Il primo reporter di guerra: le immagini di Vereščagin che hanno spaventato il pubblico pietroburghese

L’ufficiale, esploratore, reporter e più famoso artista di scene di guerra di Russia è Vasilij Vereščagin, che può essere considerato il primo fotoreporter e patriota russo ad aver lavorato in zone di guerra. Con una sola differenza: ha sostituito l’obiettivo della macchina fotografica con la tela.

Durante la sua vita Vereščagin visitò quasi tutti i Paesi del mondo e tutte le zone segnate da confilitti di guerra nelle quali la Russia fosse all’epoca coinvolta. Invece di accettare di dipingere scene patriottiche commissionate dallo Stato, l’artista decise di rendere normali soldati i protagonisti delle sue opere.

Vereščagin stesso perse la vita, come si suol dire, “durante il servizio” – nel 61 è partito per il conflitto russo-giapponese e il 31 marzo 1904 è saltato in aria a causa di una mina con l’equipaggio della nave da guerra “Petropavlovsk”. Alla nuova Galleria Tret’âkov è stata inaugarata una importante retrospettiva dell’artista. RIA Novosti racconta le tappe principali della mostra.

Turkistan

Porta di Timur (Tamerlan). 1872.

Il desiderio di scoprire cosa fosse la vera guerra fu il motivo principale per cui il sottotenente Vereščagin partì per il Turkistan. Fu premiato per il coraggio dimostrato in battaglia, e i soldati, che si rivolgevano rispettosamente a lui con il patronimico, lo soprannominarono addirittura “Vyrugačin”.

“Gli inquietanti dipinti di scene di guerra” hanno scioccato i visitatori, con scene sanguinolente rappresentate nei minimi dettagli. I suoi contemporanei non capivano le opere di Vereščagin, le consideravano antipatriottiche.

A tal punto che, dopo una serie di articoli fortemente critici che lo accusavano di tradimento e di avere una visione troppo “turkmena” degli eventi, Vereščagin distrusse tre tele della serie sul Turkistan, in segno di protesta.

India

Musoleo Taj Mahal ad Agra. 1874-76

Dopo aver studiato attentamente atlanti e opere di letteratura, nel 1874 Vereščagin partì per l’India. Fu accompagnato nel pericoloso viaggio dalla moglie Elizabeth Mary Fisher-Reid, che in Russia chiamavano Maria Kondrat’evna. Quest’ultima racconta nelle sue opere come l’artista sia stato attaccato da animali selvatici, sia quasi annegato in un fiume, sia rimasto bloccato sulla cima di una montagna e abbia contratto una pericolosa forma di malaria tropicale.

Vereščagin realizzò in India circa 150 studi. La serie crebbe velocemente, e nelle opere figurano esotici personaggi locali: fachiri, lama buddisti, mangiafuoco.

Nel 1880 139 dipinti e studi della serie indiana furono esposti in una personale dell’artista a San Pietroburgo. Settantotto furono acquistate da Pavel Tret’âkov per 75.000 rubli.

Giappone

Riproduzione dell’opera “Giro in barca” su iniziativa del Museo di Stato russo

Lasciandosi alle spalle la tranquillità di casa, la famiglia e un laboratorio familiare, all’inizio del XX secolo Vereščagin partì per l’Estremo Oriente. Nonostante l’età (all’epoca aveva già 60 anni), era pieno di energie e faceva progetti. L’artista considerava infatti un suo dovere essere al centro di eventi potenzialmente pericolosi.

Nei suoi messaggi a casa scriveva dell’atteggiamento ostile dei giapponesi nei confronti della Russia, e dell’impossibilità di una guerra-lampo. Ritornò dal suo primo viaggio in Giappone con studi e disegni della pacifica vita sulle isole. La volta seguente visitò nuovamente questi luoghi nel 1904, dopo l’attacco giapponese alla flotta russa. Senza aver avuto tempo di rappresentare in questa circostanza neanche un’immagine della battaglia, Vereščagin perse la vita nell’esplosione della nave ammiraglia “Petropavlovsk” a Port Arthur.

Fonte: ria.ru, 09/03/2018 – tradotto da Marta Biino