Chi ha vinto le elezioni presidenziali del 18 marzo?

L’elettorato ha protestato non andando a votare e ognuno dei candidati della campagna ne ha tratto un vantaggio.

Gli exit poll del Centro Panrusso di Ricerca dell’Opinione Pubblica (ВЦИОМ- Всероссийский центр изучения общественного мнения) pubblicati subito dopo la chiusura dei seggi elettorali, hanno visto vincitore Vladimir Putin con un risultato superiore al 73%. Il candidato del Partito Comunista della Federazione Russa (КПРФ, Коммунистическая партия Российской Федерации) Pavel Grudinin al secondo posto nei sondaggi con un risultato del 11%, al terzo posto Vladimir Žirinovskij con il 6,7%. Ksenija Sobchak raccoglie il 2,5% dei voti e Grigorij Javlinskij l’1,6%. L’affluenza secondo i dati della Commissione Elettorale Nazionale (ЦИК) alle 18:00 ha raggiunto il 50%.

Elezioni 2018 in Russia

Tutto si è svolto secondo i piani del Gabinetto del Presidente ben chiari già alla fine del 2016. Il punto di forza è stato porre l’unità tra Russia e Crimea come fulcro della campagna pre-elettorale in mancanza di risultati significativi precedenti. In aggiunta al tradizionale management del Cremlino i funzionari questa volta hanno puntato su un profondo lavoro con il pubblico social. Al termine di questa breve campagna gli utenti social si sono lamentati del fatto che di elezioni si leggeva letteralmente ovunque, persino nelle app di incontri. Il manager politico del Cremlino Sergej Kirienko ama i target numerici che nello slang corporate si chiamano KPI (Key Performance Indicator, Indicatore Chiave di Prestazione). In questo caso, i KPI del Cremlino erano noti a tutti già 18 mesi prima del voto, alle regioni era stato chiesto di assicurare almeno 70% a sostegno dell’attuale Presidente.

Sebbene alla fine i numeri siano di poco più bassi rispetto a quanto prospettato, Kirienko può comunque festeggiare il successo del suo progetto. In merito a questo non c’è sicurezza che il ministro degli interni sia soddisfatto delle modalità che hanno portato a questo successo. Il governo ha mobilizzato tutti gli elettori dipendenti, ma non è riuscito a garantire delle procedure di voto del tutto cristalline. La vittoria di Vladimir Putin per un nuovo mandato sembra indiscutibilmente legata non solo alla mancanza di candidati e alla pressione esercitata dai mass media e dagli organi statali sugli elettori, ma anche e soprattutto dovuta al broglio elettorale. Brogli segnalati da testimoni e da video camere di sorveglianza, presenti questa volta nell’80% dei seggi. In altre parole,

Essere un vero e proprio manager politico è possibile, solo se alla base della vostra catena alimentare ci sono di nuovo persone pronte a lavorare ignorando le formali procedure di legge.

Alla luce del risultato elettorale anche Naval’nyj può di certo vantare un certo successo. Il candidato è riuscito prima ancora dei soliti tentativi di protesta in strada a mantenere i propri sostenitori, offrendo loro un modello di partecipazione politica – di consapevolezza elettorale – e dando a questa attiva minoranza di cittadini russi la sensazione che il loro voto fosse davvero politicamente rilevante. Prima alle elezioni si poteva anche non andare per apatia o semplice pigrizia, ora il (non)voto è un gesto antigovernativo e ragione di solidarietà. Tutti coloro che hanno affermato che boicottare non aveva senso sono in errore. Quanto alta sarebbe stata la reale affluenza rimane motivo di dibattito, dal momento che i numeri non rappresentano in ogni caso l’unico criterio per un boicottaggio di successo. È interessante dare uno sguardo alle particolarità,

Dove sono finiti questa volta gli elettori di Michail Prohorov del 2012, che aveva ricevuto allora quasi l’8%, conquistando un terzo posto?

Петр Саруханов / «Новая газета».

Per Naval’nyj sono state importarti 3 cose:

  • In primo luogo, è riuscito a giocare il ruolo di alternativa politica non solo rispetto a Putin, ma rispetto a tutta la macchina elettorale, con tutto l’amore per Kirienko.

 

  • Secondo, ha dato ai suoi sostenitori chiare istruzioni sugli obiettivi del suo programma tra massimo e minimo realizzabile, e a prenderlo in considerazione c’è stato un numero notevole di abitanti di grandi città. Su questo i sociologi non sono stati ancora del tutto precisi, ma quel 8% dei liberali (rispetto al 2012) sparito bisogna in qualche modo capire dove sia andato a finire.

 

  • In ultimo, lo “sciopero degli elettori” ha aiutato Naval’nyj a muoversi verso un allargamento strategico dell’elettorato. Naval’nyj ora può rivolgersi a tutti coloro che non si sono presentati ai seggi come ai suoi sostenitori, a prescindere dalle differenze ideologiche e dalle reali cause dell’astensionismo. In un contesto di regole del gioco a cui lui non ha partecipato stilate per lui dagli oppositori. Quanto meno Naval’nyj non ha perso.

Ksenija Sobchak ha raggiunto un misero quarto posto, non riuscendo a superare né GrudininŽirinovskij. Non è quindi riuscita a ripetere il successo di 6 anni fa di Prohorov, nonostante abbia utilizzato gli stessi slogan e si sia rivolta ai medesimi rappresentanti della classe media. Contro la Sobchak ha giocato il suo anti-rating da record, le mancate mobilizzazioni dell’elettorato di protesta, come quelle che ci sono state dopo i disordini in piazza Bolotnaja, e probabilmente anche il fatto che gli ex elettori di Prohorov non hanno voluto ritrovarsi tra i soliti slogan di un leader – e in molti sono a pensarlo -, invitato dal Cremlino in qualità di statista. Di certo, però, ciò che ha giocato un ruolo decisivo è stato il conformismo di massa dell’elettorato: votare per quei valori occidentali di fine Presidenza Medvedev è stato molto più facile in passato, rispetto ad ora.

Alla luce di questo gioco politico la Sobchak in un certo senso era spacciata sin dall’inizio. La candidata aveva tutti contro e non c’è mai stata una vera e propria possibilità di successo, nonostante l’essere diventata portavoce di un partito politico già costituito, e il fatto che il fulcro della sua partecipazione era “dimostrare che in Russia si può incominciare a fare politica ancora una volta”.

L’apoteosi della sfortunata campagna della Sobchak si è raggiunto quando ha fatto visita al quartier generale di Naval’nyj alla vigilia della chiusura dei seggi dove la candidata alle presidenziali ha proposto al suo avversario un’alleanza fulminea, rifiutata con sua pubblica sorpresa. Una mossa ben calcolata: se Naval’nyj avesse accettato, allora la Sobchak e il suo nuovo “Partito del cambiamento” avrebbero contato su dei sostenitori pronti a mobilitarsi e su una viva rete territoriale, riuscendo forse a neutralizzare il “pericolo radicale”. Il rifiuto di un’alleanza per quanto riguarda i progetti di partito permette alla Sobchak di strumentalizzare questa sua giustezza morale.

Ed ecco che anche “la candidata contro tutti” il 18 marzo ha avuto la sua vittoria, dinanzi a lei ora una possibilità di nomina.

Il tentativo di Grigorij Javlinskij di tenere testa a Putin, Naval’nij e Sobchak, prevedibilmente non ha portato chissà quale risultato, cifre molto lontane da quei 10 milioni di voti, dichiarati dal politico. I sostenitori di Javlinskij ora accusano Naval’nij, confermando indirettamente quanto il suo boicottaggio sia stato efficace:  a causa dello “sciopero degli elettori” i democratici divisi a metà hanno fallito. Ciò non di meno, la partecipazione di Javlinskij alle presidenziali ha visibilmente aumentato le chance di mantenere in vita “Jabloko” nei prossimi cicli elettorali, e questo può essere considerato in un certo senso un successo tattico.

Il КПРФ (Partito Comunista della Federazione Russa) ha dimostrato che i comunisti continuano a rappresentare da soli la seconda forza politica del paese, nonostante una praticamente nulla attività politica durante la campagna, una linea comune a quella di Putin sulla politica estera e un candidato poco noto a tutti, contro il quale ha operato attivamente la propaganda. Se immaginiamo, che il КПРФ per qualche ragione intraprenderà seriamente una lotta politica nei prossimi anni, il partito potrà anche riuscire a dare un duro colpo a Единой России (Russia Unita) e al possibile “progetto di successione” del 2024.

Neanche il tempo di chiudere gli ultimi seggi elettorali che in piazza Manezhnaja iniziano i festeggiamenti con il concerto, dedicato al primo anniversario del ritorno della Crimea alla Russia.

I contorni della politica dei prossimi tempi sembrano già decisi, dal momento che le elezioni sono state fissate il giorno esatto dell’annessione della Crimea alla Russia e visto il trionfo del “candidato unico” la logica non può non essere quella di una catena ininterrotta di vittorie.  Come se altrimenti non fosse possibile.

Se qualcuno ha perso in questa campagna alle Presidenziali, quello è stato l’elettorato russo, disorientato da abili prestigiatori. 

FONTE: Novaya Gazeta 18/03/2018 – Тraduzione di Federico Lattante

Nato nel 1993 a Varese poi trapiantato in Salento. Ho conseguito una laurea triennale in Mediazione Linguistica all’Università di Bari e ora frequento il corso di laurea specialistica in Lingue per la Comunicazione Internazionale a Torino. Prima di innamorarmi della letteratura e della lingua russa, mi sono innamorato di Anna Karenina, che durante l’ultimo anno di liceo ha occupato un posto fisso sul mio banco.

Federico Lattante

Nato nel 1993 a Varese poi trapiantato in Salento. Ho conseguito una laurea triennale in Mediazione Linguistica all'Università di Bari e ora frequento il corso di laurea specialistica in Lingue per la Comunicazione Internazionale a Torino. Prima di innamorarmi della letteratura e della lingua russa, mi sono innamorato di Anna Karenina, che durante l'ultimo anno di liceo ha occupato un posto fisso sul mio banco.