I debutti più clamorosi del XX secolo

Sette scrittori russi e sovietici, il cui percorso verso l’Olimpo letterario fu veloce come un lampo.

Michail Kuzmin

Michail Kuzmin
Michail Kuzmin. Disegno di Konstantin Somov 1909

Michail Kuzmin ha fatto la sua entrata sulla scena del secolo d’argento nel 1906, alla matura età di 34 anni. A intervalli di alcuni mesi vennero pubblicate sulla rivista simbolista “Besy” delle poesie che sarebbero diventate il biglietto da visita del poeta: a luglio comparvero i versi del ciclo “Canti di Alessandria”, a novembre il romanzo filosofico e giornalistico Kryl’ja (“Le ali”, NdR), la prima opera a tema omosessuale letteratura russa , che causò un legittimo scandalo. Tutti iniziarono a parlare di Kuzmin.

Questo brillante debutto era stato preceduto da anni di lavoro creativo, nascosto al grande pubblico. Kuzmin, che aveva studiato presso il Conservatorio Rimskij-Korsakov, era conosciuto come compositore, autore e interprete di musica e testi. Alla fine del secolo entrò a far parte del circolo artistico di Pietroburgo proprio come musicista. La sua prima pubblicazione, un testo musicale, avvenne nel dicembre 1904: nella dilettantistica “Raccolta verde di poesia e prosa” venne stampato il ciclo “XIII Sonetti” ed il libretto d’opera “Storia del cavalier d’Alessio”. Questa prima esperienza era stata a malapena notata, le poche recensioni furono moderate, o addirittura negative. Un anno dopo, Kuzmin faceva la sua comparsa presso la “Torre” di Vjačeslav Ivanov, faceva conoscenza con Brjusov, e veniva invitato da “Besy”. La pubblicazione sulla principale edizione del simbolismo russo aprì al cantore della ” bella chiarezza ” la strada verso la fama.

Jurij Oleša

Jurij Oleša
Jurij Oleša. Anni ’60.

Il romanzo Invidia (1927) fu il primo lavoro in prosa pubblicato da Jurij Oleša, che aveva precedentemente lavorato come giornalista e scritto feuilletons di poesia stampati sotto lo pseudonimo di Zubilo sulla rivista ferroviaria “Gudok” (alla quale al tempo collaboravano Zoščenko, Bulgakov, Kataev, Il’f e Petrov). Invidia non fu il primo lavoro dello scrittore: nel 1924 Oleša aveva scritto il romanzo-fiaba Tri tolstjaka (“I tre grassoni”) che fu pubblicato solo un anno dopo il romanzo che lo rese famoso.

La storia di Andrej Babicev e Nikolaj Kavalerov fece una tale impressione sul redattore capo del “Krasnoj novi” Fedor Raskol’nikov, che per pubblicarlo più velocemente fermò due numeri del giornale già pronti per la stampa. Invidia ebbe una grande eco non solo nella Russia sovietica (il romanzo venne elogiato da Gorkij, Lunačarskij, Sklovskij), ma anche nel cerchio di emigrazione russa (Chodasevič, Adamovič, Berberova). Nel 1931, rispondendo alle domande della “Novaja Gazeta” di Parigi, Kuprin e Chodasevič definirono il romanzo di Oleša tra le migliori opere del decennio. Nina Berberova ha scritto nelle sue memorie:

“… nell’estate del 1927 lessi Invidia e provai la più forte impressione letteraria da molti anni. <…> Vidi che Oleša era uno dei pochi ora in Russia a sapere cosa fosse il sottotesto e quale fosse il suo ruolo nella composizione in una prosa che possiede intonazione, tratti di grottesco, iperboli, musicalità e colpi di scena dell’immaginazione inaspettati. La coscienza dello svolgimento dei compiti, il controllo su questo esercizio e l’eccellente “equilibrio” del romanzo erano straordinari”.

Nikolaj Erdman

Nikolaj Erdman
Nikolaj Erdman. Anni ’20

Il 20 aprile 1925 al teatro Vsevolod Mejerchol’d si tenne la prima della commedia Il Mandato. Il successo fu assordante: nel giro di un anno vennero messi in scena 100 spettacoli e Il Mandato divenne l’evento principale della vita teatrale della capitale. L’autore della trionfale piece era il ventiquattrenne Nikolaj Erdman, e Il Mandato era il suo primo grande esperimento drammatico (anche se Erdman e non era estraneo al mondo letterario: nel 1918 era entrato nel cerchio dei poeti immaginisti, e agli inizi degli anni ‘20 aveva scritto sketch, interludi e un libretto per il cabaret di Mosca). Mejerchol’d paragono il drammaturgo in erba a Gogol’ e Sukhovo-Kobylin:

“Una commedia domestica moderna, scritta nelle tradizioni autentiche di Gogol’ e Sukhovo-Kobylin. Il grande valore artistico della commedia è dato dal suo testo. Le caratteristiche dei personaggi sono fortemente legate allo stile della lingua”.
Vsevolod Mejerchol’d in un’intervista al quotidiano “Večernjaja Mosckva”
A questo popolare spettacolo fecero visita Konstantin Stanislavskij e le stelle del suo teatro: Ol’ga Knipper-Čechova e Vasilij Kačalov.

“Abbiamo visto, ovviamente, Il Mandato Ol’ga Leonardovna rideva del fatto che il pubblico quella sera aveva visto due spettacoli: uno sul palco, l’altro: vedere quale impressione faceva a Stanislavskij. E l’impressione è stata buona. È piaciuto a tutti”.
E. N. Konšin in una lettera a F.N. Michalskij del 22 ottobre 1925

Dopo la messa in scena a Mosca ne seguirono altre: a Leningrado, Kiev, Charkov, Baku, Taškent e Berlino. I migliori teatri del paese, il Mejerchol’d, il teatro d’arte di Mosca, il Vachtangov, lottarono per mettere in scena il secondo dramma di Erdman Il Suicidio, ma la decisione del Comitato del Repertorio Generale di vietare la piece chiuderà per sempre la strada di Erdman verso il palcoscenico sovietico.

Nikolaj Ostrovskij

ritratto Nikolaj Ostrovskij
Nikolaj Ostrovskij. Riproduzione di un quadro di Heinrich Vogeler. Mosca 1936

Nikolaj Ostrovskij, un partecipante alla Guerra Civile, membro del Komsomol, costretto a letto da una malattia incurabile dall’età di 23 anni e gradualmente divenuto cieco, completa la storia Come fu temprato l’acciaio nel 1931. Arrivare alla pubblicazione non fu semplice, ma dopo una seconda revisione venne accettato per la pubblicazione in frammenti sulla rivista “Molodaja gvardija” nel periodo aprile-settembre 1932 e venne poi pubblicato separatamente come libro.

La pubblicazione sulla rivista ed il libro non causarono particolare interesse nei critici professionisti: Ostrovskij veniva intravisto nella rassegna bibliografica, ma le grandi riviste lasciarono nel silenzio la storia di Pavel Korčagin.
L’opera di Ostrovskij venne accolta in modo completamente diverso dai semplici lettori: Come fu temprato ebbe un incredibile successo. La “Molodaja gvardija” fu inondata di lettere (circa duemila nel 1934, più di cinquemila nei primi dieci mesi del 1935), “di tutte quelle migliaia – solo trecento erano di carattere individuale, e il resto veniva dai Komsomol, da squadre di militari e di lavoro” ( Lev Anninsky). Il libro venne messo nelle file delle biblioteche, discusso negli incontri del Komsomol, nelle scuole tecniche e nell’esercito.

Nel 1935 la popolarità dal “basso” viene in superficie: La “Pravda” stampa un saggio del giornalista Michail Koltsov sull’eroe-scrittore e di Ostrovskij e del suo libro viene a sapere tutto il paese. Nel giro di un anno e mezzo un signor nessuno si trasforma in un classico della letteratura sovietica, il suo romanzo diviene il libro preferito della gioventù sovietica e il più alto esempio artistico di realismo socialista. Comincia a formarsi un culto ufficiale di Ostrovskij: riceve l’Ordine di Lenin, gli viene assegnato un appartamento a Mosca e una dacia a Sochi. La fama di questo scrittore costretto a letto sorpassa i confini dell’Unione Sovietica: Ostrovskij è in corrispondenza con Romain Rolland, a Sochi riceve la visita di André Gide.
“Non posso parlare di Ostrovskij senza provare il più profondo rispetto. Se non fossimo in URSS, direi: “Questo è un santo”. La religione non ha mai creato un volto più bello. ”
André Gide. “Ritorno dall’URSS”

Viktor Nekrasov

Viktor Nekrasov
Viktor Nekrasov, Kiev 1974

Viktor Nekrasov, architetto, attore e artista teatrale, non si dedicò all’opera letteraria prima della guerra, divenne uno scrittore durante la Battaglia di Stalingrado. Fu lì che concepì la sua prima e più importante opera il romanzo Nelle trincee di Stalingrado, che nel 1946 fu pubblicata con il nome di Stalingrado nella rivista “Znamja”.

Il debutto di Nekrasov venne molto apprezzato da Tvardovskij e Platonov, ma la reazione della critica ufficiale fu nettamente negativa: al romanzo venne rimproverato il realismo strisciante, il pacifismo, la vicinanza a Erich Maria Remarque, l’Unione degli scrittori tenne due incontri sull’analisi critica di Stalingrado. Nekrasov venne salvato dalla completa sconfitta dal Premio Stalin, inaspettatamente assegnato allo questo debuttante sconosciuto nel 1947, apparentemente, su istruzioni personali di Stalin.

Stalingrado, che aveva avuto un successo di lettori assordante, segnò l’inizio di una nuova epoca letteraria, le particolarità della poetica di Nekrasov: il naturalismo, l’attenzione alla vita del soldato, la rinuncia all’eroismo e al pathos divennero i tratti essenziali di tutta la “lejtenantskaja prosa” (il genere letterario militare composto da ex ufficiali dell’armata rossa, NdR) e determinarono il carattere della letteratura di questa generazione al ritorno dal fronte. Poco dopo la pubblicazione e prima dell’assegnazione del premio, Sergej Ėjzenštejn attirò l’attenzione sul romanzo: il grande regista dedicò un’analisi del libro in una conferenza tenuta all’Università statale pan-russa di cinematografia Gerasimov nel dicembre del 1946.

Aleksandr Solženicyn

Aleksandr Solženicyn
Aleksandr Solženicyn 1962

Il racconto Una giornata di Ivan Denisovič, pubblicato nel numero 11 della rivista “Novyj Mir” del 1962, porto il proprio autore, lo sconosciuto insegnante di matematica Aleksandr Solženicyn, alla fama in tutto il mondo. Ivan Denisovič è stato concepito nell’inverno 1950-1951, in un lager in Kazakistan, ma fu scritto solo nove anni dopo a Rjazan’ dove Solženicyn si era stabilito dopo l’esilio. Nel novembre del 1961, dopo il discorso di Chruščëv al XXII Congresso del PCUS, che aveva confermato la continuazione della politica di destalinizzazione, Solženicyn decise di inviare la copia dattiloscritta del racconto alla redazione di ” Novyj Mir” dove l’8 dicembre arrivò al redattore della rivista Aleksandr Tvardovskij. Grazie ai suoi sforzi e all’approvazione personale di Chruščëv il racconto venne pubblicato

Il testo di Solženicyn fece una grande impressione sui suoi primi lettori. È noto che Tvardovskij lo lesse diverse volte durante una notte, cosa che successivamente non fece con nessun altro lavoro dell’autore. Kornej Čukovskij definì il racconto “un miracolo letterario”. Secondo le memorie di Lidija Čukovskaja, Anna Achmatova, dopo aver letto Una giornata di Ivan Denisovič, disse: ” Ogni cittadino dei duecento milioni di cittadini dell’Unione Sovietica è obbligato a leggere questo racconto e impararlo a memoria”. La tiratura dell’11° numero di “Novyj Mir” fu di 96.900 copie (in seguito vennero stampate altre 25.000 copie su risoluzione del Comitato Centrale del CPSU). Nel gennaio 1963 il racconto venne ristampato da “Roman-Gazeta” (700.000 copie), e in estate uscì come libro separato per la casa editrice “Sovetskij pisatel’” (100.000 copie). Il paese intero lesse Una giornata di Ivan Denisovič e Solženicyn divenne una celebrità. La redazione della rivista iniziò a ricevere numerose risposte dai lettori. “…quando venne stampato Ivan Denisovič —  ha ricordato Solženicyn —  “mi arrivarono lettere da tutta la Russia e nelle lettere le persone scrivevano quello che avevano vissuto “.

Venedikt Erofeev

La copertina della prima edizione di Mosca-Petuski. Venedikt Erofeev
La copertina della prima edizione di Mosca-Petuski

Con lo sviluppo di samizdat (letteralmente auto-edizione: la diffusione di opere letterarie o saggistiche al di fuori dell’editoria ufficiale, NdR), nuovi nomi letterari cominciarono a comparire attorno alle restrizioni della censura. Un chiaro fenomeno della controcultura letteraria sovietica fu il poema Mosca-Petuski, la prima opera di Venedikt Erofeev (c’è un dibattito aperto sul fatto Memorie di uno psicopatico fosse già completato). Il poema, scritto da Erofeev tra la fine del 1969 e l’inizio del 1970, ebbe un’ampia diffusione tramite il samizdat nei primi anni settanta. La popolarità fu enorme: secondo Gabriel’ Superfin, Mosca-Petuski divenne il samizdat più popolare (insieme ai libri dei fratelli Strugackij). Il testo di Erofeev veniva imparato a memoria e venne distribuita una registrazione su nastro della lettura da parte dell’autore. Il successo del libro fu completamente inaspettato per il suo autore. Erofeev ha riconosciuto che il poema era stato “senza alcuna pretesa…”, “per sette o otto amici …”, “in modo che potessero ridere per dieci pagine, e poi per otto pagine rattristarsi e pensare”.

Nel 1973 Erofeev venne scoperto anche all’estero: il primo tamizdat (pubblicazioni all’estero di opere proibite nell’URSS, Ndr) della rivista israeliana “Ami” fu seguito da numerose pubblicazioni straniere (a Londra, Parigi, Stoccolma, e così via). Dopo il riconoscimento da parte dei lettori venne il successo di critica e si cominciò a scrivere molto su Erofeev: nel 1978 venne pubblicato un articolo di Peter Weill e Aleksandr Genis Visokosnye ljudi Venedikt Erofeev lo stesso anno dell’opera di Erofeev scrive Andrej Sinjavskij. Nel 1981 appare la prima opera strettamente accademica su Mosca-Petuski: l’articolo di Boris Gasparov e Irinna Paperno Vstan’ i idi sul ruolo delle allusioni letterarie nel poema. Negli anni ’80 in Occidente si scrivevano già dissertazioni e monografie su Erofeev. Era diventato un classico riconosciuto dell’arte underground sovietica. In Russia la prima pubblicazione ufficiale del famoso poema avrà luogo solo alla fine degli anni ’80.

Fonte: Arzmas.academy

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Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

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