Recensione de Il museo dei fetidi di Andrej Astvacaturov

Che fine ha fatto l’uomo del sottosuolo? Ce lo racconta Andrej Astvacaturov nel suo romanzo Il museo dei fetidi nel quale, in un’incessante raccolta di aneddoti sapientemente legati dal ricordo dei profumi che guida l’autore nei meandri della sua memoria, veniamo accompagnati nella Russia sovietica e poi in quella post-sovietica. Astvacturov, nato a Leningrado nel 1969, è un professore di letteratura americana all’Università Statale. Questo romanzo è in realtà una raccolta di episodi sulla sua vita che delineano il percorso dell’uomo del sottosuolo negli stravolgimenti che hanno interessato il suo paese.

L’habitat naturale dell’uomo del sottosuolo è la periferia pietroburghese che, mentre per Dostoevskij era Sennaja Plošad’ (al giorno d’oggi praticamente in centro), per Astvacaturov si espande fino a Piazza del Coraggio. Un luogo dal nome quasi profetico per chi non riesce a trovare il coraggio di uscire dal proprio guscio. Gli abitanti della periferia non sono più “operai e artigiani, che s’ammassavano in quelle vie e in quei vicoli del centro di Pietroburgo” (Delitto e castigo, F.Dostoevskij), ma si trasformano nel nuovo mondo cosmopolita dell’epoca sovietica e post-sovietica, in studenti provenienti dai paesi emergenti che frequentano il vicino politecnico, rinominati “scimmie” dai locali. Se nel sottosuolo si parlava di bettole fumose e puzzolenti, nella Russia sovietica esse sono diventate i chioschi di birra che circondano la piazza e si sono poi evolute nelle birrerie dove non si sente nulla a causa della musica, oppure non si beve a sufficienza a causa dei prezzi troppo alti.

Felici Editore – Il museo dei fetidi – Traduzione di Giulia Marcucci

L’uomo del sottosuolo di Astvacaturov, esattamente come quello di Dostoevskij, è imbrigliato nelle convenzioni (sociali per il primo, gerarchiche per il secondo) che non gli permettono di esprimersi, di vivere e di amare come vorrebbe. Entrambi sono caratterizzati dall’immobilità, dall’impossibilità di agire e dall’incapacità di creare delle relazioni stabili. La figura femminile, nel caso di Astvacaturov, però rinuncia al suo compito e abbandona l’uomo del sottosuolo, non assumendosi le responsabilità di redenzione e di condivisione della colpa che si era assunta Sonja, ma decretando inutile la sua missione di trasformare il protagonista in un “uomo vero” e mettendo fine al loro matrimonio.

Cosa può fare allora il nuovo uomo del sottosuolo che vive nella Russia moderna? Può raccontarla, può trasmetterla al resto del mondo attraverso gli aneddoti di vita vissuta di un comune professore di letteratura che vive esperienze comuni, che diventano però lo specchio e l’emblema di quello che a Leningrado e in Russia hanno vissuto più o meno tutti: l’attesa per la carne buona, il Capodanno, le gite scolastiche.

Il museo dei fetidi, il cui titolo originale in russo è Skuns-kamera (skuns in russo vuol dire “puzzola”), vuole essere un modo per esorcizzare l’angoscia dell’uomo del sottosuolo attraverso la narrazione, così come aveva fatto Pietro il Grande dando vita ad un museo, la Kunstkamera, nel quale veniva raccontato tutto ciò che faceva paura così che, mostrandolo, perdesse una volta per tutte la sua carica di terrore.

In quest’opera, che fa parte di una trilogia che inizia con La gente in nudo e termina con Osen’ v karmanach (non ancora tradotto in italiano), chi è già stato in Russia non potrà fare a meno di sorridere di fronte ad alcuni dettagli. Chi ancora non c’è stato rimarrà ad ogni modo affascinato e rapito dalla polverosa atmosfera del romanzo.

Io e Ljusja ci eravamo sposati quando avevamo entrambi venticinque anni. Alla vigilia delle nozze disse che avrebbe fatto di me un vero uomo. […] Ci separammo quattro anni dopo. Ljusja dichiarò che ero assolutamente senza speranza.

Recensione  a cura di Alice Amati

Siamo un progetto online che si prefigge di tradurre in maniera fedele ed imparziale articoli dalle principali testate giornalistiche della Federazione Russa.
Informare al meglio, raccontare storie, un’ulteriore versione dei fatti per aiutare a capire il mondo russo. In traduzione.

Russia in Translation

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