12 aprile1961 – Il difficile volo di Jurij Gagarin

Sin da subito il volo di Gagarin promise di non essere semplice. Il 10 aprile 1961, cioè due giorni prima della partenza, durante la pesatura dell’astronauta con addosso la tuta spaziale, il peso totale risultò maggiore di 14 kg rispetto al massimo previsto per ragioni di sicurezza. Per alleggerire il peso della capsula, Korolev (il più grande ingegnere spaziale dell’epoca sovietica) fece rimuovere tutte le apparecchiature superflue, tra cui cavi, parti di sensori e molto altro ancora (tra le altre cose, gli ingegneri hanno dovuto praticamente ridisegnare lo schema elettrico del velivolo per adattarlo alle nuove direttive).

Nonostante ciò, la mattina del 12 aprile la navicella Vostok-1 con Gagarin ai comandi si stagliava sulla postazione di lancio. I preparativi al decollo, così come lo stesso arrivo dell’astronauta non venne filmato, e la famosa immagine di Gagarin nella tuta arancione con la scritta CCCP fu scattata solo alcuni giorni dopo il suo ritorno dallo spazio.

Jurij Gagarin dopo il suo ritorno

 

La lettera di Gagarin

Da quel momento in poi, restava solo da affidarsi alla tecnologia, nonostante le persone che si trovavano in quel momento a Baykonur (il cosmodromo dal quale è partita la navicella) non nutrissero grandi illusioni. Questa è la lettera che Gagarin ha scritto alla famiglia non molto tempo prima della partenza, da recapitare nel caso non fosse tornato dal volo:

“Salve, miei cari, amati… Oggi la commissione governativa ha deciso di mandare me per primo nello spazio… Potrei sognare qualcosa di meglio? Oggi si farà la storia, oggi inizia una nuova era! Fra un giorno dovrò partire… Credo pienamente nella tecnologia. Non ci deluderà. Ma come può capitare che di punto in bianco un uomo cada e si rompa il collo, anche qui può succedere qualcosa. Tuttavia, io stesso non credo che ciò possa avvenire. Ma, se qualcosa dovesse capitare, allora chiedo a voi e in primo luogo a te, Valjusha, di non lasciarvi tormentare dal dolore. Spero che tu non debba mai vedere questa lettera. E tu, Valechka, non dimenticare i miei genitori: se ce ne sarà necessità, allora aiutali. Salutali da parte mia, e possano loro perdonarmi per non averli informati di niente, ma era una bene che non sapessero.”

Prime difficoltà

Alle 9:07 Korolev, sotto il nome di “Zarja-1”, diede l’ordine a “Kedr” (cedro, nome in codice del primo astronauta sovietico) di partire.

Il razzo si staccò dalla postazione di partenza e decollò. Le prime due fasi del lancio andarono secondo i piani, eppure dalla terza in poi cominciarono a verificarsi i primi problemi: il radiocomando dei propulsori infatti, cessò di funzionare a causa di un’errata sincronizzazione dei tempi. Il ritardo non era molto, circa 15 secondi, ma non trascurabile. Secondo alcuni rapporti ( i dati delle telemetrie sono classificati ancora oggi), a causa di questo problema l’orbita del velivolo si rivelò 100 km più in alto delle previsioni, mettendo l’astronauta in una situazione molto pericolosa.

Jurij Gagarin nell'abitacolo

Nella nave “Vostok-1” c’era solamente un sistema frenante. Fu deciso di non installarne un secondo, poiché si era ipotizzato che in caso di guasto del sistema principale, la nave sarebbe discesa dall’orbita nel giro di qualche giorno, a causa dell’attrito. Proprio in previsione di questa situazione, fu prevista all’interno della nave una scorta d’acqua, di alimenti e di ossigeno per dieci giorni. Gli astronauti stessi furono sottoposti ad uno speciale addestramento, che consisteva nel rimanere seduti per molti giorni in camere ermetiche, preparandosi alla lunga durata del viaggio.

Nella nuova orbita però, l’apparecchio avrebbe richiesto alcune settimane per tornare negli strati più densi dell’atmosfera, quindi un guasto ai sistemi frenanti avrebbe significato per l’astronauta una lunga e tormentata morte per fame, sete o carenza di ossigeno.

Preoccupazioni

In generale, durante tutto il viaggio le preoccupazioni per la salute psicologica di Gagarin furono forti: era il primo uomo ad affrontare l’ignoto. Molti dottori suggerivano che lo sguardo dell’astronauta non avrebbe avuto niente a cui aggrapparsi nello spazio infinito, e quindi sarebbe potuto impazzire.

A causa di queste preoccupazioni, il comando manuale della nave fu bloccato e a Jurj fu consegnata una busta contenente un codice segreto per lo sblocco del sistema.

Si dice comunque, che i suoi amici non mantennero il segreto e gli riferirono il codice ancora prima della partenza: 125.

foto di Jurij Gagarin

Le impressioni di Gagarin

A causa del loro peso eccessivo, o per qualche altro motivo, a bordo del “Vostok-1” non c’erano apparecchiature fotografiche. Tutte le impressioni del primo astronauta furono scritte su carta con la matita o incise dal registratore di bordo.

Queste attività tuttavia non durarono molto: nell’assenza di gravità, la matita si allontanò da Gagarin, e la quantità di nastri del registratore si rivelò insufficiente (si vide costretto a riavvolgerli e ricominciare) per registrare tutti i suoi pensieri e ciò che aveva da dire.

 

Dopo il volo egli scrisse una frase importante per tutto il mondo: “lasciando la Terra a bordo della navicella, ho visto quanto fosse bello il nostro pianeta. Amici, proteggiamo e valorizziamo questa bellezza, e non distruggiamola!”

 

Dopo il completamento dell’orbita prevista, il sistema frenante si attivò quasi in tempo. Tuttavia, il blocco frenante non fece altrettanto – secondo le parole dell’astronauta, richiese come minimo dieci minuti. A causa di ciò il velivolo entrò nell’atmosfera girando su sé stesso a grande velocità. Il pilota comunque decise di non far impensierire troppo i tecnici a terra, e prima di perdere il collegamento riferì solamente di un “leggero rollio”. Il sovraccarico durante la discesa raggiunse i 10g (dieci volte la normale forza di gravità).

Lo stesso Jurij più tardi avrebbe raccontato di come l’avesse impressionato vedere il rivestimento esterno prendere fuoco: poteva infatti vedere il metallo fuso che scorreva lungo la fusoliera della nave in fiamme.

Ritorno sulla terra e nuovi problemi

Alla fine, all’altezza di 7 km dalla superficie Gagarin si catapultò fuori, e atterrò lontano dalla capsula; si ritiene che il volo sia durato 113 minuti e non 108, dal momento che l’astronauta arrivò a terra cinque minuti dopo la nave. Durante l’espulsione, si verificarono altri imprevisti: primo, l’astronauta perse la borsa con il gommone gonfiabile. In questo caso gli tornarono utili le sue abilità di paracadutista; riuscì a correggere la caduta con il paracadute e ad atterrare ad alcuni kilometri dalla riva del Volga.

Gagarin di ritorno dal suo viaggio

Oltre a ciò, non si aprì la valvola che doveva immettere l’aria nella tuta spaziale. Nonostante molte fonti sostengano che questo rappresenti un pericolo mortale, per Gagarin costituì “semplicemente” un grande disagio.

Ed ecco che ancor prima delle 11 di mattina Jurj Gagarin si ergeva sulla piazzola di lancio nei pressi di Selovka, nell’oblast’ di Saratov. La sua nave mancò il punto di atterraggio prestabilito di cento km, a causa del malfunzionamento del sistema frenante.

Successivamente, si prenderà atto di tutti i problemi incontrati dall’astronauta, e nella costruzione dei successivi velivoli spaziali saranno apportate le modifiche necessarie.

Da parte loro, le autorità dell’URSS riferirono che il volo era avvenuto secondo i piani e che non si era verificato nessun tipo di problema. Per questo, e altri abbellimenti della versione originale (ad esempio, l’affermazione secondo la quale Jurj era tornato sulla Terra ancora a bordo della capsula), comparvero ipotesi secondo le quali Gagarin non era mai stato realmente nello spazio – ipotesi che di tanto in tanto si trovano ancora, riproposte in film-documentario e in discussioni su Internet.

L’impresa di Jurj Gagarin, il primo astronauta e collaudatore della tecnologia spaziale sovietica, resterà per sempre impresso nella memoria delle persone. Egli fu il primo che riuscì ad uscire, ricordando le parole di Tsiolkovsky, dalla culla dell’umanità. Per un simile traguardo, l’età è veramente solo un numero.

Fonte: moiarussia.ru, 4 marzo 2015, di Andrej R., tradotto da Giacomo Oboe

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Sono nato nel 1995 in provincia di Vicenza. Mi sono laureato in russo e francese all’Università Cà Foscari di Venezia , e ora sono uno studente del Master ELEO presso la Cà Foscari Challenge School. Sono appassionato di tutto ciò che riguarda la sfera delle relazioni internazionali, in particolare dello spazio post-sovietico; amo viaggiare, leggere e imparare.

Giacomo Oboe

Sono nato nel 1995 in provincia di Vicenza. Mi sono laureato in russo e francese all'Università Cà Foscari di Venezia , e ora sono uno studente del Master ELEO presso la Cà Foscari Challenge School. Sono appassionato di tutto ciò che riguarda la sfera delle relazioni internazionali, in particolare dello spazio post-sovietico; amo viaggiare, leggere e imparare.