Oligarkh il più grande gruppo elettronico russo

Il  gruppo di San Pietroburgo compone basi nello spirito di TNGHT, solo con campane, preghiere e canti antichi. Lo fanno senza istruzioni di partito o la benedizione della Chiesa Ortodossa. Nikolaj Ovčinnikov ha parlato con i membri del progetto Oligarkh delle loro radici, delle chiese, dei festival e del programma televisivo “Igraj, garmon’”

– Il gruppo Oligarkh ripristina la cultura de “La Russia che abbiamo perso” cambiandone l’interpretazione. Quanto è vera questa tesi?

Victor: Questo è il compito più importante, quantomeno personalmente.

Anton: Il tema “La Russia che abbiamo perso” mi preoccupa ma non per un’epoca in particolare. Si tratta di immagini che si trovano nel subconscio di qualsiasi russo. E non solo nei russi: i francesi o gli spagnoli si immaginano come dovevano essere gli zar, Eltsin, Nataša Rostov e gli uomini dell’Armata Rossa. È chiaro che non riusciamo a inserire tutto; grazie a Dio, altrimenti ci sarebbero molte richieste da parte degli autori. Durante la creazione dei video che vengono trasmessi durante il concerto, inseriamo di tutto nel nostro lavoro: notizie, pubblicità, foto di moda che possono stare accanto a un frammento de Lo specchio o L’infanzia di Ivan e tutto sembra far parte dello stesso lavoro. Questo riflette “La Russia che abbiamo perso”? No, riflette solamente la cultura russa. L’astrazione della Russia.

– Da dove deriva l’interesse per la cultura non sovietica e pre-sovietica?

V: In generale, tutto è cominciato una sera dopo una giornata dura, in un momento in cui non volevo nulla di legato alla città. Volevo andarmene, scappare, toccare un albero, entrare in un campo, lasciare tutto. Ho aperto una playlist tranquilla di canzoni popolari russe e ho avuto la sensazione di essere in quel campo, in un villaggio lontano con donne cantano in coro. Mi è piaciuta questa allucinazione. Ho pensato che fosse bella e ho voluto condividerla.

– Parlatemi delle immagini. Quando una canzone è pronta come le si crea il video?

 A.: Si inizia con la ricerca. C’è qualcosa che sta aspettando la tua traccia. Qualcosa si cerca per vari tag strani come “kokošnik” o “balalajka”. Ma il passato non è già esaurito, bisogna scavare più a fondo. Non so ancora dove mettere una bella danza di marinai dal film Una tragedia ottimistica.

V: Nella video per Lebedi l’intero concetto è stato inventato da Anton. È stato lui a legarlo alla canzone.

A: In primo luogo eravamo in tempo per l’anniversario del putsch del 1991. È venuto fuori che in diversi erano disposti ad aiutarci per la clip, avevamo come idea delle immagini astratte: una piramide umana con bandiere, un poliziotto, una ballerina. Volevamo impastare tutto a livello ritmico in qualche modo. Ma i figuranti sono finiti nel momento più inopportuno. Alla fine abbiamo fatto tutto da soli, si è rivelato un completo fai-da-te a cui ciascuno a dato il proprio sostegno.

– Per chi ha vissuto nei primi anni Novanta la clip di Lebedi ricorda un orrore infantile. Come è nato in termini di suono e immagine?

V : Ho fatto sentire al tecnico del suono diverse demo tra cui questa traccia ed ho riscontrato proprio una reazione simile. Ho pensato: “Figo” perché io non sentivo nulla del genere.

– Esistono tanti remix su questo pezzo e, per la maggior parte, non si può dire che abbiano avuto successo.

V:  I remix generalmente finiscono per essere senza senso. Noi non abbiamo fatto un remix. Era una nuova lettura. È tutto capovolto: il ritornello diventa la strofa, la strofa diventa il ritornello.

– Lebedi è una dichiarazione politica?

A: No, non lo so. Che cosa ha di politico?

– La storia che sta alla base della traccia e del video.

A: Beh, dovremmo trattarla come una storia. Probabilmente si può ricavarne una qualche morale, ma questo è compito del lettore, dello spettatore e del critico. Noi abbiamo creato un’interpretazione del 1991 senza attori, semplicemente con oggetti da interno e proiezioni.

– Per il 100° anniversario della rivoluzione di ottobre farete qualcosa?

V: Pensavamo a qualcosa con i marinai danzanti, in modo che possano essere inseriti da qualche parte.

– Dal momento che state lavorando con la cultura russa, avete provato a inserirvi in eventi patriottici o ortodossi? Oppure, al contrario, siete stati ripresi per quello che fate?

A: Siamo stati ripresi solamente da persone ubriache e inadeguate. La nostra storia è stata, e probabilmente sarà ancora, ortodossa. Nella città di Ėlektrougli ha luogo il festival Troica (significa Trinità, ndr), organizzato dalla chiesa locale. È molto carino. Presso la chiesa c’è un refettorio dove si mangia al mattino, poi si va al parco della città a camminare. Queste feste popolari sono simili alla celebrazione del giorno della città. Ho chiesto a uno dei sacerdoti prima della nostra esibizione: “Abbiamo diavoli e del fuoco nel video, va bene?” E lui: “È normale, resteremo in piedi”. Una volta Nadežda Tolokonnikova (membro delle Pussy Riot, ndr) ci ha scritto che facciamo ottima musica. Ho ringraziato ma non abbiamo sviluppato questa amicizia.

– Perché?

A: Non si era rivolta a noi per stringere un’amicizia, ha semplicemente scritto che le piaceva il progetto, e noi abbiamo ringraziato. Francamente partecipare ai suoi progetti per noi non sarebbe l’idea migliore. Tutti stanno chiedendo perché l’”insulto di sentimenti” non sia ancora arrivato fino a noi.

– Siete stati invitati allo Sziget festival. Come è successo?

A: Siamo stati invitati lì dopo lo showcase sloveno del MENT festival. Lì per noi si è radunata un’enorme folla: si è pogato e fatto stage diving. Un uomo dal festival di Glastonbury non è riuscito raggiungerci per parlarci. C’erano tante persone all’interno del club quante quelle rimaste fuori per la strada. E si tratta di uno dei club più grandi della Slovenia.

– Essere considerati una attrazione russa  vi crea frustrazione o vi piace?

 A: Non c’è niente di male in questo. La Russia è un grande paese di stereotipi. Ci sono un mucchio di rappresentazioni a suo riguardo. Inoltre il nostro gruppo ha una storia chiara e un tema. È come l’emo che tratta di amore e il reggae che parla di oppressione o gioia.

V: Ci sono molti gruppi simili a cui è difficile interessarsi mentre l’intento della musica è interessare e coinvolgere. Questo non succede perché tutti si ripetono a vicenda. È noioso e non dovrebbe essere così.

– Di chi stiamo parlando?

A: State tutti provando a farci delle domande provocatorie. Cercate di fomentarci? Vi pare che l’intervista sia troppo politicamente corretta?

V: Si tratta di gruppi tutti uguali.

– Il pezzo Anatolija utilizza campioni di vecchie tracce rap. Vi piacerebbe lavorare con qualcuno dei vostri contemporanei?

A: Abbiamo avuto delle proposte. Ma non si può creare qualcosa in modalità emergenza in tre giorni. Il tempo può non essere abbastanza. Siamo musicisti indipendenti, dobbiamo fare molto da soli. Ad esempio faremo un viaggio in Cina in cui sono previsti sette concerti. Non è un’impresa molto redditizia, perché i biglietti sono costosi e il paese è a noi sconosciuto. Ma la Hyperboloid records fa andare lì in tour dei suoi artisti, quindi la strada è battuta.
L’ascoltatore russo non capisce come questo possa avvenire. C’è l’idea che la nostra sia una scena chiusa con timidi tentativi di andare in Occidente. In realtà abbiamo un mucchio di band che sono tanto popolari da noi, quanto in altri paesi e che si esibiscono sia qui che là. Perché ne vale la pena. Ricordate The Grand Astoria?

– Torniamo al rap. Avete detto che ci sono state delle proposte. C’è stato anche un desiderio da parte vostra? E se sì, con chi?

V: Probabilmente con Micha Archangel (Миха Архангел ). Mi piace il gruppo Bsigme (Всигме).

A: Micha Archangel è il più allegro e vicino a noi. Husky (Хáски) è ruvido, straziante. Mi piace la sua lingua così divertente, dove sputa parole con un rigurgito di qualche tipo.

– Avete parlato di una sorta di super-obiettivo, legato al restauro della cultura russa. In cosa consiste?

V: Tutto deve avere uno scopo morale. Ogni creatività ha un proprio vettore.

A: Consiste nel bello, nel buono, in ciò che è luminoso. Non invocare violenza, non speculare su argomenti caldi. Qual è il nostro compito? Non vorrei copiare stupidamente e penso che noi non lo stiamo facendo. Tutti sono condizionati da fonti di ispirazione. Rusty ha il prog-rock, i Flying Lotus hanno il funk, l’hip-hop e il jazz d’avanguardia. Noi abbiamo la musica russa. E pensiamo a come metterla in mostra.

V: Dopotutto cosa può esserci di più profondo in noi? Non l’amore per il blues o l’amore per la musica da ballo. Non sono le nostre radici. Le nostre radici sono nella musica russa. Questo è la base più interessante.

A: Qualsiasi interpretazione è un’opera indipendente. La rivisitazione di Guerra e Pace non  raggiunge l’originale, ma può essere interessante. Ad esempio il racconto del romanzo ad un bambino di sette anni sarebbe una lettura interessante!

– Siete come un bambino di sette anni?

A: No, siamo più grandi. Ma siamo stati tutti cresciuti con questo gioco postmoderno degli anni Novanta con citazioni, iper-citazioni, in un unico pezzo ci sono un sacco di cose, ma tutto è comprensibile e accessibile.

V: Tanti prestiti sono divertenti, sono un gioco di diversi autori. È una festa in cui si è incontrato un gruppo di autori.

A: Quali sono le principali opere postmoderne? Il nome della Rosa e Pulp Fiction. Contengono un sacco di citazioni, ma in un modo eccitante.

OLIGARKH

– Siete il Pulp Fiction della musica russa?

A: È così. Qualcuno guardava i film francesi della nouvelle vague e il neorealismo, e noi guardavamo la TV, i concerti di musica popolare e quello che suonava la radio della nostra auto modello Krasnaja devjatka.

V: Il folk, a proposito, è ancora molto popolare alla televisione bielorussa. In viaggio per Minsk abbiamo guardato la televisione. Vi abbiamo visto un trionfo di coscienza nazionale: giochi sulla conoscenza della storia, canzoni, programmi per bambini. Qualcuno in studio registrava un pezzo con un baian. Qualcuno camminava nella foresta con un bastone da selfie. Questa è la Russia perduta.

A: Noi avevamo”Igraj garmon’” (programma televisivo, ndr) che raccoglieva persone da tutta la Russia. O “B našu gavan’ zachodili korabli”( programma radio, ndr) con uno spostamento verso le canzoni della città. Si trattava di cultura popolare.

V: A Jaroslavl, da dove vengo, c’era un programma chiamato “Vas pozdrabljajut”. In quel programma si susseguivano Nadežda Kadyševa e The Prodigy. Tutto ciò che ho di russo l’ho preso da Jaroslavl. Lì tutto questo è vivo. Ci sono persone che indossano la sermjaga (caratteristica tunica popolare russa, ndr) e contrappongono la cultura pre-rivoluzionaria a quella sovietica. Ovunque tu vada, c’è sempre una chiesa. Ci sono composizioni spirituali di grande successo, che noi usiamo e mi stupisco del fatto che ci siano dei bellissimi canti che nessuno utilizza. Tutti li considerano qualcosa di terribile. La cultura ortodossa è considerata terribile ingiustamente.

– Come vi sembrano gli altri artisti che elaborano il tema del colore musicale nazionale: da Little Big a Neuromonk Feofan?

A.: Non proviamo una simpatia particolare per loro. Feofan ha occupato la nicchia lasciata vacante da MC Vspyškin: un drum & base con battute e giochi di parole. Little Big è un prodotto più interessante e di qualità, ma contiene sempre un umorismo osceno, del thrash e della frenesia.

– È interessante vedere come questo stile sia ora mainstream mentre non lo era negli anni duemila.

 V: Si è creato un interesse. Quando è uscito il nostro primo album, non avevo ancora visto così tanti like. Tuttavia non abbiamo iniziato ad esibirci immediatamente.

– Perché?

V: Non sapevo come farlo senza fare un DJ set. Arrivavano suggerimenti come “suonate in un bar, ad una festa”, ma io volevo che fosse una performance. Volevo che le persone pensassero “Questa è un’esperienza!”. Non volevo fosse un normale concerto, con dei ragazzi con le chitarre. È per questo che abbiamo introdotto la batteria.

A: Siamo cresciuti con festival musicali che venivano mostrati, ad esempio, su SKIF dove non c’era solamente un artista con un laptop. All’inizio non ci veniva tutto perfetto. Al primo concerto al Hello Hostel di San Pietroburgo, la luce si spense, quindi al posto dello schermo c’era un’installazione fatta di cubi. Ma è stato divertente.

V: Durante le ultime canzoni abbiamo aperto la finestra, era l’alba e una barca stava navigando lungo la Neva.

A: Vorrei mostrare quel concerto a Nataša Padabed, che ora è il nostro agente in Europa. Dopo la Cina andremo in Inghilterra, forse parteciperemo a uno showcase. Poi saremo di nuovo a Ėlektrougli. Non è ancora chiaro quali saranno i concerti russi. Ci sarà lo Sziget, un festival a Berlino, un festival in Polonia.

– Praticamente nessun concerto in Russia?

A: Non è una cosa che dipende da noi.

– E da chi dipende?

V: Dal management russo, che attualmente non abbiamo.

A: Forse dai media nazionali, da cui siamo stati testardamente ignorati negli ultimi due anni?

– Si riesce a guadagnare facendo musica?

A.: Dai concerti. Di recente abbiamo sottoscritto un contratto per la distribuzione di album digitali. Il Canada e gli Stati Uniti sono al terzo posto per numero di ascolti. Di questo dobbiamo ringraziare  DJ Kevin Scholes e la radio KEXP che ci hanno portato al MENT

– Quanto successo avete in Russia? Lo Sziget e il MENT sono un risultato eccellente, ma allo stesso tempo il vostro tour nel paese avrà luogo solo in autunno.

A: Qui abbiamo bisogno di spiegare la differenza fondamentale tra questi eventi. MENT, WOMEX, Tallinn Music Week sono showcase, non piazze commerciali ma un modo di potersi vendere per i musicisti. Gli artisti vi partecipano a proprie spese o a spese di agenzie e organizzazioni che li promuovono. A comprare i musicisti sono in realtà i promotori, le etichette e i festival. Sziget è solo uno di questi acquirenti.

Forse in realtà non siamo legati appositamente al mercato russo, non abbiamo un blog con centinaia di migliaia di follower, non partecipiamo alla vita sociale, non facciamo featuring con dei rapper. Stiamo sinceramente cercando di fare qualcosa di cui non avere vergogna: musica bella e intelligente con un bello spettacolo. Per avere successo devi cantare di un amore spezzato, di mamma e papà che non ti capiscono e cose simili oltre ad avere un buon management ed una pianificazione a lungo termine. Noi da soli siamo riusciti a fare solo presentazioni a Mosca e San Pietroburgo. Contavamo sull’aiuto di una persona che ci ha deluso ed era già troppo tardi per organizzare un tour in modo indipendente.

V: Abbiamo un buon manager all’estero, ma in Russia non abbiamo ancora trovato una persona simile. Non siamo ancora pronti per il successo, ecco tutto.

– Potete definirvi un gruppo di esportazione? E come vi relazionate con questa definizione?

A: Probabilmente, possiamo dato che nell’ultimo anno abbiamo fatto più concerti all’estero che a casa. Non c’è niente di offensivo in questo.

– In che rapporti siete con i colleghi della scena elettronica russa?

V: Chi ci conosce si comporta normalmente con noi. Siamo amici di Bereza (Береза), Gleb Raumskaja ha pubblicato le nostre tracce su una compilation, siamo amici con Hyperboloid, prima di andare in Cina abbiamo incontrato Pixelord. Moa Pillar è una ragazza molto intelligente. DZA ha molta classe, peccato che attualmente si esibisca raramente da solo. Tutti, in generale, sono brave persone e musicisti fantastici. Abbiamo cercato di fare amicizia con Skotobojnja ma non ci siamo riusciti. Dita Redrum è una persona fantastica, ci ha aiutato a trovare la sala per la presentazione di San Pietroburgo.

– Avete avuto problemi con i diritti d’autore? Utilizzate un sacco di campioni e frammenti di video di altre persone.

V: Alcuni cose abbiamo dovuto tagliarle anche se la composizione non è peggiorata di molto a causa di questo. Qualcosa lo scriviamo noi. Per la canzone “Drug” ho scritto a Nikita Vysocky una lettera lunghissima. Ho pregato dicendo che avevamo fatto una figata, e che chiedevamo la sua approvazione.

– E lui è d’accordo?

V: Nessuno ha risposto. Forse sta leggendo questa intervista. Nikita ti ho scritto, rispondici.

Fonte: Afisha.ru

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Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

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