Il trio Baltico: cosa vogliono i capi di Stato dei paesi baltici da Washington

Il Presidente degli Stati Uniti ha accolto a Washington i capi di Stato dei tre paesi baltici, per discutere l’opposizione della Russia, il rafforzamento della collaborazione militare e la diversificazione della fornitura di gas. Questo peggiora le relazioni di questi paesi con Mosca, sostengono gli esperti.
Raimonds Vejonis, Kersti Kaljulaid, Dalia Grybauskaite e Donald Trump (da sinistra a destra) (Foto: Carlos Barria / Reuters)

Festa per quattro

Martedì 3 aprile, il Presidente americano Donald Trump ha accolto nella Casa Bianca i leader dei tre stati baltici: Lettonia, Lituania ed Estonia. L’ultimo incontro era stato quasi quattro anni fa; nel settembre 2014 Barack Obama si era incontrato con i Presidenti dei paesi baltici a Tallin.

L’incontro di Washington era stato annunciato già a fine febbraio. La Casa Bianca ha dichiarato che la motivazione ufficiale per cui è stato organizzato il vertice è il centenario della proclamazione di indipendenza degli stati baltici dall’Unione Sovietica, che si celebra nel 2018. Nel corso dell’incontro si discuterà della collaborazione tra Washington e le tre capitali baltiche in ambito economico, militare e culturale.

Prima dell’arrivo a Washington, i leader degli stati baltici hanno dichiarato che parleranno con Trump delle minacce provenienti dalla Russia ed insisteranno per aumentare l’aiuto militare americano. Ciò nonostante Trump ha inaugurato l’incontro con un’osservazione imprevedibile riguardo le relazioni con Mosca. Durante il pranzo con i capi di Stato delle Repubbliche baltiche, il Presidente degli Stati Uniti ha sottolineato come, tra i suoi predecessori, nessuno sia stato più duro di lui con la Russia. In merito a ciò, Trump ha sottolineato che in futuro è intenzionato ad andare d’accordo con Mosca. “Andare d’accordo con la Russia è una cosa positiva, non negativa. Tutti possono concordare con questa affermazione, tranne gli stupidi” ha dichiarato Trump (citazione di Bloomberg).

Nonostante ciò, durante la conferenza stampa al termine delle trattative, il tema della Russia non è stato praticamente toccato – Trump ha parlato della necessità dello sviluppo delle relazioni commerciali ed economiche degli USA con i paesi baltici, tra cui la diversificazione della fornitura di gas (attualmente il fornitore principale di risorse energetiche per i tre paesi è la Russia).

Gli Stati Uniti forniscono ai tre paesi quasi 100 milioni di dollari per l’acquisto di munizioni di grosso calibro e più di 70 milioni per l’addestramento dei soldati e per l’acquisto di armamenti, ha dichiarato la Casa Bianca al termine dell’incontro.

 

“Patriot” per patrioti

Gli stati del Baltico dovevano provare a portare in primo piano la tematica anti-russa, ha suggerito il Direttore del Consiglio per gli affari internazionali Ivan Timofeev. Sono gli alleati più fedeli e coerenti degli Stati Uniti e dell’Europa, sono i paesi che rappresentano “la punta di diamante per il contenimento della Russia”, sostiene l’esperto.

Il vertice negli Stati Uniti continua a non tirare in ballo le relazioni russo-baltiche, ma il problema russo può essere sollevato a sua volta per via del fattore sicurezza, sostiene il Direttore esecutivo del Centro lettone di studi politici sull’Europa Orientale, Andis Kudors. Questo vertice non è contro qualcuno, piuttosto sottolinea l’attenzione di Washington per i tre piccoli stati baltici, i quali “sono riusciti a ristabilire la democrazia, sottratta durante gli anni dell’occupazione sovietica”, ha spiegato lo studioso lettone.

A giudicare dalle dichiarazioni dei leader baltici alla vigilia del vertice, il tema della difesa è stato se non l’unico, perlomeno il principale. Il Presidente della Lituania Dalia Grybauskaite, prima dell’arrivo a Washington, durante l’intervista con il canale radiofonico LRT ha dichiarato: “Spero che gli Stati Uniti e gli altri nostri alleati capiscano che lo spazio aereo sopra i paesi del Baltico va difeso. È importante, che le truppe americane siano presenti nei nostri paesi dandosi il cambio continuamente”.

La fonte d’informazione EurActiv in lituano ha spiegato, che i leader dei tre paesi hanno in programma, durante l’incontro con Trump, di convincerlo a mettere a disposizione durante le esercitazioni della NATO nel Baltico più spesso possibile i sistemi anti-missile “Patriot”, per contrastare una possibile minaccia russa.

Sistema missilistico antiaereo “Patriot” (Foto: Franciszek Mazur / Reuters)

I primi sistemi anti-missile americani “Patriot” sono apparsi nel Baltico durante le esercitazioni della NATO nel luglio del 2017. Qualche settimana dopo, il Vice Presidente degli Stati Uniti, Mike Pence, durante l’incontro con i Presidenti degli Stati baltici a Tallin, non ha escluso la possibilità di collocare in futuro i sistemi anti-missile nella regione. “Ora per i paesi baltici non c’è minaccia più grande di quella proveniente dal suo imprevedibile vicino orientale” – ha spiegato Pence, criticando il tentativo della Russia di “ridisegnare i confini mondiali e minare la democrazia”.

La Polonia, confinante con le repubbliche baltiche, si è già accordata, non solo per la semplice installazione, ma per l’acquisto dei sistemi anti-missile americani. La scorsa settimana, il 28 marzo, il governo polacco ha sottoscritto un accordo per la fornitura di 16 sistemi “Patriot” con missili non localizzabili dai radar per una somma pari a quasi 5 miliardi di dollari. La prima fornitura avrà luogo nel 2022. Varsavia ha ritenuto necessario acquistare i sistemi anti-missile americani, vista la la modernizzazione dei sistemi missilistici russi nella regione di Kaliningrad. (Mosca ha motivato l’installazione dei suoi sistemi “Iskander”, vista la creazione di “sistemi missilistici anti-russi”.)

 

Aumentare le spese militari

Secondo la dichiarazione di febbraio della Casa Bianca, Washington vuole spingere i paesi baltici ad adeguarsi ai parametri della NATO per quanto riguarda le spese per la difesa. Fra questi tre paesi solo l’Estonia ha soddisfatto il criterio della NATO per le spese di difesa nel 2014, spendendo non meno del 2% del PIL, mentre la spesa di Lettonia e Lituania era inferiore all’1%. Da allora il budget destinato alla difesa nelle spese di questi stati ha cominciato a salire; ora in due di essi supera l’1,7%, ed entro la fine del 2018 dovrebbe raggiungere il 2%. Nel 2018 le spese per la difesa previste dal budget estone corrispondono a 524 milioni di dollari, ossia il 2,14% del PIL.

A partire dall’estate del 2017, nei tre paesi del Baltico e in Polonia si sono dispiegate truppe NATO provenienti da diversi paesi. Le alleanze militari funzionano in base al principio dell’alternanza; i soldati dei diversi paesi che compongono l’alleanza, inizialmente sono stanziati per otto mesi in uno dei quattro paesi, poi in un altro. In Estonia le truppe sono comandate dalla Gran Bretagna, in Lettonia dal Canada, mentre in Lituania dalla Germania.

Le preoccupazioni riguardo l’ “espansione russa” nell’area Baltica sono aumentate rapidamente dopo l’annessione della Crimea alla Russia nel 2014 ed hanno spinto i paesi baltici a rafforzare i rapporti con gli Stati Uniti e ad aumentare le spese per la difesa, afferma Anke Schmidt-Felzmann, esperta del Foreign policy research institute, istituto di ricerca americano. “Per i paesi baltici, il rapporto con gli Stati Uniti ha sempre giocato un ruolo fondamentale, indipendentemente da chi dirigeva l’amministrazione americana”. – è sicura Schmidt-Felzmann. In merito a ciò, la studiosa avverte che un eccessivo coinvolgimento degli Stati Uniti negli affari dei paesi baltici, provocherebbe una reazione aggressiva di Mosca.

Il 3 aprile, il viceministro degli Esteri russo, Aleksander Grushko (precedentemente rappresentante permanente della Russia alla NATO) ha criticato l’aumento della presenza militare dell’Alleanza Atlantica ai confini occidentali della Russia. Parlando dei paesi baltici, il diplomatico ha sottolineato che fino a poco tempo fa le relazioni della Russia con loro non sono state “di tipo militare”, nonostante la quantità di reclami reciproci. “Ora grazie al rafforzamento della NATO, questi stati vengono considerati durante la pianificazione delle politiche di difesa della Russia. Qualsiasi tentativo di usare i nostri vicini come punto strategico per usare la forza non porterà a nulla”. – ha avvertito Grushko durante la conferenza tenutasi presso il Club “Valdai”.

 

Tocca a Mosca decidere

La solidarietà dei paesi baltici con gli Stati Uniti riguardo la questione russa, incide nei loro rapporti con la Russia, sottolineano gli esperti intervistati da RBC. Fino al 2014, Riga sperava in un miglioramento delle relazioni con la Russia e ha compiuto diversi passi in avanti, incluso il passaggio alla Russia del territorio del Pytalovskij e la visita del Presidente lettone Valdis Zatlers a Mosca nel 2010, ricorda Kudors. “La Lettonia si è sforzata per diversi anni nel tentativo di sviluppare normali relazioni di vicinato con la Russia, ma la “palla” per il miglioramento delle relazioni è passata sempre più nelle mani di Mosca”, – dice Kudors. Tuttavia, nonostante la retorica, con le attuali sanzioni economiche, nessuno dei due Stati ha fatto dichiarazioni e la Russia rimane al terzo/quarto posto tra i partner commerciali per export e import della Lettonia, sottolinea Kudors.

La Russia viene percepita dalle Elite politiche baltiche come una potenza revisionista, che tenta di ristabilire la sua sfera d’influenza tradizionale, ha detto a RBC il politologo e professore dell’Euroacademy di Tallin Leonid Karabeshkin. I paesi baltici non sono interessati ad un confronto militare diretto con la Russia e, secondo le dichiarazioni di alti funzionari, non considerano il rischio di un attacco da parte della Russia come probabile, sottolinea l’esperto. Ci sono contatti nella sfera culturale e umanistica, cresce l’interscambio turistico da entrambi i fronti e la collaborazione economica continua; tuttavia la carcassa della collaborazione economica russo-baltica si continua a decomporre senza sosta – il transito delle merci è orientato sempre più verso i porti russi, mentre la collaborazione energetica è in calo, in pratica si sta realizzando uno scenario in cui entrambe le parti si ignorano reciprocamente, riassume Karabeshkin.

Fonte: Rbc.ru, 03/04/2018 – di Georgi Makarenko e Ksenia Besvikonnaja, traduzione di Giacomo De Carlo

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Innamorato di Dostoevskiij e del mondo post sovietico in tutte le sue sfaccettature. Ho iniziato a studiare russo all’Università Ca’Foscari nel 2013 e da quel momento questa lingua ha portato solo sorprese nella mia vita.
Grazie ad essa ho vissuto per 5 mesi a Vilnius per motivi di studio, per poi spostarmi nella caotica Mosca e qualche anno più tardi nella piovosa San Pietroburgo per poi andare a studiare in Siberia, a Novosibirsk. Mi sono avventurato fino a uno dei luoghi più incredibili della Russia: la regione di Altaj, spingendomi sino al confine con la Mongolia. Sogno un giorno di attraversare tutta la Russia in Transiberiana e di riuscire a vedere con i miei occhi, una delle meraviglie del mondo, il lago Baikal.

Giacomo De Carlo

Innamorato di Dostoevskiij e del mondo post sovietico in tutte le sue sfaccettature. Ho iniziato a studiare russo all'Università Ca'Foscari nel 2013 e da quel momento questa lingua ha portato solo sorprese nella mia vita. Grazie ad essa ho vissuto per 5 mesi a Vilnius per motivi di studio, per poi spostarmi nella caotica Mosca e qualche anno più tardi nella piovosa San Pietroburgo per poi andare a studiare in Siberia, a Novosibirsk. Mi sono avventurato fino a uno dei luoghi più incredibili della Russia: la regione di Altaj, spingendomi sino al confine con la Mongolia. Sogno un giorno di attraversare tutta la Russia in Transiberiana e di riuscire a vedere con i miei occhi, una delle meraviglie del mondo, il lago Baikal.