“Non metto brutti voti”: perché una ragazza belga è andata a lavorare presso una scuola di Obninsk.

“AfišaDaily” ha intervistato Deborah Taminho, una ragazza belga che è andata a insegnare inglese e francese presso una scuola media di Obninsk.  

“Insegnante per la Russia” è un programma che attrae professionisti di diverse sfere e laureati di importanti università per insegnare nelle scuole russe che si trovano in un contesto complesso. L’obiettivo del programma è quello di offrire più opportunità educative ai bambini, indipendentemente da chi sia nato a Mosca oppure nel villaggio di Kusku nella regione di Tambov. Tutti i partecipanti del programma condividono tre importanti principi: credere nel potenziale di ogni bambino a prescindere dal luogo di residenza o estrazione sociale; accettare l’alterità: i partecipanti devono essere liberi da qualsiasi pregiudizio, di genere e da altri stereotipi; l’importante è superare la disuguaglianza nell’istruzione.

Ogni partecipante al programma passa attraverso quattro fasi di selezione: una verifica dei requisiti online, un colloquio su Skype, una conversazione privata (dove si propongono simulazione di situazioni scolastiche reali) e dei colloqui tematici con un esperto di didattica. In seguito i candidati selezionati si recano presso un campo estivo, un corso fuori sede di cinque settimane di formazione per gli insegnanti, e poi a settembre iniziano l’anno scolastico regolare. Durante i due anni di partecipazione al programma, i partecipanti ricevono una borsa di studio da 20 mila rubli in aggiunta allo stipendio percepito da insegnanti, oltre all’indennizzo di 15 mila rubli per l’affitto. Alla fine del programma ogni insegnante riceve un diploma da pedagoghi NIU VŠE. In questo senso per la partecipazione al programma non è richiesta una formazione pedagogica, ma è importante un’eccellente padronanza della materia.

Una volta pronti, i ragazzi vengono dislocati nelle diverse scuole in gruppi; questo è necessario affinché si sostengano a vicenda, condividano le loro esperienze e si rapportino con persone che la pensano come loro. Alcuni insegnanti lanciano progetti sociali, festival teatrali e laboratori settoriali e capita che a volte tra di loro ci siano stranieri che hanno già vissuto in Russia per un periodo più o meno lungo. “AfišaDaily” ha parlato con Deborah Taminho, una ragazza belga che fin dall’infanzia ha amato la cultura russa, che è stata in Russia per studio e che poi si è ritrovata a Obninsk con il suo ragazzo a insegnare il francese.  

La passione per la Russia.

Non è facile ricordare quando sia nata la mia passione per la Russia, può essere che tutto sia iniziato dopo aver guardato il cartone animato “Anastasija” da bambina. Quando frequentavo la scuola media volevo studiare russo, e alle superiori leggevo libri sul questo paese: tutto questo si è poi trasformato nel mio hobby. Ero l’unica nella mia famiglia a nutrire questa forte passione, ma ovviamente ora i miei genitori sono più interessati di quanto lo fossero prima. Dopo tanti anni passati a coltivare questa passione, nessuno si è stupito quando ho deciso di partire. A Bruxelles ho conseguito due lauree, una in giornalismo e l’altra in scienze politiche con specializzazione in Russia e Caucaso del Nord. Durante gli studi di specializzazione sono andata a studiare in Russia grazie a uno scambio presso la scuola superiore di economia. Avevo già iniziato a studiare il russo in Belgio prendendo lezioni private, mentre alla Vyška (Scuola Superiore di Economia, ndt) ho frequentato i corsi gratuiti. Poi ho vinto una borsa di studio per un anno presso l’Istituto statale di lingua russa “Puškin”.

Quando studiavo alla Vyška ho conosciuto il mio ragazzo; lui è russo. Tra di noi all’inizio c’erano alcuni malintesi causati dalle differenze culturali, addirittura al primo appuntamento quando, nonostante lui avesse ordinato la mia prima tazza di té, ognuno ha pagato per se. Dopo poco mi ha presentato ai suoi genitori anticipandomi di dover assolutamente portare un piccolo dono per sua madre e il suo fratellino. Comunicavamo in inglese e in russo, ma non in francese perché, sebbene lo conoscesse, diceva di non parlarlo fluentemente. Ora lavoriamo, viviamo e cuciniamo insieme.

Il trasferimento a  Obninsk e dell’insegnamento presso una scuola locale. 

Un giorno io e il mio ragazzo siamo andati a una fiera dove abbiamo trovato lo stand del programma “Insegnante per la Russia”. Ci è piaciuto subito e abbiamo pensato che di sicuro non sarebbe stato un lavoro noioso. Prima d’allora non avevo mai insegnato e questo programma mi avrebbe dato la possibilità di fare esperienza in questo settore, il che è molto utile. Inoltre potevo iniziare a lavorare subito dopo aver finito l’università, cosa che in Belgio è considerata un colpo di fortuna. Molti dei miei amici e conoscenti cercano lavoro da un anno, ma spesso quello che trovano non coincide con il loro percorso di studi. All’inizio temevo non mi avrebbero accettato perché sono straniera, ma poi si è scoperto che era sufficiente passare con buoni voti tutti gli esami di lingua russa. 

Per noi era importante lavorare nella stessa scuola, o almeno nella stessa città. Per fortuna abbiamo trovato una scuola che cercava due insegnanti con le nostre specializzazioni: in inglese e in francese (inoltre l’indirizzo storico per me, e quello antropologico per lui). Così siamo andati al colloquio e abbiamo incontrato il responsabile del programma, il direttore della scuola e il dirigente scolastico che ci hanno chiesto di presentare una lezione di prova in dieci minuti. Così ci siamo trasferiti a Obninsk. A proposito, a scuola tutti sanno che siamo una coppia, anche se non lo diamo a vedere con effusioni amorose in pubblico. 

In Belgio vivevo in un villaggio, nonostante la città più vicina fosse a due chilometri. Per questo dal mio punto di vista Obninsk è una città grande. In Russia le città hanno un aspetto del tutto diverso, sembrano grandi a causa dei palazzi molto alti a cui in Belgio siamo meno abituati. Obninsk per estensione è più piccola della città vicino alla quale sono cresciuta, ma la popolazione è di sette volte superiore perché tutti vivono in questi edifici enormi. 

Qui la vita è organizzata diversamente, per esempio tutti i bambini che studiano nella mia scuola sono vicini di casa o non abitano a più di tre o quattro isolati di distanza. Per questo motivo vanno a scuola da soli sin dalla scuola primaria e si trovano di continuo a casa. Questo non sarebbe possibile in Belgio: nella scuola primaria (fino alla settima classe) erano sempre i miei genitori che mi accompagnavano a scuola e mi venivano anche a riprendere; qui è molto piacevole perché i bambini possono rimanere a scuola fino alle sei di sera. I miei amici belgi si stupiscono quando gli racconto tutto questo. Credo che i nostri genitori siano stati così apprensivi perché allora il Belgio era colpito da numerosi scandali di pedofilia, e così c’era paura che potesse succedere qualcosa ai propri figli. Io stessa non sono sicura che riuscirei a lasciar andare il mio bambino da solo da qualche parte a dieci anni. 

A scuola lavoro 17 ore alla settimana e seguo diverse classi, gli studenti più grandi sono dell’ottava classe: gli adolescenti. Ho anche lezioni nella scuola primaria dove ho cinque, sette fino a venti studenti in una classe. La scuola dove lavoro non è considerata “difficile”. So che ci sono scuole di città più piccole dove tutto funziona diversamente, ma non è il nostro caso: Obninsk è una città grande. Mosca non è molto lontana e ci vado spesso per incontrare i miei amici. 

Il programma ci consiglia di non prendere più di 30 ore per settimana; ovviamente si potrebbe guadagnare di più, ma alla fine della giornata sarei sfinita. In realtà il mio ragazzo lavora tutto il giorno, ma io sono felice di avere solo 17 ore di lezione perché, come regola, insegno in russo e alla fine del giorno sento che voglio staccare un po’ dalla lingua. Nella mia scuola lavorano altri sei persone del programma “Insegnante per la Russia”, e oltre a noi ci sono altri giovani insegnanti che lavorano nella scuola primaria e che hanno, come me, circa 25 anni. 

In cosa si differenziano le scuole russe da quelle europee.

La scuola dove lavoro è diversa da quelle in Belgio. La prima cosa di cui mi sono resa conto sono gli intervalli. In Belgio c’è una sola pausa alle 10:10 di mattina, e poi un’altra pausa lunga di un’ora e venti a mezzogiorno, l’ora di pranzo, durante la quale non possiamo entrare a scuola. In questo intervallo possiamo andare a casa per pranzo oppure fare un salto a casa di amici. 

Un’altra grande differenza è la severità degli insegnanti . Non è il rigore che mi colpisce, ma il fatto che non potrei mai alzare la voce con uno studente. Mi è addirittura difficile immaginare in quali circostanze potrebbe accadere esclusi i casi di reale pericolo certo, ma non a lezione. Trovo di cattivo gusto quando gli insegnanti urlano, ma è la mia opinione e cerco di non interferire mai con il lavoro dei miei colleghi. Non mi ritengo un’insegnante dura: perdono i piccoli errori dei miei alunni dandogli la possibilità di correggersi da soli perché, anche se voglio insegnare il francese, per me la cosa più importante è mantenere vivo il loro interesse per la lingua e non provocare avversione.  A volte i brutti voti uccidono il desiderio di imparare, per questo cerco di non metterne. In realtà, messa sotto pressione dai miei colleghi, mi capita di dare voti molto differenti, per questo a volte metto 3 (il sistema dei voti  russo prevede una scala che va da 1 a 5, ndt), ma dando la possibilità di recuperarlo. Mi pare di non aver mai dato spontaneamente 3 e 4. Posso dare un 5 a un bambino che non ha fatto un compito perfetto, ma che ce la mette tutta per farlo bene. 

Ancora un’altra differenza è il rapporto tra insegnanti e studenti. Qui i bambini sono notevolmente più vicini agli insegnanti. Nella scuola primaria possono addirittura abbracciarsi, al liceo chiedono com’è andato il fine settimana e possono per esempio fare i complimenti sul nuovo taglio di capelli. Mi piace questo ambiente di curiosità e interessamento sinceri, benché all’inizio fosse inaspettato per me, soprattutto da parte dei bambini. Io stessa alla loro età ero diversa e difficilmente avrei iniziato una conversazione con un mio insegnane. In Belgio avevamo un rapporto decisamente diverso con gli insegnanti, ma forse era dovuto al fatto che i docenti cambiavano ogni anno; anche all’interno delle classi ci sono studenti che vanno via e altri che arrivano. Per questo soprattutto non esiste una tale vicinanza. Dall’altro lato, non c’è da preoccuparsi se non fai amicizia con i compagni di classe o con i docenti, perché l’anno dopo sei punto e a capo. Per il resto i bambini russi di oggi sono così: guardano gli stessi canali su YouTube, ascoltano la stessa musica e indossano le stesse cose. 

Sia i genitori che gli insegnanti mi chiedono spesso del Belgio. I miei colleghi più grandi si preoccupano molto per me: mi dicono di indossare vestiti più pesanti perché qui tutti si ammalano in inverno. In larga parte in questa scuola lavorano ragazze mentre in Belgio c’è una strana ripartizione di genere tra gli insegnanti dei licei (la scuola elementare è fino alla sesta classe, il liceo dalla settima classe, ndr): al liceo ci lavorano soprattutto uomini, e nelle scuole primarie quasi solo donne, Non so da cosa dipenda, probabilmente è causa di stereotipi.

Con lo stipendio medio di un insegnante, in Belgio è possibile pagare l’affitto di un appartamento e tutto ciò che è necessario. In Russia con lo stipendio medio devi fare una scelta: pagarti un appartamento tutto per te, oppure fare la spesa.

Non so come se la cavino i miei colleghi delle scuole di Obninsk: lavorano molto, ma io non sono sicura che basti. Forse molti di loro vivono in case di proprietà e quindi non devono pagare un affitto, oppure vengono aiutati dai genitori: è l’unica spiegazione che riesco a darmi. Mi sento a disagio a discutere di denaro con i miei colleghi. Io, facendo parte di questo programma, percepisco molto di più: ci danno 20 mila rubli per le spese personali, altri 15 mila per le spese di affitto e inoltre ho lo stipendio della scuola che è di 7 mila rubli. 

In cosa la Russia è diversa dall’Europa.

Quando mi sono trasferita in Russia non ho dovuto cambiare molto delle mie abitudini giornaliere. Certo, spesso mi mancano alcuni prodotti, come il formaggio o la cioccolata. La cioccolata belga è davvero molto buona e di alta qualità. Anche mi mancano le patatine fritte, la birra (sebbene in Russia le ragazze che bevono birra non siano ben viste). In Russia bevono molto più tè che caffè, mentre in Belgio se ordinate del tè in una caffetteria, vi verrà servita una tazza di acqua calda con una bustina di “Lipton”. In Russia la vita è decisamente più economica, soprattutto per chi arriva dall’Europa e anche per questo che gli stipendi sono diversi.

Ormai sono anche abituata ai riscaldamenti permanentemente accesi: in casa c’è cosi caldo che in inverno è possibile stare in maglietta. Trovo una buona usanza quella di togliere le scarpe all’ingresso di ogni casa che non dovrebbe sorprendere data la quantità di neve che c’è qui in inverno. Qui mi chiedono spesso com’è il mio rapporto con l’inverno: purtroppo mi ammalo spesso forse a causa dal freddo e dal continuo contatto con i bambini. Quest’anno ho sofferto di una polmonite dalla quale ci è voluto un po’ per guarire. Da quando vivo in Russia, sono riuscita ad andare a San Pietroburgo, a Kazan’ e Chernogolovka dalla famiglia del mio ragazzo. Sogno di andare anche in Siberia, ma solo in inverno. 

A Obninskho trovato un mio ritmo. In inverno di solito sono un po’ pigra, ma adesso ho comprato l’abbonamento in palestra e ci vado volentieri durante il fine settimana. Sto studiando per prendere la patente, così posso passare meno tempo a camminare in stranda. L’estate qui è bella: ci sono parchi dove passeggio e mangio gelati. C’è anche una buona biblioteca, dove mi conoscono ormai tutti e dove è possibile trovare libri in inglese e francese. Ogni mese ne predo in prestito circa sei.

Torno spesso a casa: per Natale e altre feste. Mia mamma è venuta a trovarmi qui a Obninsk ed ha assistito ad una lezione che ho preparato dedicandola a lei. Tornerà anche quest’anno, ma in primavera. I miei fratelli sono venuti a novembre, quando ha fatto molto freddo. Inoltre la mia famiglia è felice di sapere che qui non sono sola. In città ci sono tre scuole partner del programma “Insegnante per la Russia” e tra di noi ci sosteniamo e ci aiutiamo, comunichiamo in chat e se dovessi averne bisogno so a chi rivolgermi per un aiuto o un consiglio.  

La lingua russa e i progetti per il futuro

La cosa più difficile è stata abituarsi all’alfabeto cirillico, soprattutto alle lettere simili al latino. Mi pare che per voi russi sia più facile perché sin dall’infanzia entrate in contatto con due alfabeti. Ma la cosa peggiore sono i casi; io li ho studiati un po’ a scuola al corso di latino (ma non ci hanno insegnato a parlare, solo a leggere e tradurre). E i verbi di movimento: Idti, chodit’, prochodit’ (andare a piedi, andare con un mezzo, arrivare, ndt)…non esiste una traduzione letterale in francese! Ancora, all’inizio non potevo capire la differenza tra “ploščad'” (piazza, ndt) e “loščad'” (cavallo, ndt), e ho invitato un mio amico a incontrarci “su un cavallo”.

Ora parlo abbastanza bene in russo sebbene ancora sbagli i casi. I miei studenti a volte mi correggono e ridono se per esempio sbaglio l’accento su “pisAt'” (in russo il verbo “pisat'” cambia di significato se si pronuncia con l’accento sulla “i”, allora significa “fare pipì”, oppure sulla “a”, allora significa “scrivere”, ndt), non pronuncio la “y” (è un fonema a metà tra la I e la U molto difficile da pronunciare da sola se un parlante non è slavo, ndt), a volte mi prendono in giro imitandomi con la loro “y-y-y”. Posso leggere in russo, ma non Tolstoj e Dostoevskij, solo un po’ Puškin.

A lezione posso parlare in russo, già lo faccio con i miei colleghi e con i nostri conoscenti in città. Proprio per questo, come ho già detto, mi stanco facilmente di parlarlo e sentirlo: succede così con le lingue straniere. Lo stesso processo di correzione e ironia sul mio russo si innesca quando parlo con i miei amici e i miei colleghi, e quando sono stanca mi dicono che gli errori si fanno più frequenti. Il mio programma termina a maggio, dopo di che voglio tornare a casa per una anno per riposare e rimettermi in salute. Il mio ragazzo, che non ha mai vissuto così a lungo in Belgio, dovrebbe venire con me. C’è la possibilità di tornare in Russia un’altra volta, ma difficilmente riprenderò a lavorare con i bambini come insegnante. Sto riflettendo su quale altro ruolo potrei avere all’interno di questo stesso programma, magari come istruttrice o organizzatrice. In ogni caso so che non si parla di guadagnare più soldi, ma forse troverò qualcosa di più congeniale a me. 

Fonte: daily.afisha.ru, 3 maggio 2018

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Nato a Belvedere Marittimo, in Calabria, è cresciuto a Cosenza dove si è formato fino alla licenza liceale. L’esperienza universitaria romana, presso La Sapienza, gli ha permesso di ampliare i suoi orizzonti culturali e fisici, portandolo oltreoceano e oltre Urali spinto dallo studio, dal lavoro e da pura curiosità. Terminati gli studi di specializzazione in lingua e letteratura russa (dedicati soprattutto alla poesia del ‘900), attualmente vive e lavora a San Pietroburgo, dove si concentra principalmente sull’insegnamento e sulla diffusione della lingua italiana, mantenendosi contemporaneamente attivo in progetti personali e pubblici.
Alla domanda “perché hai scelto il russo?”, risponde senza molti giri di parole “perché, in un senso abbastanza stretto, fa parte della mia storia”.

Eugenio Alimena

Nato a Belvedere Marittimo, in Calabria, è cresciuto a Cosenza dove si è formato fino alla licenza liceale. L'esperienza universitaria romana, presso La Sapienza, gli ha permesso di ampliare i suoi orizzonti culturali e fisici, portandolo oltreoceano e oltre Urali spinto dallo studio, dal lavoro e da pura curiosità. Terminati gli studi di specializzazione in lingua e letteratura russa (dedicati soprattutto alla poesia del '900), attualmente vive e lavora a San Pietroburgo, dove si concentra principalmente sull'insegnamento e sulla diffusione della lingua italiana, mantenendosi contemporaneamente attivo in progetti personali e pubblici. Alla domanda "perché hai scelto il russo?", risponde senza molti giri di parole "perché, in un senso abbastanza stretto, fa parte della mia storia".