La battaglia per il romanzo di Bulgakov

Storia della pubblicazione del romanzo “La Guardia Bianca” (1924)

Nel giugno 2015 il Museo di Bulgakov di Mosca ha lanciato il libro di Marija Mišurovskaja La battaglia per il romanzo La guardia bianca e gli intrighi editoriali del ventesimo secolo, dedicato alla contorta storia della pubblicazione del primo romanzo di Michail Bulgakov.
La guardia bianca, scritto nel 1924, a Mosca non venne pubblicato per intero, cosa che avvenne solo a Parigi, ma in due volumi in due anni. Parallelamente fu pubblicato anche a Riga, anche se con una modalità sconcertante, in quanto la parte conclusiva non era stata scritta dall’autore.
Tuttora molti fatti riguardanti la pubblicazione del romanzo sono sconosciuti, per esempio come il manoscritto originario sia riuscito ad arrivare all’estero e chi da lì lo abbia perfezionato. Nondimeno siamo riusciti a trovare una risposta per alcune domande. Marija Mišurovskaja, autrice delle ricerche e principale bibliografa della sezione di bibliografia scientifica della Biblioteca di Stato Russa delle Arti (RGBI), ha raccontato a Meduza delle piccole scoperte, fatte durante il lavoro riguardante il libro, e della storia completa del romanzo.

la guardia bianca

Una mezza idea

La storia iniziò nel 2014: il direttore del Museo di Bulgakov, Pëtr Masil’ija Kruz, organizzò un ciclo di esposizioni e lo chiamò “Parole e opere: collezioni a porte aperte” per mostrare le risorse del museo. Pur non essendo un’esposizione ampia, nondimeno era molto interessante.
Per esempio c’era la prima edizione “completa” de La guardia bianca, uscita nel 1927 nella casa editrice “Literatura” di Riga di Karl Rasineš. Bulgakov, com’è noto, fu turbato da questo. Infatti il testo era composto da undici capitoli de La guardia bianca, ma il finale del romanzo era stato scritto da un qualche sconosciuto seguace del Conte Amalrico. All’inizio del ventesimo secolo possedeva tale pseudonimo il celebre avventurista letterario Ippolit Rapfog, il quale, oltre al resto, aveva scritto anche La fossa di Kuprin.
Il Museo di Bulgakov mi invitò come responsabile scientifica della prima esposizione, dedicata al primo romanzo di Bulgakov e alla storia della sua pubblicazione. Fatto sta che il suo manoscritto non si è conservato ma, come una volta osservò Marijetta Čudakova, si può valutare la storia della creazione di un romanzo attraverso la storia della sua pubblicazione.

Abbiamo deciso di aggiungere alle già presenti opere e reperti delle risorse del museo dei documenti che potremo trovare in vari archivi, compreso quello della Sezione di Ricerca Scientifica dei Manoscritti della Biblioteca di Stato Russa (NIOR RGB), ex sezione Leninka. Ivi è custodita una parte dell’archivio afferente Bulgakov, la seconda parte di manoscritti si trova presso la Pushkin House (Istituto di Letteratura Russa dell’Accademia Russa delle Scienze, N.d.T.). Oltre a ciò è stato necessario cercare in archivi stranieri (Austria, Lettonia e Francia) alcuni documenti importanti che hanno rivelato nuovi dettagli.

Certamente sono già state fatte delle ricerche sul romanzo di Bulgakov e sul lavoro teatrale da lui pubblicato, ciononostante non sono sufficienti per creare un quadro generale comprensibile. Per quadro generale comprensibile intendo il confronto fra i documenti da noi conosciuti e il determinato contesto nel quale vissero lo scrittore e la sua opera, intendo persino la designazione dei punti della trama che hanno richiesto uno studio supplementare. Io mi sono concentrata su questi ultimi.

La storia della pubblicazione del romanzo

Michail Bulgakov finì La guardia bianca nel 1924, quindi venne firmato il primo contratto per la sua pubblicazione con il principale redattore della rivista “Rossija”, Isaj Ležnëv. Il secondo contratto venne stipulato nel 1925 con l’editore Zacharia Kaganskij.  Nella versione del romanzo pubblicato sulla rivista uscirono i primi tredici capitoli, presenti nel quarto e quinto numero di “Rossija”, mentre i capitoli dal 14 al 19, anche se sopravvissuti alle correzioni di bozza, non furono pubblicati poiché nel 1926 la rivista venne chiusa. A questi ultimi si unisce il capitolo 20, a lungo ritenuto perduto. La sua storia è paragonabile alla trama di un giallo. Il ventesimo capitolo fu trovato nell’archivio famigliare di Ležnëv, o meglio tra i giornali che sarebbero stati buttati nei cestini dell’archivio dai parenti di Isaia Grigorevič.

Bulgakov ci teneva molto nel vedere La guardia bianca pubblicata in una singola edizione, ma la chiusura del giornale infranse i suoi progetti. Penso che Michail Afanasevič ritenesse che i suoi lettori principali si trovassero là: gli emigrati russi, i quali in seguito, fra l’altro, accolsero in modo variegato il romanzo per la sua dualità. Infatti da un lato esso è uno sguardo libero da preconcetti su ciò che accadde nella Guerra Civile, dall’altro è la descrizione della fiacchezza della Guardia Bianca, i forti che vinsero sui deboli (per la precisione grazie a questa “vittoria” vide la luce il lavoro teatrale “I giorni dei Turbin”, apprezzato in modo particolare da Stalin).
Senz’altro Bulgakov non fu contrario all’uscita de “La guardia bianca” in Russia. Tuttavia in un caso come questo si sarebbe potuto ristampare il romanzo all’estero quanto e come si fosse voluto. Fatto sta che l’Unione Sovietica non firmò la Convenzione di Berna per la protezione dei diritti d’autore, perciò il testo, stampato nella Russia sovietica, non venne protetto all’estero.  Se, al contrario, l’opera fosse stata pubblicata per la prima volta in un paese che aveva aderito alla convenzione, i diritti d’autore sarebbero stati tutelati. La parola chiave in questo caso è “per la prima volta”.

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Copertina della rivista Rossija. N° 4, anno 1925
Dal libro “La battaglia per il romanzo “La guardia bianca” e gli intrighi editoriali del ventesimo secolo”©

Come risultato il romanzo per la prima volta uscì per intero, diviso in due volumi, all’estero, tuttavia non è chiaro come giunse lì. Il primo volume venne pubblicato nel 1927 nella casa editrice parigina Concorde, il secondo nel 1929 nella società editoriale Moskva, di E. A. Brenner. Nello stesso tempo la pubblicazione del secondo volume venne programmata: venne comunicata nei giornali letti dagli immigrati.
Come è strutturato il primo volume? Ci sono i primi undici capitoli e l’inizio del dodicesimo. Il resto di quest’ultimo e il tredicesimo capitolo non furono inseriti nel primo volume, pur essendo già stati pubblicati nella rivista.
Pertanto il testo venne abbreviato, ma come? Probabilmente curò questa parte dell’opera lo stesso Bulgakov, anche se per ora si tratta di una mera supposizione. È possibile che Isaia Ležnëv abbia avuto a che fare persino con la correzione del testo.
Tuttavia sappiamo con precisione che il secondo volume venne preparato con l’attivissima partecipazione di Bulgakov: lo scrittore rielaborò notevolmente i capitoli 19 e 20, quelli finali. Se si dà credito al contratto firmato tra la società editoriale parigina, Moskva, e l’autore del romanzo, allora l’editore del secondo volume è lo stesso Bulgakov. Finora sono stati ristampati i due volumi pubblicati in Francia.
Meno di un mese dopo la pubblicazione del primo volume presso Concorde, una casa editrice di Riga (Literatura) mise in circolazione la propria edizione “completa” dell’opera. Il finale “attacca” al capitolo 11 l’inizio del capitolo 12 del “testo d’autore”, scritto da un letterato sconosciuto per il quarto atto della seconda versione del testo teatrale “I giorni dei Turbin”. Evidentemente questo sconosciuto, assumendosi il ruolo di censore, realizzò, in linea con la posizione “bianca”, la correzione del testo bulkagoviano. Contemporaneamente, nell’edizione parigina i primi undici capitoli subirono anch’essi delle correzioni, con la differenza che non le vennero attribuite connotazioni ideologiche.
Nell’edizione di Riga sparì totalmente il sogno di Aleksej Turbin, nel quale il maresciallo di cavalleria Žilin gli racconta della sua vita in paradiso. È curioso che, facendo delle correzioni ideologiche, il censore sconosciuto avesse lavorato sul testo poco prima dell’uscita della versione parigina. Il risultato fu che circa nello stesso momento il testo de “La guardia bianca”, preparato per la pubblicazione del primo volume, uscì sia a Parigi sia a Riga.

Nella sezione dei manoscritti dell’RGB (Biblioteca di Stato Russa) è conservato l’esemplare di Riga del romanzo, con un’annotazione a matita a pagina 194: “Da qui le assurdità scritte da non si sa chi.” Si ipotizza la firma sia di Bulgakov. Inoltre egli regalò l’edizione francese, entrambi i volumi con dediche annesse, a Elena Sergeevna, il che significa che egli l’aveva “approvata”.

La pubblicazione del romanzo a Riga può essere percepita anche come una mossa pubblicitaria: la casa editrice Literatura, accusando un finale pieno di errori, nello stesso tempo costrinse Bulgakov a produrre un seguito corrispondente alla verità. Tra l’alto, come noi sappiamo, Kaganskij comprò 400 copie del romanzo presso la casa editrice di Riga.

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Ricevuta di Ležnëv dopo aver ricevuto il finale de “La guardia bianca”, 17 Agosto 1925
Dal libro “La battaglia per il romanzo “La guardia bianca” e gli intrighi editoriali del ventesimo secolo”©

I protagonisti

Ci furono due importanti personalità nella sorte della stampa del romanzo, grazie alle quali in effetti “La guardia bianca” fu messa in circolazione all’estero: l’editore della rivista Rossija, Zacharij Kaganskij, e il suo redattore, Isaj Ležnëv. Penso che l’obiettivo degli “intrighi editoriali”, con la loro partecipazione iniziata nell’Unione Sovietica e proseguita in Europa, consisté per l’appunto nella diffusione del testo del romanzo all’estero tra gli immigrati russi. Ciò che è stato importante in questa diffusione “controllata”, la quale ha offerto a Ležnëv la possibilità di influire in qualche modo sul quotidiano processo letterario, a lui fu necessario.
Nei confronti dell’Unione Sovietica in quegli anni permaneva un compito non semplice: la creazione e la diffusione delle proprie opere letterarie sovietiche, le quali riflettessero in modo particolare gli avvenimenti della guerra civile: innanzitutto dal punto di vista della loro inevitabilità storica.
Zacharij Leontevič Kaganskij era fondatore della rivista Rossija e proprietario dell’omonima casa editrice. Succedeva così che qualsiasi conversazione riguardo a lui passasse subito sul piano artistico, che metteva in luce lo stesso Bulgakov, scrivendo accuratamente di ciò nel racconto “All’amico segreto”, chiamato Semën Semënovič Rvackij. Rvackij, come ricordiamo, scompare all’estero dopo aver trafugato il romanzo del protagonista del racconto. Tuttavia l’immagine reale di Kaganskij ha poco in comune con quella letteraria, e il suo ruolo in questa vicenda non si avvicina lontanamente a quest’ultima. Tra l’altro Kaganskij, come appurò lo storico Boris Ravdin, nel 1926, un anno dopo la stipulazione del contratto con Bulgakov per la pubblicazione de “La guardia bianca”, continuò a vivere a Mosca.

Il contratto venne redatto in modo ingegnoso: secondo questo documento, la casa editrice Rossija ed il suo proprietario avevano i diritti preferenziali sulla singola pubblicazione del romanzo. A causa di ciò Bulgakov in seguito accusò pubblicamente Kaganskij per la violazione dei diritti su “La guardia bianca”, tuttavia Kaganskij insisté fino a ottenere la chiusura della rivista, ma la casa editrice Rossija, che evidentemente aveva un’agenzia anche a Berlino, continuò a lavorare. Infatti Kaganskij ancora nel 1921 aveva aperto un reparto spedizioni di libri e giornali di Rossija registrato a Berlino.
Dall’altra parte la casa editrice Concorde, la quale aveva pubblicato il primo volume del romanzo, venne chiusa nel 1928, cessando così la propria esistenza. È chiaro che dietro a tutti questi avvenimenti concomitanti ci fosse Kaganskij.

Isaj Grigorevič Ležnëv fu figura di carattere meno sibillino, sebbene anche la sua biografia non manchi di lacune. Dopo la chiusura della rivista Rossija, egli venne esiliato per tre anni dall’Unione Sovietica. Scontò il periodo di confino lavorando come economista nella rappresentanza commerciale dell’Unione Sovietica a Berlino e non perdendo interesse per l’avanzamento dei testi sovietici all’estero. Nella sua “Relazione sulle opere tradotte” del 1928 Ležnëv espose uno schema sulla diffusione delle opere sovietiche all’estero, necessario, egli sosteneva, a causa della mancanza di una convenzione letteraria tra l’Unione Sovietica e i paesi occidentali.

Grazie alla sua intraprendenza e, come sostenne lo storico Michail Agurskij, grazie al mecenatismo di Stalin, Ležnëv, tornato nel 1930 dall’eccentrico esilio, divenne il principale biografo di Michail Šolochov, e, in maniera più ampia, divenne una figura autorevole nel sistema ideologico sovietico. Nel suo libro autobiografico “Memorie di un contemporaneo” (1933) egli rinnegò le sue, come le chiamò al tempo, “opinioni smenovechovskiane erronee”. (Queste idee presero forma per la prima volta nel 1921 grazie agli autori di Praga della rappresentanza del “Cambio delle tappe fondamentali” (“Smena vech” in russo, da cui l’aggettivo “smenovechovskiano” e il sostantivo riferito alle persone che sostenevano queste idee, “smenovechovec”, al singolare, e “smenovechovcy” al plurale; N.d.T.). Gli smenovechovcy, il cui promotore ideologico era un conoscente di Ležnëv, Nikolaj Ustrjalov, incedettero fortemente per una collaborazione col potere sovietico, credendo in una sua “rinascita” sulla base degli interessi nazionali della Russia).
Ležnëv rinunciava senza rimpianti alle sue convinzioni se quelle erano contraddittorie rispetto alle ideologie esistenti. Il risultato fu che egli venne accettato nel partito per personale raccomandazione di Stalin. Negli anni compresi fra il 1935 e il 1939 Ležnëv amministrò la sezione di letteratura e arte del giornale Pravda. Nel suo archivio (si può prendere visione di esso presso il RGALI, Archivio di Stato della Letteratura e dell’Arte) sono stati conservati terribili documenti riguardo alla sua manutenzione, tra cui la relazione di servizio per il redattore di Pravda, Lev Mechlis, “Sulla direzione degli scrittori dell’Unione Sovietica”, scritto nel 1937. In questa relazione Ležnëv ricorda a Mechlis la presenza di “cani trockisti” nell’organizzazione degli scrittori, a suo avviso meritevoli di un solo destino: la fucilazione.

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Copertina della rivista Smena Vech, Gennaio 1922
Dal libro “La battaglia per il romanzo “La guardia bianca” e gli intrighi editoriali del ventesimo secolo”©

Ležnëv fu una persona incredibilmente elastica e molto intelligente. A questo proposito Bulgakov apprezzava di lui innanzitutto le qualità professionali, riconoscendo che egli fosse un redattore “di sangue puro per grazia di Dio”.

Cosa c’è di nuovo

Uno degli interrogativi più importanti riguardava a chi appartenesse la casa editrice Concorde. Non c’è stata una risposta chiara e precisa: sebbene si presumesse che il proprietario fosse Kaganskij, non c’erano conferme documentarie. Ho aspettato a lungo la risposta e infine è arrivata: nella lista degli uffici editoriali del Dipartimento di Parigi è stata trovato uno scritto che conferma il fatto che Zacharij Kaganskij fosse il proprietario della casa editrice Concorde, dalla quale fu pubblicato solo il primo volume (i primi undici capitoli del romanzo) e che nel 1928 venne da lui fatta chiudere.
Nelle ricerche di questo scritto mi ha aiutato il professore e storico del libro Gottfried Kratz.

Siamo riusciti a “raccogliere” (grazie allo storico Boris Ravdin) nuovi avvenimenti e ipotesi collegate con la messa in scena nel teatro di Riga del dramma russo delle due edizioni del lavoro teatrale “I giorni dei Turbin”. Avevano un rapporto con questo allestimento alcune personalità di Berlino riguardo alle quali non sappiamo nulla. Ci è noto solamente il fatto che, dopo che il teatro di Riga ebbe ricevuto il copione, il regista Rudol’f Ungern nel 1927 con soddisfazione mise in scena il ben riuscito spettacolo “La famiglia Turbin (la Guardia Bianca)”, dopo aver alleggerito il testo. Nel frattempo, sempre nel 1927, in un’altra casa editrice di Kaganskij (Verlag S. Kaganskij) vide la luce una versione de “I giorni dei Turbin” con l’aggiunta: “Il diritto alla messa in scena del lavoro teatrale può essere acquistato nell’ufficio teatrale della casa editrice S. Fisher”. Si è poi scoperto che nel registro commerciale di Berlino la casa editrice di Kaganskij risultava come una filiale di Concorde. A questo punto si può dire che tutte le strade portano a Berlino.

L’atteggiamento di Bulgakov

In questa storia ci sono alcuni “strati” completamente diversi: la versione ufficiale, per la precisione lo scandalo che ha visto protagonista Kaganskij (le lettere aperte di Bulgakov nelle pagine del giornale parigino “Il Giorno”); la versione artistica, non completamente, diciamo così, rispondente alla realtà; e, evidentemente, la terza versione, per il momento nota solo in parte. Al momento on è chiara una cosa: come è giunto all’estero il romanzo, precisamente? Chi lo accorciò, dividendolo in due volumi per la pubblicazione? Chi portò il testo, abbreviato per la pubblicazione presso Concorde, a Riga?

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Pagina col titolo de “La guardia bianca”, edizione di Riga. Casa editrice Literatura, 1927
©Museo di Bulgakov

Eppure Kaganskij e Ležnëv non furono dei furfanti, come vengono rappresentati nella tradizione bulgakoviana. Per quanto concerne la diffusione de “La guardia bianca” e il lavoro teatrale da esso derivato, “I giorni dei Turbin”, Kaganskij fece tutto il possibile affinché le opere di Bulgakov arrivassero presso il lettore emigrato. Inoltre egli “portò” la seconda versione del lavoro teatrale sui Turbin, il cui allestimento era stato proibito dal Glavrepertcom (Glavnyj Repertuarnyj Komitet, Comitato Centrale dei Reperti), non solo presso l’MCHT (Mosckovskij Chudožestvennyj Teatr, Teatro Artistico di Mosca), ma anche in qualunque altro teatro dell’Unione Sovietica, fino alla casa editrice Fisher, traducendolo conseguentemente in lingua straniera. Il 13 Aprile 1928 Bulgakov firmò un contratto con la casa editrice S. Fisher per la tutela oltre i confini dell’Unione Sovietica dei suoi diritti sul lavoro teatrale “I giorni dei Turbin”.

Bulgakov, evidentemente, non capì fino alla fine cosa avesse fatto Kaganskij per lui, pertanto non poteva essergli riconoscente. Penso che ciò fosse dovuto soprattutto ad una circospezione superficiale: negli anni Venti in Unione Sovietica la vita dei “nemici della classe operia” e degli estranei (allo scrittore, in questo caso) era difficile, come sappiamo. È possibile che Bulgakov ritenesse che Kaganskij in un certo qual modo si stesse arricchendo alle sue spalle, in quanto la questione dei profitti eccheggiava nella vita dello scrittore.

Per quanto concerne Ležnëv, è lampante il fatto che Bulgakov negli anni Trenta si adoperò semplicemente per non incrociarlo. Sebbene non siamo sempre certi del passato, e sarebbe potuto esser vero anche il contrario, in questo caso il diario di Elena Sergeevna Bulgakova ci testimonia questo fatto. La cosa più probabile è che, collaborando con la rivista Rossija, egli fosse arrivato a stimarlo come una persona intelligente, un lavoratore molto sicuro, al quale poter affidare il proprio testo. Evidentemente Ležnëv nella prima metà degli anni Venti diede a Michail Afanasevič certi consigli, però tuttora è ignoto chi gli consigliò di dedicarsi alla stesura del lavoro teatrale “I giorni dei Turbin”. Bulgakov iniziò ad abbozzarlo nel Gennaio del 1925 e ricevette la celebre lettera del Teatro Artistico di Mosca, il quale aveva bisogno di un testo teatrale di autori contemporanei.
Bulgakov si era messo alla ricerca di un teatro, e, come risultato, rese celebre non solo se stesso, ma anche il romanzo.

Per approfondire ancora su Bulgakov, leggi anche la nostra traduzione sulla riapertura dello storico studio dello scrittore russo a Mosca.  

Fonte: Meduza.io 12.06.2015, di Tat’ana Eršova Traduzione: Angela Zanoletti

Pur conservando un amore profondo per il greco (antico e moderno), all’università ho deciso di scoprire anche il russo e la Russia, un altro mondo e un’altra cultura forte e che ha in serbo sempre qualcosa da insegnarci.

Angela Zanoletti

Pur conservando un amore profondo per il greco (antico e moderno), all'università ho deciso di scoprire anche il russo e la Russia, un altro mondo e un'altra cultura forte e che ha in serbo sempre qualcosa da insegnarci.