10 Citazioni letterarie tratte dal romanzo Evgenij Onegin utilizzate nel XXI secolo

Evgenij Onegin è una delle opere più celebri di Aleksandr Puškin. L’autore lavorò al romanzo per più di 7 anni. Puškin definì il suo lavoro una vera impresa, paragonabile solo al Boris Godunov per tutti gli sforzi e la quantità di tempo che vi dedicò.

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È sorprendente che due delle opere più celebri di Puškin siano state create in esilio. Il poeta iniziò a lavorare all’Onegin durante il suo allontanamento a Chișinău, mentre Godunov è stato scritto in esilio a Michajlovskoe…

Dalla prima pubblicazione del romanzo nel 1831 sono trascorsi 186 anni. In questo arco di tempo è diventata una delle opere russe più iconiche, piazzandosi al primo posto tra le opere letterarie che ci ha lasciato Puškin. Lo conferma anche il maggiore motore di ricerca Yandex: per anni, secondo l’analisi del motore di ricerca Yandex, il romanzo Evgenij Onegin è stata l’opera poetica più popolare e più apprezzata.

Oggi non tutti sanno che la maggior parte delle citazioni letterarie e degli aforismi utilizzati nel XXI secolo sono tratte dalla più grande “enciclopedia russa”: il romanzo Evgenij Onegin.

Ecco allora le 10 citazioni letterarie tratte dall’Evgenij Onegin utilizzate nel XXI secolo

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1

… Tutti noi un po’ alla volta,
in un modo o nell’altro,

qualcosa l’abbiamo imparato,
così, Dio sia lodato, qui da noi
brillare per l’istruzione non è difficile …

Oggi questa espressione è utilizzata in chiave ironica riferendosi alla mancanza di professionalità, alle conoscenze multidisciplinari superficiali e non approfondite.

№ 2

Cosa vi è dato non vi attrae,
il serpente non fa che chiamarvi
a sé, all’albero misterioso:
bisogna darvi il frutto proibito,
altrimenti il paradiso non è il paradiso
.

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№ 3

Dove, dove mai siete fuggiti,
o giorni dorati della mia primavera?
cosa mi riserva il giorno entrante?
Il mio sguardo tenta invano di coglierlo,
è celato in fitta oscurità.

È la frase preferita, e spesso citata, da maghi, stregoni, indovini ed altri ciarlatani del popolo. Ma è improbabile che qualcuna di queste figure sappia che tale strofa è diventata celebre grazie all’aria di Lenskij, opera di P. I. Čajkovskij (1878).

4

Le donne, meno le amiamo,
più facilmente desiderano piacerci

e così cascano senza scampo
nelle nostre reti seduttrici.

La frase è diventata un simbolo della tradizione letteraria russa. Oggi di solito si dice non “più facilmente”, come in Puškin, ma “di più”. Da notare che lo stesso pensiero era stato espresso dal poeta un anno prima dalla creazione del romanzo (1822) con lo stesso commento in una lettera indirizzata a suo fratello Lev Sergeevič: «Meno ami una donna, più te ne impossessi. Ma è un piacere degno di una vecchia scimmia del XVIII secolo» …

5

« Eppure la felicità era così possibile,
così vicina!…
Ma è ormai deciso
il mio destino. Fui incauta,
forse: mia madre mi supplicava…

Citazione dal monologo di Tat’jana (Capitolo 8, strofa 47). In questo monologo Tat’jana confessa il suo amore a Evgenij Onegin, ma ammette di essere sposata e in qualità di moglie devota, rimarrà fedele a suo marito.

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L’espressione è diventata particolarmente popolare dopo la messa in scena dell’opera «Evgenij Onegin» di Čajkovskij. Queste parole risuonano nel duetto finale tra Onegin e Tat’jana. Tra l’altro, il monologo si conclude con un altro aforisma:

Perché fingere? Io vi amo
ma mi hanno data a un altro;
gli sarò fedele per tutta la vita».

№ 6

«Ogni età va soggetta all’amore;
ma a cuori giovani, vergini
i suoi slanci sono benefici
come le bufere primaverili ai campi:

nello scroscio delle passioni
si rinfrescano, si rinnovano,
maturano – e piena di forze la vita
fiorisce sontuosa e dà un dolce frutto.

Ma in età sterile e tarda,
sul declinare degli anni, è triste
la traccia di una morta passione:
così i temporali del freddo autunno
mutano il prato in un pantano
e spogliano tutt’intorno il bosco.

Questo è un classico esempio di quando si estrapola la frase fuori dal contesto e oggi nella maggior parte dei casi viene usata a sproposito. Se si legge l’intera strofa dall’inizio alla fine, è chiaro che Aleksandr Sergeevič ha espresso il suo pensiero in chiave diversa, avvicinandosi al significato di una citazione del famoso poeta latino Ovidio: «Brutto fenomeno, l’amore senile!»

Nell’opera di Čajkovskij «Evgenij Onegin» questi versi sono nell’aria di Gremin, marito di Tat’jana. Puškin ironizza volutamente sui sentimenti ardenti e ingenui di un uomo di mezza età. Interessante il fatto che oggi si presta attenzione alla differenza di età solo quando uno degli amanti ha più di 60 o 70 anni. Se un uomo di 40 anni sposa una ragazza di 20 suscita meno critiche…

Curioso sapere che tra Aleksandr Sergeevič Puškin e la moglie Natal’ja Nikolaevna Gončarova vi erano 13 anni di differenza…

№ 7

«Quante volte nel mio errabondo destino,
dolorosamente separato da te;
Mosca, io ti ho pensata!
Mosca… in questo suono
quant’è confluito per il cuore russo!

Quante cose vi riecheggiano!»

È la frase preferita di ogni guida turistica di Mosca, non perde mai la sua attualità. È vero, Mosca già da tempo non ha più la sua pietra bianca, è una grande metropoli, immensa, selvaggiamente moderna, ma non potremmo mai smettere di ammirare la capitale russa.

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Nel romanzo si narra che la madre di Tat’jana Larina decise di andare a Mosca durante l’inverno, portando Tat’jana con sé. Il poeta descrive l’avvicinamento della famiglia Larin a Mosca.

№ 8

Ma da noi manca anche quell’amicizia.
Liquidati tutti i pregiudizi,
consideriamo tutti degli zeri,
e solo noi delle unità.

Ci crediamo tutti dei Napoleoni;
per noi i milioni di bipedi
sono solo un mezzo…

Di solito la frase si utilizza in modo ironico-scherzoso, rivolta all’uomo ambizioso, arrogante e vanaglorioso, o peggio, mirata ai suoi progetti e disegni ambiziosi.

№ 9

Chi abbia vissuto e pensato non può
in cuor suo non disprezzare gli uomini…

Questa frase già era proiettata nel XXI secolo, essendo simile ad un’altra citazione, ancora più attuale nella realtà contemporanea: «Più conosco gli uomini, più amo i cani».

№ 10

..Si straziò e pianse all’inizio,
per poco non divorziò dal marito;
poi si occupò dell’amministrazione,
si abituò e si accontentò.
L’abitudine ci è data dall’alto:
sostituisce la felicità.

Puškin riprende questa frase sulla vita familiare dal romanzo «René» di Chateaubriand. La versione originale recita: «Se avessi la stoltezza di cercare ancora la felicità, la cercherei nell’abitudine».

Nel concetto moderno delle istituzioni del matrimonio e della famiglia, la frase ha sempre meno risonanza ed è sempre meno attuale rispetto, ad esempio, alla metà del XX secolo.

Per l’uomo moderno il raggiungimento di un equilibrio interiore, di una pace nella consueta vita familiare è dannatamente poco, e in qualche modo noioso. Lo dimostra la statistica degli ultimi anni:

Secondo le stime del Centro russo sullo studio dell’opinione pubblica (VtsIOM), più della metà dei matrimoni celebrati ogni anno falliscono. Il divorzio nella società moderna è un evento ordinario, come fosse nella norma. Una persona su quattro, circa il 27% dei russi, è pronto a divorziare.

                                                                                              

E voi quali frasi dell’«Evgenij Onegin» ricordate?

 

 

Le citazioni del romanzo sono una traduzione a cura di Pia Pera

Laureata in Mediazione Linguistica per Interpreti e Traduttori di Perugia con un progetto di tesi sperimentale sul Web Marketing Turistico Territoriale rivolto al Mercato Russo. Appassionata di viaggi e attiva nel Turismo Incoming con esperienze di studio e lavoro all’estero tra Inghilterra, Scozia, Russia e Ucraina. La prossima avventura sarà lavorare come insegnante di italiano a Yaroslavl’. La mia missione è la mediazione tra culture abbattendo ogni barriera linguistica.

Veronica Maglioni

Laureata in Mediazione Linguistica per Interpreti e Traduttori di Perugia con un progetto di tesi sperimentale sul Web Marketing Turistico Territoriale rivolto al Mercato Russo. Appassionata di viaggi e attiva nel Turismo Incoming con esperienze di studio e lavoro all’estero tra Inghilterra, Scozia, Russia e Ucraina. La prossima avventura sarà lavorare come insegnante di italiano a Yaroslavl’. La mia missione è la mediazione tra culture abbattendo ogni barriera linguistica.