Permessi e divieti nel Caucaso settentrionale

Le popolazioni del nord del Caucaso hanno un particolare codice di comportamento segreto, fondato nell’antichità, il quale costituiva un complesso sistema di regole e principi. Queste norme si possono incontrare tuttora nella vita quotidiana.

I bambini delle montagne

Le usanze e le tradizioni nate in Caucaso hanno una radice comune: le montagne, quei fenomeni naturali che esercitano una grande influenza sulla nascita di determinate usi e costumi. L’etnografo russo Leontij Ljul’je ha sottolineato come, a causa dell’analfabetismo, gli affari di tutti i giorni si realizzavano oralmente. La parola era legge per tutti, e la parole dal capo a maggior ragione. Trasgredirla equivaleva ad essere dei criminali. Tutti gli uomini dovevano ubbidire ciecamente alla parola del capo, dalle decisioni del quale dipendeva la prosperità del clan.

Esercitavano un’enorme influenza anche le peculiarità dei clan e i clan famigliari chiusi e poco numerosi controllavano i commerci. Presso i ceceni prevale l’ “adat”, le leggi non scritte seguite e onorate al di sopra del corano, chiamate “edel” in Inguscezia (repubblica della Federazione Russa, N.d.T.). I nomi di queste leggi cambiano da popolo a popolo, ma il succo rimane lo stesso: procurare alla società uomini con una reputazione rispettabile, in grado di controllare la loro vita e la loro famiglia. Gli adighé, i balcari, carachi, gli osseti e i ceceni hanno composto un’intera raccolta di norme che gli uomini devono rispettare.

Venivano considerati criminali coloro che infrangevano il complesso codice religioso, lo “jach’”, avente una serie di determinate regole di comportamento considerate alla stregua di norme giuridiche. Nel racconto breve “Bela” (contenuto nel romanzo “Un eroe del nostro tempo”, N.d.T.) Michajl Lermontov descrive vividamente l’intera raccolta di divieti, riti e vendette.

L’uomo non toccava le donne

Un uomo e una donna non potevano sfiorarsi pubblicamente, né tantomeno abbracciarsi. Più in generale non si poteva toccare il proprio interlocutore durante una conversazione, ciò poteva esser giudicato come un’offesa e una scortesia. E se al giorno d’oggi doveste salire su un mezzo pubblico e senza volerlo sfioriate una persona, dovete scusarvi garbatamente onde evitare una pubblica riprensione.

Il mese del cuculo

Di norma i fidanzati non potevano vedere le loro fidanzate fino alle nozze e nemmeno gli ospiti avevano il diritto di fasi vedere da lui. Presso i ceceni l’uomo non poteva fissare la data del matrimonio ad aprile, in quanto quel mese era considerato il mese per la protezione del cuculo, non avendo quest’ultimo un nido. Celebrare le nozze ad aprile era considerato un cattivo presagio. Tra l’altro al culmine del banchetto nuziale l’uomo aveva il diritto di non alzarsi all’arrivo della moglie, un’eccezione alla regola, poiché nella vita di tutti i giorni i mariti erano obbligati ad alzarsi in piedi alla comparsa della loro “dolce metà”.

La più grande ingiuria che potesse essere perpetrata dagli “uomini delle montagne”, maggiore anche dell’omicidio di un parente, era l’offesa dell’onore di una donna, il quale veniva cancellato tramite la vendetta di sangue.

Il genero infelice

Dopo il matrimonio il genero non aveva il diritto di intavolare una discussione con i parenti della moglie, nonostante il fatto che sarebbe dovuto vivere a lungo nella comunità di quest’ultima. Presso gli ingusci il genero e i parenti della moglie non potevano nemmeno vedersi. In presenza dei parenti della generazione più vecchia il marito non aveva il diritto di chiamare la propria moglie per nome, gli era vietato giocare con i propri figli e tenerli per mano. Prima del parto il marito passava meno tempo possibile con la moglie, mentre durante i quaranta giorni successi al parto i coniugi potevano scambiarsi solo qualche parola, in quanto il periodo della gravidanza era ritenuto “impuro”.

L’uomo-giudice

L’uomo veniva considerato capo e giudice di sua moglie, la quale era obbligata a cucinare, tessere i panni, cucire i vestiti per tutta la famiglia e avere un privilegio riservatole grazie alla benevole inclinazione del marito: sellargli il cavallo.

L’etichetta sulle scale

L’uomo non poteva intromettersi in alcun affare domestico, non poteva nemmeno dare consigli alla moglie: tutto ciò era estremamente offensivo e poteva provocare le canzonature e il disprezzo degli altri uomini. Non potevano nemmeno porgere la mano alla moglie. Durante una conversazione con una donna, quest’ultima manteneva il proprio onore solo se i conversanti si trovavano ad una distanza di circa due metri o un metro e mezzo. Chiacchierare sulle scale implicava una norma di decoro: l’uomo immancabilmente doveva trovarsi almeno uno o due gradini più in basso della donna.

A cavallo era proibito superare le donne che camminavano.

Rientravano nella categoria di criminali gli uomini che avevano stuprato una donna, la cui immagine impersonificava la pace: secondo la leggenda un fazzoletto bianco lanciato da una donna poteva far cessare la guerra.

L’identificazione della mano

Una serie di divieti erano legati alla stretta di mano. Un uomo non poteva stringere la mano a una persona la cui mano si era macchiata di corruzione o di qualsiasi altro reato. Un adolescente, ovvero colui che non aveva ancora impugnato un’arma, non poteva tendere la mano agli uomini più vecchi. Non ci si poteva stringere la mano nemmeno fra parenti stretti, in quanto si riteneva che, non potendo mai nascere inimicizie fra di loro, non vi era nemmeno necessità di riconciliarsi.

In conformità con la sharia gli uomini non potevano bere bevande che intorbidissero i sensi, inclusi alcolici e sostanza stupefacenti.

Nella patria natale

Se per destino un uomo andava a vivere lontano dalla famiglia del clan di appartenenza, si univa ai nuovi conterranei e costruiva rapporti secondo un principio gerarchico, occupando la stessa posizione che aveva nella terra d’origine. Tuttavia il fatto di provenire da un altro clan esercitava una profonda influenza sulle popolazioni locali.

Gli uomini caucasici che si trasferiscono in altre regioni della Russia (e non) cercano di rispettare questo codice ma, una volta traferitisi, difficilmente osservano queste tradizioni secolari. Non di rado girano voci riguardo al fatto che ormai non ci sia più alcun codice speciale, ma ne siano rimasti solo dei residui. L’etichetta degli “uomini delle montagne”, nata nei tempi antichi, ha acquisito nel tempo caratteristiche completamente singolari ed è diventata solamente un piacevole ricordo per gli anziani ricchi di esperienza che sospirano: “Un tempo…”. Senza dubbio alla base di tutte queste tradizioni vi è la stima non solo per il proprio, ma anche per gli altri popoli.

FONTE: russian7.ru, 24 Maggio 2018 – di Jurij Staršov (Юрий Старшов), traduzione di Angela Zanoletti 

Pur conservando un amore profondo per il greco (antico e moderno), all’università ho deciso di scoprire anche il russo e la Russia, un altro mondo e un’altra cultura forte e che ha in serbo sempre qualcosa da insegnarci.

Angela Zanoletti

Pur conservando un amore profondo per il greco (antico e moderno), all'università ho deciso di scoprire anche il russo e la Russia, un altro mondo e un'altra cultura forte e che ha in serbo sempre qualcosa da insegnarci.