Intervista a Gavriil Lubnin, artista cult della Russia contemporanea

Gavriil Lubnin è diventato famoso verso la metà degli anni ’90, in seguito all’uscita di una sua serie di disegni umoristici. È proprio questo esempio di samizdat (“auto-edizione”, diffusione nell’URSS di opere al di fuori dell’editoria ufficiale, n.d.t.) stampato su carta da pacchi che ha fatto di lui un artista cult.

I disegni tratti dalla serie “Un uomo allevò un cane…” risalgono a qualche anno fa eppure non sembrano perdere la loro popolarità. Pensa che possano entrare a far parte del folclore?

No, non l’ho mai pensato. Li ho già dimenticati del tutto. È sorprendente come ogni tanto spuntino fuori. Sebbene di pubblicazioni sgradite ce ne siano state. Non so come, una volta abbiamo persino chiamato un giornale: oltre a diversi porno avevano pubblicato dei disegni sotto la rubrica “Le brunette di Lubnin”. Ci hanno risposto con questa frase stupenda: “Gavriil Lubnin è morto da un pezzo. A Parigi o a New York”. Abbiamo dovuto discuterci. Allora ci hanno mostrato le impaginazioni per tutto l’anno, ci hanno ripagati, e così non c’era più nessuna “brunetta”. I miei disegni non sono affatto cupi, sono allegri e secondo me le persone dotate di senso dell’umorismo li sanno apprezzare nel modo giusto. La nuova serie “Il piombo e l’ovatta” è già uscita in una pubblicazione grafica.

Aspettare e sopportare

Come si è formato il suo stile naif?

Non c’è un giorno in cui io non disegni, fin dalla mia infanzia. A scuola mi chiesero di fare dei cartelloni e io disegnai delle oscenità, dei nudi. Ovviamente dopo mi beccarono e mi sgridarono per questo. Però realizzo anche delle illustrazioni serie. Semplicemente succede che mi viene una certa serie, poi un’altra. Alcuni lavori ti fanno faticare a lungo, altri invece vengono in un attimo. Alcuni, forse la maggioranza, finiscono buttati nella stufa. Ma lo stile può darsi che si sviluppi da solo, a poco a poco.

Tu t’aspettavi una bella prestanza, scusa, sai, non ho bevuto abbastanza…

Non ha mai sentito il desiderio di creare qualcosa di monumentale?

Ho iniziato a realizzare opere monumentali quando facevo il militare. Ridipingevo grandi soldati con fucili, carri armati, ritratti di Lenin ecc. Poi mi sono trasferito molte volte, ho cambiato studio. Ma gli ambienti non erano mai abbastanza ampi e la realizzazione di grandi formati non era possibile. All’aria aperta, però, nel “Villaggio degli Artisti” di Šuvalovo-Ozerki ho creato con degli amici oggetti di grandi dimensioni. Una volta ho costruito un mulino a vento con delle tavole e delle chitarre. Altri artisti hanno costruito delle zattere.

Può un artista campare facendo parte di diverse associazioni e organizzazioni no profit? Oppure è indispensabile la domanda del mercato?

Una volta provai ad entrare nell’Unione degli Artisti. Come richiesto, ero raccomandato da artisti affermati, sia da un pittore che da uno scultore. I miei genitori

mi dissero: “ci devi entrare”. Allora presentai 35 opere. Quel giorno c’erano trecento candidati.

Ero appena entrato. Mi chiesero: “Da dove viene lei? Perché è qui?”. “No, ecco, io sono raccomandato, su consiglio di alcuni amici” risposi. Mi dissero: “Non l’abbiamo mai vista qui, non frequenta l’Unione, non bazzica queste zone… però continui, continui, ci è piaciuto”. E così portai via le opere. Poi entrai a far parte dell’Unione degli Artisti Indipendenti. Là feci una piccola mostra inaugurale, ma in seguito smisi di andarci. Raramente faccio delle mostre, ogni tanto prendo parte a dei progetti collettivi.

Ci parli della sua ultima mostra.

Adesso al “Chaplin” ho una mostra di illustrazioni delle favole di Čukovskij. Da bambino leggevo volentieri i suoi versi e una volta basandomi esclusivamente sui ricordi dell’infanzia ho realizzato 14 illustrazioni dipinte su metallo. Sembrano dei libri spessi perché le tavole di legno sono ricoperte di metallo. L’Albero delle Merivaglie (soggetto di una poesia per bambini di Čukovskij, n.d.t.) per qualche motivo l’ho disegnato carico di pagnotte, ma gli amici dopo mi hanno detto: “ma come? Dall’albero devono pendere camicie, scarpe…”. È da molto che non rileggo qualcosa di Kornej Čukovskij. Questi libri in legno li ho creati tutto d’uno fiato.

Per lei il disegno e la letteratura sono inseparabili? Ciò che non si può dire con il disegno, lo esprime con le parole?

Sì, ma lo riconfermo con il disegno. Se un qualche soggetto merita un’illustrazione, cerco di raffigurarlo, di affermarlo in modo visivo. A volte creo dei personaggi apposta. Ho un amico, al quale voglio molto bene, che ha un aspetto fisico formidabile. Il personaggio inspirato a lui è una delle mie mascotte. È anche il protagonista di alcuni racconti. Si chiama Slava.

A lungo ho vissuto a stecchetto / chiedo una moneta per il fiasco, i vareniki e il giubbetto!

L’umorismo nelle sue opere è molto particolare. Lei ama la gente?

Certamente non rido con cattiveria. È impossibile amare tutti. Nei miei disegni ci sono barboni e ubriachi, però non ricordo di averli derisi o feriti. Io stesso ho avuto a che fare con l’alcol. Capita di incontrare anche persone interessanti in compagnia degli umili. E queste persone popolano i miei disegni, però non si tratta di una beffa. Ci sono anche invalidi, molti disegni sono dedicati ai viandanti e a dei frati qualsiasi, ai pellegrini, ai festaioli. Forse non piaccio proprio a tutti.

Che cosa in una persona può allontanarla?

La cattiveria, l’ostinatezza. Mi succede spesso che le persone mi lodino, ma che io capisca che mi stiano mentendo.

                                                                 

In un batter d’occhio / non sarai più finocchio

Fonte: sobaka.ru , 23 Agosto 2006 – Traduzione di Beatrice Pallai

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