Intervista a Tatiana Tischchenko, creatrice del canale YouTube Tanyusha Privet

Tanyusha Privet è uno dei canali youtube di riferimento per gli appassionati di cultura russa e per coloro che intendono approcciarsi alla sua complessa lingua per la prima volta. Il canale, nato nel 2013, conta più 1.000.000 di visualizzazioni.
– Come nasce Tanyusha Privet e qual è la storia dietro questo successo?

Era una calda estate italiana di 5 anni fa ed ero sotto il sole quando mi venne l’idea, la classica lampadina accesa, di fare video didattici sulla lingua russa. Non so se fu colpa dell’insolazione o pura intuizione, però tutto iniziò da lì. Inizialmente lo consideravo quasi un gioco, al tempo nessun canale italiano insegnava il russo su YouTube e fare video lo consideravo davvero divertente. Poi la svolta, ricevetti la email di una studentessa entusiasta che mi ringraziava perché diceva che con i miei video aveva scelto all’università lo studio della lingua russa. Provai un’emozione incredibile, anche a me era successa più o meno la stessa cosa da studentessa quando la mia professoressa Starzeva mi fece innamorare dello studio delle lingue. Quella email cambiò tutto, se prima facevo video per gioco, adesso sentivo la responsabilità di fare video al massimo delle mie capacità. Così come la mia professoressa Starzeva insegnava divertendo così cerco di fare io, seguendo le sue orme, è diventata la mia missione.

Quindi, all’atto pratico, gag e semplicità, un montaggio veloce e ben ritmato per non annoiare, musiche simpatiche, un pizzico anzi due di SuperMegaEntusiasmo ed ecco fatta la ricetta per un video karashò. Quanto al successo… sinceramente non ho mai pensato al successo inteso come tante visualizzazioni, mi piaceva e mi piace tutt’ora sperimentare senza seguire i trend del momento, per questo devo la mia più totale gratitudine al pubblico che, nonostante i miei ghiribizzi (bellissima parola), mi segue ed è sempre entusiasta quando pubblico un nuovo video.

– Tatiana, dal 2016 è ufficialmente cittadina italiana, è un esempio di un’integrazione che, per dirla con le sue parole, definiremmo karashò (хорошо – chorošò – fatta bene). Prima di stabilirsi in Italia non ha avuto un cammino facile. Ci racconti quali sono state le difficoltà che ha incontrato in questo percorso?

Sono nata e cresciuta, durante il periodo comunista, a Groznjy in Russia. Nel 1999 nella città scoppiò la guerra, quella che viene ricordata nei libri di storia come la Seconda Guerra Cecena. I separatisti ceceni volevano cacciare tutti i russi dalla città, per questo la situazione era davvero critica. Io al tempo ero una bambina e la guerra era la mia quotidianità; sentire spari a ogni ora della giornata, pianti, grida disperate, minacce e offese lo consideravo, proprio perché non avevo mai avuto altri modelli di riferimento, “normale”. Nostra madre cercava sempre di tranquillizzare me, mia sorella (di un anno più grande) e il mio fratellino, inventandosi giochi per “sdrammatizzare” la situazione: come giocare a scommettere quanto tempo sarebbe passato dal rumore di uno sparo ad un altro o trasformare il boato di una bomba in un tuono che aveva fatto indigestione. Facendo così, dando un aspetto ludico a quell’orrore, in qualche modo avevamo meno paura.

Ci portò via da Groznjy poco prima della caccia porta a porta e arrivammo a Mineral’nye Vody, una città che significa acqua minerale proprio perché produce l’acqua minerale. Ricorderò sempre il primo giorno in quella nuova città; c’era un cartellone pubblicitario di un sanitario che costava 1000 rubli, nostra madre per salvarci aveva venduto la nostra casa per 10.000 rubli, in pratica svenduta per 10 cessi.

Poi il tempo passò e riuscii ad abituarmi a tutto quel silenzio che, per i primi mesi, consideravo innaturale e assordante. Anche se trovare il mio posto nel mondo era difficile, fino a che non incontrai la professoressa Starzeva e sviluppai un amore per lo studio delle lingue, anche se non ero affatto portata, che mi cambiò letteralmente la vita. Successivamente, grazie ad amici comuni, nel 2000, arrivai in Italia sapendo dire della lingua di Dante solo sì, no e contare fino a 8. Dovetti imparare in fretta a parlare italiano per procurarmi i beni di prima necessità. Il resto è tanto studio, sacrifici e duro lavoro, ma sinceramente non mi è mai pesato, se trovi una forte motivazione dentro di te non ti ferma nessuno!

– Parliamo ora del suo libro “Instant Russo” pubblicato da Gribaudo Editore nella collana “instant” dedicata allo studio delle lingue. Cosa l’ha spinta a scrivere questo manuale e, soprattutto, a chi è rivolto?

Scrivere un libro karashò sullo studio della lingua russa è sempre stato il mio sogno nel cassetto e quando si è presentata l’opportunità l’ho colta al volo. Il libro è rivolto a chi non ha basi e vuole iniziare a imparare il russo.

– Chi si approccia allo studio del russo trova innanzi a sé non poche difficoltà. Il concetto di “imparare divertendosi” non è proprio la prima cosa che ci si aspetta studiando una lingua così complessa. In cosa è diverso Instant Russo? Come è strutturato il volume e quali sono i suoi punti di forza?

Ho pensato alle difficoltà e alle differenze dell’italiano rispetto alla mia lingua e alla frustrazione che ne consegue. Per questo Instant Russo l’ho strutturato dal punto di vista di un italiano, cercando di spiegare tutte le differenze tra le due lingue in maniera semplice e chiara.

Inoltre, nei punti più difficili, ho utilizzato altri media come podcast e video (raggiungibili tramite QR Code) per rendere lo studio più vario e gratificante. Ogni capitolo poi è visto come un viaggio, dove lo studente deve affrontare gli acerrimi nemici noia e frustrazione ed è qui che consiglio varie tecniche di studio, precedentemente testate con successo su di me. A coronamento del tutto tanti tanti tanti esercizi per far pratica.

– Nei video dietro alla sua ironia e all’umorismo si nascondono importanti spunti di riflessione e messaggi di interesse sociale. Primo fra tutti l’integrazione, un tema alquanto controverso in questo periodo. Alla luce della sua esperienza, quale può essere la buona ricetta per un’integrazione karashò e quanto la conoscenza della lingua influenza questo processo?

Parlare di problemi sociali come l’integrazione è difficile, si rischia o di usare frasi banali e di circostanza del tipo: “volemose tutti bene” oppure adottare misure drastiche ed in entrambi i casi vi saranno migliaia, forse milioni di sostenitori. Ho vissuto in prima persona cosa significa perdere la propria casa per colpa della guerra e non essere ben visti una volta arrivati in un altro luogo… tutto quel caleidoscopio di sensazioni positive e negative. La verità è che ogni grande problema non ha mai una semplice soluzione perché composto da una serie di concause che difficilmente si risolvono nell’arco di una sola generazione. Una buona ricetta per un’integrazione karashò potrebbe essere (il condizionale è d’obbligo in questi casi dove ognuno ha la propria storia) il conoscere bene la lingua del paese che ci ospita (e sì, predico bene e razzolo male dato che quando arrivai in Italia dell’italiano non sapevo un tubo). Lo dice lo stesso Mino Milani, celebre storico e scrittore: “chi conosce più parole ha più potere”. Inoltre conoscerne la cultura per non cadere in incomprensioni e contrasti è consigliabile. E qui mi fermo nel dare consigli perché ognuno ha la propria storia, le proprie ambizioni, competenze, situazione familiare, cultura e chi più ne ha più ne metta. Però vorrei permettermi una riflessione, non buonista, ma squisitamente egoista. Quanti secoli di evoluzione di siamo bruciati non offrendo a tutti una pari educazione e opportunità? Quanti potenziali Albert Einstein, Stephen Hawking, Steve jobs, ci siamo persi perché nati in paesi in via di sviluppo che non gli permettevano di dedicarsi alle loro potenzialità perché impegnati a sopravvivere? Immagino centinaia, forse migliaia di potenziali scienziati, musicisti, fisici, ingegneri, architetti, dottori, pittori, artisti e tutti i ruoli che produce l’ingegno umano. L’integrazione e le pari opportunità dovrebbero essere un business che porterebbe a un’epoca d’oro e a goderne sarebbe l’intero genere umano.

– Oltre al suo canale youtube, Tanyusha Privet, ha lavorato come traduttrice, mediatrice linguistica e insegnante. In che modo questa sua doppia veste di insegnante e creatrice di contenuti web ha influenzato la stesura e l’organizzazione di Instant Russo?

Il linguaggio del web rispetto a quello cartaceo è più immediato, diretto e senza fronzoli. Ho cercato di mantenere questa immediatezza ricercando la semplicità, spiegando le cose nella maniera più chiara e immediata possibile, evitando paroloni, e nel caso di doverosi approfondimenti, mantenendo alta l’attenzione con esempi divertenti e premiando il lettore, a fine di ogni capitolo, con le mie mitiche barzellette russe che fanno ridere solo me.

 

Siamo un progetto online che si prefigge di tradurre in maniera fedele ed imparziale articoli dalle principali testate giornalistiche della Federazione Russa.
Informare al meglio, raccontare storie, un’ulteriore versione dei fatti per aiutare a capire il mondo russo. In traduzione.

Russia in Translation

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