Uno sguardo al passato: Janka Djagileva

Non ci sarà né inferno né paradiso quando le nostre divinità saranno morte,  quindi vai a fare ciò che devi e non aver paura, nessuno ti punirà.  Ormai di sacro non c’è più nulla…
– Novosibirsk, molto tempo fa

Sulla vita di Janka Djagileva, nota al grande pubblico più per la sua particolare relazione con Egor Letov che per la sua originale attività di cantautrice, è stato detto poco e tanto allo stesso tempo. Se ricostruirne la biografia è possibile grazie ai racconti di amici e di musicisti che l’hanno frequentata, il suo conflitto interiore è intuibile invece solo da suoi pochi componimenti artistici e da rare frasi dette per caso. Senza perderci nella cronologia dei fatti della sua vita e tra la folta schiera di conoscenti che l’hanno influenzata, sui quali si è scritto già tanto e con dovizia di dettagli, abbiamo raccolto una serie di ricordi di persone a lei vicine nonché frammenti di testi della stessa Djagileva che meglio riflettono la sua personalità, in modo che ognuno possa ricostruire, a proprio modo, l’immagine del rock femminile siberiano. 

“Non capisco proprio come si faccia a rilasciare/fare interviste. Io non posso semplicemente mentire? Ora dico una cosa e tra dieci minuti l’esatto contrario. E dopo tutti leggono queste parole. Una persona non è forse se stessa solo quando è sola? Quando è in compagnia anche solo di un’altra inizia a recitare.  Per esempio, quando parlo con tutti, fumo, sono forse io? Io sono vera solo quando sono completamente sola o quando canto canzoni sul palco. Ma anche questo è solo come se… hai presente quando un aereo vola, lascia quella linea tratteggiata di come sono le cose in realtà”, Janka Djagileva

“La cerchia di interessi di Jana era, direi, molto interessante. C’erano tutti i grandi: Cvetaeva, Akhmatova, Nikolaj Gumilev, Platonov, questo era il livello delle sue letture”, Segej Djagilev, padre di Janka.

La Djagileva comincia ad appassionarsi di musica già durante gli anni della scuola. Tuttavia la sua prima esibizione dal vivo accompagnata da un gruppo risale al periodo che precede di poco l’ingresso all’università. È il momento in cui prende inizio una catena di eventi fortemente segnanti: la morte di sua madre, il tentantivo di vita coniugale, l’incontro con Aleksandr Bashlachev. 

“Janka conosce la vita più di quanto pensiate”, Aleksandr Bashlachev, detto Sashbash.

L’anno successivo il destino le fa incontrare Egor Letov, relazione che ha dato adito a molte interpretazioni e leggende, ma la cosa certa è che proprio grazie a Letov il materiale di Janka è stato registrato in studio ed è cominciata la sua fama uderground. Risale infatti agli anni 1987-1988 la maggior parte delle sue canzoni più conosciute. 

Mi tocca scambiare questo fottuto rituale con un ordigno letale, una vecchia sedia dietro un tavolo con un grido di bambino dietro l’angolo, una corona di rose intrecciate male con un disturbo maniacale, un paradiso di allucinazione con tre chiavistelli di un capannone. Tutti mi gridano: Prenditi cura di te! Tutti mi gridano: Prenditi cura di te!

Janka Djagileva 1987

“Era una persona sincera, ma un po’ melodrammatica. Posso permettermi di parlarne così, eravamo amici. (Tra l’altro sono stato io a presentarle Egor Letov). Melodrammatica nel senso che spesso cadeva in depressione, buona parte delle volte senza che ce ne fosse motivo. Indubbiamente cercavamo Dio, ma forse non ne avevamo tanta coscienza. In ogni caso cercavamo la verità, la luce. Sì, io mi sono allontanato dal punk. Janka Djagileva, Egor Letov, eravamo tutti incredibilmente puliti al periodo. E non parlo solo di droga, noi non bevevamo neppure. Non esisteva alcun amore libero, come gli hippie, vivevamo come fratelli e sorelle. La nostra vita era ascetica, e per noi questo era assolutamente naturale”, Vadim Kuz’min, gruppo “Chernij Luchik”.

Questa hippie sconosciuta di Novosibirsk piano piano conquistò la scena delle due capitali dando per un po’ di tempo concerti con un gruppo piuttosto controverso, i “Velikie Oktjabri”, di cui lei era leader, oltre che come membro della band “Grazhdanskaja Oborona”. Al di là della sua partecipazione a grandi festival, Janka si esibiva anche in semplici concerti kvartirniki. Le strade della cantante e dei Grazhdanskaja Oborona si separarono definitivamente alla fine del 1989 (esclusi incontri sporadici con Egor Letov). 

“Tjumen, ’88 o ’89. Janka era lì che cantava le sue canzoni, episodi simili semplicemente le capitavano, “Mi incazzo di più a ogni cappello di visone…” (Dal testo “Mi incazzo” di Janka Djagileva – NdT). A un lato del palco sedevano cinque o sei ragazzine, allora si usavano ancora questi maglioni “pelosi”, di lana d’angora e con le gonne corte ovviamente tutte alla moda. E lì c’era Janka. E lei cantava e cantava e le altre, che sembravano arrivate da un altro mondo, capiscono che non è possibile, diciamo, essere così per una ragazza del genere. D’altra parte lei era un po’ grossa, un piccolo orso… ma parlava di cose che loro avevano paura di confessare a se stesse. E in quel momento si sono messe a piangere. Io ho visto qualche lacrima negli occhi delle ragazze. Avevano capito che non  sarebbero mai state così. Non nel senso di essere così sul palco, ma nel senso di vedere il mondo così. E il desiderio di essere in questo modo è forte. Ma tu così non sarai mai”, Oleg Sudakov, gruppo “Kommunism”.

Nonostante la sua depressione, la chiusura e il rifiuto delle persone a lei vicine, Janka Djagileva diviene sempre più famosa nei suoi ultimi anni di vita. I suoi concerti tuttavia, per la maggior parte da solista e in acustico, vengono giudicati dal pubblico poco energetici, con atmosfere suicide, ma nel contempo incredibilmente potenti. Questo può essere spiegato con la varietà di temi di cui la Djagileva, con la sua lingua d’argento e le sue metafore originali, non temeva parlare o piuttosto si trattava di un carisma inspiegabile, non esiste una risposta univoca. Questa cantautrice siberiana (che Letov si ostinava a chiamare punk) ha abbandonato il nostro mondo il 9 maggio del 1991 in circostanze davvero inspiegabili.

Anedonia è la diagnosi di mancanza di gioia, è un esercito contro la guerra, un fuoco antincendio, uno scolaro di terza elementare indemoniato che porta un cappello da pilota con la stella ha impiccato un cagnolino e diverrà un promettente soldato.

Janka Djagileva, 1989

E dietro le porte scavano fossi per gli alberi, i bambini tirano sui gatti con le fionde, e i gatti piangono e strillano a tutta voce, i gatti cadono dentro pozzi vuoti. E tu lancia le tue parole nel mio buco nel ghiaccio, lancia i tuoi coltelli sulla mia porta, i tuoi ceci lancia a manciate sui miei muri, i tuoi semi su un suolo infetto…

“Il fatto è che dopo tutti i problemi con gli organi di sicurezza statali, Igor (vero nome di Egor Letov, NdT) aveva deciso di svignarsela, era entrato in questo sistema da hippie in cui la gente si piazza per un po’ a casa di qualcuno e viaggia facendo l’autostop. E Janka e Igor, proprio facendo l’autostop, sono venuti da me e si sono fermati a dormire. Lei non mi è piaciuta. Innanzittutto, io mi aspettavo che fosse bella, ma lei era una tipa abbastanza grassa, sgraziata. Con le lentiggini, un po’ così… senza un filo di trucco. Insomma, non una vamp, come ci si aspetta che sia la ragazza di un musicista, ma una un po’… hippie, una tipa hippie. Non immaginavo che cantasse e per molto tempo non l’ho neppure sospettato. Però era una persona molto buona. Buona, tranquilla, beh come tutti i grassi. Mi sembra che avesse un atteggiamento menefreghista che la rendeva simpatica, ma era una persona molto buona.

Credo che la canzone “Ofelia” sia il miglior requiem per lei, che… anche se non lo è ufficialmente, tutti quelli che sanno, capiscono che la canzone parla di lei” Sergej Letov, fratello maggiore di Egor Letov

“Nel mio film ci sono quattro racconti, uno di questi è dedicato a Janka. Perché? La maggior parte dei miei amici e conoscenti non sospettano neppure che sia esistita una cantante rock di nome Janka Djagileva, non hanno mai sentito le sue canzoni. Le canzoni di Janka sono geniali, ma chissà perché non le passa nessuna radio. Janka è sempre stata una fortezza chiusa in se stessa, non è mai stata “adatta” a nessun contesto.  Si esibiva nelle Case della cultura di fronte a un pubblico urlante, che non capiva nulla, e dava comunque il suo massimo, facendo trasudare dalle sue canzoni tutta la sua anima. Diceva che un giorno qualcuno avrebbe capito e apprezzato. Forse, a 15 anni dalla sua morte, questo momento è arrivato?”, Natal’ja Varencova, regista del film “Zdorovo i Vechno” (Fantastico ed Eterno, NdT).

Gli emarginati vadano al primo banco, devono consegnare tutto per il primo anno di scuola, la prigione sarà per loro il primo anno di scuola di vita, e prima dell’ottava classe verranno presi tra i giovani comunisti…

Fonte: muzstorona.ru Traduzione di Francesca Loche

Nata a Cagliari, dove il sole splende 300 giorni l’anno, ha scelto Mosca con i suoi freddi e lunghi inverni come città adottiva. Attualmente insegna italiano presso l’università Higher School of Economics di Mosca, è interprete freelance e coltiva senza sosta le sue passioni per la Russia, i viaggi e la traduzione.

francesca.loche@gmail.com

Francesca Loche

Nata a Cagliari, dove il sole splende 300 giorni l’anno, ha scelto Mosca con i suoi freddi e lunghi inverni come città adottiva. Attualmente insegna italiano presso l’università Higher School of Economics di Mosca, è interprete freelance e coltiva senza sosta le sue passioni per la Russia, i viaggi e la traduzione. francesca.loche@gmail.com