100 anni di gopniki: storia di un gruppo sociale dall’inizio del ‘900 ai giorni nostri

Verso la fine degli anni duemila, dopo aver fatto un giro nelle periferie di Mosca, i giornalisti di una rivista straniera diedero l’allarme: i gopniki erano scomparsi! Al loro posto, sulle panchine dei cortili e nei bar dei parchi, sedevano dei pacifici piccolo borghesi. E se qualcuno si comportava in modo arrogante senza un motivo apparente o sfrecciava su una Lada tuning, si trattava di sicuro dei caucasici.

La scorsa primavera qualche entusiasta, a cui evidentemente mancano i vivaci anni ’90, ha addirittura suggerito di dedicare ai gopniki una statua nella loro “patria”: San Pietroburgo. Questo gruppo sociale, una volta molto forte, si sta davvero estinguendo? Ed è davvero nato nella capitale culturale della Russia? Anews ha deciso di trovare una risposta a queste domande.

Prima e dopo la rivoluzione

Fino a cento anni fa probabilmente si poteva ascoltare la parola “gopnik” solo a Pietrogrado. All’inizio questo termine era usato per indicare i barboni e i girovaghi, di cui fino alla rivoluzione si prendeva cura la Società Comunale (o Statale) di Carità, indicata anche con l’acronimo GOP (da qui la parola “GOPniki”. Questa società era chiamata in russo “Gorodskoe Obščestvo Prizrenija”. L’ultimo termine del nome  deriva dalla parola “prizor”, ovvero “supervisione”, da non confondersi con “prezrenie”, ovvero “disprezzo”. N.d.t.).

I classici gopniki in tuta e cappellino degli anni ’90 e duemila hanno poco in comune con i loro omonimi del periodo pre-rivoluzionario.

I gopniki pre-rivoluzionari facevano parte delle classi sociali più basse, ma non sempre erano criminali o malviventi. Mendicavano o vivevano di piccoli furti. Per questo ispiravano pietà, più che paura. A differenza degli hooligan, che con le loro abitudini ricordavano invece i gopniki attuali: attaccavano in gruppi, girovagavano per le strade, infastidivano i passanti, rubavano i loro averi e estorcevano denaro con la minaccia di picchiarli.

Tuttavia dopo il 1917 i vecchi cari gopniki andarono a confluire nel sottoproletariato: rimasero in pratica dei cittadini di seconda classe, ma agitati dall’ideale rivoluzionario del “prendere e dividere tutti i beni privati”. Mediante questa unione con i compagni rivoluzionari, il ceto dei gopniki ebbe la possibilità di maturare, criminalizzarsi e diventare sempre più pericolosamente attivo.

Il personaggio di Šarik (protagonista del romanzo “Cuore di cane” scritto da Bulgakov, N.d.t.) rientra pienamente nel modello del gopnik post-rivoluzionario:

Per qualche tempo ancora il termine gopnik fu usato solo a San Pietroburgo, ma assunse di colpo una sfumatura negativa. Sebbene il governo sovietico avesse eliminato la Società Comunale di Carità,altri due posti vennero  nominati con l’acronimo GOP: il dormitorio per barboni sul viale Meždunarodnyj e l’Associazione Cittadina del Proletariato in piazza Vosstanie. I loro abitanti, i gopniki, non suscitavano più pietà, ma disgusto, scherno e paura. 

La moda dei gopniki contemporanei è diversa da quella dei gopniki del passato. Ecco come appaiono oggi:

Dopo la guerra

Tuttavia i gopniki non erano ancora diventati un vero fenomeno sociale. Infatti nei cortili dei sobborghi cittadini la facevano ancora da padroni i teppisti sovietici. Un passante che per caso si fosse ritrovato nel vicolo sbagliato, anche in pieno giorno, rischiava di imbattersi in gruppi di ragazzi pronti a picchiarlo solo perché era un “forestiero”.

Queste bande criminali si scontravano e si picchiavano, facendo diventare alcune cittadine di provincia delle vere e proprie arene di guerra. Tuttavia la polizia non si interessava a loro, perché non commettevano reati gravi e non avevano legami stretti con la criminalità organizzata. 

Anni ‘80

Solo negli anni ’80, con la fioritura delle sottoculture giovanili, ci fu una rinascita dei gopniki e la loro presenza si stabilì con forza nei ceti sociali più bassi. I rappresentanti dei vari gruppi sociali potevano essere in disaccordo, ma tutti erano uniti dal disprezzo e dall’odio verso i gopniki. Non erano accomunati da un’ideologia, dalla musica o dalla moda, ma solo dal netto rifiuto di tutto ciò che era considerato “diverso dal normale”, ovvero dal rifiuto dei gopniki.

Negli stessi anni per i gopniki comparve un nemico ancora più minaccioso: i ljubery (movimento giovanile che prende il nome dalla cittadina in cui si è formato, ovvero Ljubercy, nella regione di Mosca, N.d.t.). Il gruppo sociale dei ljubery nacque negli ambienti delle fabbriche. Una delle attività principali dei suoi rappresentanti era sollevare pesi e sviluppare i muscoli nelle palestre casalinghe costruite nei seminterrati della cittadina di Ljubercy, fuori Mosca. I ljubery si riunivano nei posti alla moda della capitale e picchiavano chiunque offendesse il loro aspetto o il loro comportamento. A differenza dei gopniki, che nessuno aveva mai voluto imitare, i ljubery, con la loro nuca rasata, i bicipiti scolpiti e la moralità semplice, guadagnarono rapidamente popolarità tra gli abitanti delle periferie urbane.

Moda invernale dei lyubery: ampi pantaloni a quadri, t-shirt con Sylvester Stallone e cappello di pelliccia.

I culturisti dei seminterrati presero parte a scontri sempre più gravi, e all’inizio degli anni ’90 molti di essi formavano la spina dorsale della criminalità organizzata (detta in russo OPG: “Organizovannaja prestupnaja gruppa”, ovvero “Gruppo criminale organizzato”, N.d.t.). Il capo dell’ OPG del quartiere moscovita di Medvedkov, Grigory Gusjatinskij (detto Grinja, di estrema sinistra) e il capo dell’ OPG del quartiere moscovita di Orechovskij, il campione sovietico di powerlifting Sergej Ananievskij (detto Kul’tik, di estrema destra):

Anni ‘90

Se i ljubery si ispiravano ai boss criminali, anche i gopniki degli anni ’90 riuscirono infine a definire un modello che descrivesse l’aspetto e il comportamento di un vero ragazzo gopnik.

In particolare era molto importante vivere seguendo abitudini da piccoli deliquenti e avere un “romanticismo” da prigione. Questo permetteva infatti perfino al più misero degli individui di acquisire importanza agli occhi dei suoi simili. Da ciò derivavano le varie modalità usate per stabilire il “valore” dei passanti (denaro posseduto, telefonini ecc..) e derubarli dei loro averi, e anche l’abitudine di sedersi accovacciati in posizione di squat.

gopniki

La moda dei gopniki e il loro modo di vivere divvennero oggetto preferito di scherno per tutti gli altri membri della società. Al contrario i gopniki stessi erano forse l’unica sottocultura assolutamente priva di autoironia.

Una scena della clip musicale “Vip”, della band “Leningrad”, che ha raggiunto 23,5 milioni di visualizzazioni in un anno:

Una vera coppia di gopniki nella metro:

Oggi

Negli ultimi anni i politici hanno usato l’insulto “gopnik” per gettare fango sugli avversari e sulla folla. Lo hanno fatto i politici ucraini, l’entourage di Putin, gli attivisti di Maidan e i russi ultra patriottici. Questa insulto viene ora usato per indicare qualsiasi gruppo sociale scatenato e aggressivo.

E che dire dei classici gopniki? Fanno ormai parte del passato insieme agli anni duemila?

Probabilmente esemplari come quello nella foto seguente costituiscono ormai una rarità:

Forse sono diventati così?

O così?

Ma non sono forse proprio i nostri cari vecchi gopniki quelli che si mostrano in lacrime negli show dei principali canali televisivi, che parlano di famiglie in rovina e adolescenti incinte?

Per finire citiamo la rivista umoristica alla quale abbiamo accennato all’inizio del presente articolo:

“nello stesso modo in cui il tirannosauro attraverso l’evoluzione è diventato una colomba, il gopnik ai nostri occhi è ormai diventato un ragazzo magrolino con un taglio di capelli stupido, che si presenta a tutti come fosse un brand manager, ma in realtà lavora in un negozietto di telefonia, dove riesce a intascare abbastanza soldi per comprare una Nissan Almera di seconda mano per poi amarla più di ogni altra cosa al mondo”.

Tuttavia i geni recessivi dei gopniki sopravvivono ancora in quei turisti russi che, armati di pantaloni sportivi e ciabatte, tracannano cognac in aereo, disprezzano gli stranieri e spaventano gli altri villeggiatori con le loro buffonate.

Fonte: anews.com, tradotto da Giulia Romanelli.

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L’Est Europa, con la sua cultura e la sua mescolanza di lingue e popolazioni, è il mio interesse principale. Tutto è iniziato con una lezione sulla rivoluzione russa in quinto superiore, da lì ho deciso di studiare questa magnifica e tremenda lingua prima all’università di Urbino, poi a Bologna. Ho migliorato le mie competenze con un soggiorno a Mosca, ho svolto un volontariato in Lituania e da lì mi sono lanciata in un viaggio alla scoperta dei paesi slavi, ho vissuto 5 mesi a Varsavia dove ho avuto il piacere di studiare il polacco, ho insegnato italiano a Praga, attualmente vivo in Italia. Spero di sfruttare le mie conoscenze per darvi uno sguardo più approfondito sull’est Europa.

Giulia Romanelli

L'Est Europa, con la sua cultura e la sua mescolanza di lingue e popolazioni, è il mio interesse principale. Tutto è iniziato con una lezione sulla rivoluzione russa in quinto superiore, da lì ho deciso di studiare questa magnifica e tremenda lingua prima all'università di Urbino, poi a Bologna. Ho migliorato le mie competenze con un soggiorno a Mosca, ho svolto un volontariato in Lituania e da lì mi sono lanciata in un viaggio alla scoperta dei paesi slavi, ho vissuto 5 mesi a Varsavia dove ho avuto il piacere di studiare il polacco, ho insegnato italiano a Praga, attualmente vivo in Italia. Spero di sfruttare le mie conoscenze per darvi uno sguardo più approfondito sull'est Europa.