Recensione “Guida alla Mosca ribelle” di Valentina Parisi

Per tutti gli appassionati della Russia e, in particolare, della sua capitale segnaliamo una recente uscita editoriale davvero affascinante.

Guida alla Mosca ribelle, di Valentina Parisi (edizioni Voland) è una guida non convenzionale alla Mosca odierna, con particolare attenzione al suo excursus sovietico letterario e artistico. L’idea intrigante della Parisi, russista formatasi presso l’Università Statale di Milano, consiste nel dare delle indicazioni decisamente inusuali a chi intende muoversi nella capitale con una certa cognizione di causa. Evidentemente destinata a un pubblico di lettori/viaggiatori tutt’altro che estranei alla cultura russa (di nuovo, specialmente di stampo sovietico) la lettura è un ottimo spunto dal quale organizzare un tour della città che evita, o tocca solo marginalmente, i cosiddetti “luoghi da cartolina”.

Guida alla Mosca ribelle Parisi
La copertina

A condurci è un’ottima guida dato che Valentina ha vissuto a Mosca per periodi piuttosto lunghi. La sua vocazione, ci dice, è strettamente legata a un avvenimento cardine dell’esistenza dell’Unione Sovietica:

Ho deciso di studiare russo a quindici anni, nel 1991 subito dopo il putsch fallito del 19 agosto. Oltre alla passione per la letteratura russa, credo di aver cominciato allora a leggere Tolstoj, Dostoevskij, Turgenev, ero affascinata da un paese dove accadevano cose inusitate come i colpi di stato. Ero un’adolescente romantica e quel paese in via di dissoluzione, ancor prima che di trasformazione, sembrava fatto per me. I miei mi dissuasero dall’idea di iscrivermi immediatamente a un corso di russo e mi reindirizzarono verso lo studio del tedesco, convinti che fosse una scelta più saggia e “perspektivnaja”. L’incontro fatale col russo fu dunque rimandato all’autunno del 1995, quando cominciai a frequentare l’Università Statale di Milano. Qui ho avuto la fortuna di seguire le lezioni di docenti eccezionali, dalle personalità e dagli approcci molto eterogenei, come Fausto Malcovati, Gian Piero Piretto (che ha scritto la prefazione a Mosca ribelle, rendendomi straordinariamente felice) e Rossana Platone, con la quale mi sono laureata”.

 

Parlando con chi ha vissuto a più riprese nella capitale, sono curiosa di sapere quali sono i luoghi a lei personalmente più cari, magari quelli non inclusi nella sua Guida:

“Certamente sono affezionata anche a luoghi non necessariamente ribelli, anche se col passare del tempo sono cambiati molto, quindi forse in realtà sono più legata al ricordo che conservo di quegli angoli della città, che non alla loro immagine attuale. Una delle mie zone preferite resta Cistye Prudy, i vicoli Krivokolennyj e Potapovskij, dove all’inizio degli anni Zero c’era il club “OGI”, meta fissa della mia vita notturna. Tuttora la Pokrovka è una via molto simpatica, con la libreria antiquaria “Chodasevič” con le sue due stanzette caoticissime. A due passi da lì, all’inizio di Cistoprudnyj bul’var c’è invece un bar molto off e senza insegna, “Sosna i lipa”, dove mi piace andare a bere. Amo molto, sempre non distante da lì, tutta la zona di Kitaj Gorod intorno alla Biblioteca di Storia, la cosiddetta Ivanovskaja gorka. E poi mi piacciono perfino le zone periferiche d’epoca sovietica, come Izmajlovo, dove ho abitato per un po’, oppure Beljaevo, dove andavo a trovare a casa sua Dmitrij Aleksandrovič Prigov

Ovviamente la realizzazione della Guida si è basata soprattutto su un lavoro di consultazione importante:

Nella bibliografia in appendice elenco le mie fonti, che sono molto eterogenee. Un punto di partenza pressoché obbligato sono state le Guide alla Mosca rivoluzionaria pubblicate in epoca sovietica, che elencavano scrupolosamente tutti gli indirizzi legati alla presenza di Lenin a Mosca, oppure tutti i luoghi in cui i bolscevichi durante la Rivoluzione si sono scontrati con l’esercito zarista– una lettura non proprio esaltante, com’è facile immaginare, ma utilissima per cominciare.

Poi sono sprofondata nel web russo, una miniera di informazioni; prezioso, per esempio, il sito Декабристы (Decabristi),che in una sua sezione elenca tutte le residenze dei decabristi a Mosca… peccato che metà di quelle splendide ville ottocentesche ora non esista più!

In altri casi, ho dissotterrato invece libri a cui ero molto legata, come Romanzo senza bugie di Anatolij Mariengof, ormai introvabili e che andrebbero senz’altro ripubblicati”.

Per non lasciare nulla al caso e per aumentare la piacevolezza di esperienza del lettore, ogni capitolo si conclude con brevi suggerimenti di lettura, di visione e di ascolto; si tratta di libri o opere che l’autrice ha citato o dai quali ha reperito preziose testimonianze, di film o docufilm che trattano i temi e gli avvenimenti riportati nella Guida, o semplicemente di pezzi da ascoltare per entrare più profondamente in contatto con quanto si legge, si immagina e si apprezza della cultura russa.

Guida alla Mosca ribelle ci porta ad attraversare piazze e strade principali, come la Bol’šaja Sadovaja di Bulgakov e l’imponente Teatral’naja Ploščad’, ma ci introduce anche ad una costellazione di strade secondarie e vicoli ricchi di aneddoti.

Così, in Malaja Nikitskaja ulica, la magnifica casa-museo di Maksim Gor’kij ci apre le sue porte sui fantastici interni “marini”, e la Petrovka ulica ci racconta delle “ragazzate” notturne degli scapestrati Esenin e Mariengof, il quale alloggiò al civico 19 per un certo periodo.

              

La scalinata di Villa Rjabušinskij, residenza di Maksim Gor’kij, riproduce le sinuosità di un’onda marina, culminando in una spettacolare lampada-medusa.

Come non interessarsi alle storie di vite incredibili che vi vengono raccontate, di grandi scrittori e di potenti rivoluzionari, passando per gli affascinanti decabristi?

Oltre a soffermarsi su un passato ricchissimo e significativo, l’autrice descrive anche la contemporaneità russa, concentrandosi in più punti sulle vicende recenti che hanno visto la capitale al centro di numerose manifestazioni di carattere socio-politico. Non è raro, infatti, che Mosca venga coinvolta attivamente, fisicamente, per dare voce alla popolazione; è il caso di ricordare alcuni grandi cortei, come quello del 24 dicembre del 2011 sul Prospekt Sacharov, che vide un assembramento di circa 100.000 persone scendere in strada a manifestare contro l’esito delle elezioni parlamentari da poco concluse. O ancora l’impressionante performance Fiksacija, con la quale l’artista Pëtr Pavlenskij il 10 novembre 2013 letteralmente fissava i suoi genitali al suolo della Piazza Rossa, ad esprimere l’immobilismo della società e della politica russa.

L’autrice sembra porre l’attenzione su quello che pare essere un importante fattore nello sviluppo della capitale, ossia la sua totale instabilità urbanistica. Parlando della natura di Mosca come “cantiere perpetuo”, le chiedo se i turisti possano rendersene conto ed essere confusi dal miscuglio di stili ed epoche rintracciabili nel tessuto urbano e come, invece, accoglie i cambiamenti continui chi a Mosca c’è già stato oppure chi ci vive:

A chi arriva per la prima volta, Mosca da l’impressione piuttosto ingannevole di essere stata sempre così, una città estremamente eclettica che trae energia dai suoi contrasti. Franco La Cecla, presentando Mosca ribelle a Bookpride, mi ha detto di essere stato innanzitutto colpito dalla sua somiglianza con New York, o meglio dalla sua capacità di incarnare indiscutibilmente, come NY, l’essenza della modernità. A me sembra un accostamento molto valido; in effetti Mosca è sempre uguale a se stessa proprio perché cambia e tende costantemente al futuro. Spero che questo possa essere un antidoto contro il disorientamento e riconciliare con la città sia i suoi abitanti, sia chi ci torna di tanto in tanto.”

Grattacieli della City accanto a quelli di epoca staliniana

In un percorso che va da Ploščad’ Revoljucii a Pereulok Sivcev Vražek, questa guida più o meno tascabile (non convenzionale a partire dal bizzarro quanto fresco formato 14,5×16,5) è l’ideale per chi si reca a Mosca per la prima volta, pieno di entusiasmo per una nazione approfondita solo sui banchi universitari, per chi vi ritorna in cerca di luoghi che nascondano storie più intime e sconosciute, o semplicemente per chi ama questa terra e questa cultura e vuole immergervisi dalle comodità del suo divano decisamente italiano. Perché è certo che gli appassionati del genere non potranno fare a meno di percorrere con gli occhi le righe di lettere stampate, e con la mente il cielo che sbuca tra i palazzi eterogenei dell’immensa capitale e le vie lastricate di storie di una parte di Russia talmente complessa e affascinante che non si può fare a meno di amare.

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Giulia Cori Russia in Translation

Sebbene di formazione sia prevalentemente un’anglista, la slavistica è ciò che dell’università mi manca di più. Considero la letteratura russa e il suo modo di vedere il mondo semplicemente incantevoli.

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