Una antologia del racconto sovietico

Andrej Sinjavskij (Abram Terc) Pchenc (1957)
La storia di un alieno che vive in una kommunalka

Andrej Sinjavskij

Di cosa tratta: La storia è narrata dal punto di vista di Andrej Kazimirovič Sušinskij, una persona disabile, un modesto contabile che vive in una kommunalka. Il suo strano comportamento e l’indisposizione dispettosa verso gli altri vengono improvvisamente spiegati nel mezzo del racconto: Andrej Kazimirovič è un alieno che è stato costretto per 30 anni a fingere, pur essendo più simile ad una pianta piuttosto che a un essere umano.

Perché vale la pena leggerlo: forse per la prima volta nella letteratura post-staliniana è la conoscenza dell’Altro ad essere sotto i riflettori . Pchenc è un nuovo tipo di fantascienza che unisce il grottesco, la psicologia e la critica sociale. Ad essere alieno è l’artista e allo stesso tempo lo stampo modernista: la sua visione genera istantaneamente estraniamento. Secondo Sinjavskij: “Sono sempre stato colpito dal sadismo della cucina. I polli del futuro verranno mangiati in forma liquida. Gli intestini di maiale vengono riempiti con la loro carne. Un budello che si inghiotte inzuppato con aborti di pollo, ecco cosa è realmente una frittata con le salsicce”. Certo è facile vedere nella vita di un cactus umano l’allegoria dell’emigrazione interiore. Allo stesso tempo l’Altro è qualcuno che non appartiene – o si rifiuta di appartenere – ad un corpo. Non a caso al processo contro di lui e Julij Daniėl’, Sinjavskij cita questo racconto “… nella mio racconto inedito Pchenc c’è una frase che credo sia autobiografica: ‘Basta solo che sia diverso per incominciare a sbraitare…’ “. La frase completa è questa: “Non sono un bastardo! Basta solo che sia diverso per incominciare a sbraitare? Non c’è niente per misurare la mia bruttezza con le mie deformità. Sono più bello di voi e più normale. E ogni volta che mi guardo ne sono chiaramente convinto”.

Aleksandr Solženicyn Una giornata di Ivan Denisovič (1959)
Quasi un giorno felice nel gulag

Aleksandr Solženicyn

Di cosa tratta: Pubblicato con il sottotitolo “racconto”, Una giornata di Ivan Denisovič era originariamente designato dall’autore come una storia. Solženicyn racchiude in una giornata tutto quello che è la vita in un lager: caserme ghiacciate, mense, perquisizioni, “torturatori” di ogni sorta ed un’intera galleria di tipi umani.

Perché vale la pena leggerlo: Una giornata di Ivan Denisovič rese famoso Solženicyn e aprì il tema dei campi di lavoro nella letteratura sovietica. L’eroe non si rende conto dell’orrore e dell’assurdità della vita del campo. Alla fine del giorno di fatto nota con piena meraviglia, che “è trascorsa una giornata quasi felice senza niente di scuro”. Mentre i lettori contemporanei di Solženicyn (sui quali Denis Kozlov ha scritto un intero libro) facevano attenzione ai dettagli specifici e alle discrepanze narrative con l’immagine ufficiale del mondo, oggi Una giornata viene letta come una fotografia istantanea di tutta la struttura della società sovietica – capi sadici, ladri d’elite, furti e favoritismo, inseriti in una logica di sistema. L’intera economia sovietica non ufficiale è descritta qui con precisione sociologica. Seguendo questa stessa logica sono descritti i metodi di sopravvivenza. Ecco perché c’è così poca resistenza verso il sistema: resistere significa rinunciare alla sopravvivenza. Anche l’ostilità di Solženicyn verso l’intelligencija trova posto nel racconto.

Andrej Bitov Penelope (1962)
A che cosa portano gli appuntamenti al buio?

Andrej Bitov

Di cosa tratta: Lobyšev, il protagonista della storia, mentre aspetta il salario decide di trascorrere tre ore libere facendo un giro e andando a vedere il film americano “Odissea”. Nell’entrata buia del cinema fa conoscenza con una ragazza ma quando esce inizia immediatamente a vergognarsi di lei che è vestita con negligenza e pettinata in maniera strana.

Perché vale la pena leggerlo: Più che il movimento di una trama lo stile narrativo di Bitov ricorda una lettera, subordinata al processo di pensiero, complicata dalla relazione tra l’autore e il protagonista e centrata sulla riflessione in corso da parte di quest’ultimo. Il protagonista della storia capisce con orrore che “non ha potere in ogni passo, movimento e parola” e che “tutta la sua vita è stata cosi”, ma non riesce a farci nulla e segue con disgusto le convenzioni sociali. Queste stesse convenzioni, che dominano l’intelligente e sottilmente sensibile Lobyšev, sono incoerenti con le nozioni tradizionali dell’intelligencija. Anche qui è presente il disgusto nei confronti dell’altro, e l’attenzione ai segni dello status sociale e ai duri confini di classe.

Julij Daniėl’ (Nikolaj Aržak) Mani (1963)
Gli scherzi dei čekistsi

Julij Markovič Daniėl'

Di cosa tratta: È la prima storia del complice di Sinjavskij: Julij Daniėl’ . La storia di un lavoratore reclutato negli anni ’20  dalla Čeka e responsabile della fucilazione dell’“idra antisovietica”. I suoi compagni  čekistsi gli fanno uno scherzo fornendogli munizioni a salve. Come conseguenza della mancata esecuzione del prete l’eroe rimante traumatizzato a tal punto che le mani gli tremano, non è più in grado di lavorare e deve lasciare il servizio di fucilazione.

Perché vale la pena leggerlo: Un esempio di una storia allo stesso tempo comica e cupa. La scena dell’esecuzione si trasforma in una parodia della leggenda dell’immortalità e dell’invulnerabilità ai proiettili dei santi. Facendo chiaramente riferimento all’estetica degli anni ’20, Daniėl’ disegna il čekista addetto alla fucilazione come un mostro ingenuo. Allo stesso tempo le mani tremanti di Malinin sono un segno della sua deformazione: la mostruosità sovietica penetra non solo nella psicologia, nella parola, nello stile di vita dell’eroe, ma lascia anche un segno nel corpo.

Fridrich Gorenštein La casa con la piccola torre (1963)
Una storia sull’orfanesimo esistenziale

Fridrich Gorenštein

Di cosa tratta: un ragazzo e sua madre vengono evacuati. Quando la madre si ammala improvvisamente fanno scendere entrambi dal treno e la madre viene portata all’ospedale. Il ragazzo vaga per la città in cerca dell’ospedale, gira intorno alla piazza della città sulla quale si erge una casa a un piano con una piccola torre. Alla fine trova l’ospedale dove il giorno dopo sua madre muore davanti ai suoi occhi. Il ragazzo dovrà andare avanti da solo.

Perché vale la pena leggerlo: la storia autobiografica di Gorenštein – l’unica pubblicazione dell’autore prima di emigrare – anticipa la sua prosa successiva (che è molto più conosciuta). Il dolore esistenziale, la solitudine, l’abbandono in un mondo terribile, tutti i temi del Gorenštein maturo si svolgono qui con una delicatezza sorprendente. La guerra funge da “conveniente” motivazione per una storia molto più ampia: l’immersione del ragazzo nel mondo della morte, terribile e prosaica nella sua vita quotidiana, la realtà della crudeltà e della sofferenza che esclude la compassione ravviva l’antico percorso del rito di iniziazione. Ogni motivo mitologico però è liberato da ogni tipo di elevazione: tutto è rude, semplice e terribile.

Varlam Šalamov La sentenza (1965)
La lenta resurrezione della coscienza schiacciata dal Gulag

Varlam Šalamov

Di cosa tratta: Durante un “viaggio di affari” – un lavoro lontano dal campo – in un morto di fame si risvegliano emozioni umane mentre si sta scaldando. Dalla rabbia divorante, l’unico sentimento che i prigionieri covano, si muove verso l’indifferenza, quindi verso la paura. Successivamente si risveglia l’invidia per i morti, quindi la pietà (prima verso gli animali e solo più tardi nei confronti delle persone). “L’amore non è tornato in me. Oh, come è lontano l’amore dall’invidia, dalla paura, dalla rabbia. Quanto poco serve l’amore alle persone. L’amore arriva quando tutti i sentimenti umani sono già tornati. L’amore viene per ultimo, torna per ultimo e poi torna veramente?”. Per ultimo al protagonista ritorna il linguaggio: ricorda parola dimenticata” sentenza” che lo stordisce con la sua inadeguatezza.

Perché vale la pena leggerlo: Parte de I racconti della Kolyma, questo testo, come l’intera raccolta, parla di un trauma sovietico. Si distingue da altre storie per l’evidente ottimismo: la parola viene restituita al protagonista. Anche se l’arte, secondo Šalamov, non può trasformare una persona, essa rimane “l’unico tipo di immortalità”. Alla forza dell’arte, capace di resistere all’orrore del lager, allude il finale del racconto:

“Tutti se ne stavano attorno: assassini e ladri di cavalli, delinquenti e truffatori, capisquadra e manovali. Anche il capo era in piedi accanto a lui. E dalla sua espressione era come se lui stesso avesse scritto questa musica per noi, per il nostro sordo viaggio d’affari nella taiga. La lamina di plastica girava e sfrigolava, girava anche il ceppo mettendo in moto tutti i suoi cerchi, come una molla tesa, attorcigliata per ben 300 anni…”.

Tuttavia si applica anche il principio del contrasto: se questo difficile “viaggio d’affari”, di per sé abbastanza crudele, diventa un respiro della libertà che riporta rivivere una persona alla vita, cosa viene fatto ad una persona nel lager al quale il protagonista dovrà inevitabilmente tornare?

Vasilij Aksenov Vittoria, una storia con esagerazioni (1965)
Come vincere una partita a scacchi con un grande maestro internazionale

Vasilij Aksenov

Di cosa tratta: In uno scompartimento di un treno veloce un certo G.O. scopre che l’occasionale compagno di viaggio è un noto giocatore di scacchi e si accende in lui il desiderio di battere il grande maestro. G.O. ci riesce: annuncia al maestro lo scacco matto e riceve a conferma della sua vittoria una medaglia d’oro creata appositamente dal gran maestro per questi casi. Tuttavia G.O. non si è reso conto che egli stesso aveva ricevuto uno scacco matto diverse mosse prima.

Perché vale la pena leggerlo: Il racconto di Aksènov si svolge nell’aura delle associazioni letterarie, la più stabile delle quali, ovviamente, è La difesa di Lužin di Vladimir Nabokov.  Il conflitto tra il rude filisteo e l’intellettuale, tema familiare alla letteratura sovietica, è giocato in maniera inaspettata, come una mossa. Per il grande maestro la partita a scacchi è simile alla vita, si presenta come un’ispirata ricerca dell’armonia, mentre nel gioco di G.O. si vede una congestione caotica, una forza bruta. In questa lotta mitologica tra caos e cosmo viene trascinato anche il lettore: solo lui e il grande maestro sono consapevoli dello scacco matto, non visto dal vincente compagno di viaggio. Il finale della storia è fondamentalmente ambivalente, la vittoria (dell’intellettuale), nel titolo (ma tra virgolette), è in maniera paradossale inseparabile dalla sua sconfitta.

Vasilij Šukšin Abbattuto (1970)
La storia di come un demagogo di villaggio mette al suo posto un dottorando in scienze filologiche

Vasilij Šukšin

Di cosa tratta: Al centro della storia c’è una scena farsesca, una controversia tra Gleb Kapustin, un mercante giunto al villaggio che ama prendere per il naso i presuntuosi, come gli pare la gente di città, e il dottorando Žuravlev, arrivato ​​al villaggio natale con la moglie (anch’essa dottoranda) e la figlia per visitare la madre. La conversazione tra Kapustin e Žuravlev si svolge come un vero e proprio spettacolo di fronte a spettatori entusiasti: i mužik in attesa che finalmente Gleb “abbatta questo notabile”.

Perché vale la pena leggerlo: Negli sciocchi di Šukšin di solito sono sottolineati i tratti che corrispondono alla rappresentazione idealizzata di un uomo del popolo. Nonostante le catastrofi storiche esso conserva una presunta “sincerità” e l’aspirazione a una sorta di valori sublimi che potrebbero riempire il vuoto creatosi nella cultura tradizionale contadina. Gleb Kapustin è anche lui uno “sciocco”, ma in lui questo vuoto si riempie di rabbia verso tutto ciò che va oltre i suoi miserabili orizzonti. Le sue domande demagogiche con la loro ignoranza e enegia ricordano gli agitatori-propagandisti sovietici. Ma non soltanto loro. Deliberatamente o no questo racconto mette a nudo nell’”eroe popolare” quelle caratteristiche che negli anni post-sovietici formano “un’identità negativa”: l’affermazione di sé attraverso la violenza (fisica, retorica, psicologica) verso l’altro, l’autodeterminazione attraverso la negazione dell’altro. Abbattuto è una storia in cui si può discernere la politica di oggi, con la sua aggressività, le fobie e le uscite retoriche.

Jurij Dombrovskij Manina, gambetta, cetriolino (1970)
La storia (possibile) della morte di uno scrittore dissidente

Jurij Dombrovskij

Di cosa tratta: Uno scrittore dissidente, praticamente indistinguibile dallo stesso Dombrovskij, dopo aver pubblicato all’estero un romanzo politicamente pericoloso, che ha scritto per 11 anni, diventa oggetto di persecuzione da parte degli organi di sicurezza. Tuttavia quando uno scrittore sfida ad una lotta aperta le persone che lo insultano per telefono queste non si presentano sul luogo scelto. In seguito mentre è in treno verso la dacia gli si siede accanto casualmente un conoscente, un membro della società dei bibliofili, che inizia con lo scrittore una simpatica conversazione e gli offre di andare a bere alla sua dacia. Lo scrittore è d’accordo ma alla dacia lo aspettano dei banditi, gli stessi che lo hanno tormentato con le loro telefonate. Lo scrittore viene picchiato a morte. Tuttavia la storia ha anche un’altro finale nel quale egli rifiuta la pericolosa offerta del ” bibliofilo”. Cambierà il destino dello scrittore? Un lettore attento può rispondere a questa domanda.

Perché vale la pena leggerlo: La storia ha un carattere chiaramente autobiografico: riflette le circostanze della vita di Dombrovskij durante la pubblicazione a Parigi del romanzo La facoltà delle cose inutili. Inoltre in esso Dombrovskij predice la propria morte imminente: sarebbe morto in meno di un anno, nel 1978. Il racconto è permeato di associazioni ad Amleto (Dombrovskij era un grande conoscitore di Shakespeare). L’intonazione (auto)ironica non cancella la coscienza amletica dell’irrevocabilità di un destino tragico.

Jurij Kazakov Nel sonno  piangevi amaramente (1977)
Un padre e il suo figlioletto trascorrono insieme una meravigliosa giornata estiva

Jurij Kazakov

Di cosa tratta: La storia inizia con il ricordo dell’eroe del suicidio di un amico e i dolorosi tentativi di comprendere le cause di questa azione. La seconda parte è il monologo lirico del personaggio del padre, indirizzato al bambino, permeato dalla realizzazione dell’inevitabilità della crescita del figlio e del senso di tragedia imminente. La tragedia non è connessa con qualche evento, è intrecciata al tessuto stesso dell’esistenza. Non è per questa sensazione di disastro imminente dell’esistenza che il bambino piange amaramente nel sonno?

Perché vale la pena leggerlo: Il testo di Kazakov ha un’intonazione molto penetrante, ma l’evento del racconto, il suo “significato” centrale, fugge dalla vista di tutti i giorni, non è facilmente percepibile per il lettore. Proprio come per il padre, riflessivo e osservatore, la vita interiore del figlio è misteriosa e opaca. Nel finale della storia, il padre fissa il momento in cui l’anima del bambino perde all’improvviso l’armonia naturale e sente l’inspiegabile tragedia dell’esistenza. Forse il miglior esempio di esistenzialismo tardo-sovietico.

Ljudmila Petrǔsevskaja Il proprio cerchio (1979)
La storia di una azienda con amore, gelosia, matrimoni “incestuosi” e “bambini picchiati”

Ljudmila Petrǔsevskaja

Di cosa tratta: In un’azienda per molti anni ci si diverte nella notte tra venerdì e sabato. All’interno dell’azienda si creano famiglie, i figli crescono, ex stelle si trasformano in sfortunati e modesti lavoratori ed iniziano ad invidiare gli amici. Il racconto è narrato dal punto di vista di una partecipante “alla propria cerchia” stupida e sicura di sé. Suo marito va con la sua migliore amica, la regina della “cerchia”, cosa che, comunque, non rompe il programma degli incontri settimanali. Nel finale la narratrice, sapendo della propria morte imminente, picchia il figlio di sette anni di fronte all’intera azienda, incluso suo marito. Gli amici indignati tolgono il bambino alla madre, e lei dice felice: “…la scena a buon mercato della strage degli innocenti ha dato spinta a una nuova lunga tradizione romantica nella vita del mio orfano Aleša. I suoi nuovi splendidi genitori adottivi dimenticheranno i propri interessi, ed faranno attenzione ai suoi”.

Perché vale la pena leggerlo: Il monologo tragicomico dell’eroina ha un sacco di ripetizioni e ritorni quindi, anche in senso puramente stilistico, si percepisce un cerchio. La cerchia è anche la descrizione sarcastica dell’insieme di amici (micromodello della generazione degradata degli anni ’60), e della reciproca responsabilità. La responsabilità condivisa che la protagonista morente ottiene dai suoi compagni, dalla cerchia, dal destino (personale, comune e tragico per definizione) . Ma il cerchio qui promette anche una risurrezione, almeno simbolica. Non a caso la storia si conclude con delle riflessioni sulla Pasqua: “Aleša, credo, verrà da me il primo giorno di Pasqua, mentalmente mi sono accordata così con lui, gli ho mostrato la strada e il giorno, penso che si renderà conto, è un ragazzo molto intelligente, e lì tra le uova colorate, tra le corone di plastica e la folla ubriaca e allegra, mi perdonerà il fatto che non gli ho permesso di salutarmi, e che lo ho colpito invece di dargli la mia benedizione. Ma è meglio per tutti. Io sono intelligente e capisco”.

Jurij Trifonov La casa capovolta (1980)
La storia del tentativo di cambiare il proprio destino a Las Vegas e Mosca, nel passato, nel presente e in un futuro prossimo

Jurij Trifonov

Di cosa tratta: Uno degli ultimi racconti di Jurij Trifonov appartiene all’omonimo ciclo di sette storie “sulla mia vita e i miei viaggi”, come li definisce l’autore. È quasi impossibile raccontarlo. Il Casinò di Las Vegas evoca ricordi di come “ci siamo seduti il colonnello Gusev, Boris e io, inebriati dal desiderio di cambiare il destino? Abbiamo giocato a… – Oh, che differenza fa il nome del gioco… Le grandi opportunità non hanno dimensioni, hanno solo un odore, un vento, con cui si rinfresca l’anima”.

Perché vale la pena leggerlo: Le frasi adimensionali, quasi alla Joyce, intrecciano dettagli disparati americani e sovietici, sono imbevute di un doloroso desiderio di cambiare il destino e della consapevolezza dell’impossibilità di questo cambiamento. Come non si poteva cambiare negli anni ’60 e, come il narratore ricorda, come non è possibile fare neanche ora. Pochi mesi dopo la pubblicazione di questo racconto Trifonov morirà a causa di un coagulo di sangue che gli aveva intasato un’arteria.

Vladimir Makanin L’anti-leader (1980)
Una storia di un idraulico silenzioso che combatte l’ingiustizia della vita

Vladimir Makanin

Di cosa tratta: La storia dell’idraulico Tolika Kurenkova, in cui pazienza e obbedienza sono stranamente combinate ad un’incontrollabile ribellione, è necessariamente diretta verso un “fortunato” tra il pubblico. La ribellione di Tolik è completamente irrazionale: sente fisiologicamente un crescente desiderio di fare a botte e non ci può fare nulla. Non si lancia solo contro canaglie abominevoli e compiaciute, ma contro l’ingiustizia della vita, che esalta persone che sono chiaramente indegne. Tolik non riesce a frenare la sua ribellione istintiva e provoca un pericoloso capitano che, come si può immaginare, lo uccide.

Perché vale la pena leggerlo: Tra i critici, non c’è unanimità su quale tipo sia l’eroe di Makanin. È stato considerato (e lo è tutt’ora) in chiavi diametralmente opposte: dal campo dell’eroe positivo, un don Chisciotte, al militante “predicatore della mediazione”. In ogni caso la storia di Makanin viene letta come un emozionante studio antropologico sull’identità del piccolo uomo comune dell’era sovietica: un ribelle non riflessivo che protesta costantemente contro la vita nell’unico modo che a lui accessibile.

Viktor Erofeev Il pappagallino (1981)
Delitto e castigo

Viktor Erofeev

Di cosa tratta: La lettera di un boia indirizzata al padre del ragazzo torturato, la cui colpa è stata che ha cercato di resuscitare un pappagallino morto.
Perché vale la pena leggerlo: Ispirato da Platonov e Babel’, questo racconto fonde numerose lingue storiche e dialetti culturali talvolta considerevolmente distanti tra loro. Erofeev è interessato dalla storia russa, di cui definisce l’unità come il trionfo del tormento e della patologia. L’autore sembra voler descrivere il boia russo come una specie di stabile archetipo culturale. L’elemento principale nella coscienza del boia è l’idea fiduciosa di una norma incrollabile che, secondo Erofeev, spesso diventa la fonte e la giustificazione di ogni atrocità storica.

Fazil’ Iskander La difesa di Čik (1983)
Come uno zio pazzo incontra l’insegnante arrabbiato di suo nipote e cosa ne viene fuori

Fazil' Iskander

Di cosa tratta: La storia della serie di autobiografica I racconti di Čik, in cui l’insegnante di russo Akakij Makedonovič Zakidonovič chiama a scuola i genitori di Čik. Zakidonovič è indignato dato che Čik abbia riso di lui e della poesia “Come scrivere una particella non nel nostro soleggiato paese”. Dopo lunghe discussioni, intrecciate ad osservazioni sulla vita alla corte Sukhumi (regione della Georgia, ndr), al posto della zia Čik porta a scuola a parlare con l’insegnante Kolja, il suo zio pazzo.

Perché vale la pena leggerlo: La storia è costruita a prima vista come una catena di episodi disparati, associati dalla valutazione attenta del movente della follia e della stoltezza. La stupidità dell’amor proprio offeso (Zakidonovič) fa rima con la follia della folla di appassionati di calcio e, naturalmente, con la pazzia dello zio Kolja. Quest’ultimo a dire il vero è più innocuo e persino affascinante. Lo stesso Čik ha una conoscenza di come funziona questo mondo, in cui tutto è prevedibile, comico e dettagliato. Lo sguardo infantile è qui privo di ombre, al contrario Čik comprendere a fondo le motivazioni e gli auto-inganni che guidano le persone. Il fatto che lui stesso gestisca questa deliziosa manipolazione ricorda il mito di Ulisse: abbiamo davanti a noi un grande imbroglione, che fa ricorso all’inganno con il solo scopo di difendersi dalla stupidità circostante.

Sergej Dovlatov Mio fratello maggiore (1983)
La storia di un esistenzialista spontaneo

dovlatov

Di cosa tratta: La storia del cugino del narratore la cui vita si ripete seguendo sempre lo stesso algoritmo: il talentuoso e affascinante Boris, qualunque cosa faccia, sale rapidamente la china ma arrivato quasi al culmine del successo commette un crimine senza senso. Dopo di che l’intero ciclo ricomincia. “Era un esistenzialista incosciente e spontaneo. Poteva solo agire in situazioni al limite. Poteva fare carriera solo in carcere. Combattere per la vita solo sull’orlo dell’abisso”.

Perché vale la pena leggerlo: Dovlatov è il maestro della trasformazione delle biografie in una fonte di storie aneddotiche e tragicomiche. I traboccamenti di assurdità non spaventano Dovlatov. Inoltre nella loro ripetibilità si sente una sorta di calore latente. I “fallimenti” di Boris sono assurdi, ma in mezzo ad essi è stata versata una sete di libertà che si fa tanto più forte (e inappropriata) quanto più velocemente fa carriera. Il senso di assurda rivolta in Dovlatov si concentra nella parabola dal fratello maggiore: “Il pino, capisci, è stato piegato. Hanno fissato lo zek alla cima con un cingolo di montaggio e lo hanno lasciato andare. E lo zek ha preso il volo. È volato via quasi per non tornare. Tuttavia i calcoli sono stati fatti male. Sperava di atterrare nella neve del mercato forestale. Ed è andata a finire che è atterrato nel cortile del commissariato militare distrettuale… Eppure questo è un dettaglio puramente letterario. Quando fu catturato morse il naso al commissariato militare…”

Vladimir Sorokin Una commemorazione (1984)
Una storia sull’erotismo della morte

Vladimir Sorokin

Di cosa tratta: Dopo i funerali di Nikolaj Fedorovič Ermilov, parenti e amici in lutto parlano del defunto. Uno dei protagonisti, Sereža, racconta come Nikolaj Fedorovič lo ha aiutato a trovare la felicità familiare.

Perché vale la pena leggerlo: La struttura dei suoi racconti di questo periodo è stata descritta così da Sorokin: “Negli anni ‘80 creavo bombe letterarie binarie. Erano composte da due parti non collegate: il realismo socialista e le parti costruite su una fisiologia propria e reale. Il risultato era un’esplosione che mi riempiva come scrittore di una sorta di libertà”. Una commemorazione è una delle migliori storie di questo tipo. In realtà, ci sono diverse bombe estetiche: la prima è il tradizionale rito funebre (chiaramente dipinta da Sorokin con toni sovietici) , la seconda è il registro della commemorazione. La terza bomba – e la più importante –  va a minare il rapporto conflittuale tra Mentore e Apprentista (importante per la mitologia sovietica). La violenza e lo stupro, “santificate” dal discorso penale, appaiono le condizioni più importanti per la “iniziazione in un uomo.” In generale Sorokin segue la sua tecnica preferita: cala nel testo un discorso autoritario, se ne appropria e, allo stesso tempo, lo fa spietatamente cadere.

Tat’jana Tolstaja Il fachiro (1986)
Una sessione di magia con successiva denuncia

Di cosa tratta: La storia della relazione di una coppia di sposi, Galia e Jurij, con Filin: un fachiro che con illusioni artistiche crea attorno a sé un’atmosfera teatrale di festa. Il mago e incantatore Filin alla fine si rivela essere un impostore che ha affittato un appartamento da un qualche esploratore polare e che, sorprendentemente, si sente invulnerabile alle denunce.

Perché vale la pena leggerlo: È allettante leggere la storia della Tolstoja come manifesto estetico della scrittrice, almeno in relazione ai suoi primi testi. A prima vista, Il fachiro si basa sull’antitesi del mondo reale fatto da “periferie squallide” di Galia e Jurij ed il favoloso ma illusorio mondo di Filin. Tuttavia, nonostante i racconti di Filin siano francamente incredibili e parodici, il suo gioco è molto più autentico di quello reale. In ogni caso, nel finale della storia l’autore si rallegra della strategia creativa del truffatore Filin, sostenendo la fragilità ed il fascino della fantasia: “E ora andiamo a casa. Il percorso non è breve. Davanti abbiamo un nuovo inverno, nuove speranze, nuove canzoni. Bene, canteremo i sobborghi, le piogge, le case grigie, le lunghe serate sulla soglia delle tenebre. Canteremo il deserto, l’erba marrone, gli strati di terra fredda sotto i piedi , canteremo la lenta alba d’autunno, l’abbaiare dei cani fra i tronchi dei pioppi, la fragile ragnatela d’oro ed il primo ghiaccio, il primo ghiaccio bluastro nella profonda impronta di uno sconosciuto”.

Anatolij Gavrilov Alla vigilia di una nuova vita (1989)
La storia di un adolescente che sviluppa leggi penali per lo spazio cosmico

anatolij gavrilov

Di cosa tratta: L’eroe della storia è un’adolescente di provincia che sogna di entrare nella scuola di diritto militare. Dopo essersi diplomato si prepara per l’ammissione, sviluppa fantastici progetti di legge, spara a nemici invisibili dal gabinetto, combatte contro l’orto e le galline, sogna un futuro da procuratore e riceve schiaffi dai gopnik del villaggio.

Perché vale la pena leggerlo: Alla vigilia di una nuova vita è una storia del primo libro di Gavrilov, maestro del genere breve, autore che a malapena si riesce a mettere all’interno di qualsiasi classificazione letteraria e gerarchica, ma perfettamente riconoscibile dai suoi personaggi nervosi e un po’ confusi, dallo stile telegrafico e secco, dal suo combinare stranamente spietatezza e lirismo. Il protagonista di questa storia è un idealista con sogni di violenza, uno stupido e umiliato che porta rancore contro i propri aguzzini. Il suo apparire al culmine della perestrojka è visto come il ritratto di un “sovok” (termine comparso durante gli anni ’70 che descrive una persona con una mentalità sovietica, Ndr). Ora è chiaro che il protagonista di Gavrilov continuerà ad accumulare risentimento verso la vita, sognando una rivincita su scala cosmica, e trovandola nei fantasmi imperiali e in altri discorsi di violenza.

Nikolaj Bajtov Lenočka (1991)
La storia di una lingua segreta

Nikolaj Bajtov

Di cosa tratta: Raccontare la trama della Lenočka di Bajtov è piuttosto difficile. Da quanto accade è chiara solo una cosa: la protagonista della storia vive in una realtà linguistica, dove ci sono parole alte e barbariche, permesse e proibite.

Perché vale la pena leggerlo: Il racconto di Bajtov è stato pubblicato per la prima volta nel 1991, nel 2011 è entrato nella raccolta Pensa a quello che dici. Il protagonista del racconto, e della raccolta nel suo complesso, è la lingua di Bajtov che viene spesso associata a stati estremi e trasgressivi. Così in Lenočka la prima esperienza sessuale è accompagnata da grida di parole proibite (non è chiaro cosa dia alla protagonista un maggiore senso di personaggio al limite, il sesso o queste parole), mentre la morte di una persona comporta l’imposizione di un divieto di pronunciare una parola di una lingua segreta. Nonostante il fatto che il rituale descritto nel racconto non abbia alcun effetto (viene di fatto riconosciuto senza senso da Lena), al lettore rimane una sensazione spettrale. Nella sua opera Bajtov realizza il concettualismo parallelamente al potere indubbio del linguaggio.

Fonte: arzamas.academy

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.