Qual è l’origine del mito dell’ubriachezza del popolo russo?

Qual è l’origine del mito dell’ubriachezza del popolo russo?

Uno dei miti più diffusi, che permane con tenacia in Occidente, è la totale ubriachezza che è comune tra il popolo russo a causa della sua presunta propensione naturale all’intossicazione da vodka. Tuttavia, perfino le statistiche attuali mostrano che oggi in Russia si bevono alcolici del tutto moderatamente, o almeno molto meno che in molti paesi dell’Europa Occidentale.

Da sempre, nei tempi antichi nella Rus’ si bevevano bevande a basso contenuto alcolico, come il kvas e l’idromele, che erano in realtà più salutari che nocive. Solo a partire da Pietro il Grande che si è iniziato a introdurre in Russia, seguendo l’esempio dei paesi occidentali “civilizzati”, l’alcol puro e la vodka, che sulle prime, a dir il vero, non attecchì facilmente.

 

 

Lo sapevate che nel XIX secolo, quando il governo imperiale russo tentò in tutti i modi di incoraggiare l’alcolismo, che generava un enorme afflusso di denaro nella casse dello stato, nel paese ci fu una rivolta contadina contro l’alcool, il popolo iniziò a boicottare e perfino distruggere le bettole che servivano alcool? Nonostante i severi provvedimenti messi in atto dal governo (11 mila persone finirono ai lavori forzati), i risultati tardarono ad arrivare. Ben presto nacquero numerose organizzazioni che promuovevano la sobrietà, e l’attacco al “drago verde” (quest’espressione in russo significa prendere una sbornia colossale, N.d.T.)  venne da tutti i fronti della società, a questo appello aderirono la stampa, ma anche figure pubbliche e religiose. Il governo così, per correre ai ripari, dovette introdurre delle accise sulle bevande alcoliche, al posto del sistema di concessione per la vendita degli alcolici, che quasi costringeva la popolazione a bere vodka.

A proposito, la lotta contro l’alcolismo nell’Impero Russo venne attuata anche con l’introduzione di accise, mentre durante Prima Guerra Mondiale venne introdotta la legge sul Proibizionismo (suchoj zakon in russo, N.d.T.) che pose un punto fermo su questa materia.

 

 

Non c’è poi da stupirsi che i russi stessi si rapportino al mito russo dell’ubriachezza con ironia, con un sorrisetto, sostenendo che il popolo russo “sa come bere”, a differenza di molti altri popoli e quindi non perde mai la testa, neanche quando si è sull’”allegro andante”. C’era chi era stupito di questa capacità e chi invece era invidioso. Non sono forse stati questi ultimi che a scrivere e inventare le storie sull’alcolismo dei russi e sulla loro perenne ubriachezza?

 

FONTE: http://esoreiter.ru  – Traduzione di Massimiliano Macrì

Nato tra due mari, nel punto più ad est d’Italia, dalle parti di Lecce, in un sole troppo forte da sopportare. Ho studiato prima letteratura russa e inglese poi traduzione presso l’Università del Salento. Nel mezzo ho viaggiato per mezza Europa e vissuto e lavorato a Vilnius, Mosca, Kiev e Berlino ed ora a Londra. Eclettico e poliedrico, sono appassionato di fotografia, viaggi, arte, letteratura e opera, gioco a rugby da amatore. Se amo tutto ciò che riguarda la Russia lo devo anche a mio nonno che quando aveva 80 anni (ora ne ha 93) ha cominciato a studiare il russo dopo aver passato la sua vita in mare. Il mio sogno è di spingermi a est: a Vladivostok!

Massimiliano Macrì

Nato tra due mari, nel punto più ad est d’Italia, dalle parti di Lecce, in un sole troppo forte da sopportare. Ho studiato prima letteratura russa e inglese poi traduzione presso l’Università del Salento. Nel mezzo ho viaggiato per mezza Europa e vissuto e lavorato a Vilnius, Mosca, Kiev e Berlino ed ora a Londra. Eclettico e poliedrico, sono appassionato di fotografia, viaggi, arte, letteratura e opera, gioco a rugby da amatore. Se amo tutto ciò che riguarda la Russia lo devo anche a mio nonno che quando aveva 80 anni (ora ne ha 93) ha cominciato a studiare il russo dopo aver passato la sua vita in mare. Il mio sogno è di spingermi a est: a Vladivostok!