Una storia d’amore. Anna Achmatova e Nikolaj Gumilev

Lui le offrì la mano e il cuore, lei rifiutò. Lui si tormentò per lei a Parigi, lei si lamentava di non sentirsi necessaria per nessuno. Forse semplicemente non riuscirono ad avere una vita familiare tranquilla e felice, ma comunque tentarono di costruirla.

La storia d’amore tra Anna Achmatova e Nikolaj Gumilev assomigliava più al gioco del nascondino, piuttosto che a una relazione tra due persone innamorate. Lui era un poeta dalla complessa personalità, amante di Oscar Wilde e incline a un’eccessiva teatralità. Lei era una poetessa, uno spirito libero, impulsiva e volubile. Lui tentò a tutti i costi di conquistarla per alcuni anni, e tentò il suicido quando lei lo rifiutò per l’ennesima volta.

I due non ebbero mai una vita domestica tranquilla e felice: si dedicarono versi a vicenda, entrambi ebbero relazioni extraconiugali, entrambi soffrirono e alla fine si separarono. Ma proprio questa strana unione divenne per loro quasi sacra, ma si resero conto di questo troppo tardi. 

La nostra patria – Carskoe Selo

Il fatidico incontro tra i due poeti alle prime armi avvenne alla scuola di Carskoe Selo alla vigilia dell’anno nuovo. L’allora cagionevole diciassettenne, avido lettore di Wilde, sognava un amore puro e tentava di creare intorno a sé l’alone di un eroe romantico, incompreso e non apprezzato. Imitando il suo idolo inglese, Gumilev portava il cilindro, si arricciava i capelli, e si ritoccava con il trucco labbra e occhi, per contrasto.

Anna Gorenko (la poetessa prenderà solo dopo qualche anno il cognome della bisnonna Achmatova) aveva allora quattordici anni. Vitale, spontanea, amava prendere il sole sino a scottarsi – cosa che ai tempi faceva inorridire le ragazze educate dell’alta società, Achmatova sembrava l’esatto opposto di Gumilev. Anche lei studiava alla scuola di Carskoe Selo e leggeva Baudelaire in lingua originale: la ragazza sembrava molto più simile a un’eroina romantica. Anche nel suo aspetto esteriore c’erano dei contrasti: aveva capelli neri e lisci, pelle bianca come la neve e grandi occhi luminosi.

Gumilev si innamorò immediatamente. Mentre invece la giovane Anna, inizialmente, non prestava la minima attenzione al suo spasimante, anzi, rideva insieme alle amiche di quel giovane bizzarro. Ma presto Gumilev e Achmatova iniziarono a incrociarsi regolarmente – dopotutto, studiavano tutti e due a Carskoe Selo, e andavano a divertirsi negli stessi posti.

Nascondino

Probabilmente, per Gorenko-Achmatova l’incontro con Gumilev era come un gioco. Lui aveva bisogno di qualcuno da adorare e lo aveva trovato; la ragazza accettò di passare del tempo insieme, ma non la prese troppo sul serio. Spesso la coppia passeggiava vicino alle rovine della torre di Carskoe Selo. Questi ricordi ebbero un impatto sulle poesie del poeta innamorato. Sette anni dopo, quando i due si sposarono, Gumilev scrisse:

 

Ti ricordi, come vicino alle valli nuvolose
abbiamo trovato una cornice,
dove le stelle, come una manciata d’uva,
cadevano rapide giù?

E non abbiamo scordato, 
benché ci sia dato l’obliar, 
quel tempo, in cui amavamo, 
quando sapevamo volare.

 

 

Ma erano ancora giovani. Nei suoi versi, il diciassettenne chiamava Achmatova una sirena, e lei giocava con lui, mentre amava un’altra persona. Presto Gumilev le offrirà il suo cuore e la sua mano, ma Anna rifiuterà. Sarà solo il primo rifiuto della ragazza nei confronti del poeta.

I delfini

Dopo il primo rifiuto, Gumilev cercò di dimenticare la sua amata. Dopo aver finito il liceo, partì per Parigi per continuare la sua formazione. Ma Anna Gorenko, diventata un po’ più matura, non riusciva a decidersi: parlando con gli amici, ora raccontava di essere innamorata del suo ammiratore respinto, ora rideva di lui. Dopo questi turbamenti emotivi, inviò una lettera a Gumilev, in cui si lamentava di non essere più indispensabile a nessuno e di sentirsi abbandonata. Lui abbandonò all’istante Parigi e tornò da lei, non a Pietroburgo ma in Crimea, dove si era trasferita.

Le dichiarò il suo amore durante una passeggiata sulle rive del mare. Inizialmente Anna non rispose, ma poi la coppia vide sulla spiaggia due delfini che giacevano morti. Chissà come, questa visione colpì Achmatova, che rifiutò nuovamente Gumilev.

Sfortunato nella morte, fortunato in amore

Il poeta, deluso, rientrò a Parigi. E decise di uccidersi. Allora si recò nella cittadina di villeggiatura di Tourville, per buttarsi in mare. Ma il piano di suicidio fallì quando gli abitanti del luogo chiamarono la polizia. Fermarono il misero poeta come fosse un vagabondo.

Il sensibile Gumilev decise che quello era un segno del destino, e si convinse di fare un ultimo tentativo. Inviò alla sua amata una lettera, dove la invitava di nuovo a pensare alla sua proposta. Ma Achmatova dimostrò un’invidiabile costanza e di nuovo, per la terza volta, rifiutò. Allora il poeta decise ancora una volta di suicidarsi, nel bosco di Boulogne, un luogo incantevole. Stavolta Gumilev scelse il veleno. Ma le guardie forestali lo trovarono in stato di incoscienza e lo rianimarono.

Il trionfo tanto atteso

Dopo un anno, alla fine del 1908, Gumilev tornò in patria. E, naturalmente, incontrò Achmatova. Non si può dire cosa abbia condizionato la poetessa, ma fu come se il suo cuore si fosse scongelato: nell’aprile del 1910 la coppia si sposò. La cerimonia fu tranquilla e umile; i parenti dello sposo non credevano al matrimonio, al punto che non si presentarono alle nozze.

Gumilev e Achmatova vissero insieme per otto anni. In realtà, per la maggior parte di questo periodo il marito viaggiò, lasciando Anna da sola. Dopo due anni dal matrimonio il poeta, che aveva perso tanto tempo per conquistare la sua musa, si innamorò di un’altra donna. Questo fu un duro colpo per Achmatova, ma decise di non distruggere la famiglia, infatti presto la poetessa diede alla luce il figlio di Gumilev.

Gumilev continuò a viaggiare. La moglie non lo attendeva a casa, seduta vicino alla finestra: usciva in società, e il bambino iniziò ad essere curato dalla nonna, madre del poeta. Quando iniziò la prima guerra mondiale, Gumilev partì per il fronte. Anche Anna ebbe una relazione con un altro letterato, Boris Anrep. Qualche tempo dopo, la coppia Gumilev-Achmatova si separò ufficialmente. Poi ognuno di loro si fece un’altra famiglia.

È difficile dire chi dei due fu più colpevole per il fallimento del matrimonio, e chi dei due tradì per primo. Ma quando il poeta trentacinquenne fu fucilato dai bolscevichi, fu proprio Achmatova che si diede da fare per pubblicare le sue poesie, conservò i suoi manoscritti e dedicò a lui alcune opere. Ecco perché si dice che essi giocassero a nascondino: in vita, la poetessa torturò il futuro marito con i suoi numerosi rifiuti, ma dopo la sua morte, pur essendo sposata con un altro uomo, divenne per lui una moglie ideale.

 

Fonte: aif.ru, 07/03/2014 di Elena Men’šenina, tradotto da Chiara Faini

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Classe 1995, nata a Milano e attualmente studentessa magistrale di Management internazionale. Ho vissuto un semestre a Mosca, dove ho lasciato un pezzo di cuore. In attesa di tornare a riprendermelo, mi dedico alle attività che più amo: leggere, viaggiare, tradurre.

Chiara Faini

Classe 1995, nata a Milano e attualmente studentessa magistrale di Management internazionale. Ho vissuto un semestre a Mosca, dove ho lasciato un pezzo di cuore. In attesa di tornare a riprendermelo, mi dedico alle attività che più amo: leggere, viaggiare, tradurre.