Salone OFF – Paolo Nori, noi e i governi [2.0]

Noi e i governi. Uomo e libertà. Paolo Nori, scrittore, traduttore e blogger italiano nell’ambito del “Salone OFF” ci parla di relazione, quella fra l’uomo e ciò che lo governa e lo fa con due vite, due esempi quelli di due grandi autori della poesia russa del novecento Daniil Charms e Iosif Brodskij. L’appuntamento nato dall’ormai proficua collaborazione tra Biblioteche Civiche di Torino e L’associazione Italo-Russa E’ ORA” è stato condotto dalla giornalista e presidente dell’associazione Katia Veshkina.

“Per quello che ne capisco io la teoria anarchica è piuttosto semplice: è fondata sull’idea che l’uomo è buono. Essendo questa idea, un’idea tutta da dimostrare la forza dell’anarchia, ove l’anarchia abbia una forza, risiede tutta negli esempi”

La vita e le opere di Brodskij e quelle di Daniil Charms, questi gli esempi che ha scelto Paolo Nori nel discorso “Noi e i governi 2.0” per spiegare la libertà, e come le parole e la letteratura siano importarti per esercitarla. Danill Charms di San Pietroburgo, autore surrealista e transmentale, famoso, non certo ai tempi dell’URSS, per i suoi racconti come “Uno spettacolo non riuscito” e le sue opere per adulti, arte degenerata, pubblicata solo alla fine degli anni sessanta, vent’anni dopo la sua scomparsa. Accusato di produrre letteratura antisovietica, non vide mai pubblicati i suoi lavori se non qualche filastrocca all’interno di qualche rivista per bambini “anche se lui i bambini non li sopportava”. Arrestato due volte con accuse infondate, poiché pensavano fosse schizofrenico venne rinchiuso in un ospedale psichiatrico dove morì nel 1942 a Leningrado.

Anche quella di Iosif Brodskij, autore Premio Nobel per la letteratura 1987, ebbe un rapporto complicato con il regime sovietico. Fu censurato e accusato di condotta antisociale e di parassitismo (antiobščestvennyj i parazitičeskij), lui che di lavori ne aveva cambiati tredici. Come ha scritto l’amico Dovlatov:

“Brodskij non viveva in uno stato proletario, viveva nel monastero del proprio spirito, non si opponeva al regime, non lo considerava e non era nemmeno sicuro della sua esistenza”.

Non era iscritto all’associazione dei poeti e davanti al giudice interrogato sul perché si definisse un poeta, ha risposto “Io penso che…(confuso) venga da Dio”. Ciò che scriveva era inutile, i suoi versi non servivano ed erano dannosi e diseducativi secondo i giudici che lo condannarono a 5 anni di lavoro forzato nel nord. Così come Charms, Iosif conobbe l’ospedale psichiatrico e gli infiniti interrogatori, perciò nel 1972 non esitò ad emigrare prima a Vienna e poi negli Stati Uniti. Le parole di questi due autori facevano tanto paura che ad esser censurate non furono solamente le loro opere, ma le loro stesse vite.

“Charms e Brodskij sono due esempi stupefacenti della potenza della letteratura, indipendentemente dal legame con la politica.”

Paolo Nori riflette sul potere delle parole, e su quegli esempi di libertà, paragonandola ad “un muscolo che si rafforza con l’esercizio […] di cui l’Unione Sovietica è stata una palestra ideale”. Come lo fu d’altronde quell’Italia fascista dove quattro liceali antifascisti del gruppo “Giovani della montagna”, furono giustiziati dai nazisti a Riva del Garda nel 1944, sempre per lo stesso motivo: le parole.

“Queste cose al regime d’allora non solo davano fastidio, erano inammissibili, non si potevano dire, facevano paura. Le parole erano cose delle quali si aveva paura. Oggi invece sembra si possa scrivere quel che si vuole, non si dà fastidio a nessuno.” 

L’uomo della democrazia e il suo rapporto con la libertà è così cambiato negli ultimi tempi, che le parole diventano mezzo “non per essere nel mondo, [ma] per uscire dal mondo. Non per pensare, per prendere parte, non per preoccuparsi ma per non preoccuparsi […]. Siamo tutti impastati di sonno e non siamo capaci più di far niente, neanche di avere pensieri nostri”. Quel fascio di muscoli, sembra intorpidirsi sempre più, di libertà non sembra neanche aver senso parlarne, c’è già.  La soluzione, secondo l’autore, è da trovarsi negli esempi: “Resta da chiedersi chi oggi può dare l’esempio e se noi che siamo qui ne saremo capaci”.

Al termine dell’incontro, Paolo Nori ha risposto ad alcune domande del pubblico. Alcune di esse in merito al suo nuovo libro “Fare pochissimo” la storia di un giornalista che inventa delle interviste perché troppo pigro per farne di vere. Oggetto dell’intervista la beatificazione di Stalin, ad opera di un pope russo chiamato nesuščestvujuščij. Prima di lasciarci con una citazione di Brodskij dal discorso tenuto a Vienna “La condizione che noi chiamiamo Esilio”, la presidente di E’ ORA in ultimo ha ricordato i prossimi eventi organizzati dall’associazione. Oltre al consueto appuntamento “Говори’amo” di settimana prossima, che una volta al mese a Torino riunisce italiani e russi in un divertente scambio linguistico, il 30 maggio alle 20.00 dopo un aperitivo presso l’associazione seguirà il concerto del giovane ensemble italo russo “Kaleidos” che proporrà un vasto repertorio, da Mozart a Rota, dal tango alla musica popolare russa, ma anche brani inediti.

Articolo di Federico Lattante 15/05/2018

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Nato nel 1993 a Varese poi trapiantato in Salento. Ho conseguito una laurea triennale in Mediazione Linguistica all’Università di Bari e ora frequento il corso di laurea specialistica in Lingue per la Comunicazione Internazionale a Torino. Prima di innamorarmi della letteratura e della lingua russa, mi sono innamorato di Anna Karenina, che durante l’ultimo anno di liceo ha occupato un posto fisso sul mio banco.

Federico Lattante

Nato nel 1993 a Varese poi trapiantato in Salento. Ho conseguito una laurea triennale in Mediazione Linguistica all'Università di Bari e ora frequento il corso di laurea specialistica in Lingue per la Comunicazione Internazionale a Torino. Prima di innamorarmi della letteratura e della lingua russa, mi sono innamorato di Anna Karenina, che durante l'ultimo anno di liceo ha occupato un posto fisso sul mio banco.