“Ricordo lo shock di quando mangiai il boršč”

La storia di un inglese trasferitosi a San Pietroburgo.

Diplomatosi all’Eton College, Hugh William vide San Pietroburgo e se ne innamorò al primo sguardo. “Lenta.ru” pubblica il racconto di un inglese, trasferitosi in Russia in cerca di avventure.

Ho studiato all’Eton College, in seguito sono entrato all’Università di Bristol.  All’età di 15 anni, diedi un’occhiata al mio programma per l’anno seguente e notai che avevo scelto le stesse materie dei miei compagni di classe. Volevo studiare qualcosa di diverso. Mi era sempre piaciuto leggere i libri di mio padre sulla guerra, soprattutto di quello che fece l’Unione Sovietica, quindi decisi di studiare russo.

Quando parlai ai miei genitori della mia idea, la mamma mi chiese: “Ma perché? È la lingua del nostro nemico”. Allora io capii che volevo proprio imparare il russo. È un’assurdità: in Russia vivono 140 milioni di persone e lei pensa che siano tutti nemici. Invece mio padre più calmo disse semplicemente: “Buona fortuna!”

Ho iniziato a studiare russo nel 2005: dapprima tre anni a scuola, poi quattro all’università con un anno a San Pietroburgo, in tutto sette anni. Dopo mi sono trasferito a San Pietroburgo.

Hugh William

San Pietroburgo

Mi sono innamorato subito di questa città. Non so neanche descrivere come. È una città antica e moderna, ci sono molti posti bellissimi e altri completamente orrendi. Io adoro questo contrasto.

Da noi in Gran Bretagna è tutto così immutabile. Dal primo istante sai quale sarà il tuo percorso di vita e questo non è affatto piacevole. Invece in Russia c’è qualcosa di diverso, una diversa possibilità di vita.

All’inizio lavorai nella vendita al dettaglio collaborando con dei grandi negozi. Alla fine del 2014 ci fu la crisi e il rublo perse valore rapidamente. Noi prendemmo i dollari, pertanto nel giro di 24 ore i prezzi raddoppiarono. Ricordo che ero felice perché riuscii a comprare i regali di Natale e poco più tardi seppi che non avevo più un lavoro.

Non volevo lasciare la Russia, quindi dovevo prendere in mano la situazione. Trovai un lavoro in campo didattico: offrivo consulenze alle famiglie russe che volevano mandare i propri figli presso scuole e università britanniche. Adesso frequento un corso di laurea specialistica all’Università Statale di San Pietroburgo nella Facoltà di Relazioni Internazionali.

La lingua   

Dapprima sapevo solo come dire “Grazie” e “Arrivederci” al ristorante. Quando iniziai a studiare la lingua, fu uno shock. Lettere strane, preposizioni e casi. I verbi di movimento: un vero incubo. Avevo la sensazione che fosse tutto inutile e che sarebbe stato meglio fermarsi subito. Ma poi diventò più facile. Alla terza ondata di studio della lingua sapevo già che bisognava impiegare molto tempo per la grammatica. Non mi piaceva molto, ma capivo che era molto importante.

Quando parlo in russo cambia totalmente il modo di rapportarmi alla vita. Divento più schietto e diretto. È probabile che questo sia dovuto al fatto che devo pensare a come formare una frase. Invece nelle conversazioni in inglese mi preoccupo più della formalità e dell’etichetta, mi preoccupo che le mie parole non risuonino scortesi e sento immediatamente che a volte non sono del tutto franco rispetto al mio modo di sentire. In russo non penso affatto questo.

A volte le persone ritengono che per essere inglese io parli un russo fin troppo buono e non si immaginano da dove vengo. Solitamente chiedono se io sia estone o lettone. Mi piace molto quando accade.

Stereotipi

Esiste lo stereotipo che in Russia le persone non sorridano e non ridano senza motivo. È la verità. In compenso in Gran Bretagna è più facile trovare persone che sorridono e ridono senza un perché. In Russia c’è un detto: “Il sorriso senza motivo è segno di stoltezza”. E questo forse è vero.

Il sorriso non è altro che un’esteriorità senza significato. È più importante ricevere aiuto quando ne hai bisogno e in questi casi capisci subito che i russi non sono semplicemente brave persone, ma molto più di cuore dei londinesi. È molto facile trovare la bontà dei russi.

In Gran Bretagna si utilizza l’umorismo, le buone maniere e la formalità per evitare i conflitti. “Non bisogna litigare. Forza, facciamo finta di essere amici”. Questo è un aspetto molto interessante e, a mio parere, negativo della cultura inglese. È sicuramente gradito sentire in un supermercato: “Che piacere vederla, le auguro una buona giornata”. Ma in realtà per tutti è chiaro che questo non ha alcun significato.

I britannici sono considerati degli gentleman, poi c’è il dandy londinese e così via. Per un inglese che vive in Russia queste percezioni sono di certo utili, ma penso che non siano vere. Per essere gentili c’è bisogno di onestà, che in Gran Bretagna manca. Ci sono troppi giochi di formalità: chi conosce meglio le regole è colui che sbaglierà.

So che le ragazze russe sentono una certa distanza quando si relazionano con gli inglesi. È come se tra di loro le conversazioni non fossero del tutto sincere. La causa sta nel fatto che gli inglesi non vogliono che si sappia troppo di loro. È una sorta di difesa.

In Gran Bretagna a causa di questa facciata di formalità è molto difficile capire cosa pensino le persone. Ma dinanzi a questo sai sempre che c’è la legge, c’è la polizia, possono fare questo e non possono fare quest’altro. In Russia tutto è al contrario. Quando cammini per strada e vedi un poliziotto, non sai mai cosa stia succedendo. Per un colpo di tosse, forse ti colpiscono e ti gettano in prigione. Tuttavia le persone sono molto aperte e non pensano che la disonestà conferisca un qualche privilegio. Comprendono che parlare apertamente è sempre meglio ed è più sicuro.

Le donne

Nelle donne russe c’è una certa eleganza che è assente nelle ragazze inglesi e non sono così prevedibili, come le inglesi. A volte è addirittura inquietante, ma ugualmente interessante. È un’altra parte dell’avventura.

A Londra il venerdì sera non è così facile andare ad un appuntamento. L’atmosfera non è così rilassata, hai intorno molta gente e tutti ti guardano. Invece a Pietroburgo si può trascorrere magnificamente del tempo e verso la fine del week-end si capisce che ne è valsa la pena. In Gran Bretagna si ha sempre la sensazione di aver speso fin troppi soldi e che sarebbe stato meglio stare a casa.

Tuttavia mi pare che in Russia ci sia bisogno di più femminismo. La società russa è ingiusta nella questione della parità dei sessi e questo fa molto arrabbiare. Per le donne qui tutto è sempre più difficile rispetto agli uomini. Devono fare di più, hanno meno sostegno dagli uomini e allo stesso tempo sono più dipendenti da loro. Per questo sono più belle, più buone e più sagge.

La vita quotidiana

Appena arrivato, abitavo in un appartamento non lontano dalla Piazza Lenin. Dopo decisi di cercare un’abitazione tramite un’agenzia e spesi molti soldi per niente. Recentemente ho traslocato di nuovo e ho capito che è meglio essere l’agenzia di se stessi. Per quanto riguarda i prezzi, a Londra un’abitazione è molto più cara. Quando vivevo lì, pagavo 700 sterline al mese e questo era ancora economico. Adesso ho una camera in più e la posizione è dieci volte migliore, ma costa in tutto 200 sterline al mese (16000 rubli).

La cosa più insolita all’inizio è stata il cibo. Ricordo lo shock di quando da “Teremok” ordinai un boršč. C’era carne macinata nella zuppa e aneto ovunque. In Gran Bretagna noi mangiamo l’aneto solo con il salmone. E c’era anche la rapa rossa, una verdura molto particolare per un inglese. Ma mi sono abituato in fretta e adesso amo la cucina russa.

In Gran Bretagna c’è un sistema fantastico: l’assistenza sanitaria nazionale. Tutti i farmaci obbligatori, gli esami e gli interventi sono gratuiti. C’è bisogno di denaro solo nei casi in cui non c’è rischio di vita. Ad esempio per un ictus verrai curato gratuitamente, per le vene varicose si deve pagare. Direi che questo è l’unico esempio di vero socialismo in Gran Bretagna. In Russia non mi sono mai curato negli ospedali pubblici, solo nei privati e mi è parso che i dottori facessero esami e analisi non necessari solo per richiedere un pagamento più elevato. Tuttavia quando mi operai alle vene varicose, ci vollero in tutto 700 sterline (quasi 55000 rubli). In Gran Bretagna per la stessa operazione bisognerebbe spendere 2000 sterline. Non è corretto che lì sia così costoso. Ho addirittura pensato alla possibilità di un turismo sanitario in Russia.

Hugh William

Il futuro 

In Russia ci sono molte cose con le quali non sarò mai d’accordo. Ad esempio per me è molto importante la democrazia. La considero un diritto fondamentale dell’uomo. Quando, ad esempio, ci si imbatte in un video che mostra come alle urne durante le elezioni vengono aggiunte le schede fasulle, a me sembra una vergogna, mentre i russi lo guardano e ridono. Non è affatto divertente, è una cosa molto seria.

La Russia mi ha dato una diversa prospettiva, dalla quale gettare uno sguardo al mondo. Per noi, con la nostra cultura, questo è molto difficile. La verità non è unica e non si trova sulla BBC. Ce n’è anche un’altra. 

Si dice che se vuoi far ridere Dio, gli devi raccontare i tuoi piani. Sono d’accordo al 100% quindi non faccio programmi a lungo termine. Tutto dipende dalle persone che incontro. Mi piacerebbe incontrare qualcuno in Russia e rimanere qui, ma allo stesso tempo sarò felice di vivere in Gran Bretagna. Sono un patriota, è un bellissimo paese, davvero.

Fonte: Lenta.ru 19/02/2018, traduzione di Alessia Bianco

Nata a Roma nel 1988, ho conseguito la Laurea Triennale in Lingue e culture del mondo moderno e successivamente la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione presso l’Università di Roma La Sapienza. Nel 2010 e nel 2012 ho studiato, per la durata di un semestre, all’Università Statale di Mosca, dove ho svolto anche un tirocinio come insegnante di lingua italiana. Nella tesi ho affrontato la questione della ženskaja proza (letteratura femminile) in Russia offrendo una traduzione inedita di Pikovaja Dama, racconto della scrittrice contemporanea Ljudmila Ulickaja. Dopo la laurea ho conseguito la certificazione DITALS per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri. Amo la cultura russa e mi affascina l’idea di offrire ai lettori italiani uno sguardo più attento sul mondo russo.

Alessia Bianco

Nata a Roma nel 1988, ho conseguito la Laurea Triennale in Lingue e culture del mondo moderno e successivamente la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione presso l’Università di Roma La Sapienza. Nel 2010 e nel 2012 ho studiato, per la durata di un semestre, all’Università Statale di Mosca, dove ho svolto anche un tirocinio come insegnante di lingua italiana. Nella tesi ho affrontato la questione della ženskaja proza (letteratura femminile) in Russia offrendo una traduzione inedita di Pikovaja Dama, racconto della scrittrice contemporanea Ljudmila Ulickaja. Dopo la laurea ho conseguito la certificazione DITALS per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri. Amo la cultura russa e mi affascina l’idea di offrire ai lettori italiani uno sguardo più attento sul mondo russo.