Per la Russia in autostop

Come andare fino a Vladivostok con 100 rubli

Natalja Korneva autrice del libro “Autostop lungo la Russia” ha percorso 150 mila chilometri in autostop. Nell’intervista a Ria Novosti ha raccontato come comportarsi in macchina di sconosciuti, cosa portare con sé e quali pericoli insidiano una ragazza che viaggia in solitaria.

L’autostop è un modo di muoversi in modo gratuito su mezzi casuali accordandosi con gli automobilisti.

Si tratta di una vera e propria filosofia e non solo di un modo di muoversi da un punto A ad un punto B

Già al terzo anno di scuola sognavo di viaggiare intorno al mondo

Però io volevo non solo peregrinare per i continenti ma anche lavorare in paesi diversi, conoscere dall’interno diverse tradizioni e mentalità. Il sogno si è avverato: sono andata in Cina per sei mesi dove ho lavorato in spettacoli teatrali per bambini.

Dopo essere tornata in Russia ho deciso di viaggiare per il mio paese. Non avevo letto nessun forum di autostoppisti né altri blog di consigli. Sono semplicemente andata in un negozio e mi sono comprata un sacco a pelo, uno zaino, una tenda, un vestito, un atlante della Russia e qualche confezione di kaša liofilizzata.

Il giorno in cui sono partita in tasca avevo solo 100 rubli ma avevo la determinazione a superare qualsiasi ostacolo. In testa avevo un solo pensiero: “Io credo che le persone in Russia siano le più ospitali e amichevoli. Arriverò a Vladivostok e tutto sarà stupendo”. E così è stato.

La cosa più importante nei viaggi sono le persone e il loro rapporto con il luogo in cui vivono.

Quando una persona ti racconta con amore il suo paese natale, allora involontariamente anche tu ti innamori di esso.

Nell’entroterra dell’Oblast’ di Irkutsk ho incontrato uno storico e scrittore locale. Nonostante l’avanzata età ha organizzato per me una escursione sulle rocce di Shishinskie pisanicy. E mi ha regalato un suo libro.

Dopo otto anni sono tornata da lui e gli ho dato il mio di libro “Autostop lungo la Russia” dove era descritto il nostro primo incontro.

Nel Kraj di Krasnojarsk mi sono imbattuta nella comunità di Sajanska dove viene condotta una vita praticamente distaccata dalla civilizzazione: per un mese ho preparato il cibo per i ragazzi del monastero e ho lavorato come domestica nelle abitazioni dei locali. Un credo diverso, un differente modo di pensare: è questo che mi incanta e io sono sempre pronta ad aprirmi al nuovo ma con attenzione. Si tratta di una esperienza che non ha prezzo.

Nel 2013 sono andata a Magadan. Anche la natura aspra e desolata del nord est del paese ti lascia una profonda impressione soprattutto se prima del viaggio hai letto Varlam Šalamov. Da tutte le parti si aprono infinite doline di morte e io mi aggrovigliavo a sentire i racconti degli operai stradali sui loro ritrovamenti nel permafrost. Sul fiume Kolyma avevo voglia, come non mai, di fare silenzio. 

Per me viaggiare in autostop è un modo per andare sulla propria strada in autonomia

In ogni momento hai scelta: dove andare, con chi relazionarti, dove passare la notte. Non sei solo il padrone ti te stesso ma anche il costruttore della tua stessa vita dato che tutto dipende solo da te, dall’abilità di andare d’accordo con le persone, dall’uscire da situazioni difficili.

L’autostop non è solo un vortice di emozioni, di nuove amicizie o di paesaggi che cambiano fuori dal finestrino.

Innanzitutto è un continuo relazionarsi con l’autista e se questo è assonnato il tuo compito è quello di parlare, parlare, parlare. Capita che ti facciano le stesse domande e quindi ti tocca ripetere la stessa storia giorno per giorno: è un po’ stancante.

Per fortuna il nostro paese è così bello e incontaminato che è possibile fermarsi per pernottare praticamente in qualsiasi posto

Amo dormire sulle rive dei fiumi, al mattino ci si può fare il bagno, lavarsi, preparare la kaša e farsi un te. Mi fa molta paura l’oscurità e non sempre riesco a superare questo problema e quindi ho anche dormito in cabine di camion, stazioni di polizia, musei e case di persone del posto.

Una delle cose più importanti durante i viaggi sono i libri

Una volta avevo preso con me il libro Saint-Exupéry “Citadelle”. E’ qualcosa di incredibile. Capitava di cercare una macchina per sei ore o più, di camminare per strade e tracciati vuoti: mi cresceva la sensazione di stare facendo qualcosa in modo sbagliato. In quei momenti prendevo quel libro-bibbia aprendolo alla prima pagina che capitava.

Ogni capoverso colpiva proprio al cuore in modo sorprendente. Se Dio parla con noi nella lingua delle circostanze della vita allora in quei momenti lui parlava con me tramite “Citadelle'”.

Quando voglio fare un viaggio in autostop, per fare in modo di portare sempre tutto il necessario chiudo gli occhi e visualizzo tutte le situazioni possibili. 

Ad esempio esamino nella mia testa diverse varianti metereologiche possibili in questa o nell’altra località e mi ricordo del cappotto impermeabile, dei calzini termici. 

A proposito: quando partite per posti lontani portate con voi almeno un oggetto che col pensiero vi possa far ricongiungere con casa vostra.

A volte un piccolo e soffice giocattolo aiuta a recuperare comodità e tranquillità nei momenti in cui ci si sente tristi e soli.

Anche se nel primo viaggio ero andata senza soldi, come molti autostoppisti, non sono poi più partita con nulla in tasca. E’ poi sempre meglio portarsi dietro della frutta secca, dei semini, della kaša.

E per mangiare bene e in modo economico fate attenzione ai caffè lungo la strada al lato dei quali sono parcheggiati i camion.

Ogni viaggio ha dei propri vantaggi e svantaggi

Un auto piccola va più veloce, spesso gli automobilisti sono del posto ed è possibile sapere qualcosa di nuovo. Lo svantaggio è che è un po’ più pericoloso. Nei camion incontri più spesso autisti che capiscono gli autostoppisti al volo e con questi stessi hai qualcosa di cui parlare.

I camion sono più lenti ma se incontri un autista adeguato puoi anche dormire nel camion stesso.

Ricordarsi sempre dei pericoli

Non bisogna fare autostop nelle curve brusche, come non bisogna subito accettare di andare con un autista in movimento che ti dice “siediti ti porto io”.

In questi casi io chiedo subito “Si ma lei dove sta andando?” Se sento che qualcosa non va, allora dico subito di no.

Sono una amante dei viaggi in solitaria. Solo in questo modo è possibile davvero sentirsi “qui e adesso”.

Ma se parliamo di viaggi in autostop allora raccomando a tutti, assolutamente a tutti, di avere un partner. Per le ragazze è pericoloso andare da sole!

A volte non puoi prevedere che genere di persona vi sia al volante.

Nel 2016 vicino Pietroburgo mi è capitata una cosa dopo la quale non vado più in autostop da sola. Dovevo andare fino a Valdaj. Vicino Kolpino sono salita su una macchina al cui volante vi era un ragazzo ventenne in abito da lavoro. Dopo cinque minuti mi dice di dover portare dei documenti in fabbrica ma che non ci avremmo messo molto. Io gli dico di si senza rifletterci anche perchè quei documenti erano poggiati proprio davanti a me. Dopo aver accostato vicino una guardiola, il ragazzo esce dalla macchina e si guarda intorno, si risiede in macchina dicendo che era chiuso e che dovevamo andare. A quel punto ho realizzato: mi aveva portato nel bosco. 

Sono uscita dalla macchina, correndo verso la guardiola è ho iniziato a gridare ma non c’era nessuno. Il ragazzo ha preso un elettroshock e ha iniziato a colpirmi nella gamba. Non ho sentito dolore ma mi sono messa a piangere e a combattere contro gli spasmi facendo vedere che era inutile fare qualcosa con me. Ciò nonostante mi ha portato nel bosco.

Sono stata fortunata e me la sono cavata per miracolo facendogli pietà: non mi ha fatto nulla. Non sono mai riusciti a prenderlo.

Non consiglierò a nessuno di viaggiare in autostop. Non è salutismo, non è uno sport, non è un qualche tipo di vegetarianismo.

Non è uno stile di vita che si può imporre. Qui si possono solo condividere esperienze positive o negative senza abbellirle e fare in modo che una persona si chieda: “fa per me?”

Se si, allora vai. Se no, ti stringerò comunque la mano. L’importante è che la decisione sia ponderata e che venga dal cuore.

 

Fonte Ria Novosti del 28/08/18 Articolo di Ol’ga Cynskaja Traduzione di Antonino Santoro

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Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa.
antosha87sr@gmail.com

Antonino Santoro

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa. antosha87sr@gmail.com