie tattiche di combattimento. Quindi, nell’Ordine di Inozemskij (una cancelleria militare creata nel 1627 per amministrare i militari di origine straniera, Ndr.) c’era una speciale unità a cavallo, la “compagnia greca”, costituita da ex sudditi dell’Impero ottomano, che combattevano come avevano imparato a fare laggiù. L’indomita “compagnia scozzese” era composta dai mercenari più professionali d’Europa. Alla testa di queste unità di combattimento c’era un rappresentante dello stesso gruppo etnico, una specie di intermediario tra i compatrioti e i superiori.

La stragrande maggioranza degli immigrati dalla Confederazione polacco-lituana era formata da militari. Essi venivano considerati la fonte più importante per espansione del corpo militare. Servivano nei reggimenti del nuovo ordine dell’Ordine Inozemskij o facevano parte della milizia della nobiltà. Alla nobiltà senza terra polacca, lituana, ucraina e bielorussa, venne dato accesso alle classi privilegiate russe dopo il passaggio all’Ortodossia. In Russia erano richiesti anche i cosacchi ucraini che popolano i confini meridionali della Russia.
Un altro gruppo interessante era costituito dai mercanti che provenivano anch’essi dall’Europa occidentale, dalla Confederazione e dall’Impero ottomano. Non solo portavano beni necessari alla corte imperiale, ma svolgevano anche il ruolo di rappresentanti delle loro poteri, e spesso anche quello di informatori del governo russo.

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Il commercio in Russia. Stampa per il libro di Adam Olearius “Beschreibung der muscowitischen und persischen Reise”

Infine gli stranieri di nobile nascita erano apprezzati in Russia. Nello stato moscovita con il suo sistema di provincialismo, lo status di una persona non era determinato da qualità e meriti personali, ma dalla nobiltà. Il desiderio delle autorità russe di attirare il maggior numero possibile di nobili nel paese apriva ampie opportunità ai nobili che si erano rovinati nella loro patria, e talvolta semplicemente ad avventurieri che non avevano mai avuto nulla a che fare con la nobiltà. Il titolo (reale o immaginario) forniva allo straniero il ruolo di nobile, un appezzamento di terra e uno stipendio.

Era necessario cambiare religione?

In Russia nei secoli XVI e XVII venivano accettati rappresentanti di tutte le fedi. Ma tutti gli immigrati – eccetto i cristiani occidentali – dovevano convertirsi all’ortodossia.

Naturalmente non c’erano così tanti immigrati dall’Impero Ottomano e dai suoi stati vassalli, ma essi costituivano una parte importante del paesaggio etnico generale. I sostenitori dell’Islam venivano chiamati dai funzionari russi turchi, ma spesso non erano di etnia turca, ma i cosiddetti musulmani di prima generazione: i greci e altri popoli che si erano islamizzati. Gli immigrati cristiani venivano uniti nei documenti in una categoria chiamata “grečenja, serbenja, vološenja”. Per “grečenja” si intendevano i greci, gli arabi cristiani e anche gli slavi. Alcuni immigrati importanti, sostenendo che la loro famiglia risaliva alla dinastia imperiale o ad altri sovrani, entrarono a far parte della classe privilegiata e divennero una parte importante della corte reale. Gli altri, che erano la maggioranza, divennero militari dell’ordine Inozemskij.

Dei cristiani occidentali, solo coloro che provenivano dalla Confederazione polacco-lituana dovevano essere ribattezzati Durante il XVI e il XVII secolo la popolazione dello stato di Mosca fu costantemente rifornita di sudditi del re polacco e del Granduca di Lituania. Venivano assimilati facilmente e la transizione verso l’Ortodossia, dal punto di vista delle autorità di Mosca, privava i “polacchi” e i “lituani” della possibilità di tornare in patria, con la quale la Russia era in costante conflitto.

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Il battesimo di un infante. Stampa per il libro di Adam Olearius “Beschreibung der muscowitischen und persischen Reise”

Una condizione indispensabile per entrare nella nobiltà di Mosca fu l’adozione dell’Ortodossia. Indicativa è la storia della conversione all’Ortodossia del barone francese Pierre de Remon, e della famiglia di sua moglie, Anna Barnsley. Il protestante Pierre de Remon aveva diritto a non cambiare la propria fede. Ma il titolo era il suo unico capitale: in quanto nobile francese disdegnava il commercio, non poteva prestare il servizio militare per motivi di salute. Abbandonò le sue convinzioni solo per avvicinarsi alla corte.

Anche suo suocero, il ricco mercante John Barnsley, era protestante. Oltre alla possibilità di preservare la religione i protestanti, a differenza dei cattolici, erano autorizzati a costruire le proprie chiese. Tuttavia a tutti, senza escludere i cristiani occidentali, era proibita con la pena capitale la predicazione del loro punto di vista tra il popolo russo.

Il calvinista John Barnsley aveva fatto di tutto per imparentarsi con altri rappresentanti benestanti della fede protestante spostatisi nello stato moscovita. Per lui questo  più importante della provenienza inglese dei futuri membri della propria famiglia. Sua figlia, Dorothea Barnsley era sposata con un calvinista di Amburgo Peter Marselis, ed Elizabeth Barnsley divenne la moglie di un ricco mercante di olandese-calvinista Geremia Fenttselya. Pierre de Remon (allora non ancora convertito) sposò sua figlia Anna. Come risultato della creazione di matrimoni interetnici ma monoconfessionali si formò una comunità particolare: erano allo stesso tempo una comunità religiosa, una famiglia e una società commerciale.

Fonte: Arzamas.academy

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.