Lo Zar rosso

Macchine signorili, ville e misteri sulla ricchezza di Lenin

Lenta.ru propone un ciclo di articoli dedicati alla lussuosa vita di dittatori e delle loro famiglie. L’ultima volta abbiamo raccontato del leader cecoslovacco Gustav Husak. Assetato di potere, cauto e silenzioso, viveva in un castello gotico bevendo birra e costosi cognac. Tra tutti i leader mondiali Husak preferiva Leonid Brèžnev con il quale andava a caccia e organizzava lussuosi cenoni. Husak fu il primo capo di stato ad essere baciato tre volte dal leader sovietico. Viveva in un appartamento il cui lussuoso arredamento servì come decorazione per un film su James Bond. Questa volta parliamo invece di Vladimir Lenin. Questi aveva promesso di dare la terra ai contadini, le fabbriche agli operai, il potere al popolo, tuttavia anche lui aveva delle abitudini borghesi non molto diverse. Lenin viveva sia in uno spazioso appartamento nel Cremlino sia nella sfarzosa villa “Gorki” che nel primo decennio del 1900 apparteneva alla vedova di Savva Morozov. La più grande passione del politico furono le rare e lussuose macchine del garage dell’imperatore Nicola II.

In una umida giornata del gennaio del 1919 Vladimir Lenin uscì di casa per sedersi come d’abitudine sulla bella macchina di rappresentanza Renault 40 CV sognata a quel tempo da ogni aristocratico. La macchina, dotata di un motore a sei cilindri, fu la prima nella storia dell’industria automobilistica a poter vantare degli amplificatori di freni. Al volante della vispa Renault vi era Stepan Gil’ ovvero uno degli ex autisti della famiglia di Nicola II e che successivamente divenne l’autista personale di Vladimir Lenin. Questi si avviavano in direzione del parco “Sokol’niki” quando la strada venne bloccata da persone armate fino ai denti.

“Ma che fate? Io sono Lenin!” Reagì Vladimir Il’ič alla richiesta di uscire dalla macchina. I banditi non fecero tuttavia attenzione al grande cognome. Dopo aver lasciato il passeggero e l’autista in mezzo alla strada i banditi si dileguarono non si sa dove. Come divenne successivamente noto, con questa auto vennero commessi una marea di crimini  tra cui audaci rapine e tremendi omicidi.

Le macchine dello zar

La prima macchina del garage di Lenin fu la Turcat-Mery 165 FM prodotta nel 1908. Inizialmente questa apparteneva alla figlia maggiore di Nicola II: la granduchessa Tatjana. Successivamente sulla macchina mise gli occhi Aleksandr Kerenskij ministro-presidente del governo provvisorio per passare infine al leader. 

La Rolls Royce Silver Ghost con slittino

Nei tempi sovietici apparvero addirittura dei piccoli distintivi con l’immagine della macchina e la scritta “In questa macchina ci andava Lenin”. Tuttavia la macchina gli appartenne solo per un paio di mesi. L’automobile venne rubata nel cortile del Palazzo Smolny. L’inferocito Lenin sguinzagliò i migliori investigatori alla ricerca della macchina la quale però si trovava già al confine finlandese. 

Mentre cercavano la Tucat-Mery Lenin passò alla sfarzosa limousine a sei posti Delaunay-Belleville 45 del 1912: una delle diverse decine di macchine di Nicola II. La pesante automobile raggiungeva facilmente i 110 Km/h. Fu in questa macchina che avvenne uno dei tentati omicidi a Lenin. L’autista al volante riuscì ad allontanarsi dal luogo dell’attacco ma la macchina colpita dagli spari dovette essere mandata allo sfascio. Il leader non fu ferito.

Vladimir Lenin e Nadežda Krupskaja in macchina. Piazza Rossa il 1 Maggio 1919

Uno dei piu’ famosi attentati alla vita del leader avvenne il 30 Agosto del 1918 nella fabbrica Mihel’son e anche questo riguardò una macchina. Dopo l’ennesimo comizio mentre il leader si stava avviando verso la propria macchina (secondo una delle versioni si trattava di una Rolls-Royce Silver Ghost – “fantasma d’argento”) gli si avvicinò una donna nota come Fanja Kaplan. Vennero esplosi tre colpi. Il leader riuscì a salvarsi.

Si diceva che il primo incontro, abbastanza sfortunato, con la Roll Royce fosse avvenuto a Parigi. Nel 1909 il futuro leader della rivoluzione stava osservando l’accensione di un aeroplano quando venne investito dal “fantasma d’argento”. La macchina subì dei gravi danni ma Lenin se la cavò solo con qualche ammaccatura.

Successivamente nel garage di Lenin si potevano contare tre prestigiose Rolls Royce Silver Ghost. Proprio queste si dimostrarono le più adatte alle disastrate strade russe di campagna. Lenin era uscito molto indebolito dall’attentato e gli toccò quindi passare più tempo all’area aperta, andando a visitare Gorki, Zavidovo e altri posti pittoreschi.

Le macchine costose e rare erano una delle debolezze del leader

Se il “fantasma d’argento” riuscì agevolmente ad affrontare le buche la sua potenza non potè però nulla contro le strade piene di neve. A venire in aiuto ci pensarono nel 1921 gli operai della fabbrica di Putilovski i quali basandosi sul telaio della Rolls Royce Silver Ghost costruirono dei singolari slittini adatti all’automobile. A causa di questi la velocità della macchina diminuì da 135 km/h a 60 km/h ma nonostante ciò Vladimir Il’ič ne fu entusiasta.

La vita di un vero proletario

Nel 1917 Lenin arrivando a Mosca con la moglie Nadežda Krupskaja e con la sorella Maria Uljanova soggiornò inizialmente all’hotel “Nacional'”. In quei giorni al Cremlino vi erano serrati lavori per preparare i loro alloggi. Insieme alla famiglia, Vladimir Il’ič entrò nell’agiato appartamento già dopo qualche mese. Come prima cosa chiese che gli fossero quì portati i libri. Alla fine della propria vita la biblioteca personale di Lenin contava diecimila volumi.

Lo studio all’interno del Museo “Studio e appartamento di V. I. Lenin” nel Cremlino

Vicino all’appartamento fu allestita una sala da ricevimento, una sala per le riunioni del Politburo ed anche un ufficio del leader accanto al quale venne collocato un centralino e dei telefonisti. La camera da letto del leader misurava 18 metri quadrati e vicino vi abitava sua moglie. La stanza più grande, quasi 55 metri quadrati, era invece destinata agli ospiti. Accanto vi erano le stanze della sorella minore di Lenin, Maria.

Studio e appartamento V. I. Lenin nel Cremlino. La stanza di V. I. Lenin e di N. K. Krupskaja

Oltre a questo nell’appartamento vi era la cucina, una stanza per la cameriera, una stanza da bagno unita al gabinetto dove vi era, oltre alla vasca, una doccia  a tubo e il water: si trattava di una cosa rara per quei tempi. Per Lenin nel 1919 venne costruito per la prima volta nel Cremlino un ascensore. L’appartamento si trovava al terzo piano e dopo il tentato assassinio da parte di Fanja Kaplan era diventato difficile per il leader salire le scale. Sul tetto dell’edificio si trovava un accogliente gazebo.

Modestia e niente di più

Secondo il ricordo dei testimoni, l’appartamento venneallestito in modo abbastanza frugale persino per i canoni di quei tempi, scrisse Aleksandr Klinge biografo di Lenin. L’accademico Averbach dopo aver visitato l’appartamento di Lenin lo descrisse così: “bastava semplicemente aprire la porta per sentire subito che ti trovavi nell’abitazione di un morigerato, di una persone veramente acculturata: tutto era semplice, pulito, lindo, tutto al proprio posto, senza brillantezza, senza sciccherie, nessun oggetto di lusso, nessun oggetto di cui non se ne capisse l’utilizzo ma al contrario vi era tutto quello che serviva ad una famiglia di lavoratori che viveva esclusivamente di interessi intellettuali.

Anche l’alimentazione del leader dei proletari del mondo era semplice. Come ricordò Klara Cetkin, una comunista tedesca che lo andò a trovare nel 1920, la cena che venne servita era la cena “di un qualsiasi dipendente sovietico medio di quei tempi”: vi era del tè, del pane nero, carne e del formaggio. Come dessert per l’ospite: un barattolo di marmellata.

Il leader e la sorella Maria si dirigono verso il Teatro Bol’šoj per la riunione del V Congresso panrusso dei soviet

La sua segretaria Lidia Foteeva raccontava come il leader allontanasse ogni comfort. Nello studio di Lenin si pativa freddo ai piedi. All’inizio gli venne fornito del feltro, da lui richiesto, ma successivamente riuscirono a procurarsi della lussuosa pelliccia di orso bianco che venne stesa sotto la scrivania e lo specchio. Dopo averla vista, il leader andò su tutte le furie pretendendo che il nuovo acquisto venisse immediatamente portato via. Egli dichiarò: “nel nostro rovinato e misero paese tale lusso non è ammissibile”.

Oltre a vivere in modo modesto, avere una vita ascetica e una alimentazione rustica, il leader del proletariato non esibiva importanti richieste nell’abbigliamento. I testimoni raccontano come le scarpe e gli abiti da lavoro venivano letteralmente indossati fino a bucarsi. L’unica richiesta per gli abiti: marroni e sempre con un gilet.

Vestiti decorosi apparvero subito dopo la rivoluzione quando a tal fine vennero stanziati dei fondi dal budget. Tuttavia Lenin li indossò abbastanza raramente e solo per incontri con rappresentanti di delegazioni straniere.

Lenin nel suo studio a Gorki. Agosto-Settembre 1922

Lenin si recava periodicamente nella lussuosa villa nobiliare di Gorki. Dall’inverno del 1921-22 iniziò a trascorrere qui gran parte del suo tempo. Dal maggio del 1923 Lenin vi si stanziò definitivamente e qui morì. Questa residenza era arredata con tutte le comodità della vita: vi era il riscaldamento a vapore, acqua corrente e fognature. Tuttavia anche qui il leader preferì condurre una vita abbastanza ascetica. 

Lenin morì nel gennaio del 1924. La bara col suo corpo venne trasportata da Gorki Leninskie a Mosca sulla autoslitta Rolls Royce Silver Ghost da Lenin tanto ammirata durante la sua vita. A proposito, dato che le proprietà passavano in eredità ai nobili, la tenuta di “Gorki Leninskie” dopo la morte di Il’ič passò al fratello minore Dmitrij Uljanov la cui famiglia occupò la proprietà fino al 1949. Successivamente la villa venne trasformata in museo.

Fonte Lenta.ru del 05/08/18 Articolo di Konstantin Dvoreckij. Traduzione di Antonino Santoro

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa.
antosha87sr@gmail.com

Antonino Santoro

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa. antosha87sr@gmail.com