Perché gli stranieri associano la Russia agli orsi

In questo articolo presenteremo una delle spiegazioni del fenomeno per cui la Russia viene spesso associata alla figura dell’orso. Tuttavia vogliamo sottolineare che l’argomento verrà qui trattato solo a livello storico.

Le occasioni di utilizzo dei termini “medved’” o “ber” (orso) sottolineano il significato profondo che questi avevano per i popoli della Rus’. Dalla radice “ber” derivano le parole “bortnik” (apicoltore), “burelom” termine usato per indicare gli alberi caduti o sradicati, “bor” (pineta), “burnyj” (bruno, marrone) ecc…

Perfino un marchesato è stato fondato da un orso! Si tratta del territorio di Brandeburgo, comandato dal marchese Alberto I…detto Alberto l’Orso!

Nel seguente dipinto di Šiškin vediamo alcuni orsi bruni che, non a caso, si trovano in una pineta. Si notano anche degli alberi caduti e una tana in lontananza.

Perché gli stranieri associano la Russia agli orsi

“Prima guerra mondiale. Nel 1915 la situazione al fronte orientale era piuttosto difficile. Accadde così che, durante la ritirata, un reggimento russo perse tutti i cavalli. La mattina seguente, quando i tedeschi provarono ad entrare in città, li aspettava una sorpresa. Furono infatti attaccati da un gruppo di soldati a cavallo di orsi! Presto i tedeschi, scioccati, dovettero arrendersi. Questa piccola vittoria venne celebrata per tutta la sera. Vi fu anche uno spettacolo di orsi che suonavano la balalaika e, alla fine della serata, poterono anche bere della vodka. I tedeschi erano terrorizzati. Il giorno seguente vennero liberati e non tornarono mai più in Russia… “.

Certo, questa è solo una storiella divertente. Raccontiamo invece ora una vicenda che accadde realmente, ovvero la storia di un maldestro soldato russo.

Come l’orso degli Urali lottò contro i tedeschi durante la Prima guerra mondiale

Un anno dopo l’inizio della Prima guerra mondiale la Francia chiese aiuto alla Russia, proponendo uno scambio: avrebbe offerto armi e munizioni moderne, in cambio di soldati da inviare al fronte occidentale.

Il comando russo accettò di inviare in aiuto ai francesi il 5º reggimento di fanteria degli Urali. Si decise inoltre che il reggimento avrebbe dovuto svolgere una funzione di immagine per il popolo russo in Occidente. I francesi dovevano vedere i soldati russi in tutta la loro gloria, così i membri del reggimento furono selezionati in base al loro portamento e alla corporatura.

Tuttavia, questo non era ancora abbastanza per gli ufficiali. Avevano infatti bisogno di un simbolo che indicasse l’Impero russo. Non stettero a pensarci molto ed ebbero subito l’idea di inviare insieme al reggimento un orso o, meglio ancora, un cucciolo d’orso. In questo modo, durante il viaggio verso la terra straniera, il cucciolo avrebbe raggiunto l’età adulta e sarebbe stato in grado di partecipare alle battaglie. Detto, fatto! Poco prima di partire, gli ufficiali si recarono al mercato di Ekaterinburg. All’inizio del XX secolo l’intero centro della capitale degli Urali era infatti occupato da moltissimi negozi e botteghe. Vi si poteva trovare di tutto: dai profumi francesi, alle pipe turche, agli animali più disparati. Tutta l’Europa immaginava la Russia come un grande e forte orso. Di conseguenza gli ufficiali non sbagliarono quando comprarono un maldestro orso come talismano.

Un gruppo di zingari offrì loro uno di questi animali. Gli ufficiali raccolsero il denaro ed ebbero un orso per 8 rubli, che per quei tempi era una somma considerevole, in quanto ci si potevano comprare 16 chili di carne. Dopo aver acquistato il cucciolo d’orso, gli ufficiali lo portarono immediatamente alla stazione ferroviaria. Per non farlo fuggire gli misero un collare e lo portarono alla piattaforma al guinzaglio, come un cane. Mihajl Potapovič, questo il nome dell’animale, era ancora un cucciolo, fu quindi caricato sul treno senza paura che avrebbe morso qualcuno o danneggiato qualcosa. Per arrivare al fronte Occidentale l’orso e i soldati viaggiarono in treno fino ad Arcangelo, poi continuarono sulla costa del Mare di Barents e del Mar del Nord, fino ad arrivare alla Francia.

Si faceva avvicinare solo dai soldati russi

Gli ufficiali chiamarono il cucciolo d’orso Miška e i soldati gli diedero il nome Zemliak (letteralmente: “conterraneo”, N.d.t.). Mangiava carne e kaša e dagli alti ranghi riceveva anche delle prelibatezze. L’orsetto amava molto i mandarini. A volte gli versavano un po’ di cognac in una ciotola e i generali alleati gli mandavano cioccolata francese. Miška accettava i doni stranieri ma si faceva avvicinare solo dai soldati russi.

I gatti francesi avrebbero ricordato l’orso degli Urali per tutta la vita. Foto: filiale degli archivi di stato degli Urali.

In realtà i soldati russi non avevano un aspetto molto diverso da quello degli alleati, avevano anche degli elmetti protettivi, proprio come loro. Nonostante ciò, il cucciolo d’orso distingueva con facilità i “suoi” dagli “stranieri”.

“In Francia i nostri reggimenti arrivarono senza armi e attrezzature” – spiega lo storico Aleksandr Emel’janov – “la Russia dava loro solo una tunica verde, stivali, pantaloni larghi e berretto. Secondo l’accordo fra i due stati, la parte francese avrebbe dovuto fornire le armi”.

“Tuttavia i soldati raccontarono che Miška sapeva distinguere i russi in base al colore dell’uniforme, che era verde, mentre quella dei francesi era blu” – aggiunge Alexander Vjačeslavovič – “Di conseguenza con i russi si comportava gentilmente, mentre ai francesi ringhiava”.

Quando lo portavano a passeggio, l’orso si comportava come un cane. Foto: filiale degli archivi di stato degli Urali.

Vista questa capacità del cucciolo di distinguere le persone, un ufficiale pensò di usarlo nel servizio di guardia, come se fosse un soldato a tutti gli effetti. Miška fu quindi legato con una catena alla postazione di guardia, in modo che avvertisse i soldati in caso di ospiti indesiderati.

A volte i commilitoni liberavano il maldestro compagno dalla catena e lo portavano a fare una passeggiata. Zemliak iniziò così a comportarsi come fosse un cane. Inseguiva continuamente i gatti che vivevano nell’accampamento russo e correva verso gli alberi, per poi arrampicarvisi rapidamente, impaurendo i soldati.

I rivoluzionari gettano Miška nell’acqua bollente

Presto la felice vita di Miška cambiò radicalmente. Infatti nel gennaio del 1917, durante una battaglia nella provincia di Champagne, i tedeschi organizzarono un massiccio attacco con il gas. La brigata russa subì pesanti perdite: furono uccise 300 persone e molti scomparvero senza lasciare traccia. Anche il cucciolo d’orso venne ferito durante l’attacco.

“C’erano diverse linee di fortificazione nelle trincee” – spiega lo storico – “l’orso si trovava nelle retrovie, ma fu comunque raggiunto dal gas, trasportato dal vento. I medici, con grande difficoltà, riuscirono a curare il peloso soldato e in seguito gli prescrissero una speciale dieta a base di frutta”.

Nonostante ciò, presto Miška ebbe di nuovo bisogno dell’aiuto dei dottori. Infatti dopo la rivoluzione di febbraio, i soldati del corpo di spedizione russo organizzarono una rivolta, che raggiunse il picco massimo nell’accampamento di La Curtin, nel settembre 1917.

I soldati della brigata russa si rifiutarono di obbedire agli ordini dei comandanti e chiesero di essere rimpatriati immediatamente. Come atto di sfida agli ufficiali, i ribelli riempirono un grande secchio con acqua bollente e vi gettarono il cucciolo d’orso. L’insurrezione fu infine soppressa dalle forze della gendarmeria francese e dalle unità russe. Zemliak sopravvisse, ma per molto tempo non tornò in sé.

Passò la vecchiaia a Parigi

Dopo la rivoluzione, il corpo di spedizione russo fu sciolto. Alcuni soldati tornarono a combattere in Russia, altri rimasero in Europa, formando una Legione d’Onore. Questi ultimi portarono con sé l’orso.

Nel gennaio del 1918, la Legione venne unita alla Divisione Marocchina, che era considerata la migliore di tutta la Francia. Il generale Dogan passò in revisione le truppe e fu molto colpito dall’aspetto fiero dei soldati russi. Ma ancor di più lo colpì la presenza dell’orso, schierato in fila come un vero e proprio soldato. Il generale rimase a lungo in silenzio, osservando quel muso peloso, poi sorrise e fece a Miška il saluto militare.

Gli ufficiali usavano l’orso per fare la guardia. Foto: filiale degli archivi di stato degli Urali.

L’esempio del generale fu seguito dagli ufficiali che lo accompagnavano. In seguito, all’orso venne addirittura assegnata la razione di un normale soldato. Riceveva quindi ogni giorno 750 grammi di pane, 300 grammi di carne fresca, verdure, riso, fagioli, pancetta, formaggio, caffè, zucchero e sale.

“Fino alla fine della guerra l’orso rimase con la Legione d’Onore” – spiega Alexander Emel’janov – “poi fu inviato allo zoo di Parigi, dove visse fino al 1933”.

Fonte: view-w.ru, 24/10/2017 – di Svetlana Vasil’evna, traduzione di Giulia Romanelli

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L’Est Europa, con la sua cultura e la sua mescolanza di lingue e popolazioni, è il mio interesse principale. Tutto è iniziato con una lezione sulla rivoluzione russa in quinto superiore, da lì ho deciso di studiare questa magnifica e tremenda lingua prima all’università di Urbino, poi a Bologna. Ho migliorato le mie competenze con un soggiorno a Mosca, ho svolto un volontariato in Lituania e da lì mi sono lanciata in un viaggio alla scoperta dei paesi slavi, ho vissuto 5 mesi a Varsavia dove ho avuto il piacere di studiare il polacco, ho insegnato italiano a Praga, attualmente vivo in Italia. Spero di sfruttare le mie conoscenze per darvi uno sguardo più approfondito sull’est Europa.

Giulia Romanelli

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