Recensione de “La Guardia Bianca”, di M.Bulgakov

Ho letto La guardia bianca relativamente tardi, considerata la mia passione per Bulgakov.Non avevo mai avuto modo di imbattermici, né durante gli studi, né casualmente in libreria.Un giorno, però, lo devo aver notato sugli scaffali, perché l’ho comprato. Da quando, qualche anno prima, la mia professoressa di letteratura russa mi aveva fatto conoscere Il Maestro e Margherita, avevo trovato il mio libro preferito. Indubbiamente. Poi ho iniziato La guardia bianca e, una volta arrivata alla fine, ho capito che non solo è questo il mio libro preferito ma che, con tutta probabilità, lo rimarrà per sempre.

In effetti questo romanzo mi ha letteralmente sconvolto, mi ha lasciato per parecchie settimane successive alla conclusione in uno stato di profonda riflessione e turbamento. Avevo incontrato qualcosa che non era solo una storia, ma un quadro, una musica, un messaggio che volevo far entrare nella mia vita e in tutto il resto del mondo.

L’azione inizia nella Kiev a cavallo tra il 1918 e il 1919, in piena guerra civile. In quel periodo la capitale ucraina è il simbolo della confusione marchio dell’inizio del secolo, geograficamente sulla strada di uno degli accadimenti più incisivi di tutto il Novecento: la Rivoluzione. A Kiev si scontrano i poteri dell’etmano Skoropadskij, dei Rossi e dei Bianchi, di Simon Petljura e dell’esercito tedesco, mentre i cittadini fanno quanto possibile per capire le dinamiche di un conflitto internazionale in casa loro. Tra questi ci sono i fratelli Turbin, le cui vicende personali si dipanano parallelamente e si intrecciano a quelle politiche e militari.

Aleksej è il medico che ricopre alla perfezione il ruolo di fratello maggiore: dopo la morte dei genitori, l’autorità casalinga; Elena è la secondogenita, sensibile e delicatissima bellezza ucraina; Nikolka è il più piccolo, esuberante ed entusiasta dei tre. Bulgakov ci introduce nella loro calda dimora, sede di infinite serate con gli amici Myšlaevskij, Šervinskij e Karas, come un padrone di casa. Non a caso la casa dei Turbin è ubicata al numero 13 di Alekseevskij Spusk, la versione fittizia della via su cui ancora oggi troviamo la casa della famiglia Bulgakov, proprio al numero 13.

Il numero 13 di Andreevskij Spusk, dimora della famiglia Bulgakov a Kiev

Il confronto tra gli interni dei Turbin, comodamente borghesi e costantemente echeggianti delle canzoni che i personaggi intonano anche in piena notte, e gli esterni, congelati in un freddo inverno kieviano e battuti giorno e notte da invisibili e lontani colpi di cannone, è stridente. L’intera narrazione è pervasa dall’incertezza della guerra alle porte della città; nessuno sa esattamente cosa succeda sul campo di battaglia, le voci circolano rapidamente e le notizie si rivelano non sempre affidabili. I ragazzi Turbin, come i loro amici, decidono di prendere parte attivamente nelle file dei Bianchi, per la loro Città (che nel romanzo compare sempre con la lettera maiuscola), per la loro patria. È questo sentimento del sacrificio il punto cardine de La guardia bianca. Un sentimento che invade le coscienze dei protagonisti e che rende la lotta per un ideale la priorità assoluta. Parliamo di un tratto tipicamente russo, di cui spesso troviamo traccia nella letteratura e nella storia (basti rammentare Guerra e pace e la resa strategica di Kutuzov). Questo spirito di abnegazione, insieme a molte altre sfaccettature, plasma il celebre “animo russo” e costituisce una componente imprescindibile della bellezza del romanzo in questione.

Aleksej è pronto a mettere da parte i propri agi per imbracciare le armi. Elena vive una travagliata situazione psicologica dopo l’abbandono da parte del marito, ma non rivela mai la sua angoscia apertamente, soffre in silenzio e rinuncia alla speranza di veder tornare lo sposo, purché i suoi fratelli escano sani e salvi da quel conflitto che neanche una volta viene maledetto dalla giovane. Nikolka si butta a capofitto nella battaglia, con l’ardore dei suoi diciassette anni e la basilare preparazione che gli ha fornito la scuola militare; non c’è il tempo, né la volontà di pensare a quegli anni spensierati ai quali le armi lo stanno strappando. Per i protagonisti non esiste il proprio bene, solo il Bene maggiore per cui immolarsi e far passare in secondo piano tutto il resto.

Se torniamo per un attimo agli scaffali della libreria in cui ho comprato la mia copia, vi posso garantire che è piuttosto facile sceglierne l’edizione. Ce n’è solo una: Feltrinelli, 2011, traduzione e cura di Serena Prina.

La Guardia Bianca Bulgakov

Essendo rimasta così profondamente colpita da quest’opera, mi sono chiesta da subito come mai non ne esistano varie edizioni, come succede per gli altri lavori di Bulgakov. Su internet si trovano in circolazione poche altre versioni digitali e, occasionalmente, vecchie edizioni cartacee (delle quali la più recente è Bur, 1990). Come mai questo capolavoro in Italia non attira, tanto da non essere preso in considerazione neanche da quelle grandi case editrici nazionali che pubblicano spesso letteratura russa?

Lo abbiamo chiesto a Serena Prina, traduttrice e curatrice dell’opera. Oltre a La guardia bianca, Prina ha lavorato anche ad altre opere di Bulgakov: “Quando, molti anni fa, mi sono decisa a intraprendere l’attività di traduttrice e saggista, avevo un grande sogno: tradurre Le anime morte e Il Maestro e Margherita. Gogol’ era il mio primo amore, ma subito dopo veniva Bulgakov, con la sua tragedia personale, con il suo destino amarissimo. Negli anni novanta del Novecento le possibilità per i giovani traduttori erano sicuramente maggiori di oggi, molte case editrici importanti ancora non avevano nei loro cataloghi i titoli che amavo. È stato così che, dopo la grande e impegnativa avventura dei due volumi dell’opera completa di Gogol’ per la collana dei Meridiani, mi è stata data la possibilità di realizzare il secondo sogno. E così Bulgakov è entrato nella mia vita.”

Quando le chiedo cosa ne pensi della scarsità di edizioni italiane in circolazione e se possa essere considerata sintomatica di un preciso indirizzo del nostro mercato librario, mi risponde che “dopo la pubblicazione de La guardia bianca (n.d.r. si riferisce all’edizione del 2010) l’editore Feltrinelli mi comunicò il suo piacevole stupore per la necessità di fare subito una seconda ristampa, a poca distanza dalla prima. Non è dunque vero che il titolo non sia appetibile. Quello che serviva era proporlo in una veste nuova, per esempio con l’inserimento della conclusione smarrita e rocambolescamente ritrovata a metà degli anni novanta. Sono convinta che, quando si lavora con dei classici, sia sempre necessario proporli da un punto di vista particolare. Cito l’esempio de Le notti bianche (Feltrinelli, 2016), il libro che indaga la Pietroburgo notturna, pubblicato assieme a La cronaca di Pietroburgo, gli articoli di Dostoevskij sulla Pietroburgo diurna. Pur essendo un libro presente in quasi tutti i cataloghi editoriali, è stato un grosso successo di vendite.”

Tuttavia, è facilmente riscontrabile un maggior gradimento da parte dei lettori italiani delle altre opere di Bulgakov rispetto a quella qui presa in analisi, malgrado quando si parli di questo scrittore ci si confronti sempre con lavori letterari complessi e peculiari. Prina conferma che “gli altri titoli bulgakoviani hanno una diffusione inferiore rispetto al Maestro e Margherita. Ciò è vero in Italia e in Russia, ma non in altri paesi, come in Francia e in Inghilterra. L’epoca di cui tratta La guardia bianca, il fermo immagine della situazione di Kiev durante la guerra civile, è sicuramente più lontana dall’esperienza del lettore italiano medio, soprattutto se confrontata con il fascino di un romanzo fantastico come Il Maestro e Margherita o con la comicità di Cuore di cane e Uova fatali. Proprio l’intonazione comico-satirica di queste opere attrae più dell’afflato lirico della Guardia bianca.”

Sembrerebbe, dunque, che la trama del romanzo risulti ostica ad alcuni e non è difficile individuarne il motivo. Bulgakov infonde avvenimenti lontanissimi di quello che la sua traduttrice chiama, precisamente, “afflato lirico”. Non parliamo di una lontananza meramente cronologica, di un’epoca ormai talmente distante da sembrare irreale; la lontananza de La guardia bianca da noi lettori odierni è complessa. Quest’opera è stata costantemente distante, dalla sua nascita ad oggi: in un mondo che usciva a fatica dal primo conflitto mondiale, l’orientale regione ucraina e le sue lotte intestine erano decisamente lontane, così come le maggiori preoccupazioni degli abitanti di Kiev erano quelle ben più concrete fornite dalla definitiva capitolazione dell’Impero nel gorgo della Rivoluzione. Quella Russia e quell’Ucraina sono a un mondo di distanza dall’Occidente. È una lontananza, quella tra noi e La guardia bianca, totale; distanza geografica, storica, sociale, concettuale. Tutto ciò, unito a uno stile di scrittura molto particolare che viene a volte avvicinato a un proto-futurismo, probabilmente penalizza il romanzo nel nostro Paese. D’altronde parliamo di un’opera che non ha avuto vita facile fin dall’inizio, neanche in patria, come raccontiamo in questa nostra traduzione.

Raccomando a tutti quelli che abbiano intenzione di leggere questo capolavoro l’edizione Feltrinelli, curata e tradotta da Serena Prina, un’ottima edizione che costituisce uno dei pochi mezzi per accedere, in lingua italiana, a un’opera straordinaria nella sua forza letteraria.

“Qualcuno pagherà mai per il sangue? No. Nessuno. Semplicemente, si scioglierà la neve, spunterà l’erba verde d’Ucraina, avvinghierà la terra… verranno alla luce rigogliosi germogli… tremolerà la canicola sui campi, e il sangue non lascerà traccia alcuna. È a buon mercato il sangue sui campi scarlatti, e nessuno pagherà per riscattarlo. Nessuno.”

Sebbene di formazione sia prevalentemente un’anglista, la slavistica è ciò che dell’università mi manca di più. Considero la letteratura russa e il suo modo di vedere il mondo semplicemente incantevoli.

Giulia Cori

Sebbene di formazione sia prevalentemente un’anglista, la slavistica è ciò che dell’università mi manca di più. Considero la letteratura russa e il suo modo di vedere il mondo semplicemente incantevoli.