Il vero volto dei mercenari russi

I segreti delle compagnie militari private in un’esclusiva intervista di “Lenta.ru”

Vedere il mondo, visitare paesi insoliti, conoscere persone straordinarie e farle fuori, guadagnare strada facendo un sacco di soldi: a prima vista il lavoro di mercenario in una compagnia militare privata è molto attraente. Ma in realtà è tutto più complicato: alcuni volontari alla ricerca di soldi facili possono tornare a casa dentro ad una bara, altri non andare proprio in guerra. L’inviato speciale di “Lenta.ru” Aleksandra Wigreiser ha parlato in anonimato con un dipendente di una delle compagnie militari private più grandi al mondo e ha scoperto perché la semi-leggendaria compagnia Wagner non può essere definita compagnia militare privata, come vivono i “soldati della fortuna” e di cosa hanno paura.

Soldati di una compagnia militare privata

“Lenta.ru”: Cosa sa della Wagner? Come e per chi lavorano? Perché la loro presenza è permessa in Russia?

Tutte le informazioni sono venute a galla. Lo sanno tutti dove si trova il loro ufficio a Mosca. E che è una struttura di Evgenij Prigozhin. Perché a questa compagnia è permesso lavorare? Non riesco a capirlo. Posso supporre che giri tutto intorno ai rapporti di una persona precisa con un presidente preciso. Questa pratica non ha analoghi nel mondo.

Se la gente combatte per il proprio paese, non devono essere ometti “verdi”, “gialli” o “azzurri”, ma militari. Se queste persone si occupano di sicurezza privata, addestramento o analisi dei rischi, allora può trattarsi di una compagnia militare privata. Ma questa compagnia non può partecipare a tutti gli effetti ad azioni militari. Perché i datori di lavoro di queste compagnie e lo stato potrebbero avere obiettivi completamente diversi. Lo stato, per esempio, si prefigge obiettivi di carattere globale, mentre l’uomo d’affari è interessato ad impadronirsi della raffineria di petrolio. Tra l’altro, di chi? Dei curdi!

Cosa c’è che non va con i curdi? Non sono forse un nemico come tanti altri in Siria e Iraq?

I curdi un nemico?! Creda a me: qualsiasi persona che ha lavorato in Iraq stravede per i curdi. Il Kurdistan iracheno, per esempio, è come un’oasi nel deserto. È un posto fantastico! Persone gentili e buone, senza alcun segno di fondamentalismo islamico. Le ragazze girano per strada in canottiera e pantaloni a pinocchietto, l’alcol si vende ovunque, per strada pubblicizzano liberamente il whiskey! Sono gli alleati più normali, adeguati e razionali per qualsiasi forza normale in Medio Oriente.

Offendere i curdi, combattere contro di loro è la cosa peggiore che ci si possa immaginare. Tra l’altro i curdi hanno un buonissimo atteggiamento nei confronti della Russia, la amano. Ed ecco che l’azione di qualche cuoco (la Wagner è legata alla società di Evgenij Prigozhin, il re della ristorazione soprannominato “il cuoco di Putin” per la sua vicinanza con il presidente, ndt) fa sì che tutto il Kurdistan (la parte siriana, turca, irachena e iraniana) volti le spalle al proprio partner. Venite in Kurdistan e vedrete: qui lavora Gazprom, lì ci sono ragazzi russi delle compagnie militari private. Svolgono un lavoro normale, prendono uno stipendio normale. Collaborano con le compagnie di vigilanza locali. Qui fanno un buon lavoro anche senza tutte queste “leggi sulle compagnie militari private”, senza i cuochi del presidente.

I curdi hanno un atteggiamento buonissimo verso la Russia. In Siria dall’iniziativa di un economo amministratore di poca intelligenza è in corso una crisi politica, stanno morendo centinaia di russi. È una follia che bisogna fermare. Ho lavorato in questo settore tutta la vita e posso dire che quello che sta succedendo dietro l’insegna “Wagner” non è una cosa normale, è qualcosa che non deve esistere.

In questo caso si può definire la compagnia militare privata Wagner, diciamo, un esercito russo in un’altra “uniforme”?

Non è l’esercito russo. C’è una parola, chiara a tutti, che è “mercenari”. Qualsiasi ufficiale dell’esercito è limitato da leggi precise e dalla gerarchia di comando. Invece alla Wagner… Semplicemente, loro non hanno quei freni che ha invece una gigantesca macchina militare ad inerzia. Qualsiasi ordine nella struttura ufficiale sarebbe passato attraverso un’infinità di prove, stupide sì, ma comunque prove. E l’esercito russo non va a combattere i curdi. Quindi no.

E c’è un altro aspetto triste: il personale effettivo della Wagner è, per dirla con clemenza, di un’altra qualità. Ed ora per punti: l’equipaggiamento e le armi sono pessimi, il livello di preparazione basso, non resta che augurarsi il meglio anche per l’efficienza di comando – lì da loro muoiono costantemente persone. Nei nostri ambienti questa cosa è abbastanza nota. E per questo l’atteggiamento dei soldati e degli ufficiali russi di ruolo nei loro confronti risulta di conseguenza.

Ma c’è un altro punto su cui non è possibile tacere. Quando muore un pilota russo, lo seppelliscono con gli onori, lo mostrano in televisione, nei vostri giornali scrivete encomi e necrologi, di come fosse, dicono, un bravo ragazzo. Ma non è vero. Ed ecco qui, per una stupidaggine, per una terribile stupidaggine muoiono più di cento persone. E cosa scrivono di loro? Ha visto questa “fabbrica di troll”? “Ah, mercenari, cosa c’è da dispiacersi”. È un livello straordinario di ipocrisia, quando inviano dio sa dove ragazzi normalissimi dalla provincia remota a morire per soldi e poi li seppelliscono in tombe senza nome.

La compagnia militare privata Wagner

E se fossero soldati a contratto nell’esercito, sarebbe meglio?

Certamente. Per prima cosa è un rapporto completamente diverso. Secondo, l’esercito prevede una grande quantità di bonus: la cittadinanza, la pensione e tanto altro. E la cosa principale, ovvero lo status di partecipante legittimo alle azioni militari e anche una qualche immunità alle leggi locali. Un soldato dell’esercito russo non viene consegnato a un tribunale siriano, un soldato della legione straniera francese non viene consegnato ad un tribunale in Mali.

Invece un soldato delle compagnie militari private è un civile. Se i soldati della Wagner avessero lo status assoluto di militare, io personalmente non avrei nulla in contrario. Per esempio, muore un uomo e la madre può dire a suo figlio: “Figliolo, tuo padre era un soldato, è morto da eroe e combatteva i terroristi”. E invece ora com’è? Figliolo, tuo padre non era chiaro chi fosse e cosa ci facesse lì, questo non ce l’hanno detto, è morto quando a un ottuso oligarca è venuta voglia di conquistare un giacimento di petrolio.

Nella storia c’è stato un precedente quando gli Emirati Arabi Uniti hanno arruolato circa duemila colombiani per la guerra in Yemen. Come anche le autorità russe l’hanno tenuto nascosto, ma loro li hanno persino inclusi nell’esercito, pagandoli stipendi cospicui. E questi erano soldati ufficiali in servizio. Quindi no, la Wagner è quella che in russo si chiamerebbe una “formazione armata illegale” che non è chiaro a chi faccia capo e che grazie all’ottusità dei suoi comandanti è in grado di provocare un enorme conflitto internazionale. Come persona che ha lavorato quasi tutta la vita in questo settore, sostengo assolutamente il suo sviluppo ma queste formazioni sono dannose non solo per questo ramo, ma anche per l’immagine della Russia.

Perché dice che Wagner ha un contingente di livello inferiore rispetto all’esercito?

Guardi: qualsiasi persona nel nostro settore conosce qualcuno che ha fatto il militare lì, oppure qualcuno che ha rifiutato una loro offerta. Ma nessuno conosce un volontario al quale la Wagner abbia negato di entrare. Prendono tutti: persone con precedenti penali, dipendenti dall’alcol, tutti, uno dopo l’altro.

È sufficiente parlare con i loro dipendenti per capirlo: non raggiungono il livello delle Forze per operazioni speciali, non raggiungono neanche sempre quello dei soldati comuni specializzati in preparazione di scenari bellici. Né per livello di formazione, né per livello di addestramento militare, né per motivazione. Voglio dire ancora una volta che rispetto quelli che ci lavorano. Ma siamo onesti: i professionisti non vanno lì. A loro non serve questo “bellissimo” lavoro, questa “meravigliosa” possibilità di crepare senza neanche la garanzia di riportare a casa almeno la tua salma. Nessuno dei russi che conosco, ovvero coloro che hanno lavorato in Iraq ad inizio anni Duemila e che ora lavorano per Gazprom in Kurdistan, è andato a lavorare lì perché tutti capiscono che è, come si dice, una merda.

Può capitare che una compagnia privata conduca operazioni militari a tutti gli effetti, per di più con quelle perdite? Stando a varie stime, potrebbero essere morti fino a duecento mercenari del gruppo Wagner.

Assolutamente no. Non si può nemmeno immaginare che oggi una compagnia militare privata occidentale, una compagnia ufficiale, conduca operazioni militari. È un’assurdità assoluta. C’è stato un precedente con gli Executive Outcomes che hanno partecipato ad alcune guerre civili in Africa, ma questo è stato ad inizio anni Novanta. Da allora il mondo è cambiato.

I sudafricani hanno combattuto in Nigeria qualche anno fa. Ma le grandi compagnie internazionali non sono state coinvolte attivamente. Si tratta di una precisa situazione, quando per un preciso lavoro vengono assunte precise persone, la cui azione è completamente al di fuori del campo giuridico. Per questo la Wagner non è chiaramente una compagnia militare privata. La si può definire come si vuole, ma nel codice penale russo si chiama “formazione armata illegale”. Non ho nulla contro coloro che ci lavorano, capisco le loro motivazioni, li rispetto come professionisti, ma bisogna capire che questa non è una situazione normale. Una cosa del genere non potrebbe accadere in nessuna delle compagnie militari private occidentali.

La Wagner non lavora forse nei limiti della legge russa?

Ovviamente no. Su quali basi a una persona vengono fornite delle armi, su quali basi questa conduce operazioni militari? Non sono un giurista siriano, non so che leggi ci siano lì. Ma a mio parere i soldati della Wagner non agiscono né nei limiti della legge russa né di quella siriana. È quello di cui amano parlare da voi, di “una formazione che non ha analoghi nel mondo”.

Ma perché la gente ci va? Un lavoro altamente rischioso, con la possibilità di prendersi banalmente un proiettile in fronte o una condanna per mercenarismo?

Già da molto tempo non vivo in Russia, ma è chiaro che qui la risposta sia una sola: disperazione. La situazione economica da voi, soprattutto in provincia, è grave. Una moltitudine di persone ha fatto il servizio militare e crede di non essere in grado di fare altro. Ma in realtà non sono capaci neanche di combattere. Per lo meno si ritengono grandi guerrieri. In più bisogna capire che nella società è in corso già da molti anni una pompatura e una propaganda militaristica.

Quindi la disperazione, la mancanza di denaro e di qualifica, i prezzi per abitazioni estremamente alti, la mancanza di prestiti accessibili sono tutti fattori. Anche se ci sono state tutte queste perdite, ho paura che coloro che vogliono entrare nella Wagner siano in molti. Soprattutto da città piccole. Guardate le famose liste dei morti: non c’è praticamente nessuno da Mosca o San Pietroburgo. Tutti da città piccole, dove la gente da molto tempo è rimasta senza speranza. E la somma di 200 mila rubli che riceve una lavapiatti in Gran Bretagna costringe la gente a dimenticarsi di tutto e ad andare chissà dove, fregandosene dell’istinto di autopreservazione.

Bene, con quelli della Wagner è tutto chiaro… E invece quelli delle compagnie militari private normali? Nei mass media russi i mercenari vengono presentati come eroi che si gettano nella battaglia nelle zone più pericolose del fronte. Quanto è veritiera questa rappresentazione? Di cosa si occupano generalmente le compagnie militari private?

Non è per nulla veritiera. Già da molto tempo non ci sono più uomini barbuti con tatuaggi che viaggiano in jeep per il deserto e fanno fuoco su tutto ciò che capita sotto tiro della mitragliatrice. L’80-90% del business sono cose del tutto normali. Bisogna appendere le telecamere, guardare i monitor, tirare il fil di ferro, fornire autisti, mezzi di esplorazione tecnica, occuparsi di analisi. I “tagliagole barbuti”, come è solito rappresentare i dipendenti delle compagnie militari private, sono la minoranza, tra l’altro la minoranza che sta scomparendo in questo business. Di fatto il lavoro delle compagnie militari private è il lavoro dei custodi, assolutamente senza nulla di romantico.

In generale c’è questo stereotipo che il lavoro principale di una compagnia militare privata è la vigilanza armata.  Ma non dev’essere così: questa situazione si è creata perché a loro tempo Iraq e Afghanistan semplicemente avevano governi incapaci di agire e lì si sono concentrati un mucchio di avventurieri con le armi.

Da noi sono in molti a dire che servirebbe una legge sulle compagnie militari private che regoli la loro attività… Questi discorsi mi fanno ridere. In America, a cui tutti accennano, non c’è nessuna legge speciale sulle compagnie militari private e non se la cavano male. Non seguo per nulla cosa stanno facendo in Russia, ma vedo spesso cosa scrivono i giornalisti russi sulle compagnie militari private e ci rido su. Quello che è successo poco fa in Siria mi ha fatto perdere la pazienza.

Per prima cosa, sono morte delle persone, secondo, tutti hanno iniziato subito a dire: beh, è tutto normale, erano mercenari, cosa c’è da esserne dispiaciuti. Ecco, sono tutte cose che dicono pagliacci che non hanno la minima idea di cosa sia una compagnia militare privata e come questa funzioni. Perché non c’è mai stato niente di simile a quello che è successo con i soldati della Wagner in Siria, semplicemente questa cosa non sarebbe potuta succedere fisicamente né in una compagnia americana, né britannica, neanche persino in una afghana.

Mercenari della Blackwater

Perché?

Apriamo semplicemente gli occhi e guardiamo cos’è una compagnia militare privata. Chiariamo l’abbreviazione per quelli che non lo sanno. Una compagnia militare privata è prima di tutto una società, una società militare privata. La condizione indispensabile per la sua esistenza è un’attività legale. Adesso la persona più importante e richiesta per una compagnia militare privata non è il tagliagole con la spada puntata, ma un manager di coordinamento, uno specialista che monitori che l’attività della compagnia sia conforme alle norme locali.

Per definizione una compagnia militare privata non può lavorare al di fuori dei limiti della legge, della legislazione, perché altrimenti non sarebbe più una società. Sarebbe un’organizzazione criminale, una banda, quello che volete, ma non una compagnia militare privata. E quando adesso lavoriamo in regioni instabili e leggiamo storie del tutto inventate di vari propagandisti russi, inizialmente ci ridiamo su, ma poi è da aver paura.

Ed hanno spesso un regime di lavoro rigido?

In generale è tutto descritto in modo esaustivo nel contratto che viene firmato per ogni caso specifico. Ma la cosa più importante è che ogni dipendente si sottomette totalmente alle leggi del paese dove lavora. Di fatto è un sistema composto da quattro elementi: inizialmente le leggi locali, poi le leggi del paese committente, poi le leggi del paese dove è registrata la compagnia militare privata, infine il contratto. Ogni strato significa limitazioni aggiuntive.

E ora immaginate quanto questo regoli fortemente ogni attività, quanto sia importante il ruolo dei giuristi che devono avere dimestichezza con tutti questi conflitti legali e che macchina burocratica si debba mettere in moto per procedere all’adempimento di tutti gli obblighi contrattuali.

Dopotutto anche il contratto non è un documento di una paginetta dove c’è scritto che la società “A” protegge i dipendenti della fabbrica “B” e ci sono le due firme. È una bibbia enorme di ottocento pagine che limita molto rigidamente l’esecutore del contratto. Ci sono addirittura riferimenti agli standard di comportamento e alle molestie sessuali!

In Russia, invece, è tutto come una volta. Poco fa uno dei grandi della Società statale di televisione russa ha raccontato: “Durante il secondo attacco alla città irachena di Falluja, Blackwater ha avuto un ruolo chiave, agendo in pratica inizialmente come nucleo di sbarramento e successivamente come forza principale di sfondamento”. Di solido mi faccio una risata quando leggo queste cose, ma stavolta mi è venuta voglia di cercare questa persona, di prenderla per il collo e di chiederle: “Pagliaccio, che stupidaggini stai dicendo?!”.

Però, chissà perché, questo “sistema composto da quattro elementi” non è riuscito a proteggere i civili iracheni da una strage, quando i soldati della compagnia americana Blackwater fucilarono civili in piazza Nisour a Baghdad nel 2007.

Vero. E non parlerò di quello che successe, è l’argomento per un’altra discussione. Ma nonostante le storielle della stampa, i partecipanti a quegli eventi sono stati processati e nel 2014 quattro di loro sono stati incarcerati. Uno a vita, agli altri tre hanno dato 30 anni a testa. E non è l’unico caso: in India degli inglesi sono in prigione solamente per essere entrati casualmente in acque territoriali indiane.

In queste condizioni è ridicolo dire che i soldati delle compagnie militari private sono “al di sopra della legge”. Al contrario, non sono solo obbligati a rispettare le leggi, ma vengono escogitate costantemente nuove limitazioni nei loro confronti. Adesso anche la lingua viene rivista. Per esempio, si rifiuta il termine “norme per aprire il fuoco” perché suona troppo bellicista e lo si sostituisce con un neutrale “norme per l’uso della forza”.

Come ho già detto, lo spazio di azione si riduce costantemente. Nel 2004 in Iraq c’era una libertà di condotta totale, invece adesso Baghdad fa di tutto affinché nel paese restino solamente mercenari locali. Adesso si può agire liberamente solo nei paesi assolutamente inesistenti tipo la Siria.

Sinceramente fanno ridere i discorsi dei nostri deputati e altri esperti sul fatto che le compagnie militari private russe lavoreranno da qualche parte. C’è un’incomprensione totale della situazione e del suo contesto. Tra qualche anno gli stranieri rimarranno solo per qualche grande progetto: protezione delle ambasciate, delle infrastrutture principali, poi passerà tutto senza esclusioni in mano ai locali.

Soldato americano delle forze speciali in Iraq

Arruolare i locali è un capriccio o una necessità?

Citerò un esempio semplice. Che sia in Iraq o in Afghanistan, gli autisti delle compagnie militari private sono sempre dei locali. Perché? È tutto molto semplice: se un cittadino di un altro paese è stato coinvolto in un incidente stradale o se, malauguratamente, ha investito qualcuno, allora uno lo processano normalmente, l’altro lo mettono in prigione per decine di anni. Per questo assumono un locale, perché si possa dire che non avevano niente a che fare con lui in caso succeda qualcosa.

Ricordo solo due eccezioni. Nel periodo dal 2003 al 2006 in Iraq e dal 2001 al 2004 in Afghanistan. Allora si poteva stare al di sopra delle leggi locali, semplicemente perché queste di fatto non esistevano. Tu arrivavi, non c’era nessun controllo dei visti e dei passaporti, ricevevi il mitra direttamente nel settore partenze e arrivi e andavi in una villa con una “immunità'” assoluta. Ma allora in Iraq, per esempio, non c’era uno stato. C’era l’ambasciatore americano Paul Bremer, capo del governo di occupazione e in pratica governatore supremo dell’Iraq. In quel preciso periodo storico i soldati delle compagnie militari private potevano effettivamente sfruttare una formale immunità.

Adesso la situazione è essenzialmente diversa. Senza autorizzazioni e licenze non puoi fare un passo. Hanno vietato di utilizzare la mitragliatrice Kalashnikov, poi hanno tolto la mitragliatrice a mano Kalashnikov, a noi hanno confiscato persino due fucili da cecchino Dragunov. Sono rimasti i Kalashnikov normali e le pistole. Forse aiuta il fatto che gli appaltatori locali hanno accesso agli uffici delle autorità, possono evitare perseguimenti giudiziari per piccole violazioni, conoscono la lingua e le realtà locali. E assumere loro è più conveniente, è la semplice logica del business. Possono essere pagati spiccioli.

L’unica eccezione sono i contratti americani statali dove assumono solo cittadini americani perché solo loro possono compilare il modulo necessario per l’autorizzazione a materiali segreti. Ecco, loro hanno tutti soldati americani, anche quelli che sono al cancello. Solo grazie a questa posizione c’è un po’ di lavoro, solo perché lì non si può assumere uno straniero. Se non ci sono requisiti per l’autorizzazione a materiali segreti, allora assumono locali. Vero è che, generalmente, la loro qualifica è quasi nulla.

I risultati li vediamo, ricordiamo il recente attacco all’hotel a Kabul (quando a seguito di un attacco dei talebani ad un hotel frequentato soprattutto da funzionari occidentali sono morte 43 persone, nota di “Lenta.ru”). È chiaro che questo albergo è l’obiettivo numero uno per tutti i cattivi, ma persino questo era difeso da pagliacci locali che sono scappati via ai primi suoni di mitraglia.

Ma il soldato locale deve capire una cosa: tu vivi lì, hai una famiglia. Oggi difendi qualche straniero per soldi, domani per questo sono i talebani a sgozzare la tua famiglia. Quindi anche se sei un professionista, non ci si aspetta molto da te. L’unica eccezione sono i curdi. Loro sono veramente fighi. Primo, lì la società ha un atteggiamento positivo nei confronti degli stranieri. Gli stranieri portano soldi, non guerra. Nessuno toccherà la tua famiglia se proteggi degli stranieri. Secondo, molti di loro sono davvero ragazzi preparati, conoscono il materiale con cui lavorano, parlano bene in inglese. Lavorare con loro è un piacere.

Qual è ora la proporzione tra “combattenti” e organizzatori, manager, analisti nelle compagnie?

Dipende tutto dal contratto in questione. Ma effettivamente in molti paesi dove c’è un fortissimo bisogno di sicurezza non si può lavorare con le armi. La Nigeria è un posto mostruoso, terribile, e potete essere chi volete ma lì non potete lavorare con delle armi. In Messico, dove ogni giorno i cartelli rapiscono 50 persone, non si può. L’unica soluzione è se con voi lavora un gruppo armato di messicani e in un momento critico potete prendergli dalle mani i fucili e iniziare a far giustizia.

Ma di fatto in qualsiasi contratto il numero di stranieri armati è meno della metà, anzi è possibile che non ci sia proprio nessuno. Ora è più semplicemente un corri corri con un mitra ad assumere un locale. E le autorità ne saranno grate. Di conseguenza abbiamo un numero enorme di desiderosi di lavorare e un numero esiguo e in costante diminuzione di posizioni aperte.

Quanto è grande effettivamente il mercato delle compagnie militari private?

Il volume totale del settore in tutto il mondo ammonta a 171 miliardi di dollari. Ma è già diviso tra grandi società. Tutte le compagnie importanti in questo ramo sono state comprate negli ultimi quattro anni da soggetti transnazionali del settore della sicurezza che non sanno come lavorare in situazioni ad alto rischio.

Oggi in Occidente in questa attività non è praticamente rimasta nessuna compagnia media e piccola. Il mercato è formato da società internazionali e da appaltatori regionali sul luogo. La realtà è che il mercato della vigilanza armata, quello di cui amate parlare così tanto voi giornalisti, non si sta ingrandendo per nulla.

Al contrario, si riduce ogni anno di più. E il motivo è molto semplice: nessuno stato normale ammette la presenza di stranieri con armi sul proprio suolo. Lei vede spesso in Russia cittadini stranieri armati? Guardie straniere con mitragliatrici e pistole che proteggono qualcuno? No! Ogni stato, anche quelli falliti come Iraq o Afghanistan, limita fortemente le compagnie militari private straniere, il che rende il lavoro praticamente impossibile.

Per chi lavorano solitamente le compagnie militari private? Per lo stato?

È un errore questo. Le compagnie private eseguono soprattutto gli ordini del business privato. Non è nemmeno possibile immaginare che una grande compagnia occidentale, ma anche afghana o irachena, lavori solo con lo stato, solo per lo stato, per di più in questo modo, partecipando a operazioni militari. Anche se i contratti statali sono molto vantaggiosi, si tratta o di protezione di rappresentanti di uno stato preciso o difesa di ambasciate, il che è molto proficuo.

Cosa affidano di solito gli stati alle compagnie militari private?

Analisi di dati dell’intelligence, analisi dei rischi, difesa delle ambasciate e dei diplomatici, garantire la sicurezza di varie strutture della CIA se si tratta di contratti americani. Una volta c’è stato un caso in cui il Pentagono ha incaricato una compagnia militare privata di proteggere l’edificio degli ingegneri militari dell’esercito americano, poiché al ministero della difesa non bastavano le proprie forze in quella regione. Ci sono storie su dipendenti a contratto a cui sono stati incaricati assassinii politici. Storielle, ovviamente.

Carne da macello, reparti d’assalto: sono tutte cose che non riguardano le compagnie militari private. Erano cose degli anni Sessanta – Novanta e sono finite con i Sandline e il loro tentativo di colpo di stato in Papua Nuova Guinea. Probabilmente è stato uno degli ultimi casi in cui qualcuno ha provato ad arruolare una compagnia militare privata per qualcosa di simile a operazioni militari.

Vuol dire che comunque ci sono stati dei precedenti del genere?

Su questo tema molto è stato scritto: il boom del mercenarismo è avvenuto negli anni Sessanta del XX secolo. “I mastini della guerra” (romanzo del 1974 dello scrittore britannico Frederick Forsyth sul lavoro dei mercenari, ndt), Bob Denard (uno dei più famosi mercenari della storia, ndt), di tutto. Una personalità leggendaria. A inizio anni Sessanta si licenziò dall’esercito, passò al settore privato e incominciò a vendere lavatrici a Parigi. Si stancò presto di tutto questo e tornò al vecchio lavoro: di fatto lavorava per lo stato francese dove questo non voleva farsi notare. Ma, diciamo così, non sottrasse mai i giacimenti di petrolio ai curdi a beneficio della borghesia francese.

Ma a lui per certi versi è andata bene: Denard non è morto in prigione solo perché era malato di Alzheimer. Negli anni Novanta tutti i giochetti statali con i mercenari cessarono. Hanno logorato il vecchio portandolo dentro e fuori dai tribunali finché non è morto, e tutti i suoi vecchi meriti non hanno aiutato. Quindi in Russia, come spesso succede, hanno deciso di seguire un trend dimenticato.

Bob Denard in tribunale

Ma non possiamo forse dire che la Siria è lo stesso “failed state” come lo era l’Iraq nel periodo di occupazione americana?

Di fatto no. Qui c’è un contrasto divertente. Se guardiamo dal punto di vista della Russia è un paese del tutto funzionante con un governo e delle leggi. Uno stato bellissimo dove persone felici idolatrano il presidente Bashar Assad, sono abbandonati a lui con tutta l’anima, sono contenti che guerra contro lo “Stato Islamico” (vietato in Russia, nota di “Lenta.ru”) sia finita.

Ovvero non c’è stato niente del tipo: siamo arrivati, abbiamo deposto dal trono Assad e ci abbiamo messo il nostro governatore supremo. No, noi rispettiamo le leggi siriane e le loro autorità. Ma se autorità e legge è quando “Assad ha permesso” a un altro stato di creare formazioni armate illegali sul proprio territorio e utilizzarle in guerra, allora si tratta per l’appunto di uno stato fallito.

Difficilmente la legge siriana permette la creazione sul proprio territorio di formazioni militari illegali e la conduzione di operazioni militari indipendenti. Del resto io non sono un giurista e non ho intenzione di ficcare il naso in Siria.

Per molti soldati della Wagner la guerra è, dopotutto, solo un mezzo per guadagnare. Si dice che ricevano tremila dollari al mese per operazioni militari attive e la metà di questa somma per il periodo di permanenza alla base. Quanto queste cifre si avvicinano alla realtà e qual è il rapporto con gli stipendi normali in questo settore?

Diciamo che si avvicinano alla realtà. Le persone che vengono da lì parlano all’incirca di queste somme. Ma in generale bisogna capire che anche nei punti caldi i terroristi cattivi con i coltelli non fanno irruzione nella base ogni giorno. Più basso è il livello di rischio e più idioti puoi assumere per questo lavoro. Per questo spesso, quando possono prendere una persona, diciamo così, con basse aspettative di guadagno, lo assumono.

Questa cosa è iniziata ancora negli anni Duemila quando arruolavano i cileni pagandoli spiccioli, poi si è arrivati fino agli ugandesi. Ho lavorato con loro in un paese africano, questi ragazzi non sanno nemmeno sparare normalmente con un mitra. Se c’è la possibilità e i rischi non sono alti, allora assumono sempre i più economici.

Perciò nel settore della difesa marittima, dove tutto è iniziato con stipendi da seicento dollari o seicento sterline al giorno, i prezzi sono scesi a cifre ridicole. Poco tempo fa ho visto un’inserzione dove proponevano un lavoro a ucraini con le seguenti condizioni: 30 giorni in mare per 800 dollari. Ho discusso di questa cosa in Iraq con un collega indiano e lui, dico la verità, è quasi morto dalle risate. Perché sono soldi ridicoli. Ma gli ucraini ci vanno lo stesso. Per questo è difficile parlare di una retribuzione media del lavoro. Questa scende molto spesso perché per quattro soldi assumono locali o cittadini di paesi poveri, tra cui rumeni, gurkhi (popolo del Nepal e dell’India Settentrionale, ndt), indiani, ucraini, ugandesi.

Ci sono contratti più prestigiosi con requisiti molto alti per il personale effettivo. In questo caso si intendono precisi standard di pagamento: per un lavoro serio e di qualità si possono guadagnare circa diecimila dollari al mese. A superare questa asticella sono in pochi.

Un centro di addestramento della compagnia militare privata Blackwater

È così indispensabile competere ad alto livello?

Poco tempo fa c’è stato un appalto per la sorveglianza dell’ambasciata australiana in un “paese abbastanza buono”. Ed ecco: solo per fare domanda servivano enormi investimenti fin dall’inizio. Sì, per un contratto così pagano bei soldi, ma il problema delle compagnie russe è che non c’è un vero business in questo settore che sia pronto ad andare fino in fondo e investire dei soldi veri. C’è l’esempio perfetto della compagnia “Lukom-A” che ha assunto persone con intenzione di andare a lavorare in Iraq. Solo che non gli hanno dato la licenza per lavorare.

A nessuno, né in Iraq, né in Afghanistan servono nuovi personaggi. Lì comandano le compagnie locali e le più grandi società internazionali che se lo possono permettere. Quindi lo sviluppo del segmento russo delle compagnie militari private dipenderà esclusivamente dallo sviluppo del business nazionale. Non appena ci sarà un numero critico di strutture da difendere, allora comparirà un business per garantire la sicurezza. Bisogna capire che ce n’è già bisogno, ma questo non è ancora del tutto compreso.

Guardate il caso più eclatante, l’uccisione dell’ambasciatore russo ad Ankara. Dov’era la sua sicurezza? Semplicemente non c’era. Era a Mosca. L’unità che si occupa della sicurezza del corpo diplomatico non è nelle condizioni di garantire la salvaguardia di tutti quelli che la necessitano. Tutti i paesi attraggono specialisti privati in sicurezza per questi compiti.

Ma il nostro paese, al posto di sostenere lo sviluppo sano e normale di questo settore, si occupa di creare formazioni illegali d’accatto tipo la Wagner. E allo stesso tempo nessuno difende i diplomatici russi in paesi ad alto tasso di rischio. Se questa folle pratica continuerà, costerà anche in futuro la vita ai diplomatici russi.

Fonte: Lenta.ru, 21/02/2018. Articolo di Aleksandra Wigreiser. Traduzione di Alessandro Lazzari.

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Nel giugno del 2018 ho discusso la mia tesi magistrale sulle strategie di investimento delle multinazionali italiane in Russia presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.

Alessandro Lazzari

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Nel giugno del 2018 ho discusso la mia tesi magistrale sulle strategie di investimento delle multinazionali italiane in Russia presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.