Quanto costa difendersi dalla Russia

I paesi confinanti aumentano le proprie spese per la difesa

L’intenzione della Polonia di dispiegare forze cospicue dell’esercito degli Stati Uniti sul proprio territorio, pagando la permanenza delle formazioni americane, è un cattivo segnale a conferma della crescita della sfiducia reciproca tra l’Europa, soprattutto gli ex paesi dell’area socialista, e la Russia. La comparsa in Polonia di una sola divisione non è in grado di cambiare in modo radicale l’equilibrio di forze nella regione, tuttavia potrebbe stimolare un ulteriore inasprimento del confronto politico-militare tra la Russia e l’Occidente.

Domenica la testata polacca Onet aveva riferito del piano di proporre agli Stati Uniti di dispiegare sul territorio della Polonia una divisione dell’esercito americano, citando un documento del ministero della difesa a loro disposizione (la sua autenticità è già stata confermata dai militari polacchi). Come si evince dal testo del documento, la Polonia è pronta ad investire 1,5-2 miliardi di dollari nelle infrastrutture per la base. La necessità di dislocare un contingente americano così imponente, ritengono gli autori del documento, è data dai tentativi “aggressivi” della Russia di minare la struttura europea di sicurezza creata negli ultimi decenni.

La richiesta polacca è conseguenza della sfiducia di Varsavia nei confronti della capacità dei paesi europei e membri della NATO di prestarle un aiuto rapido ed efficace in caso di minaccia militare, ritiene il direttore del Centro di ricerche europee ed internazionali complesse della Scuola Superiore di Economia di Mosca Timofej Bordachev. La guerra in Georgia nel 2008, l’annessione della Crimea e il coinvolgimento della Russia nel conflitto in Ucraina sono stati percepiti dai paesi baltici come una palese aggressione, ed in risposta nel 2014 e 2015 in questi stati sono nati piccoli reparti (fino a battaglioni) di forze speciali multinazionali dell’alleanza e gruppi aeronautici che devono dimostrare la preparazione dell’Occidente a prestare aiuto ai paesi confinanti con la Russia. Nella città polacca di Bydgoszcz, che nel documento è stata definita una delle varianti dove dislocare gli americani, è stato istituito il centro di addestramento della NATO.

Le piccole guarnigioni non garantiscono ai paesi dell’Europa Orientale una sufficiente sicurezza, poiché questi hanno visto moltiplicarsi e ampliarsi le esercitazioni russe nella parte occidentale del paese tra il 2014 e il 2017, fa notare il presidente dell’Istituto di valutazione strategica Aleksandr Konovalov. Le spese militari della Polonia tra il 2008 e il 2017, secondo i calcoli dell’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma (SIPRI), sono cresciute di quasi 1,5 volte, dai 6,5 ai 9,5 miliardi di dollari, e la loro quota nel PIL è aumentata dall’1,8 al 2%, mentre entro il 2030 Varsavia mira a portarla al 2,5%. La Polonia non è l’unico paese in Europa pronto a sborsare per la propria paura nei confronti della Russia. Le spese militari della Lettonia, stando ai dati SIPRI, sono cresciute più del doppio da 247 a 514 milioni di dollari tra il 2014 e il 2017, quelle della Lituania di 2,3 volte da 356 a 812 milioni di dollari, della Romania di 1,8 volte da 2,2 a 4 miliardi di dollari. Confinando con la Russia la neutrale Finlandia ha aumentato gli stanziamenti per la difesa del 9% fino a 3,6 miliardi di dollari, mentre la Norvegia, membro della NATO, del 13,7%, raggiungendo i 6,6 miliardi di dollari.

Ad innervosire gli europei non sono solo le esercitazioni, il dislocamento di armate aggiuntive e di armamenti avanzatissimi nelle regioni occidentali della Russia (in particolare i missili “Iskander” che secondo la versione ufficiale di Mosca sono stati dislocati nella regione di Kaliningrad in risposta al dispiegamento del sistema antimissilistico americano in Polonia, Repubblica Ceca e Romania), ma anche interventi verbali non sempre opportuni. Nel marzo del 2015 l’ambasciatore russo in Danimarca Michail Vanin affermò che se il paese avesse aderito al sistema antimissilistico le navi danesi sarebbero diventate bersaglio dei missili russi. Nel giugno del 2015 l’allora vicesegretario del Consiglio di sicurezza russo Evgenij Lukjanov (oggi ambasciatore russo in Lettonia) fece simili affermazioni nei confronti della Polonia e della Romania.

Per ora non è chiaro se Washington darà il proprio consenso al trasferimento di un’intera divisione in Europa Orientale. Difficilmente il suo dispiegamento cambierà radicalmente l’equilibrio di forze nella regione, considerando le dimensioni dell’esercito polacco (circa 100 mila uomini e 1000 carri armati) e trovandosi ai confini occidentali delle armate russe, fa notare il direttore del Centro Carnegie di Mosca Dmitrij Trenin. La divisione non minaccerà la Russia direttamente: da Bydgoszcz e Torun, dove si prevede di collocare la base, fino a Kaliningrad sono rispettivamente 240 e 230 km. Tuttavia, questo porterà ad un aumento della tensione, provocherà l’altra parte, il che andrà a favore dei fautori di guerra di entrambi gli schieramenti. Questa situazione ricorda sempre più i tempi della guerra fredda, ritiene Konovalov, quando l’Unione Sovietica e l’Occidente dispiegavano forze aggiuntive in Europa. Ma la reazione russa potrebbe essere più aspra in confronto a quella sovietica: un grande reparto della NATO si trova più vicino al confine russo rispetto al confine con Unione Sovietica negli anni Settanta e Ottanta. Il segretario dell’ufficio stampa del presidente Vladimir Putin Dmitrij Peskov ha già annunciato che la creazione di una base militare americana è un diritto sovrano della Polonia ma ha aggiunto che simili azioni provocheranno una risposta per ristabilire la parità violata. Ma le prospettive di dispiegamento nel Baltico di altri “Iskander” non sono ridicole ma preoccupanti.

Fonte: Vedomosti, 29/05/2018. Articolo di Pavel Aptekar. Traduzione di Alessandro Lazzari.

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Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Nel giugno del 2018 ho discusso la mia tesi magistrale sulle strategie di investimento delle multinazionali italiane in Russia presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.

Alessandro Lazzari

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Nel giugno del 2018 ho discusso la mia tesi magistrale sulle strategie di investimento delle multinazionali italiane in Russia presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.