Guardarsi negli occhi e brindare insieme

Storia del demone meschino sovietico e post-sovietico

Gli uomini sovietici erano atei. Eppure credevano in Dio. Gli uomini post-sovietici fanno finta di credere in Dio, ma in realtà sono atei. Ma per entrambi Dio è uno solo. Gli uomini sovietici avevano come Dio il demone meschino. Era qualcosa a metà tra un folle in Cristo e uno Shiva danzante. Era possibile vederlo e persino parlarci. Da lui si diffondeva un’emanazione divina ma in un modo ondulato.

Era il Demone Meschino di Sologub. Ma il demone meschino sovietico era già qualcosa di completamente diverso.  Lo interpretavano gli attori comici sovietici Il’inskij, Milljar, Morgunov, Vicin, Nikulin, Rolan Bykov, Kramarov. Era sempre un po’ ubriaco. In lui c’era un che di un detenuto idiota (Memorie di un detenuto idiota è il titolo dell’opera autobiografica dello scrittore sovietico Valerij Frid, n.d.t.), del maniaco sessuale Čikatilo (serial killer accusato dell’omicidio di 53 persone tra il 1978 e il 1990, n.d.t.) e di Nikita Krusciov. Era irrequieto, servizievole e un po’ balbuziente. Faceva le parodie dei capi sovietici: parlava con l’accento georgiano come Stalin, con la erre moscia come Lenin, si mangiava le sillabe come Brežnev. Era capace di tirar fuori dalla tasca un coltello non si sa se per minacciarti o magari per provare a vendertelo. Raccontava sempre barzellette. Spesso si metteva accanto ai negozi e chiedeva soldi per l’alcol. Lo avevano espulso dalla chiesa per comportamenti sospetti e in farmacia non gli vendevano gli infusi con contenuto alcolico. Raccontava sempre delle storie molto lunghe.

Nedotykomka (1906-1907) – Mstislav Dobužinskij

Adesso lo chiamerebbero un fricchettone. Aveva una crisi d’identità e non sempre capiva chi fosse realmente. Frequentava le scuole di teatro e l’Istituto Letterario, davanti ai teatri chiedeva un biglietto in più e parlava a voce alta al cinema durante la proiezione.

Appariva sempre dal nulla. Non rimaneva indietro. Ti seguiva come un’ombra. Era molto permaloso, si inventava da solo un motivo per offendersi. E se per caso lo avessi offeso, allora voleva fare a botte. Oppure voleva parlare con te cuore a cuore senza azzuffarsi, o leggerti la sua prosa e i suoi versi, oppure semplicemente parlare di un libro interessante o riflettere sul potere sovietico. Aveva delle idee su come rendere il potere sovietico migliore di quanto fosse. E certamente voleva parlare di come è fatta la vita.

A volte si avvicinava da dietro e come se non fosse visto, come per caso, ti stringeva. Oppure casualmente poggiava la sua mano sulla tua, te la accarezzava a lungo e non la toglieva. Ancora ogni tanto ,come per caso, ti abbracciava e non ti lasciava per molto tempo. Era un omosessuale latente ma egli stesso aveva paura di ammetterlo. Quindi nascondeva questa omosessualità latente dietro l’aggressività, spesso alzando le mani.

A volte era abbastanza facile compatirlo e allora il demone si calmava. A volte usciva in strada nudo e si giustificava dicendo che gli avevano rubato tutti i vestiti nella sauna. A volte aveva da fare certe lunghe confessioni strazianti e dostoevskiane.

E faceva anche gli scherzi telefonici. Faceva finta di lavorare nel KGB e di volerti arruolare per una missione segreta. O al contrario di essere un dissidente e di volerti arruolare in un gruppo clandestino antisovietico. O semplicemente diceva qualche stupidaggine e leggeva qualche stornello. Oppure si fingeva un sensitivo o un ipnotizzatore o un visionario religioso.

Il demone post-sovietico era diverso. Da lui si diffondeva l’emanazione di due dei: il Denaro e l’Unione Sovietica. Nella società post-sovietica nessuno sapeva più guadagnare soldi. I soldi erano un fenomeno nuovo. La gente non si fidava, ne aveva paura. Soltanto il demone meschino non aveva paura, aveva fiducia e sapeva guadagnare. O meglio anche lui aveva paura e non sapeva guadagnare soldi, però sapeva raccontare agli altri come si possono fare i soldi: piramidi finanziarie, società fiduciarie, fondi di investimento, contributi, depositi, titoli azionari, affitto di appartamenti. E c’erano anche altri modi. Ci riusciva in maniera abbastanza convincente. La gente all’inizio non gli credeva, ma in ogni caso alla fine gli credeva. Gli dava tutto quello che aveva e poi rimaneva senza niente.

Quando crollò l’Unione Sovietica, essa divenne Dio. Gli uomini post-sovietici iniziarono a considerarla quel Dio che avevano tradito e ucciso. Era necessario ritornare da lei, come da Dio. E chiederle perdono, come a Dio. Allora avrebbe perdonato. Ma se non lo avesse fatto, non si sarebbe arrabbiata con coloro che l’avevano tradita e fatta cadere.

Il demone meschino ritornò indietro all’Unione Sovietica sotto varie sembianze: il comunista, il limonovec (seguace di Limonov, fondatore del Partito Nazional-Bolscevico, n.d.t.), il patriota russo. Il demone meschino sapeva che la società russa si sarebbe cacciata nel ginepraio della democrazia e avrebbe avuto nostalgia del patriottismo russo e dell’Unione Sovietica. La società russa si cacciò infatti abbastanza velocemente nel ginepraio della democrazia, ma non divenne subito nostalgica. Inizialmente la trattenne la libertà degli anni ’90. Poi i prezzi alti del petrolio degli anni zero. Però in seguito la società russa si arrese e così il demone meschino riuscì a riportarla verso l’Unione Sovietica.

A volte il demone meschino ricordava il suo passato sovietico e allora era di nuovo un sensitivo o uno stregone. Curava le malattie e scongiurava le forze oscure. Adesso era una donna. Nel mondo post-sovietico i sensitivi erano visti più come donne che come uomini.

Nella società post-sovietica egli cambiava facilmente sesso e poteva essere di qualsiasi tipo.

Oppure apriva un salone di bellezza e faceva le iniezioni di elio. Era capace di dire che il suo elio era il migliore, che le sue iniezioni di elio eliminavano le rughe e perfezionavano la forma delle labbra meglio di qualsiasi altra iniezione, che le sue mani eseguivano meglio le iniezioni e che da lui si aveva il risultato migliore e più conveniente, che il viso si riempiva meglio di elio e che l’elio meglio attecchiva sul viso. Insomma, che da lui tutto era migliore. Ancora una volta la gente gli credeva. Poi però succedeva che l’elio se ne andava dal viso.

La tentazione più difficile era quella del patriottismo russo. Metteva alla prova il demone meschino. Adescare le persone con i soldi e le iniezioni di elio era molto più facile. I russi non avevano mai amato la nuova Russia. Per questo indurre le persone a rimpiangere l’Unione Sovietica era facile. La società russa iniziò ben presto a voler tornare ai tempi dell’Unione Sovietica, già verso la metà degli anni ’90, quando si cacciò nel ginepraio della democrazia. Ma le persone ancora non volevano diventare dei patrioti russi. Molto dopo diventarono dei patrioti russi, quando ci si cacciò un’altra volta nel ginepraio della democrazia, ovvero quando si iniziò ad avere paura di questo ginepraio e a nascondersi dietro il patriottismo russo.

Il demone post-sovietico è modesto, non spicca tra gli altri; sta sui siti porno e guarda film pornografici. È un po’ omosessuale. E anche un po’ pedofilo. Però di fatto non ha rapporti sessuali e il tutto si esaurisce in puro voyeurismo. Tutto il resto viene compensato con le fantasie, che sono più variegate e migliori del sesso. È anche un po’ sadomasochista. Alle volte chiede di essere picchiato forte e di essere morso. Alle volte può picchiarsi forte e mordersi da solo. Ma tutto ciò è quasi innocuo. Di base si tratta soltanto di voyeurismo.

Ha in serbo per la società russa anche altre tentazioni. Per esempio l’ortodossia o la sostituzione delle importazioni o le serie tv o i misteri della storia russa oppure la equity construction. Ma in ogni caso il patriottismo russo è ciò che tenta più di tutto.

La tentazione del patriottismo russo si è sviluppata da molto. Si è andata a formare gradualmente, come una collezione di oggetti rari. Si è formata poco a poco a partire dal mito sovietico, dal mito dell’Impero, dai miti della spiritualità russa, della letteratura russa e della guerra. In essa vi sono oggetti rari di dimensioni globali come il primo volo nello spazio e perle di poco conto come la canzone Katjuša e la poesia di Tjutčev che dice che la Russia non è come tutte le altre.

una scena dal film sovietico “Ne možet byt’!”

Il demone post-sovietico conosce i punti deboli della società russa. Altrimenti non adescherebbe i russi con il patriottismo. Non è così complicato: bisogna soltanto vedere più da vicino, guardarsi negli occhi e brindare insieme. Poi bisogna cantare insieme Katjuša e leggere insieme la poesia di Tjutčev sulla Russia e sull’impossibilità di comprenderla da parte della mentalità occidentale. Poi ancora brindare e parlare dell’eccezionalità della Russia, del fatto che un altro paese come questo non esista e che noi abbiamo vinto la guerra, che tutti questi ucraini e simili non hanno fatto niente di ciò che abbiamo fatto noi. Poi di nuovo brindare insieme e di nuovo ricordare che abbiamo vinto la guerra e ancora brindare alla vittoria. E di nuovo parlare dell’eccezionalità della Russia e del fatto che tutti quelli in Occidente non capiscono niente della Russia, che la spiritualità è ormai rimasta solo in Russia… e dove si sono conservati campi e foreste del genere? Ancora una volta soltanto in Russia. E del fatto che tutti mentono a proposito di Stalin e che i numeri delle vittime dei gulag sono esagerati, che in Russia c’è molto di buono, solo che bisogna saperlo mostrare meglio. Che la musica russa non è di cattiva qualità: nessuno in Occidente ha scritto qualcosa di simile a Katjuša. Che la letteratura russa è la migliore in assoluto: solo per Guerra e Pace vale più di tutte le altre letterature! Che ve la faremo vedere noi, che abbiamo ancora tutto davanti, che noi siamo significativamente più antichi rispetto a quanto si creda. Che una volta scendemmo dai monti Carpazi, ma di ciò non sono rimaste fonti storiche. Che ci fu un complotto contro la Russia e che si vuole nascondere che questa sia molto più antica. Che solo i russi sanno quei segreti che sanno proprio soltanto loro e che tutti gli altri non sanno. Che la loro patria, quella russa, è la migliore e tutte le altre sono inferiori. Che il Dio russo è migliore di tutti gli altri. Che ai russi si può chiedere qualsiasi cosa, mentre agli altri non si deve. Poi bisogna ancora brindare, cantare una bella canzone sovietica e parlare dell’Unione Sovietica. E del fatto che a quel tempo c’erano più cose buone che cattive, sebbene anche di cattive ce ne fossero molte, ma quelle buone sono più importanti. Perciò la società russa è colpevole nei confronti dell’Unione Sovietica, deve tornare all’Unione Sovietica per non essere più colpevole. E i russi si sono fatti sedurre dall’idea del ritorno ai tempi sovietici e dal patriottismo.

Il demone post-sovietico è stanco. Ha lavorato sodo e adesso si è stancato. Alle volte gli sembra di aver sognato tutto ciò, di non essere mai riuscito a sedurre i russi con il patriottismo e la nostalgia dell’Unione Sovietica.

Ma poi si sveglia e vede che ci è riuscito.

Fonte: ng.ru, 19 Aprile 2018 – di Igor’ Jarkevič, scrittore, vincitore del premio Nonkonformizm 2012, Traduzione di Beatrice Pallai

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