Le immagini chiave della Russia. Dalla guerra alla perestrojka

Da Stalin nel feretro ai film del disgelo, dall’installazione di Kabakov e colpo di stato del Comitato statale per lo stato di emergenza.

Parata della vittoria sulla Piazza Rossa

Parata della vittoria sulla Piazza Rossa
24 giugno 1945
Foto di Fedor Kislov

La dirigenza sovietica decide di celebrare la vittoria sulla Germania con una parata solenne. Sulla Piazza Rossa marciano i reggimenti di tutti i fronti, alla fine del corteo i militari portano gli stendardi tedeschi abbassati. Indossano guanti in modo da non toccarli e non contaminare la vittoria. Gli stendardi vengono infine gettati ai piedi del Mausoleo. Dalla tribuna del mausoleo Stalin osserva la parata in uniforme militare, accanto al capo si trovano Budënnyj e Vorošilov. Dirigono la parata i due marescialli più famosi: Georgij Žukov e Konstantin Rokossovskij (quest’ultimo prima della guerra era sopravvissuto all’arresto, agli interrogatori e alle torture ed era stato riabilitato solo nel 1940). Lo stesso giorno i militari chiedono a Stalin di assumere il grado di generalissimo dell’Unione Sovietica e lui accetta. Già dal 1948 il 9 maggio cesserà di essere un giorno di festa, e la sfilata successiva avrà luogo solo 20 anni dopo la vittoria, sotto Brežnev.

Il corpo di Stalin nel feretro nella Sala delle Colonne della Camera dei Sindacati

Il corpo di Stalin nel feretro nella Sala delle Colonne della Camera dei Sindacati
Foto del 1953

Il 1 ° marzo 1953, le guardie trovarono Stalin privo di sensi. Della morte, avvenuta la sera del 5 marzo, viene dato annuncio il giorno dopo. La vita del paese si blocca: dagli anni ‘30 si era dato costantemente forma all’idea che senza il “grande leader” dello Stato e l’esistenza di ogni singolo cittadino sarebbe stata impossibile. Mosca ospita un funerale grandioso: la bara viene messa nella Casa dei Sindacati, l’addio richiede diversi giorni. La processione di chi vuole dire addio al dittatore viene organizzata male: molte strade rimangono bloccate, il giorno del funerale su piazza Trubnaja  si crea un terribile affollamento, e diverse centinaia di persone muoiono schiacciate. Il corpo di Stalin viene trasferito al Mausoleo e posto accanto a Lenin. Con la sua morte finisce un’era e ne inizia un’altra. Il paese dichiara un’amnistia, i prigionieri (politici e vicini alla data del rilascio) escono dai lager, e tre anni dopo al XX congresso del partito, la politica di Stalin viene riconosciuta come sbagliata: il “culto della personalità” è condannato, il leader inizia a essere tolto dai dipinti, gli insediamenti vengono rinominati. Nel 1961 il suo corpo viene portato fuori dal Mausoleo.

Una inquadratura dal film La fortezza di Il'ič

Una inquadratura dal film La fortezza di Il’ič (in russo Застава Ильичa – Zastava Il’iča – La fortezza di Il’ič)
Diretto dal registra Marlen Chuciev. 1964

La destalinizzazione e la conseguente relativa libertà vengono chiamate “disgelo” facendo seguito al romanzo di Il’ja Ėrenburg, scritto nel 1954. Il film La fortezza di Il’ič, che Marlene Chuciev iniziò a girare nel 1961, riassume i risultati di una nuova era: le letture di poesie presso il Museo Politecnico, l’appello agli ideali prestalinisti, il conflitto tra padri e figli o per meglio dire il conflitto tra la generazione stalinista e la generazione del disgelo. Il film esce solo nel 1965 dopo essere stato  rimontato e con un nome diverso: Ho vent’anni. Il disgelo crolla tutto d’un colpo e inizia il tempo di Brežnev: l’era della stagnazione.

Il ritratto di Jurij Gagarin

Il ritratto di Jurij Gagarin
Miniatura di Palekh di Boris Kukuliev. Fine anni ’70.

Nel 1957 l’URSS lancia il primo satellite artificiale, questo evento segna l’inizio di un nuovo periodo nella storia del paese e del mondo. Mentre il nome del capo dei programmi spaziali Sergej Koroleva è rigorosamente segreto (anche la sua carriera è insolita: nel 1938 viene condannato a 10 anni di lager, per poi essere trasferito in un šaraška – i laboratori di ricerca all’interno dei gulag), tutti scoprono il nome del primo uomo nello spazio: il pilota militare Jurij Gagarin. Il volo del 12 aprile 1961 è un successo e Gagarin diventa immediatamente la persona più conosciuta del paese. La sua popolarità supera quella di Chruščëv. Il giorno di volo è dichiarato festa nazionale, Gagarin viene ritratto su francobolli, cartoline, scatole dipinte e vassoi, il suo nome è noto a ogni scolaro, e la Regina d’Inghilterra lo invita ad un ricevimento. Gagarin muore presto e tragicamente durante un volo di addestramento. Il suo status di idolo viene fissato per sempre. Per la sua morte viene dichiarato un lutto nazionale (per la prima volta dopo la morte di Stalin). Strade, piazze e città vengono nominate in suo onore.

Iosif Brodskij a New York

Iosif Brodskij a New York
Foto di Marianna Volkova. 1978

La persecuzione di Iosif Brodskij inizia nel 1963 con un articolo sul quotidiano “Večerniij Leningrad”. Il poeta viene chiamato “parassita”, le sue poesie sono considerate anti-patriottiche, i lettori chiedono di condannarlo in qualche modo. A questo fa seguito un trattamento psichiatrico obbligatorio, e poi il processo, dove a Brodskij viene chiesto, chi lo ha riconosciuto come poeti e se si è laureato in qualche università dove viene insegnato come essere poeti. Dopo il verdetto (cinque anni di lavori forzati e l’esilio), la trascrizione della seduta di corte arriva in Occidente, e numerosi scrittori intervengono in favore di Brodskij. Per un po’ di tempo lo lasciano in pace ma nel 1972 è costretto ad emigrare poiché viene minacciato di una nuova repressione. Nel 1987 Brodskij viene insignito del Premio Nobel per la letteratura e solo in avviene la sua prima pubblicazione post-persecuzione in Unione Sovietica. Nel 1989 il poeta viene riabilitato.

Aleksandr Solženicyn con dei bambini in Svizzera

Aleksandr Solženicyn con dei bambini in Svizzera
Foto di Jean-Claude Deutsch. 1974

Il 12 febbraio 1974, Aleksandr Solženicyn vine arrestato, privato della cittadinanza sovietica e il giorno successivo viene messo su un aereo diretto nella Germania occidentale. Lo scrittore, diventato famoso dopo la pubblicazione del racconto Un giorno di Ivan Denisovič sulla rivista Novyj Mir, a quel tempo era diventato una delle figure più pericolose per il potere sovietico. Non viene stampato, il suo archivio viene sequestrato ma il manoscritto arriva segretamente in Occidente dove riceve il Premio Nobel per la letteratura nel 1970. L’ultima goccia è la pubblicazione del romanzo Arcipelago Gulag, in cui Solženicyn descrive in tutti i dettagli la repressione e i lager dell’Unione Sovietica. Lo scrittore tornerà in patria solo dopo 20 anni, fino alla fine degli anni ’80 le sue opere saranno sottoposte a severi divieti, dalle biblioteche vengono rimosse e distrutte le copie delle riviste con le sue pubblicazioni. Ciononostante Arcipelago Gulag  e Il primo cerchio continueranno ad essere letti a leggere in samizdat e tamizdat, nonostante il rischio di essere messi in prigione per questo.

Lo spettacolo "Amleto" sul palco del Teatro Taganka

Lo spettacolo “Amleto” sul palco del Teatro Taganka
Nel ruolo di Amleto Vladimir Vysockij, nel ruolo di Claudio Aleksandr Porochovščikov. Foto di Anatolij Garanin. 1971

Durante tutti gli anni ’60 e ’70 il Teatro Taganka è uno dei più popolari del paese. Presone la direzione nel 1964, il regista Jurij Ljubimov porta con se con giovani attori e nuovi principi di drammaturgia: dichiara fedeltà al teatro epico di Brecht (la nuova storia del teatro comincia con la messa in scena del brechtiano L’anima buona di Sezuan), compie con costanza esperimenti con la luce e l’ombra, la musica, e la distribuzione dei ruoli. Ogni spettacolo deve battersi con problemi con la censura. Il grande successo di “Amleto” e  “Pugačev” diventano un vantaggio per Vladimir Vysockij: la sua popolarità è paragonabile solo a quella di Gagarin. Vysockij muore nel 1980, Ljubimov nel 1984. Con aspre critiche al regime sovietico in un’intervista avevano rinunciato alla cittadinanza e al teatro.

La detenzione del difensore dei diritti umani Aleksandr Podrabinek

La detenzione del difensore dei diritti umani Aleksandr Podrabinek
Foto del 1977

Il movimento dissidente emerge nella metà degli anni ’60. Di persone insoddisfatte del potere sovietico ce n’erano anche prima, ma da quel periodo i cittadini cominciarono a unirsi attorno all’idea del rispetto dei diritti umani. Nel 1968 diverse persone marciano verso la Piazza Rossa per protestare contro l’introduzione di truppe in Cecoslovacchia e sono state sottoposte ad una repressione. I dissidenti chiedono apertamente il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali sanciti dalla Costituzione sovietica. Alcuni dovranno emigrare in Occidente; agli altri toccheranno la psichiatria punitiva, gli arresti, le deportazioni, il divieto di professione e di residenza nella capitale. Vladimir Bukovskij viene messo in prigione diverse volte, ma anche lì richiede il rispetto della legge. Anatolij Marčenko in carcere annuncia uno sciopero della fame, insistendo sul rilascio dei prigionieri politici e muore di inedia. Non hanno il coraggio di incarcerare l’accademico Sacharov ma per anni viene molestato dalla stampa e nel 1980 viene stati esiliati a Gorkij senza la possibilità di tornare a Mosca."Il caso nel corridoio vicino alla cucina" Installazione di Emilija e Il’ja Kabakov. 1989

“Il caso nel corridoio vicino alla cucina”
Installazione di Emilija e Il’ja Kabakov. 1989. Foto di Stephen Chang

L’arte in Unione Sovietica segue struttura rigida anche dopo la morte di Stalin: gli artisti che non rientrano nel canone ideologico, non sono necessariamente soggetti a una repressione, ma vengono privati di alcune possibilità. Ma quando l’arte è divisa in ufficiale e non ufficiale, la fama mondiale viene ottenuta esattamente da quest’ultima. Molti anticonformisti mettono nei propri dipinti e nelle installazioni la vita quotidiana sovietica: in Erik Bulatov le lettere della scritta “Gloria al PCUS” coprono l’azzurro del cielo, Il’ja Kabakov nelle sue installazioni ricrea il microcosmo della kommunalka, con il muro della vergogna e gli orari di apertura delle finestrelle in cucina, Vitalij Komar e Aleksandr Melamid riproducono in modo beffardo slogan trascinanti.

L’incontro alla Casa Bianca a Mosca
Agosto del 1991

A destra il violoncellista e direttore d’orchestra Mstislav Rostropovič, al centro il sacerdote e dissidente Gleb Jakunin. Foto di Igor Michalev

Il 19 agosto 1991, dopo la notizia dell’inizio della golpe, della rimozione di Gorbačëv e della creazione del Comitato di Emergenza, Mstislav Rostropovič vola a Mosca senza un visto e senza una chiara idea di cosa succederà dopo. Rostropovič aveva riacquisito la cittadinanza l’anno prima: il musicista e direttore d’orchestra di fama mondiale ne era stato privato nel 1978, dopo che era emigrato all’estero con la moglie. Nel 1991 i nomi dimenticati e proibiti erano stati in gran parte riabilitati: si era iniziato a stampare le opere di Solženicyn e Brodskij, Mandel’štam e Gumilev e dei dissidenti liberati dal carcere. Il putch del 1991 avrebbe potuto cancellare tutto questo. L’anziano Rostropovič, una volta a Mosca, si dirige a difendere la Casa Bianca e passa la notte con una pistola. Dopo la caduta colpo di stato viene meritatamente riconosciuto come uno degli eroi dell’agosto 1991.

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Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

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