La Russia ha ricevuto una cosa importante: la pace

Dmitrij Medvedev ha parlato a Kommersant della guerra del 2008 e di cosa potrebbe portare un nuovo conflitto nella regione.

Nella notte tra il 7 agosto e l’8 agosto del 2008 scoppiò una guerra in Ossezia del Sud. I militari georgiani entrarono a Tskhinval e in seguito vennero buttati fuori dall’esercito russo, che si fermò vicino a Tbilisi. L’esito della guerra fu il riconoscimento da parte di Mosca dell’indipendenza dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia. Il primo ministro russo Dmitrij Medvedev, che allora era presidente, ha raccontato all’inviato speciale di Kommersant Vladimir Soloviev perché i carri armati russi non sono entrati nella capitale georgiana, cosa Mosca ha vinto con il riconoscimento delle due repubbliche, e come potrebbe nascere un nuovo conflitto nella regione.

– Quella guerra dell’agosto 2008 sembrava inevitabile anche prima che iniziasse. Aveva tali premonizioni in quel momento?

– No, non c’era inevitabilità. Le mie valutazioni rimangono le stesse: senza la condotta irresponsabile, immorale e criminale di Saakashvili e dei suoi seguaci, non ci sarebbe stata alcuna guerra. Certo allora c’era un alto grado di tensione sorta in realtà non nel 2008 ma nel 1991. Queste tensioni tra singole componenti della Repubblica socialista sovietica georgiana furono avvertite anche prima di quel periodo.

Mi sono ricordato di come nel 1990 da Soči arrivai per la prima volta nella mia vita nel territorio dell’Abcasia, allora facente parte della Georgia. Solo parlando con gente comune al ristorante si sentiva che avevano un atteggiamento molto complicato nei confronti dei processi che stavano già guadagnando slancio nel paese e nei confronti dei rappresentanti dei gruppi etnici. Già allora si avvertiva una tensione a livello quotidiano. Era abbastanza insolito per me, perché a Mosca o Leningrado non c’erano tali segnali. Pertanto, la radice dei problemi, sta naturalmente in ciò che è accaduto negli anni ’90, nelle decisioni che le autorità di Tbilisi hanno preso negli anni ’90 e che non sono state adottate né in Abkhazia né nell’Ossezia del Sud. Come conseguenza è nato un conflitto e sono state introdotte delle forze di pace. Ma fino al 2008 è stato possibile bilanciare tutti questi processi negativi, i discorsi e le manifestazioni di violenza, anche se sporadicamente saltavano fuori.

Nel 2008 il governo georgiano guidato dal presidente ha dato il via libera all’aggressione ed è successo quello che è successo. Non era inevitabile. È stata senza dubbi una scelta soggettiva di Saakashvili e del suo entourage.

– A un certo punto sembrava che i suoi rapporti con lui si stessero sviluppando abbastanza bene. In quale momento qualcosa è andato storto? Vi siete incontrati e avete parlato.

– Sì, all’inizio non sembrava male. Durante il nostro primo incontro, quando sono entrato in carica, ha detto che avrebbe voluto ripristinare i rapporti, che si aspettava di essere amici – in generale, ha detto molte parole piacevoli. Ho ascoltato e ho detto: se volete sviluppare i rapporti sviluppiamoli. Abbiamo bisogno di relazioni normali e amichevoli con la vicina Georgia, e siamo pronti ad averle. Sappiamo che avete un vostro conflitto interno, sappiamo che il paese è diviso in parti, ma siamo pronti ad aiutare e a facilitare lentamente e dolcemente il processo di riavvicinamento al fine di preservare l’esistenza di questo Stato in tali confini, che sia una federazione, confederazione, o qualcosa di ancora diverso.

Poteva esserci una votazione di tutti i popoli che abitavano la Georgia in quel momento, cioè gli stessi georgiani, gli osseti e gli abkhazi. Lui ha detto: “Io sono pronto”. Poi ci siamo incrociati diverse volte incluso, ricordo, ad Astana. Anche la dimostrò ogni sorta di desiderio di discutere e sviluppare qualcosa per poi scomparire in qualche modo. Ci siamo accordati su qualcosa, su alcuni incontri e contatti. Ricordo chiaramente che dall’inizio del luglio 2008 interruppe le comunicazioni. Allora non gli detti molta importanza, ma ora sono incline a pensare che questa fosse una linea già elaborata. Lui, da un lato, si aspettava che il nuovo capo della Federazione Russa avrebbe preso un’altra posizione nel rapporto con il suo governo e con lui personalmente. In altre parole, si aspettava semplicemente che non avremmo interferito nei processi che sarebbero occorsi, non reagendo in alcun modo alle azioni intraprese contro le nostre forze di pace e, cosa più importante, verso i cittadini della Federazione Russa che vivevano in Abkhazia e in Ossezia del Sud. D’altra parte, penso che a quel tempo avesse già tenuto consultazioni su larga scala con i suoi protettori. In questo caso si tratta principalmente degli Stati Uniti d’America. Come sapete, gli aveva fatto visita Condoleezza Rice, a quel tempo Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America. In precedenza aveva avuto contatti con il signor Fried (Daniel Fried è stato sottosegretario di stato USA per l’Europa e l’Eurasia nel 2005-200 nota Kommersant) che si occupava dei rapporti con l’ex Unione Sovietica. È un sovietologo che ha sempre avuto un atteggiamento estremamente russofobo. E, a mio parere, anche Cheney (Dick Cheney, Vice Presidente degli Stati Uniti nel 2001-2009, nota Kommersant) è andato. Sono tutti stati lì. Penso che a quel punto Saakashvili ebbe la forte convinzione che gli americani lo avrebbero supportato in qualsiasi scenario.

– Poi è successo quello che è successo. Di conseguenza avete deciso di riconoscere l’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud. Ho sentito che questa decisione non è stata unanime, che ci sono stati anche oppositori che pensavano che non si dovesse fare. Come è andata?

– Posso dirle come è successo, non c’è nulla di soprannaturale. Ogni decisione deve essere presa in considerazione e ogni decisione richiede una valutazione dei punti positivi e negativi. Dopo il completamento della componente militare della campagna per “costringere la Georgia alla pace”, la domanda è stata “Che cosa succederà in seguito?” prima di tutto per me come capo dello stato. Ho pensato per un po’ e sono giunto alla conclusione che non ci fosse nulla di meglio che riconoscere l’indipendenza di queste due entità. Sono stato guidato in primo luogo dal voler preservare una pace duratura in futuro per mantenere una stabilità nel Caucaso meridionale e nella nostra regione. Questo, secondo me, era l’unico passo possibile. Dopo un po’ ho parlato con il primo ministro Vladimir Vladimirovič Putin che a sua volta mi ha supportato in questo. Successivamente la questione è stata posta alla riunione del Consiglio di sicurezza. Abbiamo discusso, ovviamente, tutte le sfumature di questa decisione, capendo quale tipo di reazione avremmo ricevuto. In questo caso anche gli altri colleghi del Consiglio di sicurezza mi hanno supportato. La decisione è stata presa. Il 26 agosto 2008 ho firmato il decreto sul riconoscimento dell’indipendenza e della sovranità dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia. E da quel momento è iniziata una nuova vita per queste entità territoriali.

– Quindi non ci furono discussioni su questo argomento, la decisione è stata adottata all’unanimità?

– Le discussioni ci sono state, ci sono e ci saranno sempre, è perfettamente normale per qualsiasi società civile. Le discussioni ci sono state, basta esaminare la stampa di quel periodo, o guardare su Internet per vedere quali erano le discussioni. Ma se parliamo della posizione della massima leadership politica, allora la posizione è stata univoca.

– Nelle strutture statali russe ci sono tutt’ora persone che sostengono che una sospensione sarebbe stata meglio del riconoscimento dell’indipendenza. Una introduzione di truppe ma con l’opportunità di ulteriori discussioni su questo argomento con la Georgia, al fine ripristinare i rapporti con essa. Come si pone nei confronti di questo punto di vista?

– Vede qualsiasi soluzione sospesa ha, probabilmente, un certo senso, dato che si possono davvero condurre discussioni, come dice lei. Ma, sfortunatamente, non risolve il problema principale. Lascia campo, o spazio, ad azioni di forza. Se queste entità territoriali sono indipendenti, se sono gli stati con i quali abbiamo trattati e accordi sullo schieramento del nostro contingente militare lì, allora è chiaro a tutti che nessuno farà nulla contro di loro. Tutti capiscono che è più costoso legarsi alla Federazione Russa che attuare alcune idee utopistiche. Una situazione sospesa significa che periodicamente si possono commettere provocazioni, contare sul fatto che alcune stupide campagne militari riusciranno a strappare qualcosa, e così via.

Dato che il capo della Georgia in quel momento era una persona squilibrata in senso psichico, come Mikhail Saakashvili, semplicemente non c’era altra opzione. Forse, se ci fosse stata un’altra dirigenza, sarebbe stato possibile discutere di qualcosa. Ma sono sicuro che un’altra dirigenza non avrebbe semplicemente adottato una decisione così orrenda come quella attaccare anziani e bambini, attaccare i soldati di pace russi e, in realtà, dichiarare guerra alla Federazione Russa.

– A quel tempo ero in Georgia e ricordo come i carri armati russi si fermarono a poche decine di chilometri da Tbilisi. Perché non sono andati oltre?

– Perché l’obiettivo era quello di far uscire le truppe georgiane da Tskhinval, per sistemare le cose. E per prevenire un’ulteriore escalation della violenza, ovvero altre operazioni militari. L’obiettivo non era quello di schiacciare la Georgia o eseguire Saakashvili. Credo di aver fatto la cosa giusta quando ho deciso di mostrare moderazione e di non forzare ulteriori azioni. In definitiva questo ci ha dato l’opportunità di calmare la situazione non solo in Georgia, in Ossezia e in Abkhazia, ma anche di avere un rapporto abbastanza tranquillo con l’Unione Europea e gli altri paesi. Se ricorda nonostante la reazione piuttosto dura sul momento alla fine siamo stati in grado di trovare un accordo abbastanza rapidamente, e il risultato del lavoro della commissione Tagliavini (diplomatico svizzero, alla guida della commissione internazionale per indagare sulle cause del conflitto nel Ossezia del Sud, nota Kommersant) è stato la dichiarazione che l’escalation militare è stata causata dalla parte georgiana che ha iniziato l’aggressione.

Ci sono state, ovviamente, alcune sentenze contro di noi: sulla proporzionalità dell’uso della forza e così via, ma questi sono già giudizi di valutazione. La Georgia ha iniziato l’aggressione, questa è la conclusione più importante. Questo non può essere cancellato dalla storia. Ma non ho ritenuto giusto, come si suol dire, sostenere lo scontro. Ecco perché io, come comandante supremo, ho deciso di far rientrare nel nostro paese le truppe schierate.

– Fu davvero sorprendente quanto rapidamente si siano normalizzati i rapporti di tempo tra Russia e Occidente. C’è stata una “Partnership per la modernizzazione” con l’Unione Europea, c’è stato un reset con gli Stati Uniti, il suo rapporto con il presidente americano Barack Obama è stato piuttosto caldo.

– Sì, anche con George W. Bush, ho avuto subito relazioni abbastanza normali. Ci siamo incontrati con lui alla fine del 2008. Durante la nostra ultima conversazione (la crisi globale era iniziata e tutta la nostra conversazione riguardò principalmente l’economia) non ha nemmeno menzionato la situazione in Georgia ed i problemi di Ossezia del Sud e Abkhazia.

– Ora assistiamo ad un’altra crisi nelle relazioni tra la Russia e l’Occidente, connesse principalmente con l’Ucraina. Perché in quel momento le conseguenze furono superate così rapidamente mentre ora non è ancora possibile farlo e Russia e Occidente rimangono in questa posizione?

– Sono situazioni diverse. Anche le persone che ci lavorano sono cambiate: i nostri partner assumono una posizione completamente diversa. Ma la cosa più importante è che queste sono storie fondamentalmente diverse. Anche se, parlando francamente, la posizione della parte russa in relazione agli eventi accaduti in Ucraina è che se i nostri partner avessero dimostrato una maggiore cooperazione, se essi non avessero cercato di colpire immediatamente della Federazione Russa, e se avessero mostrato un migliore equilibrio come, ad esempio, nel 2008, la situazione sarebbe stata molto più semplice.

– Tornando al riconoscimento dell’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud: che cosa ha guadagnato la Russia riconoscendo queste due repubbliche? Quali sono i vantaggi in senso strategico e geopolitico?

– La Russia ha ricevuto una cosa importante: la pace. Siamo stati in grado di proteggere i nostri cittadini, e sono molti, che vivono in Abkhazia e nell’Ossezia meridionale. Non abbiamo il rompicapo di un possibile altro attacco in cui dovremo intervenire, proteggere i nostri cittadini, proteggere la nostra sicurezza e dare una risposta. Nella regione è tutto chiaro. E questa è la cosa più importante.

– Ha già menzionato le relazioni del tempo tra la leadership georgiana e gli Stati Uniti. E in seguito ha ripetutamente affermato che la Georgia è stata attivamente aiutata dagli Stati Uniti. Uno dei punti di vista su questa situazione è che la Russia, riconosciendo l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud, ha rotto il gioco dell’Occidente in questa regione. Questo si riferisce ai tentativi di accelerare l’integrazione della Georgia nella NATO. E un’opinione diffusa che questa sia la ragione per il riconoscimento dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, il successivo dispiegamento delle basi militari in queste regioni, cosa che sta accadendo oggi. Quanto c’è di vero in questo?

– Non lo spiegherò in termini di “gioco di qualcuno” o “rottura di questo gioco”, dirò qualcos’altro. Abbiamo assistito al crollo dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia. Allo stesso tempo la NATO, che si è conservata, sta cercando di circondare la Federazione Russa. Non si tratta di far piacere la leadership politica della Russia, non si tratta di alcuni principi ideologici o differenze di valori, si tratta di cose semplici che sono assolutamente ovvie per qualsiasi persona.
Ora non abbiamo una situazione in cui ci sono due blocchi contrapposti in un conflitto diretto, come succedeva ai tempi del Patto di Varsavia e della NATO. Ma la NATO non solo continua a esistere, si sta espandendo. Sempre più paesi stanno cercando di essere coinvolti nell’alleanza dell’Atlantico del Nord . Non possiamo trattare questa cosa con indifferenza, perché nessuno ha abolito la parità nucleare nel mondo, nessuno ha cancellato il fatto che è estremamente importante per i leader militari capire la relazione tra le forze strategiche nucleari dei diversi stati.

Gli stati della NATO, indipendentemente da ciò che dicono i nostri colleghi di questa alleanza, considerano ancora la Federazione Russa come un potenziale nemico. È abbastanza ovvio che le loro capacità militari, inclusa la triade nucleare, sono rivolte alla Federazione Russa. Questo, purtroppo, è un dato di fatto.
Di conseguenza dobbiamo anche capire come possiamo opporci a questa situazione. Mentre l’anello intorno al nostro paese inizia a contrarsi – il numero di paesi membri della NATO sta aumentando sempre di più – non possiamo fare a meno di preoccuparci. Perché in questo caso non si tratta solo delle forze strategiche nucleari che si avvicinano ai confini russi diventando armi nucleari strategiche, ma anche di armi tattiche non nucleari che, avendo un’alta precisione, sono in grado di causare danni colossali.
In altre parole, l’allargamento della NATO è una minaccia assoluta per la Federazione Russa. Si tratta di una sfida incondizionata.
Relativamente recentemente è stata presa la decisione sulla previsione dell’annessione della Georgia nell’alleanza atlantica. Come si può commentare questo? È un atteggiamento assolutamente irresponsabile. È semplicemente una minaccia alla pace. Sappiamo tutti che c’è una certa tensione nel territorio della Georgia, che la Georgia considera dei territori vicini che dal nostro punto di vista sono stati, come propri. Significa che è presente un conflitto territoriale instabile, indipendentemente dalla posizione in cui ci troviamo. Un
tale paese, un tale stato verrà ammesso nel blocco militare? Si capisce che questa è una minaccia? Questo può provocare un terribile conflitto. Non è chiaro il motivo per cui sia necessario. Se fosse solo un trucco diplomatico del genere “ti prendiamo, non ti preoccupare”, ma in realtà faranno nulla sarebbe un’altra storia. Altrimenti lasciamo che i nostri colleghi della NATO si guardino intorno e cerchino qualcos’altro di intelligente. Ad esempio sarebbe possibile ammettere anche il Kosovo nel patto atlantico. O la Repubblica di Cipro del Nord. Come migliorerebbe la situazione nel mondo?

– Ha anticipato la mia domanda. Vorrei fare una precisazione: anche se la NATO non ha definito i tempi, ha appena detto sì all’ammisione teorica. Se si immagina che la NATO ammeta la Georgia senza l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud con la attuale situazione, ci sarà un potenziale conflitto con la partecipazione della Russia?

– Questo può portare a un potenziale conflitto, senza dubbio, perché per noi l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud sono stati indipendenti con cui abbiamo rapporti amichevoli e in cui ci sono delle nostre basi militari. Un altro paese che li vede come un proprio territorio potrebbe portare a conseguenze molto gravi. Pertanto spero che la leadership della NATO abbia ancora l’intelligenza di non fare nulla in questa direzione.

– Nessuno di quelli che sono considerati alleati della Russia ha riconosciuto l’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud. Gli alleati della CSTO: Bielorussia, Kazakistan, Armenia, Kirghizistan tacciono su questo argomento. Chi sono i veri alleati della Russia? A volte si ha l’impressione che allora fossero l’Abkhazia, l’Ossezia del Sud e la Transnistria e ora la Repubblica Popolare di Donetsk e la Repubblica Popolare di Luganks.

– Ho realizzato quanto questo argomento sia difficile da discutere. Quando è accaduto, ad un evento che riuniva i miei colleghi, ora non ricordo quale, ho detto che capivo che si trattasse di una scelta difficile e che non invitavo a nulla, erano liveri di fare ciò che ritenevano giusto. Perché questa era una nostra decisione e non loro. I nostri obblighi all’interno della CSTO vengono preservati, ma questa è una storia completamente diversa. In realtà è stata questa la base delle nostre relazioni con i nostri partner in questo senso.

– Prima della guerra in Georgia c’era l’iniziativa di firmare un trattato di sicurezza europea, e anche dopo la guerra c’è stato un progetto di trattato che non ha portato da nessuna parte. Considerando che molti parlano della necessità di sviluppare delle regole di gioco nella politica internazionale, crede che questa iniziativa sia sepolta per sempre o potrebbe essere rianimata?

– Non c’è niente nella vita internazionale che sia dimenticato per sempre, tutto può essere resuscitato se c’è l’intenzione. Abbiamo davvero fatto molta strada. E nonostante il conflitto dell’agosto 2008 siamo riusciti a superare questi problemi con l’Unione Europea. In una certa misura anche con gli Stati Uniti con il trattato sulla limitazione delle armi strategiche (New START). Abbiamo preso in considerazione varie forme di nuovi contratti per la sicurezza in Europa. Siamo entrati in un “Partenariato per la modernizzazione” con una decina di paesi.
Non penso che questa situazione sarà eterna. Mi sembra che la consapevolezza che sia meglio comunicare ed essere amici piuttosto che spiegarci all’infinito dove stiamo sbagliando, sia arrivata ai nostri vicini in Europa. Spero che anche gli Stati Uniti e i loro leader a lungo termine arrivino a questo tipo di consapevolezza. Pertanto le porte non sono chiuse. Non abbiamo avviato noi la campagna di sanzioni, le restrizioni, l’espulsione di diplomatici e l’introduzione di misure economiche. In questo senso, la palla, come si dice, è nelle loro mani e possono in qualche modo fare movimenti che testimonino il desiderio di ripristinare le relazioni. Noi siamo pronti.

– Parlando della Georgia, il riconoscimento dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud ha chiuso per sempre la possibilità di ripristinare i rapporti con questo paese? Perché per loro si tratta di un ostacolo.

– Penso che anche questo non sia un problema che predeterminerà per sempre la natura delle relazioni tra Russia e Georgia. Ricordo che ora hanno un altro governo. La carriera di Saakashvili in Georgia è con ogni probabilità conclusa, cosa che credo sia molto buona per la Georgia. Con la nuova leadership (qualunque sia il loro nome e la loro affiliazione di partito), siamo pronti a costruire relazioni. I rapporti diplomatici possono essere ripristinati, non li abbiamo distrutti. Se i colleghi georgiani sono pronti a ripristinarli noi, naturalmente, non obietteremo.
Negli ultimi anni c’è stato un aumento significativo del commercio e della cooperazione economica, dello scambio turistico, gli aerei volano e le persone vanno in Georgia in vacanza. In generale, tutto questo, ovviamente, è un vantaggio. In definitiv, spero che ciò contribuirà alla normalizzazione dei contatti politici e alla ripresa di un dialogo a tutti gli effetti tra Mosca e Tbilisi.

Intervista a cura di Vladimir Solov’ev. Fonte: Kommersant 07/08/2018

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.