Soundcheck: Musja Totibadze

La sua clip La verità sull’amore ripresa da Grigorij Konstantinopol’skij, un classico del video musicale nazionale, ha fatto saltare in aria Internet con il suo stile ironico. È impossibile non innamorarsi di questa debuttante diciottenne.

La verità sull’amore è finora il tuo unico successo. Come è nata questa canzone?

C’è un gruppo chiamato Korabl’ e il solista del gruppo, Aleksander Širnin, è un vecchio amico di mio padre. Un giorno mi scrive su Facebook: “Musja, ho visto che canti, ecco prendi, ho una canzone che non abbiamo mai cantato, è molto femminile, è un remake di…” e mi invia un pezzo della canzone dove canta lui stesso. “Fanne ciò che vuoi” – dice. Mi sono ricordata che il mio amico Goša Golicyn da tempo voleva farmi conoscere l’arrangiatore e compositore Vanja Lubennikovij, e così lo chiamai. Aspetto un mese o due, e penso che se ne sia dimenticato. Ma poi manda la sua versione della canzone e mi scrive: “Vieni a lavorarci”.

In questa canzone ricreate non solo gli anni d’oro della disco, ma anche l’atmosfera della discoteca sovietica. È sorprendente, da dove viene tutto questo?

Ci abbiamo lavorato per molto tempo. Questo stile anni ’70 non mi si confaceva. Le sue aspirazioni, l’erotismo. Vanja mi ha letteralmente imprecato contro: “No, Musja, dimentica che hai una famiglia intelligente, dimentica le tue radici”. All’inizio avevo uno stile che copiava Zemfira, ma non avevamo bisogno di questo. Vanja mi ha dato consigli molto pratici. Ho persino bevuto un po’ per avere più coraggio. Forse il fascino della discoteca sovietica è anche questo?

Per ora hai cantato solo cover? Avrai materiale tuo?

Sì per ora ho fatto solo cover. Penso che sia normale all’inizio. Ma abbiamo già registrato la seconda canzone e stiamo lavorando alla terza. Ho scoperto che i pezzi propri sono più difficili da cantare.

Sarà ancora musica disco?

Non voglio affatto fare musica da discoteca. Come primo passo non è male. Ma sto ancora alla ricerca. Mi piacerebbe provare cose diverse. La prossima canzone è ancora più pazza della prima, non posso nemmeno immaginare il suo destino. Questa e la terza sono state composte da Aleksander Širnin.

Dove hai imparato a cantare?

A sette o otto anni, mio padre mi regalò una chitarra e all’inizio mi esercitavo solo con essa. Avevo persino una fissazione che sarei diventata una Jimi Hendrix dai capelli rossi. Andavo esclusivamente a lezioni di chitarra e mi accompavo sulle canzoni per bambini: “Se improvvisamente soffiasse il vento…”. Poi sono andata in un jazz club dove si trovavano sia bambini che adulti e si facevano delle jam-session. Più tardi mi sono resa conto che non ero pronta a passare un sacco di tempo solo sullo strumento. O ti eserciti dalle cinque alle sette ore al giorno, o dimentichi. Onestamente non era così interessante come la voce. Così sono entrata in un gruppo vocale dove cantavamo un trash infernale che non aveva alcuna relazione con l’educazione al gusto musicale. Bene, ok, i Pensjary non era ancora niente.

musja totibadze

Hai diciotto anni. Da una parte hai l’intera vita è avanti, dall’altra devi già scegliere cosa fare dopo. Come si relaziona la tua famiglia alla tua inclinazione musicale?

Bene. A volte ci sono state discussioni con mia madre, ma mio padre diceva sempre: “Dai fallo”. Nella mia famiglia non mi hanno mai imposto ciò che dovevo fare o dove andare. L’anno scorso mi sono preparata per l’ammissione alla facoltà di filosofia, ma non sono entrata. Mi sono presa un anno sabbatico e sono stata impegnata con la musica, e sì, è uscito qualcosa di produttivo che mi è piaciuto.

Quest’anno andrai da qualche parte?
Ho pensato a alla facoltà di regia regista, ma vedremo com’è la situazione.

Vuoi fare carriera nella musica?

Non ho come obiettivo quello di fare carriera. Sto solo cercando di fare quello che voglio, senza il quale non posso essere realizzata.

Hai una grande famiglia creativa. Mi chiedo che cosa stanno facendo gli altri figli della tua famiglia?

Mio fratello maggiore, Anton Totibadze, è un grafico e un artista, come papà. Mia sorella più giovane ha undici anni ed è già al secondo livello di nuoto per adulti: due allenamenti al giorno, il primo inizia alle sei del mattino, il secondo dopo la scuola. Ho fratelli e sorelle di talento.

Ho guardato la playlist che hai compilato su richiesta di una rivista. Ci sono classici degli anni ’90, tra cui “Električka”, “Kakao-kakao”, “Želtyj list osennij”, “Begi ot menja”. Vuoi arrivare a questo col tuo lavoro?

Non lo so. Sono pezzi geniali! “Posmotri v glaza” è stata scritta da un genio. Quando metti queste canzoni la tua pista da ballo è tua. Ne discuto sempre con i DJ. Perché non metti musica che piace alla gente? Il DJ Vitalik Kozak mi supporta. Mi è più facile ballare quando capisco di cosa si tratta. È necessario trovare un genio per inventare una cosa del genere! Non so se posso farlo da sola.

Come ti senti riguardo al tuo ruolo di hit-girl e di socialite? Non hai paura che questo ti distragga dalla musica?

Non sono mai stata una socialite. Penso che sia una sorta di mancanza di rispetto verso se stessi, o qualcosa del genere. Mi è capitato di avere un ambiente intorno per cui non diventerò una ragazza mondana. Ho una sorta di tabù familiare.

Ma il ballo della rivista Tatler, a cui hai partecipato, ti è piaciuto?

È stato bello. Si entra in un ruolo. Un evento di tale portata è un’esperienza di comunicazione. Gli incontri che ho fatto mi hanno aiutato, per esempio, con l’implementazione della clip. Saša Terechov, di cui ho indossato l’abito, mi ha aiutato, anche Chanel mi ha dato dei vestiti per il video. Evelina Chromčenko ha messo la clip sulle sue pagine Internet. È molto bello e prezioso. Tuttavia, non è facile essere una ragazza. Quando abbiamo fatto le prove prima del ballo sentivo solo: “Totibadze! Raddrizza la schiena! Totibadze! Non camminare come un elefante!”. Ma a me interessava solamente suonare.

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Fonte: Sobaka.ru

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Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

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