In Siria la Russia cerca un’alternativa all’Iran

Nel deserto siriano la vittoria sullo “Stato Islamico” è utile a Mosca nella ricerca di nuovi alleati

Nella parte nord-orientale della provincia di As-Suwayda è in corso un’operazione dell’esercito siriano contro i combattenti del gruppo terroristico “Stato Islamico”, nelle mani dei quali si trovano circa trenta ostaggi appartenenti al gruppo etno-religioso druso. Alle forze governative si sono unite anche quelle truppe dell’opposizione armata che nelle province limitrofe hanno accettato l’offerta di riconciliazione avanzata dalla Russia. Trattative dello stesso tipo sono ora condotte dalle forze russe anche ad As-Suwayda: per Mosca le “forze di riconciliazione” possono diventare un contrappeso alla presenza iraniana.

Gli ostaggi della lotta all’Isis

L’operazione per la liberazione dei distretti nord-orientali della provincia di As-Suwayda dai terroristi dell’Isis ha avuto inizio lunedì a seguito della rottura dei negoziati per la liberazione degli ostaggi drusi. Il grosso delle forze dei terroristi è concentrata nel deserto siriano tra Palmira, Abu-Kemal sul confine con l’Iraq e la base americana di Al-Tanf presso il confine giordano. Il 25 luglio i combattenti dell’Isis hanno sferrato un attacco su As-Suwayda, che al termine di una sequenza di attentati è risultato nell’uccisione di più di 260 persone. Inoltre, nel ritirarsi i terroristi hanno preso in ostaggio alcune decine di persone. Inizialmente fonti americane hanno parlato di 60 ostaggi, al momento si stima invece si tratti di un gruppo di circa 30 persone, composto da donne di età compresa tra i 18 e i 60 anni e di bambini fino ai 14 anni. Finora sconosciuta invece la sorte di 17 uomini. Tutti gli ostaggi appartengono alla comunità drusa che costituisce una parte rilevante della popolazione della provincia.

In cambio della vita degli ostaggi i terroristi hanno richiesto a Damasco la cessazione delle operazioni militari nel nord-est della provincia di As-Suwayda e un salvacondotto verso il deserto siriano, ma anche la liberazione dei combattenti dell’Isis catturati dall’esercito regolare durante gli scontri nella vicina provincia di Der’aa. Secondo i media arabi, Damasco si sarebbe ritirata dalle trattative. Domenica i terroristi hanno ucciso il primo ostaggio, uno studente di diciannove anni.

La comunità drusa è piombata nella confusione. Alcuni hanno chiesto l’inizio il prima possibile delle operazioni contro i terroristi, altri, preoccupati per la vita degli ostaggi, hanno sostenuto la ripresa dei negoziati. Secondo il giornale arabo “Al-Hayat”, le forze armate russe si sono consultate con i drusi circa la loro partecipazione alle operazioni contro l’Isis e, sotto la pressione di uno dei leader della comunità, lo sceicco Hamud Al-Hanavi, è stata presa la decisione che i drusi contribuiranno all’operazione alla condizione che dopo la liberazione le “forze del regime” lasceranno la regione e vi saranno invece dispiegate truppe russe.

Secondo il Kommersant, fonti diverse in As-Suwayda confermerebbero che le forze russe già in diverse occasioni avrebbero intavolato dei contatti negli ultimi tempi con i leader della comunità drusa. L’ultima visita si sarebbe tenuta giovedì scorso: un gruppo di militari russi con a capo un ufficiale (una fonte afferma si trattasse di un colonnello, l’altra di un generale) ha visitato la la casa di uno dei leader della comunità drusa di As-Suwayda, lo sceicco Yusef Dzharbua. Il fatto è stato confermato al Kommersant anche dallo stesso sceicco Dzharbua benché, stando alle sue parole, la questione della partecipazione dei drusi alle operazioni militari non sia stata toccata nel corso della visita. “I russi sono venuti più volte ad As-Suwayda per discutere e coordinarsi riguardo diverse questioni. In questo caso abbiamo discusso della sorte di un prigioniero, un terrorista dell’Isis che i russi intendevano ottenere da noi allo scopo di impiegarlo, se possibile, in uno scambio di ostaggi”, – ha dichiarato lo sceicco al Kommersant.

Stando alle parole delle fonti del Kommersant tra le forze armate russe però, gli specialisti del Centro per la riconciliazione delle parti in lotta non sono stati coinvolti in alcuna trattativa con i miliziani che hanno catturato gli esponenti della comunità drusa: “questa questione per ora sta venendo trattata su base bilaterale”. Inoltre, stando alle informazioni del Kommersant, la sorte dei membri dell’IS prigionieri interessa al comando delle forze russe in Siria nell’ottica di ottenere da essi informazioni sul dislocamento delle forze degli islamisti, su quello dei loro punti di approvvigionamento e sui piani dei loro movimenti. Queste informazioni vengono impiegate dai militari (tra i quali i combattenti delle forze speciali) per la prossima liquidazione completa dei terroristi, afferma uno degli interlocutori del Kommersant.

Il controbilanciamento dell’Iran

I giornalisti del network di informazione locale “As-Suwayda 24” hanno insistito durante la conversazione con il Kommersant sul fatto che le forze russe avessero delle informazioni secondo le quali il terrorista prigioniero si trovasse nella città, detenuto dalle milizie filo-governative del gruppo “Difesa nazionale”. Riguardo ciò, il comando della milizia ha sostenuto che il prigioniero già da lungo tempo sia stato invece consegnato a Damasco. Secondo i media locali, le milizie di “Difesa nazionale” si trovano sotto crescente influenza del gruppo sciita libanese “Hezbollah”, il quale le rifornisce di denaro e armamenti, ma che esercita anche supporto militare diretto nel contesto delle operazioni nei distretti rurali nell’Est della provincia di As-Suwayda. In particolare, le forze filo-iraniane si trovano nell’area degli aeroporti di Khalkhalah e Ta’la.

Il ruolo di Hezbollah nel Sud-Est della Siria è cresciuto repentinamente dopo che le forze filo-iraniane si sono ritirate, su richiesta della Russia, ad almeno 85 chilometri di distanza dal confine israelo-siriano. Mosca ha insistito su questo punto per ottenere l’assenso degli USA e di Israele all’operazione volta a far tornare il territorio della Siria sud-occidentale sotto il controllo di Damasco. “Le forze iraniane sono state effettivamente ritirate da quella zona così da non irritare il governo di Israele, il quale aveva iniziato sempre più spesso a ricorrere ad azioni di forza per colpire singoli obiettivi iraniani che si trovavano in questa regione”,- ha affermato il 31 luglio l’inviato speciale in Siria del presidente della Federazione Russa Aleksandr Lavrent’ev durante un’intervista con un’agenzia di informazione russa. “A seguito della nostra mediazione le forze filo-iraniane sono state riposizionate al di fuori della zona di 85 chilometri dal confine, questo è l’accordo che è stato raggiunto”,- ha dichiarato. La zona di 85 chilometri finisce proprio nell’area dei sobborghi orientali di As-Suwayda e, per la verità, secondo quanto riferito al Kommersant da fonti dell’opposizione siriana, le forze filo-iraniane al contempo non avrebbero abbandonato in modo così completo le province di Al-Quneitra e Dar’aa.

Come ha spiegato al Kommersant il comandante di uno dei gruppi armati di opposizione riuniti nella coalizione “Tahrir Al-Watan”, il colonnello Fateh Hassun, gli abitanti nel Sud della Siria, tra i quali quelli di As-Suwayda, assistono ad un sempre maggiore attrito tra i combattenti russi e quelli filo-iraniani. “La Russia aspira a guadagnarsi i cuori dei leader spirituali, influenti nella provincia, e questo si delinea sempre più chiaramente come una lotta per il potere sul territorio, dopo che l’Iran e i propri miliziani hanno ignorato la richiesta della Russia di lasciare la regione e adempiere all’accordo tra la Russia e Israele”,- ha affermato. Secondo il parere del colonnello Hassun, le forze pro-iraniane non vedono di buon occhio l’avvicinamento tra la comunità drusa e le forze russe. “Così come l’Iran ha forze ad esso leali nella provincia (“Difesa nazionale” e i miliziani baathisti), allo stesso modo la Russia ha manovrato politicamente per espandere la propria influenza sul territorio e scalzare l’influenza dell’Iran e delle milizie pro-iraniane”,- ha affermato.

Negli ultimi mesi la Russia è riuscita, nel quadro del processo di riconciliazione, ad aggregare alle operazioni dell’esercito siriano contro l’Isis alcune unità dell’opposizione armata nelle province di Der’aa e Al-Quneitra, ma anche delle unità di autodifesa che prima non prendevano parte alle operazioni delle forze filo-governative. Nello specifico, alle operazioni ad As-Suwayda prendono parte almeno un centinaio di combattenti del ”Esercito Libero Siriano” (SSA) originari di altri distretti.

Uno dei compiti dei militari russi è l’integrazione nell’esercito siriano di unità combattenti eterogenee, come stabilito dall’accordo di pacificazione in 12 punti formulato dall’inviato speciale in Siria del Segretario delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura. Questi tentativi hanno avuto inizio ancora nel 2015 a Mosca, quando sono stati concordati gli sforzi per l’integrazione delle milizie pro-iraniane nel Quarto corpo. Alla fine del 2016 è stata resa nota la formazione di un Quinto corpo, il quale, come sostengono fonti dei mezzi di informazione arabi, si troverebbe sotto la tutela delle forze russe. Ora, nel quadro del processo di riconciliazione, la necessità dell’integrazione è diventata ancora più acuta.

Fateh Hassun non ha escluso che le “forze di riconciliazione” possano rappresentare per la Russia strumenti di influenza sul terreno in controbilanciamento all’Iran, benché non si possa dire che questo processo stia avendo un pieno successo. “L’Iran e la Russia cercano di attrarre al proprio fianco quelle forze che non sono né con la rivoluzione né con il regime, ed alcune si schierano con i russi, ma altre si stanno unendo al Quarto corpo dell’esercito siriano, che si trova sotto il controllo dell’Iran”,- sottolinea il colonnello.

Fonte: kommersant.ru di Marianna Belenk’aja e Ivan Safronov, 8 Agosto 2018, tradotto da Giulio Benedetti