La “stanza e mezzo” di Brodskij diventerà un appartamento e mezzo

È stato fatto il passo decisivo per la fondazione della casa museo intitolata a Iosif Brodskij: è stato acquistato l’appartamento adiacente a quello del poeta che dà la possibilità di aprire il museo. 

La storia dell’istituzione del museo intitolato a Iosif Brodskij si è protratta per circa due decenni e la sua apertura era stata annunciata a gran voce nel 2015 in occasione dell’anniversario dei 75 anni del poeta. Fino ad ora l’appartamento e la “stanza e mezzo” della famiglia Brodskij sono rimasti chiusi ai visitatori senza che avessero una struttura museale o una prospettiva futura della stessa. L’acquisto dell’appartamento adiacente fa sperare nella possibilità di trasformare questo sogno in realtà.

Il vicinato

“Ecco il posto per l’ufficio, per il guardaroba e per tutti i servizi di cui necessitiamo”, dice Maksim Levčenko, il nuovo proprietario dell’appartamento al numero 24 di Litejnij Prospekt presso il famoso palazzo Muruzi, mostrando l’acquisto ai suoi ospiti. “Il resto degli spazi saranno facilmente adattati: oggi qui hanno allestito una mostra, domani ci sarà una lezione, un’istallazione e uno spettacolo teatrale. Vogliamo creare l’ambiente adatto a tutti quelli che verranno con il nostro stesso spirito e interesse”.

La facciata del palazzo Muruzi dà su Litejnij Prospekt, fa angolo su via Pestelja verso la cattedrale Preobraženskij e fa un’altra curva su via Korolenko. L’appartamento è stato comprato da Maksim Levčenko, manager responsabile dello sviluppo della compagnia FortGroup il cui ufficio confina con il palazzo dal lato di via Korolenko. I proprietari precedenti avevano mantenuto la storica disposizione degli spazi dell’appartamento, comprese le stanze che si trovano lungo la facciata. L’acquisto dell’appartamento è costato a Levčenko circa 36 milioni di rubli, ma lui è disposto a investire una cifra minima di un milione di dollari per il progetto.

Un tranello per il poeta   

L’appartamento di Brodskij al secondo piano. Foto: Natal’ja Škurenok

Nel 1999 il fondo per il museo Brodskij, il cui fondatore è Michail Mil’čik, famoso architetto e vecchio amico del poeta, aveva iniziato a sostenere e a sponsorizzare l’acquisto della stanza nell’ex kommunalka. Fino al 2012 il fondo era riuscito a comprare quattro delle cinque stanze della kommunalka, ma Nina Vasil’evna Fedorova, proprietaria della stanza più grande ed ex coinquilina della famiglia Brodskij, si era categoricamente rifiutata di vendere la sua abitazione. Nel 2014 Vasilij Kičedži, l’allora vice governatore di San Pietroburgo, annunciò pubblicamente che era stata raggiunta la somma necessaria per separare la camera di Nina Vasil’evna Fedorova dal resto dell’appartamento per poter così aprire il museo in occasione dell’anniversario del poeta. 

Tutti i piani però sono andati in fumo, e non solo a causa dell’anziana coinquilina. L’appartamento di Brodskij nascondeva una vera trappola. Per legge, per realizzare un museo, tutto l’ambiente e anche tutti gli altri ambienti sottostanti devono essere dichiarati “non abitativi”. Ma nell’appartamento al primo piano abita un signore con il quale si è dovuto discutere della compra-vendita dell’immobile. Oltre a questo il futuro museo, su richiesta del Ministero della Cultura della Federazione Russa, avrebbe dovuto avere un ingresso e un’uscita a uso dei visitatori e ancora un ingresso e un’uscita per gli abitanti dell’appartamento. Lì ci sono  questi servizi, due dei quali portano anche alla scala nera (tipica dei palazzi di San Pietroburgo che si oppone a quella principale e non molto frequentata dai residenti, ndt), ma su questa affacciano le porte delle altre case; mentre la seconda porta d’ingresso e la seconda porta d’uscita danno sulle scale comuni. Il cerchio così è chiuso.  

In tutti questi anni l’appartamento e la sua “stanza e mezzo” sono rimasti vuoti, e solo singoli visitatori possono entrarci grazie a un accordo speciale con la Fondazione Museo Brodskij. Non c’erano alcune prospettive sulla possibilità di realizzare un museo fino a che Maksim Levčenko non ha comprato l’appartamento adiacente che oltretutto possiede un ingresso e un’uscita autonomi. Al piano sottostante, il primo, si trova poi una kal’jannaja (locale dove si fuma narghilè, ndt), cioè un locale non abitativo.

Per mettere in collegamento i due appartamenti basta sfondare la parete che li separa e questo permetterà di creare uno spazio per il guardaroba, per il guardiano e per tutti gli altri servizi tecnici necessari al museo. Ma per fare questo tipo di lavori bisogna affrontare alcune questioni giuridiche, come quelle legate alle agenzie di sicurezza: la casa è un bene architettonico e ottenere il permesso per riqualificarla non sarà facile. Ma tutto a suo tempo, questo non spaventa Maksim Levčenko.

Le pareti che uniscono

Maksim Levčenko progetta di creare al più presto uno spazio culturale unico che possa ospitare lezioni, incontri, mostre, conferenze e concerti; lui non nasconde il desiderio di unire in futuro l’appartamento commemorativo da quello recentemente acquistato. Ha anche più volte dichiarato pubblicamente l’intenzione di organizzare mostre in collaborazione con il Museo Anna Achmatova che contiene molti oggetti autentici appartenuti a Brodskij portati lì da sua moglie e dalla fondazione (che porta il nome del poeta) dopo la sua morte. Molti dei suoi oggetti personali sono conservati lì. 

“L’unica vera opportunità di realizzare il museo Brodskij è un’iniziativa privata” dice Nina Popova, direttrice del Museo Anna Achmatova, “e noi siamo pronti a collaborare soprattutto dall’ano scorso in cui il Ministero della Cultura ha dato l’autorizzazione al trasferimento di oggetti dal fondo del museo statale a musei privati per esposizioni temporanee. Sicuramente questi saranno progetti espositivi congiunti che discuteremo insieme e che dovranno coincidere con la nostra idea di progettazione e realizzazione”.   

Michail Mil’čik, presidente dei fondatori del fondo per la creazione del museo e proprietario dell’appartamento commemorativo ha detto alla redazione di  The Art Newspaper Russia che a suo parere è possibile ed è necessario creare uno spazio museale in un nuovo appartamento e che di questo ne ha già discusso con Levčenko. 

“Per il momento non è possibile inaugurare il museo nell’appartamento del poeta e, nonostante io sia ottimista, una soluzione non sarà trovata in breve tempo “, dice Mil’čik. “Mi piace l’idea di progettare il museo in due modi contrastanti: una parte, quella commemorativa, dove si respira l’atmosfera del tempo; la seconda, invece, con spazi e tecnologie espositivi più vicini ai giovani. Il primo agosto ci riuniremo con tutti i partner del progetto per valutare e discutere le idee”.

Maksim Levčenko: “Abbiamo intenzione di abbattere la parete!”

Marina Popova, direttrice del museo Anna Achmatova e Maksim Levčenko. Foto: Natal’ja Škurenok

Non nascondete le vostra intenzioni di unificare le due stanze. Ma nella Kommunalka vive ancora l’ex vicina di Brodskij, l’avete coinvolta in questo progetto?

Nina Vasil’evna stessa mi ha detto: “Compra la stanza affianco, cosa aspettate ancora da me!”

Nell’entourage museale di San Pietroburgo dicono che questo è un affare solo immobiliare!

Ed è davvero così, ma non solo. Noi vogliamo creare uno spazio culturale pubblico che andrà a far parte del museo Brodskij. Nonostante le nostre volontà, questa idea è ancora lontana, dobbiamo ancora discutere dei progetti, la concezione e bisogna anche creare un nuovo soggetto giuridico. I problemi da affrontare sono diversi, ma la nostra squadra è pronta a risolverli tutti. Vogliamo richiamare l’attenzione alla realizzazione del progetto, alla filosofia scientifica, trovare partner come l’università in cui ha insegnato il poeta. Non ho fretta.

Ma non appena sfonderete quella parete vi troverete immediatamente in mezzo a diversi inconvenienti, per esempio quelli dovuti allo stato invecchiato della stessa. Per questo tipo di problemi nessun fondo garantisce delle esposizioni. 

Ne abbiamo già discusso e a tutto questo c’è una soluzione. Ci serve solo che da questa parte dell’appartamento, il futuro spazio del museo fornisca ci sia l’accesso alla “stanza e mezzo”. Capiamo che è questo l’interesse principale ed esiste già un piano per realizzarlo.

Perché un uomo di successo come Lei ha bisogno di questo progetto?

Per prima cosa perché adoro Brodskij e poi perché non sono indifferente a quello che succede in questa città: trovo assurdo che da 20 anni non si riesca a dedicare un museo al Premio Nobel. Inoltre è un compito interessante, difficile, con molte strade, ma risolvibile. Ma mi creda se Le ti dico che non c’è nulla di nascosto in quello che dico. Abbiamo un gruppo speciale con cui studiamo la città e i musei giocano un ruolo fondamentale nella mia vita. 

Fonte: The Art Newspeper Russia, autore: Natal’ja Škurenok 18/07/2018

Nato a Belvedere Marittimo, in Calabria, è cresciuto a Cosenza dove si è formato fino alla licenza liceale. L’esperienza universitaria romana, presso La Sapienza, gli ha permesso di ampliare i suoi orizzonti culturali e fisici, portandolo oltreoceano e oltre Urali spinto dallo studio, dal lavoro e da pura curiosità. Terminati gli studi di specializzazione in lingua e letteratura russa (dedicati soprattutto alla poesia del ‘900), attualmente vive e lavora a San Pietroburgo, dove si concentra principalmente sull’insegnamento e sulla diffusione della lingua italiana, mantenendosi contemporaneamente attivo in progetti personali e pubblici.
Alla domanda “perché hai scelto il russo?”, risponde senza molti giri di parole “perché, in un senso abbastanza stretto, fa parte della mia storia”.

Eugenio Alimena

Nato a Belvedere Marittimo, in Calabria, è cresciuto a Cosenza dove si è formato fino alla licenza liceale. L'esperienza universitaria romana, presso La Sapienza, gli ha permesso di ampliare i suoi orizzonti culturali e fisici, portandolo oltreoceano e oltre Urali spinto dallo studio, dal lavoro e da pura curiosità. Terminati gli studi di specializzazione in lingua e letteratura russa (dedicati soprattutto alla poesia del '900), attualmente vive e lavora a San Pietroburgo, dove si concentra principalmente sull'insegnamento e sulla diffusione della lingua italiana, mantenendosi contemporaneamente attivo in progetti personali e pubblici. Alla domanda "perché hai scelto il russo?", risponde senza molti giri di parole "perché, in un senso abbastanza stretto, fa parte della mia storia".