La lingua yupik e le altre lingue dei popoli indigeni della Russia

Le sette lingue più difficili parlate in Russia: la lingua yupik e le altre lingue dei popoli indigeni

 

Il censimento generale della popolazione del 2010 in Russia, nazione multietnica, ha rilevato la presenza di oltre 150 lingue. Buona parte di queste varietà idiomatiche fanno parte di quattro famiglie linguistiche: dell’altaj, indoeuropea, caucasica nordoccidentale e uralica. Le lingue parlate dai popoli indigeni della Russia affascinano per la loro complessità studiosi e linguisti di tutto il mondo. Alcune si somigliano tra loro, altre hanno invece dei tratti del tutto unici.

La lingua tabasarana

Uno dei popoli del Daghestan si è aggiudicato un posto nel libro dei Guinness dei primati. Si tratta dei Tabasarani, i quali parlano una delle dieci lingue più complesse al mondo. Il tabasarano, che secondo diversi ricercatori appartiene al gruppo delle lingue lesghiane caucasiche settentrionali, è parlato da più di 126.000 persone. La sua peculiarità sta nel numero dei casi, che è appunto da record dei primati. Secondo diverse ricerche si contano dai 44 ai 52 casi! L’alfabeto tabasarano si compone di 54 lettere e si distinguono dieci classi lessicali. Questa lingua ha un suo sistema di modi e tempi verbali con declinazioni del verbo secondo il numero e le persone. Un altro tratto caratteristico di tale lingua è la totale assenza di preposizioni, la cui funzione viene realizzata tramite posposizioni. I linguisti hanno inoltre identificato tre dialetti indipendenti, appartenenti al tabasarano.

La lingua eschimese-yupik

C’è un’altra lingua parlata in Russia, nell’estremo nord, che è tra le prime dieci più difficili al mondo. I popoli eschimesi, si sa, vivono sia in Russia sia in Alaska. In Russia  il numero dei parlanti del dialetto “čaplinskij” (nome che deriva dalla località Novyj Chaplin, Ndt.) ammonta a cinquecento persone, mentre sono circa cinquanta quelle che parlano il dialetto “naukanskij”. Si tratta in entrambi i casi di lingue del gruppo Yupik appartenenti alla famiglia delle lingue aleutine. Le varietà linguistiche della Siberia nordorientale si contraddistinguono per aver ben sessantatre forme diverse del verbo al tempo presente, il quale con l’aiuto di suffissi può ricoprire la funzione di tutte dodici le categorie lessicali. È così che con tale precisione gli Yupik stabiliscono se si tratta della persona che parla o di un’altra a svolgere invece l’azione. Lo yupik è un linguaggio figurato straordinario. Lo si nota ad esempio nella pronuncia della comune parola “Internet” per “ikiaqqivik”, che è tradotta grosso modo con “percorso attraverso strati”.

La lingua abazina

Nella repubblica di Karačaj-Circassia (nel Caucaso nordoccidentale, ndr) vivono gli abazini, la cui lingua appartiene al gruppo delle lingue abcaso-adighezie, sottogruppo delle lingue caucasiche nordoccidentali. Secondo il censimento del 2010 sono circa 38.000 i parlanti di questa lingua straordinaria. L’alfabeto abazino si compone di ben settantuno lettere, delle quali solo sei sono vocali. A livello fonetico si nota un’ampia varietà di suoni dovuta dalla presenza di numerose consonanti fricative. Anche un lieve errore di pronuncia, non riconoscibile a un orecchio straniero, può cambiare il significato di ciò che si è detto. Imparare questa lingua da soli è impossibile, considerando anche l’elevato numero di categorie grammaticali delle varie parti del discorso, tra cui il verbo, il quale ha peraltro un complesso sistema di tempi e modi.

La  lingua calmucca

Ecco un’altra lingua la cui pronuncia non è proprio delle più facili. Se nella lingua abazina il significato della parola dipende dal suono delle sue consonanti, nella lingua calmucca bisogna fare maggiore attenzione ai suoni vocalici, di cui se ne contano diciotto, suddivisi in vocali chiuse lunghe e aperte brevi. Nell’alfabeto calmucco le vocali lunghe sono indicate come suoni geminati. La parola “uul” ad esempio significa “montagna”, mentre “ul” è la “suola”, “toosn” è la “polvere” e “tosn” è il burro, “teerm” sta per “mulino” e “term” è la parte esterna che avvolge la yurta. Se non si è abituati a tali fenomeni di prolungamento vocalico, sarà difficile distinguere una parola dall’altra. La lingua calmucca è una lingua mongolica parlata da più di 80,5 milioni di persone risiedenti per lo più nelle regioni meridionali della Russia. A differenza di altre lingue simili a quella calmucca, essa ha mantenuto il suono della consonante “k”, mentre ad esempio nella lingua buriata con il tempo il suono “k” si è trasformato in “ch”.

La lingua vepsiana

Si tratta di una lingua baltofinnica parlata nella Repubblica della Carelia e nelle oblast’ di Vologda e Leningrado. Sebbene al censimento del 2010 siano stati rilevati circa 3,6 milioni persone parlanti la lingua vepsiana, molti etnografi ritengono che siano molti di più. In seguito al processo di assimilazione molti di loro si considerano semplicemente russi e in Siberia nel frattempo ci sono interi villaggi fondati nel 18° secolo da coloni vepsiani. Secondo diversi studiosi si tratta di una lingua che conta dai 10 ai 24 casi. Anche se possiede un numero inferiore di casi rispetto al tabasarano, il vepso ha una struttura grammaticale che è a suo modo unica. Alcune forme di nomi al plurale si formano ad esempio con posposizioni. Oltre ciò i casi nella lingua vepsiana sono polisemici, ad esempio l’elativo e l’inessivo, che esprimono un moto da luogo interno e lo stato in luogo, si formano entrambi con l’aggiunta del suffisso –s (-š). In questo modo si può indicare: il luogo dell’azione all’interno di qualche cosa (“tatas” indica “in casa del padre” o “päs” indica “in testa”), lo stato in cui ci si trova (“лaps’ l’äžub ruskeiš” per “il bambino ha il morbillo”), la durata dell’azione (“ös ii̯ magadand” per “durante la notte non ha dormito”), l’abbigliamento o le scarpe del soggetto (“mužik ol’i sin’ižiš palt’oiš, musti̮š sapkoiš” per “un uomo con una giacca blu e degli stivali neri”) o una parte del corpo nel vestirsi o nell’indossare calzature (“šapuk päs” per “cappello in testa”).

La lingua jakuta

Più di 450 mila persone in Russia parlano la lingua jakuta. Sebbene i ricercatori classifichino la lingua jakuta parte del gruppo delle lingue turche essa ha delle peculiarità specifiche. Nella lingua parlata sussiste un’intera parte dell’antico lessico presumibilmente di origine paleoasiatica. Mentre la lingua eschimese-yupik possiede un elevato numero di forme verbali, le quali esprimono l’azione al tempo presente, nella lingua jakuta si contano ben otto diversi tempi per esprimere il passato. In questo senso il verbo può indicare nei seguenti casi che il soggetto: “di recente lavorava”, “prima lavorava”, “lavorava in maniera produttiva”, “lavorava sporadicamente”, “lavorava a lungo”, “lavorava tempo fa”, “lavorava tempo fa ogni tanto” e “lavorava tempo fa con continuità”. Oltre ad esprimere azioni che sono in corso o che avverranno, nella lingua jakuta si hanno più di venti forme di tempi verbali. Ci sono oltretutto sedici suoni vocalici suddivisi in suoni brevi e lunghi. Così come nella lingua calmucca, anche in questo caso i fonemi lunghi sono scritti con doppie lettere, quindi si avrà: aa, oo, uu,yy, ee, ii, uu e ee.

La lingua Andi

Sempre nel Caucaso c’è un’altra lingua altrettanto difficile che è parlata da circa 5,8 milioni di persone di etnia andi, residenti nella regione occidentale della repubblica del Daghestan (Botlichskij Rajon). Si tratta di una lingua appartenente al gruppo delle lingue caucasiche nordorientali. È particolarmente interessante notare che i sostantivi sono coniugati non solo secondo il caso, ma anche secondo sette diversi luoghi dell’azione, vale a dire la forma della parola dipende proprio da dove si svolge l‘azione, ad esempio “гьакъу-ла” (g’aku-la) significa “a casa, in casa”, mentre “гьакъоба-хъи” (gakoba-chi) significa “nelle case”. Ciò è dovuto alla mancanza di preposizioni. Un’altra caratteristica di questo dialetto degli abitanti del villaggio montano di Andi è la marcata differenza nella pronuncia di certe parole da parte di uomini e donne. Un uomo direbbe infatti: “Io – дин”  (dni), “tu – мин” (min) e “egli – гьекIа” (gekia). Una giovane ragazza invece direbbe: ”Io – ден” (den), “tu – мен” (men) e “egli – гьекIва” (gekiva). Ciò significa che senza fare attenzione a questi piccoli dettagli, nel tentativo di comunicare con autoctoni della zona di Andi, è facile finire in qualche situazione imbarazzante. 

 

Fonte: Русская Семерка  11/01/18 – Orynganym Tanatarova, tradotto da Flavia Marini 

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L’interesse per il mondo slavo e la lingua russa inizia da bambina grazie ai racconti ambientati nelle foreste di betulle della Bielorussia e cresce piano piano tra festival folkloristici, immagini delle chiese ortodosse ucraine e dei monasteri armeni.
Mi sono laureata presso l’Università di Udine con una tesi sui manifesti di propaganda sovietica dello studio TASS durante la Grande Guerra Patriottica.

Al momento studio traduzione (tedesco, russo e italiano) presso l’Università di Heidelberg.

Flavia Marini

L'interesse per il mondo slavo e la lingua russa inizia da bambina grazie ai racconti ambientati nelle foreste di betulle della Bielorussia e cresce piano piano tra festival folkloristici, immagini delle chiese ortodosse ucraine e dei monasteri armeni. Mi sono laureata presso l'Università di Udine con una tesi sui manifesti di propaganda sovietica dello studio TASS durante la Grande Guerra Patriottica. Al momento studio traduzione (tedesco, russo e italiano) presso l'Università di Heidelberg.