La “Generazione Crimea”: cosa sta succedendo ai giovani russi?

Le file vissute come un videogame, gli attacchi di sociopatia ed il supporto dato all’annessione della Crimea; Aleksandr Rikel’, titolare della cattedra di psicologia sociale presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Statale di Mosca, ha raccontato a Gazeta.ru come vive la generazione “Z”.

Stando ai dati del VCIOM (Centro pan-russo per lo studio dell’opinione pubblica, NdT), alle ultime elezioni presidenziali i giovani hanno votato in modo convinto (67,9%) per il leader in carica Vladimir Putin. Mentre alcuni sociologi evidenziano la crescita dei sentimenti patriottici nella generazione “Z”, altri al contrario si concentrano sulla presenza dei liberali tra di loro, avendo osservato migliaia di adolescenti partecipare alle manifestazioni degli oppositori. Allo stesso tempo, tutti i brand mondiali cercano in ogni modo di capire le preferenze e gli interessi della generazione “Z” e a questo scopo istituiscono persino gruppi di studio composti da giovani.

Aleksandr Rikel’, titolare della cattedra di psicologia sociale presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Statale di Mosca MGU ha raccontato a Gazeta.ru perché la gioventù di oggi sia favorevole all’annessione della Crimea, perché sia disposta a sopportare ore di fila per un iPhone e perché sia incline alla sociopatia ed al comfort personale.

– Vivere in Russia o all’estero? Cosa sceglie la gioventù contemporanea, tenendo conto che oggi praticamente chiunque può trovare uno stage gratuito e trasferirsi in un altro paese? Come può la Russia trattenere questi giovani promettenti, e cosa viene offerto all’estero per convincere la generazione “Z”, cioè i giovani nati al cavallo del millennio, ad emigrare?

– La generazione “Z” è cresciuta in un’epoca nella quale le frontiere aperte erano un dato di fatto e non una conquista. Se la generazione “Y” (i nati dopo il 1981, NdR) ha vissuto in anni nei quali i loro genitori non potevano andarsene da nessuna parte ed ha trascorso l’infanzia durante i difficili anni ’90, la generazione “Z” è invece cresciuta con le frontiere aperte.

Abbiamo quindi due tendenze contrapposte. Da un lato i giovani di oggi sanno che la vita all’estero è un obiettivo facilmente raggiungibile.

Dall’altro lato però, proprio nella generazione “Z” gli psicologi sociali ed i sociologi osservano una crescita dei sentimenti patriottici. Elena Omel’čenko, direttrice del Centro di Ricerche sulla Gioventù NIU-BŠE di San Pietroburgo, basandosi su dati attendibili l’ha persino ribattezzata “Generazione Crimea”.

Le ricerche sociologiche ci dicono come la generazione “Z” sia più orientata al patriottismo rispetto alle generazioni “X” e “Y”: i suoi membri sono stati quelli ad aver accolto in modo più favorevole tutti gli eventi collegati all’annessione della penisola.

Va detto che questo può dipendere da caratteristiche proprie dell’età: gli studenti delle classi superiori affrontano in modo più entusiastico qualsiasi cosa sia percepita come patriottica, o che consolidi l’identità di gruppo.

– Può essere che questo accada perché gli adolescenti guardano come tutto sia meraviglioso in occidente e pensano: “perché non facciamo le stesse cose anche da noi”?

– Per loro, il mondo ed i valori occidentali sono talmente naturali che non si crea quell’eccesso di entusiasmo che poteva sorgere invece nelle generazione precedenti, quelle che non avevano mai assaggiato il formaggio con la muffa e non avevano visto la Tour Eiffel. Nei confronti di quegli aspetti hanno un atteggiamento rilassato, privo di venerazione. Per loro quella è la norma: lo era, lo è ed evidentemente lo sarà per sempre.

Quanto si interessa alla politica la generazione “Z”? Si sa che molti di loro passano ore a guardare su YouTube i video degli oppositori, e che apprezzano i pensieri di Jurij Dud’ e di altri. Sono pronti però ad intraprendere azioni concrete per cambiare la situazione politica del paese?

– I giovani di oggi sono più attivi politicamente rispetto alla generazione “Y” e a quelle precedenti. Va detto però, che la passione ed il coinvolgimento per determinati macro-processi sono una caratteristica propria di ogni generazione e di una particolare fascia di età, a meno che avvenimenti storici di grande portata non li distolgano dagli eventi in corso. Questo vuol dire che le generazioni precedenti non ne hanno semplicemente avuto la possibilità: a causa della guerra, della povertà o della necessità di lavorare.

– I giovani della generazione “Z” sono dei carrieristi? Quale ruolo giocherà il lavoro nelle loro vite?

– Questa generazione è cresciuta in una situazione di offerta elevata, con una quantità enorme di posti di lavoro e di opportunità per realizzarsi. É importante notare che questi giovani hanno una necessità ben precisa: il lavoro deve contribuire alla loro auto realizzazione.

Mentre la generazione “X” era costituita da veri e propri arrivisti, che cercavano veramente di costruirsi una carriera, per le generazioni “Y” e “Z” è invece importante che il lavoro sia interessante e piacevole.

Questo è un dato di fatto con cui i datori di lavoro dovranno fare i conti, anche se è importante far notare che i rappresentanti più anziani della generazione “Z” oggi hanno diciannove anni, è quindi troppo presto per effettuare una valutazione precisa.

– Nel corso degli ultimi cinque anni, sono comparsi su YouTube moltissimi giovani blogger che totalizzano milioni di visualizzazioni raccontando le loro vite davanti a una telecamera. Un’inserzione, o la sponsorizzazione di un prodotto, possono raggiungere il costo di centinaia di migliaia di rubli. É da molto che questi ragazzi hanno cominciato a guadagnare di più dei loro genitori? Questo trend si rafforzerà in futuro?

– Nel corso dell’ultimo decennio, a cominciare dalla generazione “Y” in poi, si è rafforzata la tendenza alla narcisizzazione. Quello che per molti era un tabù, cioè il mettere in mostra se stessi e la propria vita, è oggi considerato qualcosa di normale e alla moda. Io però credo che questa tendenza presto cambierà. Prendete Instagram per esempio: ci sforziamo di ignorare chi non pubblica dei contenuti interessanti e particolari ma cerca semplicemente di attirare su di sé l’attenzione.

La stessa cosa accade con i video blog: il solo fatto che tu sia un blogger di quattordici anni non garantisce assolutamente che quello che offri valga la pena di essere guardato. É per questo che su internet, così come in altri ambiti, sopravvivono solo i leader, coloro i quali sono in grado di raccontare qualcosa di realmente interessante.

– Tutti i brand cercano in ogni modo di conquistare i millennials, creano gruppi-campione composti da giovani al solo scopo di capire la generazione “Z” ed i suoi interessi. Lei cosa ne pensa, è possibile oggi per le aziende riuscire a far questo?

– Negli ultimi dieci anni c’è stata una marcata tendenza all’individualizzazione, per la generazione “Z” si tratta di un valore prioritario.

Le aziende cercano in tutti i modi di avvicinarsi individualmente ad ogni singolo cliente: a cominciare dai nomi applicati sulle bottiglie delle bibite fino ad arrivare alle pubblicità mirate sui social network.

Una cosa però è vedere una pubblicità in televisione o dei banner su internet, un’altra cosa è invece quando una ragazzina, al cui canale ti sei iscritto, ti racconta cosa le piace mangiare a colazione. Molti lo percepiscono ancora come un consiglio e non come una pubblicità. «É come se lo stesse raccontando proprio a me, è un dialogo tra me e lei» sebbene sia chiaro a tutti che sia pagata per farlo. É certamente possibile che anche questo trend finisca in niente, così come già è successo per molti altri.

– Perché la gioventù di oggi ha una vera e propria adorazione per alcuni brand?

– La passione per i brand esiste da sempre: anche in epoca sovietica, quando i brand in quanto tali non esistevano, le persone cercavano altri modi per possedere qualcosa che fosse alla moda. Si tratta di un valore universale, indipendente dal tempo.

Oggi è senza dubbio aumentato il numero degli oggetti che si considerano alla moda. Con i miei studenti, e con gli adulti che partecipano ai miei corsi, conduco un semplice esperimento: chiedo loro cosa andasse di moda ascoltare, leggere o indossare nei vari periodi. Dalle generazioni più anziane ricevo una varietà relativamente ristretta di risposte. Per esempio andava di moda ascoltare gli Agatha Christie ed il rock sovietico in genere, tutto il resto non era considerato popolare.

Oggi invece esiste una grande quantità di tendenze differenti, ed all’interno di ognuna di esse si può scegliere di essere alla moda. Il numero delle subculture normative è aumentato. La voglia di essere alla moda è sempre esistita, quello che è cambiato è che la moda si concretizza in un numero maggiore di varianti.

– I giovani di oggi hanno bisogno degli status symbol? Vediamo delle file immense per gli iPhone, per le scarpe di Kanye West o per altri oggetti di culto; per la generazione “Z” si tratta di bisogni?

– Qui stiamo parlando di “ludicizzazione”, qualcosa di normale per le generazioni “Y” e “Z”. La realtà quotidiana assumerà sempre di più i tratti caratteristici di un gioco. Fare la fila per un nuovo telefono, per delle scarpe o per dei vestiti costituisce qualcosa di divertente per i giovani.

Credo che i loro genitori, vedendo queste file per degli iPhone artificiosamente create sulla Via Tverskaja, non si facciano prendere dalla nostalgia per le lunghissime file che, ai tempi dell’Unione Sovietica, loro stessi erano costretti a fare per acquistare dei generi alimentari.

– I giovani della generazione “Z” si fanno sempre meno problemi riguardo al genere di appartenenza. I ragazzi indossano vestiti rosa, le ragazze si servono nei reparti di abbigliamento maschile. Una volta le battute sessiste tra i maschi erano la norma, oggi la maggior parte dei giovani non si permetterebbe di dire cose di quel tipo. Secondo lei è corretto dire che i giovani di oggi siano favorevoli alla tolleranza e alla parità di diritti?

– Ovunque le differenze di genere si stanno annullando: questa è una tendenza universale e non generazionale. Ad ogni tendenza corrisponde però una controtendenza.

Qui vale la pena di chiedersi: chi appartiene alla generazione “Z”? Sono quelli seduti con il MacBook sull’erba del parco Gorkij? Oppure quelli che, nella regione di Ivanovo, dopo la scuola proseguono gli studi in un college? La risposta corretta è che sia gli uni che gli altri fanno formalmente parte della generazione “Z”. Rappresentano però delle tendenze differenti, a seconda della loro lontananza da determinate subculture.

Questo riguardava anche le generazioni precedenti. Un giovane moscovita di cinquant’anni fa, impiegato in un istituto di ricerca e alloggiato in un edificio staliniano in centro città, era una persona diversa rispetto ad un suo coetaneo che viveva però in una piccola città e lavorava in una fabbrica.

Le differenze sono molteplici, e per quanto concerne la tolleranza, la società non ha raggiunto un’opinione unanimemente condivisa. Secondo la teoria generazionale solamente degli avvenimenti di grande portata, come per esempio una guerra o l’invenzione di internet, sono in grado di unire le persone con qualcosa di condiviso da tutti quanti. In tutti gli altri casi parliamo di sottoculture.

– Per la generazione “Z” che posto occupano i legami nella vita? Si ha l’impressione che siano più interessati al comfort personale e alla consapevolezza, che non abbiano bisogno di avventure ma di tranquillità. É così?

– Si, per molti aspetti questo dipende dalla comparsa della realtà virtuale, che rende confortevole anche la comunicazione più problematica e stressante.

Consideriamo per esempio le varie app di messaggistica: per molti sono talmente indispensabili, quasi oggetti di culto, che ci si chiede persino se sia etico telefonare a una persona.

Negli ultimi anni sono diventati molto popolari gli audio messaggi. Registrare un messaggio è più comodo e più veloce che non scriverlo premendo letterine su uno schermo. Mentre una comunicazione telefonica esige una reazione veloce, con un audio messaggio si ha la possibilità di posticiparne l’ascolto, di pensare a una risposta e così via. Anche questo contribuisce al proprio comfort personale.

Secondo i dati di ricerche americane, le varie app, che costituiscono versioni ludicizzate di incontri e conversazioni, hanno portato gli adolescenti a passare poco tempo con il sesso opposto offline. In alcuni casi rinunciano del tutto alla comunicazione dal vivo in quanto fonte di stress: su di essa bisogna investire tempo, denaro e altre risorse. Io credo comunque che si tratti di una situazione passeggera: le persone non smetteranno uscire assieme.

– Mentre la generazione precedente è cresciuta con film di amore e passione, i giovani di oggi crescono con un cinema ed una letteratura che parlano degli aspetti problematici della vita, con dei documentari sulle ingiustizie. In sostanza le serie TV di culto parlano della ricerca di se stessi, e non della ricerca di un partner. In che modo oggi la cultura di massa influenza i giovani?

– La cultura è poliedrica. Se considerate le serie televisive più popolari del 2017, quelle che la generazione “Z” ha guardato, vedrete che le tematiche trattate sono molto varie. Ci sono le avventure, le relazioni, i format del tipo di “Game of thrones“, quelle che parlano di problematiche sociali come per esempio “Black mirror“.

La generazione “Z” ha a propria disposizione una vasta scelta di cose da ammirare e da guardare. Date un’occhiata ai titoli distribuiti nei cinema russi: la scelta spazia dal cinema d’essai ai documentari alle solite commedie romantiche. E tutti riempiono le sale.

Ritorniamo ancora una volta sulla questione di chi, considerandosi parte di un’avanguardia culturale, possa realmente essere definito come “subcultura”: in tutte le epoche si è trattato di persone con interessi alternativi.

– Lei è d’accordo nel ritenere che la generazione “Z” sia effettivamente più consapevole? Sa, si preparano agli esami per diversi anni, studiano in istituti statali, hanno un approccio serio alla scelta della professione.

– Io qui farei una distinzione. Prima di tutto nel mondo di oggi esiste un vero e proprio culto della consapevolezza. La generazione “Z” è cresciuta in un’epoca molto più tranquilla rispetto alle due generazioni precedenti.

Quando le tue necessità sono la sopravvivenza, il sostentamento, lo studiare per poterti di trovare un lavoro e guadagnarti da vivere, allora i problemi che dovrai risolvere saranno altri. Se invece hai la possibilità di scegliere, se hai varie alternative di viaggio e di divertimento, allora in queste condizioni diventerai più consapevole. Qui stiamo parlando della possibilità che un grande gruppo di persone ha di fare le proprie scelte di vita. Cinquanta o anche trenta anni fa questo semplicemente non accadeva. Oggi le porte sono aperte e le possibilità sono molte, tra queste c’è anche lo sviluppo della consapevolezza.

– Per la generazione “Z” la casa viene al primo posto? Vede, il telelavoro e lo sviluppo delle consegne a domicilio ci hanno fatti ritornare dentro casa. La nostra epoca non le ricorda le società tradizionali, però con il PC al posto del filatoio?

– Si tratta di una tendenza generalizzata, legata all’alleggerimento della vita delle persone. Nel nostro spazio quotidiano la comunicazione diminuisce. Conosciamo tutti la storiella sul gruppo di persone che si ritrovano per una serata e poi ognuno sta seduto a guardare il proprio cellulare. Oppure quel gioco del gruppo di amici che ammucchiano i loro cellulari al centro del tavolo, ed il primo che tocca il telefono deve offre a tutti.

Questi aneddoti sono diventati realtà, perché abbiamo disimparato a comunicare gli uni con gli altri nella vita reale.

La stessa cosa accade con tutti quei servizi che ci rendono la vita più facile. Da una parte abbiamo la comodità di farsi consegnare tutto a domicilio, di non dover perdere tempo per l’acquisto di vestiti o per commissioni varie. Dall’altra abbiamo una tendenza alla sociopatia.

– Quali sono i difetti della gioventù di oggi? Si ha l’impressione che siano perfetti: non sono razzisti, non sono sessisti, sono tolleranti, determinati e così via…

– Alcuni aspetti possono suscitare preoccupazione da un punto di vista sociologico. Non vi sono caratteristiche negative in sé per sé. Si tratta di aspetti legati alle sociopatie, alla dipendenza da internet, al multitasking con i quali i giovani di oggi convivono. Il pensiero frammentario dipende da questo.

Per quanto riguarda narcisismo ed esibizionismo, queste cose esistevano anche prima. Nel complesso ogni gioventù è splendida, e la generazione “Z” non fa eccezione. Il fatto però che siano cresciuti in condizioni più fortunate li ha resi meno capaci, rispetto alle generazioni precedenti, di affrontare le difficoltà della vita.

Fonte: Gazeta.ru 24/03/2018 Autore: Jakov Lysenko Tradotto da: Paolo Zirulia

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Nato nel 1975, un po’ milanese e un po’ sardo. Mi piace il mare, leggere, nuotare, le serie tv americane, Berlino e la cultura russa. Ho studiato russo all’Università Cattolica e non ho mai smesso di essere incuriosito da quel paese e di seguirne le evoluzioni, che a volte mi fanno sperare, altre volte mi fanno arrabbiare. Vivo a Milano. Email: paolo.zirulia@hotmail.com

Zirupa

Nato nel 1975, un po’ milanese e un po’ sardo. Mi piace il mare, leggere, nuotare, le serie tv americane, Berlino e la cultura russa. Ho studiato russo all’Università Cattolica e non ho mai smesso di essere incuriosito da quel paese e di seguirne le evoluzioni, che a volte mi fanno sperare, altre volte mi fanno arrabbiare. Vivo a Milano. Email: paolo.zirulia@hotmail.com