La Russia, la Cina e l’incubo degli Stati Uniti

Timofej Bordačev parla di come le azioni statunitensi hanno avvicinato Russia e Cina

Il 25 e 26 aprile a Shanghai si è tenuta la conferenza russo-cinese del Club di discussioni Valdaj. In questa colonna per Gazeta.ru il direttore del programma del club su Asia e Eurasia Timofej Bordačev ha spiegato cosa succede alle relazioni tra i paesi definiti “Big Three”: Russia, Cina e Stati Uniti.

La Russia, la Cina e gli Stati Uniti costituiscono le tre principali forze politiche mondiali, almeno in considerazione delle dimensioni dei loro arsenali nucleari. Lle relazioni nell’ambito di queste tre potenze sono sempre state diverse. La Russia per gli Stati Uniti, come gli Stati Uniti per la Russia è considerata come un secondo potere messianico, che rivendica una speciale spiritualità e diventa un concorrente inevitabile.

Lo scontro russo-americano si svolge innanzitutto sul mercato delle idee ed è così isterico per questo motivo.
La Cina, da parte sua, ha storicamente costruito la propria politica verso gli Stati Uniti in base al fatto che prima o sarebbe diventata così potente e influente nel mondo, da poter vincere l’America senza necessariamente entrare direttamente in conflitto.
A giudicare dallo stato d’animo nella comunità degli esperti cinese, che è stato espresso nel corso della conferenza sino-russa Valdaj della scorsa settimana, questa situazione sta cambiando. Il merito appartiene, senza dubbio, alle politiche energetiche del presidente Donald Trump.

Gli Stati Uniti, come notano tutti gli specialisti, sono stati tradizionalmente convinti che, in seguito al suo passaggio al mercato, la Cina sarebbe diventata un partner sempre più utile per Washington.
Questo era ritenuto inevitabile: per mezzo dell’innalzamento del tenore di vita della popolazione e della democratizzazione, o per il fatto che una politica estera protezionista sarebbe semplicemente non redditizia per il Regno di mezzo. L’integrazione della Cina nell’economia mondiale è un elemento molto grande per la stabilità della sua politica estera.

Allo stesso tempo parte dei sinologhi americani hanno sempre avuto dubbi sulla correttezza di tale ipotesi. Ma sono stati ascoltato poco. Soprattutto perché fino al 2013 gli stessi leader cinesi nel complesso hanno continuato a “accumulare le forze e stare nell’ombra” sostenendo consapevolmente o meno le illusioni liberali degli americani.

È divertente che simili convinzioni – gli Stati Uniti non eserciteranno pressioni sulla Cina, dal momento che è troppo intrecciata economicamente con essa – sono state effettivamente condivise da molti nella stessa Repubblica Popolare Cinese. Questo fatto deriva dalla fede marxista nel dominio incondizionato da concetti materialistici come il profitto, l’orgoglio effimero e il prestigio. In questo frangente il liberalismo e il marxismo, apparentemente contrari, sono risultati quasi completamente convergenti.

Non dobbiamo dimenticare che proprio gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo colossale nel successo della politica di apertura e riforma economica, avviata quasi 40 anni fa dal grande Deng Xiaoping. Lui stesso andò in America con un cappello da cowboy e trascinò in ogni modo gli investitori dagli Stati Uniti verso un mercato del lavoro cinese basso costo senza precedenti. L’effettivo valore aggiunto cinese è, ad esempio nel caso degli iPhone, non superiore al 10%. Molti colleghi dei think tank cinesi non credevano che gli Stati Uniti avrebbero “fatto pressioni” su un paese economicamente così redditizio per loro.

In tanti in Cina sono stati rincuorati dal conflitto tra Russia e Occidente, è entrato in una fase attiva di scontro militare-diplomatico nella primavera del 2014. Mentre in tutti questi anni è stata la Cina a essere la più consistente alleata di Mosca, sostenendola molto più di quanto molti avrebbero potuto aspettarsi. Basti ricordare come nel maggio 2015 il presidente Xi Jinping si trovasse spalla a spalla con il capo di stato russo sul podio durante la parata della vittoria a cui non partecipò nessun leader degli stati occidentali.

Putin Xi Jinping
Un risultato significativo fu la decisione di collegare Mosca e l’importante Unione euroasiatica alla cintura economica della “Via della seta”. Ma non si può negare che lo scontro tra Occidente e Russia abbia creato per la Cina, in teoria e in pratica, condizioni più confortevoli nella comunicazione con entrambi i partner.

“Il nuovo grande gioco” non ha funzionato

La situazione ha cominciato a cambiare con l’aumento della potenza internazionale della Cina, basata sulle sue colossali opportunità economiche. Dopo la proclamazione della One-Belt and One-Way Strategy, una colossale iniziativa di investimenti, i petizionisti dei paesi piccoli e medi dell’Asia e dell’Eurasia si sono rivolti a Pechino.
Questo, tra l’altro, ha inizialmente rallegrato gli Stati Uniti che speravano che il movimento della Cina verso l’interno del continente l’avrebbe inevitabilmente spinto contro la Russia.

Secondo l’idea dei colleghi di Washington, in risposta alle aperture cinesi verso i paesi dell’ex Unione Sovietica, Mosca avrebbe dovuto opporsi con massimo sforzo a Pechino nella lotta per l’influenza su questi paesi. In particolar modo in Asia centrale.
Sull’inevitabilità dell’inizio di una tale lotta sono stati scritti decine di libri, centinaia di articoli di riviste e giornali. Allo stesso tempo poche persone si sono poste una domanda sul perché mai la Russia dovrebbe aggrapparsi ai paesi dell’Asia centrale come se fossero una sua proprietà. Mi permetto di presumere che esista una elementare proiezione dei propri atteggiamenti comportamentali nei confronti della Russia e una sottovalutazione della razionalità di Mosca.

La reazione attesa non ha avuto luogo. Inoltre la Russia accoglie ufficialmente gli investimenti cinesi nelle repubbliche post-sovietiche ed è interessata ad espandere la presenza cinese nel campo della sicurezza.
La ragione è semplice: la Cina non ha intenzione di cambiare i regimi di questi paesi in regimi nazionalisti-anti-russi, come fanno gli Stati Uniti e i loro alleati. A tale riguardo i valori di Mosca e Pechino coincidono pienamente e questa è una situazione ideale per la cooperazione. Gli investimenti cinesi possono teoricamente contribuire alla stabilità socioeconomica in Asia centrale e alleviare almeno in parte il peso della Russia e il suo onere sul mercato del lavoro.

L’incubo americano si è avverato

Con l’aumento dell’influenza geostrategica della Cina, è cresciuto anche il sospetto nei suoi confronti da parte degli Stati Uniti. Questo sospetto si è espresso in numerose dichiarazioni e pubblicazioni sulla presunta instabilità dell’economia e del sistema politico cinese.

Gli Stati Uniti hanno flirtato sempre più con l’India, che brama chiaramente attenzione e nutre rabbia nei confronti della Cina per la sconfitta militare del 1962. In risposta Pechino ha fatto dichiarazioni e appelli sempre più forti.
Gli stessi cinesi credono da tempo che la serrata retorica americana faccia parte delle tattiche negoziali.
Già durante l’estate dello scorso anno, la Cina era dominata dalla convinzione che Trump dovesse essere semplicemente pagato. Alla fine del 2017 Russia e Cina sono state ufficialmente dichiarate avversarie nel programma di politica estera e nei documenti strategici degli Stati Uniti. Nella primavera del 2018 gli Stati Uniti hanno lanciato contro la Cina una guerra commerciale e hanno imposto sanzioni verso i giganti dell’industria cinese come, per esempio, il produttore di dispositivi elettronici Huawei.

Il cambiamento finale nella politica degli Stati Uniti è avvenuto sullo sfondo degli eventi del congresso del Partito comunista cinese nell’ottobre 2017 e della riunione del parlamento cinese nel marzo di quest’anno. In questi eventi sono stati in primo luogo fissati obiettivi ambiziosi per lo sviluppo e il rafforzamento del ruolo della Cina negli affari mondiali e, in secondo luogo, sono state apportate modifiche ai termini di selezione delle alte cariche.

Questi cambiamenti hanno effettivamente eliminato il sistema creato da Deng Xiaoping, in cui il leader supremo non poteva rimanere in carica per più di due mandati di cinque anni.
Tutto questo ha coinciso con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca e la radicalizzazione generale delle politiche americane estere e interne. L’ascesa della Cina è diventata una delle cause più importanti del passaggio dell’America alla politica più egoistica e offensiva dopo la seconda guerra mondiale.

È accaduto il peggio per gli Stati Uniti: la Cina ha iniziato a offrire un’alternativa agli altri paesi, una fonte di risorse per lo sviluppo indipendente dalle istituzioni dell’Occidente oltre ad un mercato colossale.

Dietro le forti dichiarazioni delle autorità cinesi sulla “comunità dal destino comune” e la ” One-Belt and One-Way Strategy” ci sono soldi concreti e l’opportunità di esistere e svilupparsi, indipendentemente dal fatto che gli Stati Uniti lo vogliano o meno.
Procedendo con le proprie posizioni di espansione pacifica e cooperazione, la Cina, intenzionalmente o meno, ha messo in gioco le fondamenta più importanti del potere americano: il controllo sull’economia mondiale. L’esercito cinese e la marina per lungo tempo non saranno un problema per questi USA armati fino ai denti. Ma il denaro cinese è già una sfida diretta e immediata di natura strategica.

In America si sono resi conto che la Cina non solo non diventerà un giovane partner conveniente, ma aumenterà anche il grado di indipendenza relativa degli altri stati. Si può dire che la dipendenza di un paese piccolo o medio dalla Cina non sia migliore della dipendenza dagli Stati Uniti ma il fatto che ci sia una scelta significa più libertà. Possono essere presi come esempio degli stessi stati post-sovietici che hanno utilizzato con successo le loro relazioni con Russia, Cina o Stati Uniti per rafforzare la loro indipendenza senza fare una scelta univoca a favore di uno dei loro potenti partner.

Nessun problema per la Russia

Per quanto riguarda la Russia, la crescente influenza economica dell’Impero Celeste non è affatto un problema. Il fatto è che la Russia non ricava entrate dal controllo dei mercati e delle rotte commerciali come fanno gli Stati Uniti, ma dalla vendita delle proprie risorse energetiche e da ciò che la sua terra e la sua ingegneria possono produrre. Ad esempio grano e buone armi a prezzi accessibili.
La nuova politica statunitense nei confronti della Cina mette finalmente i nostri paesi da un lato delle barricate. Come dicono gli esperti cinesi “schiena contro schiena”.

Ma per resistere unilateralmente alla “guerra fredda” che si sta facendo contro di loro, entrambe le potenze devono migliorare la loro cooperazione, migliorare le leggi, creare istituzioni comuni e sviluppare legami umani.

L’investitore-imprenditore medio russo e cinese legge ancora di Russia e Cina sui giornali in lingua inglese: non la migliore fonte in termini di affidabilità delle informazioni. I mercati dell’informazione di Russia e Cina sono ancora in gran parte chiusi l’uno all’altro. In Cina i libri russi vengono pubblicati 20 volte in più rispetto a quelli cinesi in Cina. Ma la Russia, anche se è tra le prime cinque, non è più la prima potenza letteraria in Cina.

Per non parlare del fatto che la letteratura cinese in Russia in generale non è quasi rappresentata. La lettura di scrittori moderni e vecchi del Regno di Mezzo rimane destinata a un numero insignificante di specialisti ed esteti.
Per la maggioranza della popolazione, la simpatia e la volontà di cooperare sorgono proprio a livello di percezione delle persone del paese partner, della loro cultura e della loro storia. In Russia ancora si conoscono meglio e c’è maggiore solidarietà nei confronti degli Stati Uniti o dei paesi europei, che stanno cercando di schiacciarla con sanzioni.
Ad influenzare negativamente le relazioni bilaterali sono i numerosi ostacoli all’ingresso delle imprese sui mercati di Russia e Cina. Tutti questi problemi sono oggetto di un lavoro a lungo termine da parte di governi, imprese e leader dell’opinione pubblica dei due paesi. Inoltre il nuovo contesto strategico delle loro relazioni con gli Stati Uniti non lascia a Mosca e Pechino altra scelta al fine di preservare l’indipendenza della loro politica estera.

Fonte: gazeta.ru 02/05/2018

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.