Karsten Roda, il pirata di Ivan il Terribile

In quei tempi oscuri e fantastici, persi in un mucchio di storie e generosamente arricchiti dalla fantasia di registi e sceneggiatori del franchise “I pirati dei Caraibi”, anche nei mari del nord fioriva la pirateria. Ne sarete stupiti, quando scoprirete che oltre ai famosi pirati che seminavano il terrore tra le navi mercantili svedesi e polacche, anche Karsten Roda, arruolato dallo zar russo ma danese di origini, aveva ottenuto una certa fama. Questo pirata ottenne la “lettera di corsa” dalle mani dello stesso Ivan il Terribile, cioè un permesso scritto per gli atti di pirateria, dietro alla quale si nascondeva per giustificare le sue razzie. Ma andiamo in ordine…

IL CAMPO DI BATTAGLIA

Perfino oggi per la spartizione delle aree suburbane si verificano guerre civili; gli uomini combattono per il possesso di strisce di terra lungo fiumi, laghi, e stagni. E cosa dire dei dissidi tra principati e regni per uno sbocco sul mar Baltico?! Nel XVI° secolo le battaglie navali nel Nord Europa non si placarono, ma anzi le parti in conflitto utilizzarono tutta la loro raffinata astuzia per arrecare qualsiasi tipo di danno agli avversari. Un danno alle rotte mercantili era un danno all’economia. E un’economia indebolita rappresenta una crepa nella difesa.

Gli stati Baltici ricorrevano frequentemente ai servizi dei pirati. È sorprendente come quest’attività venisse considerata come un servizio ufficiale allo stato.

La zona rossa indica l’area in cui Karsten Roda agiva

 

IL PORTO DI NARVA

Per Ivan IV, il porto di Narva era importante strategicamente, economicamente e politicamente. Con l’aiuto di Narva, lo zar poteva commerciare con i territori occidentali, evitando quelli della Lega Anseatica. Nel 1558, durante le prime operazioni della guerra di Livonia le truppe russe conquistarono questa fortezza; alla vittoria contribuì l’incendio divampato in città, che distrusse una parte degli edifici. Verso la città vennero indirizzati i migliori ingegneri e costruttori, e presto il nuovo porto russo si arricchì di una flotta di 17 navi mercantili. Ed a questo punto le cose iniziano a farsi interessanti perché, come al solito, si intromisero i pirati.

IL RUOLO DEI PIRATI

Il fatto è che ciò che per un russo va bene, per un tedesco può significare la morte (proverbio russo, ciò che a qualcuno non crea problemi, per altri può essere dannoso, ndt). E nonostante l’interpretazione di questo proverbio si sia diffusa solo nel 19° secolo, l’amara verità in esso contenuta era attuale anche trecento anni fa. Svezia e Polonia non potevano rimanere indifferenti davanti all’annessione russa dell’importante avamposto, quindi indirizzarono con decisione tutto il loro arsenale piratesco verso le rotte commerciali lì dirette. Fino ad allora, i sovrani russi non avevano avuto a che fare con i pirati, tuttavia bisognava fare qualcosa. Rivolgendosi per un consiglio ai regnanti stranieri, in particolare proprio al re danese Federico II, lo zar Ivan decise di assoldare un giovane e barbuto Karsten Roda, ex commerciante e ora impavido lupo di mare. Così iniziò la storia dei “Pirati del Mar Baltico”.

KARSTEN 

Prima di entrare al servizio dello zar, Roda depredava le navi svedesi in nome della corona danese. Durante questo periodo Karsten Roda era un uomo molto pio e timorato di Dio. Bestemmiatori e ciarlatani venivano gettati in mare, per non incorrere nell’ira di Dio. Fatto interessante, Roda era estremamente esigente rispetto alla sua immagine personale. Sulla sua nave infatti prestava servizio un barbiere.

Ad Amburgo e Kiel i pirati venivano condannati a morte, ma egli non aveva intenzione di recarsi in quelle città. Roda venne invitato presso Alexandrovskaya Sloboda (antica fortezza russa, ndt.) nel 1570 per ricevere dalle mani dello zar la lettera di corsa. In essa in particolare gli veniva imposto di “sottomettere i nemici con la forza, e trovare, attaccare e distruggere le loro navi con il fuoco e la spada”.

Inoltre, il corsaro era obbligato a vendere la merce saccheggiata nei porti russi e restituire un decimo del bottino, rendere le armi in condizioni migliori e portare a Narva un terzo delle navi catturate. I prigionieri dovevano essere risparmiati, e all’arrivo in porto potevano scambiarli per un riscatto oppure consegnarli ai richiedenti. Tra l’altro, all’equipaggio non spettava alcuna parte delle conquiste, ma ricevevano 6 talleri al mese come compenso.

TEMPESTE NEI MARI

Karsten Roda entro al servizio dello zar, con la sua barca a vela dal fondo piatto. Durante tutto il 1570 il pirata creò la sua flotta personale, composta da 6 velieri armati e guidati da pirati esperti. Tra i marinai non si trovavano solamente danesi e norvegesi, ma anche i pomory di Arkhangel’sk e artiglieri dell’Ordine militare russo.

L’armata aveva la sua base a Revel (antico nome di Tallinn), ma veniva utilizzato anche il porto di Narva; Roda si recava spesso anche in Danimarca, la sua patria. La, egli smerciava una grande quantità delle merci saccheggiate, contravvenendo agli accordi presi con Ivan il Terribile sui tributi.

LA FINE DEL PIRATA DEL BALTICO

Alla fine del 1570 Danimarca e Svezia iniziarono le trattative di pace. Spadroneggiando nel Baltico e non portando beneficio né al lato russo né a quello danese, Roda appariva ormai inutile. Inoltre, l’attività piratesca del suo equipaggio minava l’attività commerciale nel mar Baltico e privò la Danimarca dei dazi imposti. Bisognava porre un freno al pirata.

Le autorità danesi optarono per sbarazzarsi di questa pericolosa figura: nell’ottobre 1570 Karsten Roda fu arrestato in una taverna di Copenaghen, le sue proprietà vennero confiscate, e i suoi marinai licenziati. Lo zar Ivan reagì piuttosto lentamente, e in una lettera al re danese sembrava piuttosto sorpreso:

Cinque anni fa o più, abbiamo mandato in mare Karsten Roda con le barche e soldati contro i ladri, che importunavano da Gdansk i nostri ospiti. E quel Karsten Roda distrusse quei ladri ….. catturò 22 navi, arrivò a Borgolniy e qui gli uomini del re lo hanno imprigionato. Le navi catturate, sia le nostre che le sue,con la merce a bordo avevano un valore di  500.000 efimiki. Quel Karsten Roda, confidando nel nostro accordo con Federico fugì a Kopnogov. Il re Federico ordinò che venisse catturato e imprigionato. E di tutto ciò fummo alquanto sorpresi.

 

Ci sono prove che lo zar richiese il trasferimento di Roda in Russia, anche se questo poi non avvenne. È anche noto che il pirata del Baltico alloggiava nel castello danese della Gallia o di Moritzburg in una stanza separata e arredata con cura, ma non aveva alcuna relazione con il mondo esterno.

Non sono rimasti documenti sulla morte del primo pirata russo che potessero dare agli scrittori la possibilità di riproporre la sua storia in una versione più fantasiosa. E così, nel romanzo di Vitalij Gladkij, Karsten Roda diventa uno dei pirati del leggendario Drake.

Fonte: moiarussia.ru, 5/10/2017, di Liana Vikulova, tradotto da Giacomo Oboe

Potrebbe interessarti

Sono nato nel 1995 in provincia di Vicenza. Mi sono laureato in russo e francese all’Università Cà Foscari di Venezia , e ora sono uno studente del Master ELEO presso la Cà Foscari Challenge School. Sono appassionato di tutto ciò che riguarda la sfera delle relazioni internazionali, in particolare dello spazio post-sovietico; amo viaggiare, leggere e imparare.

Giacomo Oboe

Sono nato nel 1995 in provincia di Vicenza. Mi sono laureato in russo e francese all'Università Cà Foscari di Venezia , e ora sono uno studente del Master ELEO presso la Cà Foscari Challenge School. Sono appassionato di tutto ciò che riguarda la sfera delle relazioni internazionali, in particolare dello spazio post-sovietico; amo viaggiare, leggere e imparare.