Essere turisti nel XIX secolo, come si entrava in Russia

Chi rilascia il visto per l’ingresso nell’Impero Russo, cosa possono confiscare alla dogana e perché all’arrivo a San Pietroburgo è obbligatorio recarsi al Terzo Dipartimento. Vi raccontiamo cosa deve sapere un francese che parte per la Russia di Nicola I

1. Ottenete un passaporto valido per l’espatrio e un visto

Il rilascio di passaporti validi per l’espatrio in Francia è gestito dalla prefettura di appartenenza. Presentate un attestato del sindaco del vostro comune che accerti la vostra identità oppure (se siete di Parigi) dal commissario di polizia del vostro quartiere. Pagate 10 franchi di imposte e aspettate che il vostro documento venga convalidato dai Ministeri degli Affari Interni e degli Affari Esteri di Francia. E, cosa più importante, fateci apporre un visto presso l’ambasciata russa a Parigi. I preti cattolici dovranno presentare inoltre un certificato in cui si dichiara che non sono in alcun modo legati ai gesuiti e un permesso speciale dal Sacro Sinodo.  

Raccogliere tutti i documenti non è semplice, ma non si può fare altrimenti. Secondo lo Statuto del 1836 in materia di passaporti, le persone sprovviste di documento verranno rimandate in patria senza che “venga richiesto preventivamente alcun permesso”. 

Tuttavia, anche l’avere un visto spesso non garantisce il passaggio alla frontiera. Le autorità locali chiedono informazioni sui viaggiatori ai propri diplomatici, i quali condividono con piacere tutti i loro sospetti. Da non dimenticare è la storia dei francesi Barrault* e Maréchal che pianificavano di entrare in Russia passando per Odessa nel 1834. Quando si venne a sapere che i due diffondevano la filosofia socialista di Claude-Henri de Saint Simon, l’incaricato d’affari dell’Impero Ottomano, il barone Petr Rikman, fece rapporto al ministro degli affari internazionali, il conte Karl von Nesserolde. La notizia giunse fino all’imperatore Nicola I che dette personalmente disposizioni affinché i due non fossero lasciati entrare nel Paese.

2. Decidete come attraversare la frontiera

In qualunque modo decidiate di viaggiare, via mare o in carrozza, al vostro arrivo possono aspettarvi delle sorprese. Il marchese Astolphe-Louis-Lénor de Custine, scrittore e viaggiatore, scelse il mare e si scontrò in pieno con la macchina burocratica. Nel suo libro La Russia nel 1839 raccontò che, arrivato a Kronstadt, dovette cambiare imbarcazione per una più leggera perché con la sua non si poteva accedere alla Neva. Ci fu un problema anche con il bagaglio, i doganieri gli permisero di portare con sé solo le cose più leggere, e dopo averle ben ispezionate. Ancora a bordo, il marchese e altri stranieri furono interrogati a lungo e vennero ritirati loro i passaporti, al posto dei quali gli furono rilasciate delle carte provvisorie, le cosiddette “carte di viaggio”.

3. Fate attenzione agli ufficiali della dogana e siate pronti a dire addio alle vostre cose

In Russia, secondo la testimonianza di De Custine, i superiori non hanno molta fiducia nei loro sottoposti e per questo il responsabile della dogana può complicare l’ispezione e confiscare degli oggetti: ombrelli, valigie, prodotti per l’igiene personale. Solo dopo al turista è permesso continuare la navigazione per raggiungere la capitale. All’arrivo a Pietroburgo i viaggiatori devono affrontare un altro colloquio. Verranno chiariti lo scopo e la durata della visita, la polizia si informerà su chi si ha intenzione di incontrare e se si debba svolgere un incarico per un governo europeo o si abbiano delle lettere di raccomandazione per dei cittadini russi. A quest’ultima domanda De Custine consiglia di rispondere negativamente per non destare sospetti. Lui stesso si limitò a fare il nome del suo banchiere ma questo non lo salvò da un ulteriore controllo del bagaglio. Il risultato fu che lo scrittore perse tutti i suoi libri, un paio di pistole e un orologio da viaggio. 

La giornalista Suzanne Voilquin, che si recò in Russia nello stesso anno, fu testimone di “una vera e propria lunga inquisizione” e di una procedura “oltremodo offensiva”.  Gli impiegati della Cancelleria Imperiale salirono a bordo la mattina presto e costrinsero i passeggeri a vestirsi davanti a loro. Anche alla  Voilquin chiesero se avesse delle lettere di raccomandazione e le portarono via tutti i libri affinché venissero controllati da un censore.

Il pittore Eugen Hess non raccontò molto a proposito del suo incontro con i funzionari russi, limitandosi a dire che gli ufficiali di frontiera gli sembrarono “terribilmente sporchi”. Probabilmente è perché Hess si recò in Russia su invito dello zar e questo gli risparmiò molte spiacevoli formalità.

Biglietto di residenza temporanea a Odessa

4. Non dimenticatevi di essere seguiti

Della sorveglianza sui cittadini stranieri “che arrivano e partono dal territorio russo” si occupa la Terza Spedizione del Terzo Dipartimento della cancelleria di Sua Maestà l’Imperatore. I suoi funzionari si interessano soprattutto di coloro che arrivano in Russia per la prima volta. Per loro spesso “si organizza una sorveglianza segreta”. Inoltre il Terzo Dipartimento si basa sui rapporti settimanali del servizio di frontiera e collabora strettamente con la direzione del governatorato che gestisce tutto il lavoro operativo. 

Come veniva organizzata la sorveglianza sugli stranieri presenti sul territorio russo possiamo giudicarlo almeno dalla storia del nobile Hippolyte Adolphe Deliot* e Albéric Louis Castelen* che nel 1831 entrarono in Russia passando dalla Svezia. Durante le diverse tappe del loro viaggio vennero seguiti rispettivamente dal generale-governatore di Finlandia, il conte Arsenij Zakrevskij, da Karl Robert von Nesserolde, dal generale governatore di San Pietroburgo, Petr Essen, dal primo sovraintendente, Sergej Kokoshkin, dal comandante del Terzo Dipartimento e capo dei gendarmi, Aleksander Benckendorff, nonché dallo stesso imperatore Nicola I. 

Il tenente in pensione Hippolyte Charlot de Lavaux* attirò su di sé non meno attenzione parlando negativamente della Russia nella sua corrispondenza personale. Nella lettera al conte De Poncy*, nel dicembre 1844, questi raccontò del “vuoto intellettuale” della vita locale, e del suo progetto, una volta tornato in patria, “di studiare e descrivere in tutti i particolari lo stato morale di un essere pensante in questo deserto di neve”. Del contenuto della lettera vennero a conoscenza il capo del Terzo Dipartimento, il conte Aleksej Orlov, il conte Aleksej Shcherbatov, generale di guerra e governatore moscovita e il capo della seconda sezione di gendarmeria, il generale maggiore Stepan Perfil’ev. Quest’ultimo vigilò “sul comportamento, lo stile di vita, l’occupazione e i legami con la società” di De Lavaux, in linea di massima un cordiale fabbricante, fino al 1848.

5. Registratevi nelle città del governatorato

Secondo la legge ogni straniero deve presentare i propri documenti in ogni capoluogo di governatorato che si trova sulla sua strada e, una volta arrivato a destinazione, cambiare la sua “carta di viaggio” con un “biglietto di residenza temporanea”. Su quest’ultimo sono indicate, tra le altre cose, le caratteristiche dello straniero: età, altezza, colore di occhi e capelli, descrizione di naso e bocca. Per quanto riguarda il passaporto col visto russo, questo, fino al 1827, restava al Terzo Dipartimento. Lo si poteva ritirare solo prima del rientro in patria. Inoltre a Mosca e Pietroburgo esisteva una particolare procedura per il rilascio del documento straniero: ci si doveva rivolgere al Dipartimento straniero presso la Cancelleria del generale-governatore di guerra e al Dipartimento straniero di polizia presso il Dipartimento di sicurezza di Pietroburgo. Ne consegue che coloro che visitavano la capitale non potevano fare a meno di recarsi al Terzo Dipartimento per ottenere la “ricevuta” da presentare al Dipartimento di sicurezza. 

Una curosa testimonianza ci è stata lasciata da Henri Mérimée nel suo libro “Un anno in Russia”, uscito nel 1847. Dette alla polizia segreta il nome di “inquisizione in vestaglia rosa”: chiacchierando amichevolmente di letteratura e balletti i collaboratori del Terzo Dipartimento erano capaci di estorcere all’interlocutore qualunque informazione.  

6. Prima della partenza pagate i vostri debiti

Secondo De Custine sarebbe possibile lasciare la Russia solo dopo aver pubblicato sul giornale una serie di annunci in cui si comunica la propria partenza per sanare tutti i debiti contratti. La polizia locale segue molto seriamente questa procedura (sebbene il modo per ammorbidire la solerzia degli organi di potere esista). Il giornalista Nikolaj Grech tuttavia, nella sua recensione sul libro di De Custine, affermò che il marchese aveva distorto questa informazione. Era infatti possibile scegliere un garante che avesse un possedimento nella capitale e ovviamente pagare una mazzetta al generale-governatore, dal momento che era lui a firmare il il documento per l’uscita dello straniero. 

Nei fatti, ecco come si svolgeva la procedura di rimpatrio per chi partiva da Pietroburgo: dopo la restituzione del passaporto presso la cancelleria del generale-governatore della capitale era necessario farvi apporre un visto presso l’ambasciata di Francia; in seguito questo veniva presentato alla dogana di porto di Pietroburgo, alla cancelleria del governatore di guerra di Kronstadt e alla sua dogana. Dopo, i dati venivano registrati all'”ufficio dei costruttori di bordo” al “porto commerciale di controllo” e infine al “controllo di mare aperto”. L’ultimo timbro veniva apposto una volta rientrati in patria. 

Fonte: arzamas.academy materiale raccolto da: Igor’ Kirienkov traduzione di: Francesca Loche

Nota del traduttore: i nomi francesi indicati con l’asterisco sono quelli la cui grafia potrebbe non essere esatta, in quanto non si sono reperite informazioni di tali personaggi su siti francesi. 

Nata a Cagliari, dove il sole splende 300 giorni l’anno, ha scelto Mosca con i suoi freddi e lunghi inverni come città adottiva. Attualmente insegna italiano presso l’università Higher School of Economics di Mosca, è interprete freelance e coltiva senza sosta le sue passioni per la Russia, i viaggi e la traduzione.

francesca.loche@gmail.com

Francesca Loche

Nata a Cagliari, dove il sole splende 300 giorni l’anno, ha scelto Mosca con i suoi freddi e lunghi inverni come città adottiva. Attualmente insegna italiano presso l’università Higher School of Economics di Mosca, è interprete freelance e coltiva senza sosta le sue passioni per la Russia, i viaggi e la traduzione. francesca.loche@gmail.com