“Le decisioni le prendo io” Kedr Livanskij parla di mitologia, Letov e di una label americana

Jana Kedrina compone un delicato pop elettronico, in cui si possono sentire gli echi della musica russa underground degli anni ’80 e dei palcoscenici post-perestrojka. Allo stesso tempo i suoi dischi sono pubblicati da un’etichetta americana, e l’autorevole Pitchfork segue da vicino quasi ogni suo passo.

La strada verso la musica

Ho iniziato a frequentare l’Istituto di giornalismo e creatività letteraria dopo il terzo tentativo fallito di entrare nel teatro. Quindi non l’ho fatto perché volevo diventare una giornalista – non ne ho le capacità – è stato perché mi ero arresa. Tuttavia all’Istituto a quel tempo c’era un bello staff di insegnanti e materie come “La storia della nobiltà russa”, un sacco di letteratura e di studi culturali. Io in un certo senso stavo cercando un’illuminazione, anche se avevo capito chiaramente che non mi sarei dedicata al giornalismo dopo l’università. Sembrava che non ci sarebbe stata una fine a questa crisi di autodeterminazione.

All’ultimo anno abbiamo fatto una serie di lezioni sul linguaggio cinematografico, e ho capito che non sapevo come guardare un film, nel senso che non ne vedevo molti aspetti. Mi si è aperto un mondo nuovo e affascinante. E naturalmente ho avuto subito voglia di girare io stessa. Più o meno nello stesso periodo è stata aperta la Moscow School of New Cinema, dove io e i miei compagni di studio siamo entrati. Si tratta di ragazzi che in seguito hanno creato il club Niimoscow e tutto ciò che è connesso ad esso. Suonavamo anche prima ma in un modo completamente diverso: io suonavo in un gruppo punk (gli Hesburger – N.d.T.), Paša Buttechno nei Midnite Cobras, erano fan dei Sonic Youth e dello shoegaze.

Quando siamo entrati nella scuola di cinema abbiamo iniziato a dedicarci alla musica elettronica, uscivamo, facevamo jam, inventavamo qualcosa insieme. A lungo non sono riuscita a far funzionare Ableton da sola e ho chiesto a Paša di scrivermi la musica. Alla fine tutto si è rivelato meno difficile di quanto pensassi, mi ha mostrato i principi fondamentali del programma in una serata e tutto ha preso il via.

L’album di debutto di Kedr Livanskij “Ariadna” è stato pubblicato a settembre dall’etichetta 2MR. Si può presumere che non sarà l’ultimo dato la stampa occidentale scrive più spesso su Jana rispetto a chiunque altro nella musica russa.

 

A proposito di dubbi

Mi sembra che prima fuggissi sempre da me stessa, avevo paura di assumermi la responsabilità di quello che stavo facendo. Alla scuola di cinema dovevo rispondere non solo per me stessa, ma anche per gli altri, ed è per questo che mi sono integrata. Nella musica non funziona così. I primi lavori, inclusi quelli dell’EP “Solnce janvarja”, erano molto intuitivi. In “Ariadna” avevo più materiale per le canzoni che non volevo dividere in alcune fasi o cicli. Al contrario vi era la necessità di fissare in qualche modo la presa di coscienza del fatto che quando una persona fa qualcosa di creativo (do questa definizione perché non riesco a pensare che quello che faccio sia arte), converte in questo processo tutta la sua vita, smettendo di dividerla tra una sorta di routine e la vita creativa. Attraverso la musica puoi esplorare la tua esperienza, la conoscenza, i sentimenti e in generale proprio tutto. Così la musica diventa la tua vita. All’inizio non lo ammettevo ma poi me ne sono resa conto ed sono arrivata alla forte certezza che la musica sia la mia, la forma di espressione a me più vicina. Da quel momento ho iniziato ad avvicinarmi al lavoro in modo più consapevole, o qualcosa del genere. Questo non significa che la mia musica sia stata verificata matematicamente o qualcosa del genere, per molti aspetti rimane la stessa intuizione presente nelle vecchie tracce, ma sono diventata molto più brava a comprendere meglio e più a fondo i processi creativi.

Kedr Livanskij

Mitologia e mitopoiesi

Nel processo di creazione della musica non analizzo mai il significato di ciò che sto facendo. Mi fido di me stessa e non mi faccio domande inutili per non andare fuori strada. Poi puoi guardare indietro e capire come e cosa hai fatto, perché hai scritto un testo del genere. È come una sessione di psicoanalisi con te stesso. Ma per questo deve passare del tempo. È successo così con “Ariadna”: quando scrivevo canzoni, non pensavo alla mitologia e alla descrizione di fatto di un archetipo femminile. La mia Arianna impara a vivere e morire, ed io creando questa musica sono passata attraverso un momento di iniziazione attraverso di essa.

Sin dalla mia gioventù non mi sono piaciute immagini complicate e strutturate, ma più semplici possibile. Sono contenta che questo desiderio inconscio di semplicità si rifletta nelle canzoni, questa è la magia della musica, la cosa più bella che il processo creativo possa darti.
Mi sembra che oggi Internet offra a tutti l’opportunità di creare un proprio mito e una propria realtà. Integriamo i nostri sogni e le nostre idee su noi stessi e sul mondo nella nostra vita in rete. In rete non importa se il paziente sta mentendo allo psicoanalista, perché solo questo lo caratterizza già.

Il romanticismo

Il fascino per il romanticismo è comparso molto tempo fa, ai tempi delle lezioni scolastiche di storia e letteratura. Questa visione del mondo non mi lascia ancora andare. C’è tutto: l’uomo, la sua interazione con il mondo e il tema del progresso. In generale si tratta di un movimento così completo su cui si può lavorare e che può essere rielaborato all’infinito. Il mio amore per il romanticismo si è riversato anche in “Ariana” nel fatto che la copertina dell’album è un riferimento diretto alle opere dell’artista Caspar David Friedrich.
Allo stesso tempo mi piacciono sia le tendenze d’avanguardia che quelle postindustriali, ma per me sono come una partita a scacchi: sono connessi ad altri livelli di percezione, mentre io sinceramente sono ancora ad un livello sovrasensibile della relazione con la realtà.

A proposito di Puškin, Letov e Kuryokhin

Queste tre persone per me non sono solo musica e poesia, ma formano un codice culturale. Ad esempio, di Kuryokhin mi ha affascinato il modo in cui ha giocato con la realtà, e ha mostrato come è possibile interagire con essa. È stato il primo troll a livello mondiale! Forse era in una certa misura era il suo modo di proteggersi dal mondo, ma il modo in cui si unisce il gioco e la vita, tesse assieme menzogna e verità è incredibilmente figo. Kuryokhin ti fa capire che non c’è una verità e che essa ti sta letteralmente passando davanti ai tuoi occhi. In questo senso Kuryokhin è senza dubbio un postmodernista.

Letov è un assoluto romantico, un combattente romantico anche, ti spinge sempre verso le sfide del mondo. Ascoltandolo capisci che “tutto sta volando verso…” (riferimento alla canzone Всё летит в пизду / Vse letit v pizdu – Tutto va a fanculo, dei Graždanskaja oborona, NdR) ma non sei spaventato, al contrario, è interessante e divertente sapere cosa succederà dopo.

Puškin crea ogni parola, inventa, apre un mondo. Dopo Puškin, tutta la poesia ha acquisito una sfumatura leggermente poser, che non è male, ma rimane poser. Di Puškin bisogna evidenziare l’equilibrio: sembra essere un piccolo cronista distaccato, un trovatore, non ti fa violenza con il suo ego, lascia che gli eventi si mostrino.. Così, nella sua Tormenta puoi sentire la tempesta di neve, il vento, i cavalli che corrono. Anche in Mandel’štam senti l’autore dietro di te. In generale in questo momento per me Puškin è l’infanzia, Letov è l’adolescenza, e Kuryokhin una persona giocosa ma delusa.

Kedr Livanskij

La poesia

In poesia mi piace la semplicità. Più semplice è il testo, più ti resta addosso. A proposito, l’unica canzone in “Ariadna” in cui il testo ha ispirato la musica (di solito accade al contrario: scrivo il testo sul brano finito), è la Sirena di Lermontov. Ho avuto un periodo difficile dopo il quale mi sono chiusa in casa e ho cercato di tornare in me. Mi ha aiutato a leggere ad alta voce: mi alzavo la mattina e leggevo a voce alta una raccolta di poesie del XIX secolo. Mi faceva sentire bene, e mi permetteva di allentare la pressione. Mi sono imbattuta in questa poesia e mi è rimasta una storia. La cosa principale è stata prendere questo sentimento e trasportarlo senza perdere nulla per strada. Un’altra poesia usata nell’album come il testo per la canzone è The Tyger di William Blake, letta da Martin Newell. Inizialmente avevo trovato una traccia su Vkontakte, dove una voce maschile legge questo poema, e ho capito che si adatta perfettamente alla musica che avevo scritto (si parla della canzone ACDC/электричество NdR). Volevo mettere questa traccia sulla musica, ma la mia etichetta 2MR mi ha consigliato di non farlo in modo che non ci fossero problemi con i diritti. Per me era importante che la voce fosse maschile e che si trattasse di un madrelingua. Poi dalla 2MR mi hanno detto che potevano chiedere di leggere il testo a Martin Newell, il cui disco è uscito con l’etichetta 2MR Captured Tracks, e Martin ha subito accettato.

Non è chiaro se sia possibile correlare Сгорает (Sgoraet – Brucia) al videografia ufficiale di Jana Kedrina, ma è sicuramente una delle sue canzoni più convincenti: commovente, accurata e assolutamente disarmante.

Lavorare con 2MR

Quando ho iniziato a collaborare con l’etichetta mi era sembrato che mi avrebbero tolto libertà, che avrei fatto qualcosa che non volevo. Ma alla fine è arrivata la consapevolezza che sarebbe stato tutto più facile per me. Ad esempio mi hanno dato un booking agent e questo non mi impone dove e quando esibirmi, ma offre alcune opzioni. Le decisioni le prendo io. Lo stesso accade con le interviste, la promozione e in alcune altre cose: sono assolutamente libera di fare tutto come credo e i ragazzi danno solo consigli.

I video clip

Apparentemente mi è rimasta una gestalt non chiusa dalla scuola di cinema: girare un cortometraggio. In parte è stato realizzato durante le riprese di Ariadna, ma presto verrà pubblicato un altro video per la canzone Imja tvoe che sarò un vero cortometraggio integrale con un soggetto, degli attori e una storia completa. Per me in un certo senso ho superato l’esame; è ora di andare avanti.

Fonte: Afisha.ru

 

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Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

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