L’odio sulla pelle

Danzig Baldaev è una figura leggendaria: per 40 anni ha prestato servizio nel sistema penale sovietico e tramite contatti diretti con i detenuti ha raccolto una collezione unica di tatuaggi. I suoi album, che godono di un’enorme popolarità, sono stati pubblicati non soltanto in Russia, ma anche in Ungheria, Germania… tra questi tatuaggi se ne incontrano dei più bizzarri: alcuni raccontano storie della malavita, altri passioni e persino gli orientamenti politici di chi li indossa. Poi ci sono quelli difficili da capire, o meglio è difficile capire chi possa aver deciso di portare sulla propria pelle disegni del genere: svastiche, ritratti di Hitler… Ancor di più se a farlo non sono stati dei giovani teppistelli dei giorni nostri, qualche skinhead, ma persone già adulte. Possibile che il fascismo sia radicato così saldamente nel territorio russo?

– Danzig Sergeevič lei, da veterano di guerra, probabilmente si sarà reso conto che il paese che ha sconfitto il fascismo ha varcato le soglie del ventunesimo secolo con una sua gioventù fascisteggiante.

Io penso che la questione sia che il comunismo e l’hitlerismo siano di fatto un unico sistema. Alla base ci sono lo sciovinismo e il disprezzo per la vita umana. Prendiamo come esempio un episodio tratto dalla nostra storia. Michail Frunze (uno dei padri dell’Armata Rossa, n.d.t.) giurò e spergiurò all’Armata Bianca di Vrangel’ che “avrebbero salvato la vita a chi si sarebbe arreso”. Eppure detto ciò ne fucilarono a migliaia senza batter ciglio. E quanti milioni di contadini subirono la «dekulakizzazione» e furono deportati e massacrati! O ancora la guerra. L’Unione Sovietica perdette decine di milioni di persone nella guerra contro il fascismo, molto di più di quanto ne avessero perse i tedeschi. Insomma, una vittoria di Pirro. I comunisti non hanno mai fatto i conti con le perdite umane. Però hitlerismo e stalinismo insieme sono costati le vite di decine di milioni di uomini di tutto il pianeta.

– Allora perché tutti i nostri detenuti, che hanno subito le pene del comunismo e combattuto contro la Germania, si sono fatti tatuare la svastica? Dopo la guerra la gente semplice avrebbe potuto sbranarti per una cosa del genere…

Nei gulag non c’era questo atteggiamento. I detenuti non sopportavano la propaganda “ufficiale”, secondo la quale «noi siamo il grande popolo sovietico, il meglio del meglio» e in barba a questa ufficiosità a volte si tatuavano soggetti di stampo fascista.

– Le radici delle simpatie per il fascismo dei nostri giovani sono quindi da ricercare in questi luoghi di reclusione?

Sia nelle carceri che nella società… I nazionalisti, l’esaltazione della Grande Russia… per non parlare degli skinhead. Ad oggi sono decine di migliaia di persone sparse per il paese ed è chiaro che qualcuno li manovra. Io avevo ancora 56 anni e più tardi mi sarebbe capitato di avere detenuti simili. Bisognerebbe incarcerarli, però qui in Russia abbiamo una politica permissiva. All’inizio degli anni Novanta una volta a Mosca ho assistito a questa scena: un poliziotto che chiacchierava con un ragazzo con tatuata una svastica sul braccio. Ho esibito il mio distintivo di maggiore del Ministero degli Interni russo e gli ho chiesto: “Come puoi comportarti così mentre sei in servizio?” E lui: “Siamo in democrazia… tutto è permesso”. Ma la democrazia è prima di tutto disciplina, responsabilità, autocoscienza, rigore preteso non soltanto dagli altri, ma prima di tutto da se stessi.

“I cazzi spaventosi del paese degli scemi” “Tutto per il popolo!”

– Nel nostro codice penale c’è proprio un articolo riguardante “l’incitamento all’odio razziale e nazionale”.

Questo articolo oggi è in vigore soltanto a livello formale… Sa, mi vergognavo a ricopiare molti tatuaggi. Ce ne sono diversi antirussi, antisemiti. Ciò che mi interessava sapere dai detenuti era: “Perché odiate gli ebrei? Vi hanno tolto la vostra razione di pane? Vi hanno sputato in faccia?” E loro iniziavano: “Gli ebrei hanno ucciso Gesù… hanno distrutto Lenin…” Nel mio libro ci sono anche tatuaggi che ritraggono Hitler. Uno, intitolato “Heil Hitler!”, l’ho copiato nel 1981 a Leningrado in una piscina in via Zvenigorodskaja. Si trattava di un uomo molto sportivo che si era fatto quel tatuaggio in un gulag. Perché proprio il ritratto di Hitler? Chissà se sognasse che i suoi figli un giorno avrebbero torturato e ucciso i loro coetanei…

“Stalin è nato nel nono giorno di luna piena, le sue sembianze di pipistrello sono un simbolo di Satana! 21.XII.1879 – 5.III.1953”

 

“Sparate! Avanti, verso il comunismo!”
“Io sono un figlio del mondo di ladri”

 

Fonte: novayagazeta.spb.ru, 10 febbraio 2003 – Intervista di Evgenij Baranov, Traduzione di Beatrice Pallai