Stilisti sovietici

Dopo la Rivoluzione russa nella società sovietica le persone guardavano alla moda con un atteggiamento negativo. Gli abiti all’ultimo grido si ritenevano come “un residuo del passato borghese”, mentre gli uomini che vestivano alla moda venivano chiamati spendaccioni e parassiti. Tuttavia, gli stilisti a poco a poco cambiarono l’opinione pubblica: in Russia iniziarono a comparire vestiti originali e riconoscibili. All’estero si riconoscevano e copiavano gli abiti russi, presso alcuni sarti si vestivano persino i rappresentanti del potere. Il portale “Kul’tura.rf” presenta le brillanti personalità della moda dell’Unione Sovietica.

Semplicità ed eleganza: Nadežda Makarova

Scena tratta dal film Aleksandr Nevskij (1938). I modelli dei costumi sono di Nadežda Lamanova e Nadežda Makarova. Fotografia: SVRT.RU

La stilista Nadežda Makarova era la nipote della famosa stilista Nadežda Lamanova. Iniziò la sua carriera artistica nella sartoria della zia. Là la Makarova portava a termine piccoli compiti, contemporaneamente osservava il lavoro della zia artista e faceva propria quell’esperienza. Non stupisce che i primi abiti di Nadežda Makarova ricordassero per lo stile quelli della Lamanova. Questi erano abiti sobri, realizzati in tela, un tessuto grossolano, decorati con inserti colorati con motivi popolari.

Dal 1923 al 1924 Nadežda Makarova studiò nell’atelier di Konstantin Juon, lavorando parallelamente nelle sartorie di abiti moderni. Uno dei suoi famosi lavori di quel periodo fu il vestito ricavato da un abito diritto senza maniche e senza giacchetta lunga. All’Esposizione universale di Parigi presentò due abiti moderni con taglio e decoro russo.

L’artista diede prova della sua visione originale nei costumi per il teatro, realizzando gli abiti per gli spettacoli del Teatro d’Arte di Mosca, dei teatri Mejerchol’d e Vachtangov. La Makarova ideava anche i vestiti per il consumatore di massa: paltò e vestiti. Uno dei modelli più popolari era il paltò a quadretti dalla silhouette dritta.

Nel 1934 a Mosca aprirono il primo negozio della casa di moda Dom modelej nell’URSS. Chiamarono a ricoprire la carica di suo direttore e direttore creativo la già esperta Nadežda Makarova. I suoi modelli, come anche gli abiti della Lamanova, erano laconici, eleganti.

“… la semplicità non si ottiene del tutto facilmente, ma è il risultato del duro lavoro, dell’osservazione e dell’attento studio, in particolare, degli abiti tradizionali con il loro insolito taglio razionale”.Nadežda Makarova

Motivi popolari e il “tema russo”: Fekla Gorelenkova

Disegni di Vjačeslav Zajcev, modelli di Fekla Gorelenkova. Immagine: LAMANOVA.COM

La maestra della creazione di modelli Fekla Gorelenkova fece presto conoscenza con la professione: a 10 anni andava nella scuola-sartoria di Elizaveta Šeffer a Rjazan’. In seguito, la Šeffer si trasferì a Mosca ed entrò nella sartoria della Lamanova, ma contemporaneamente portò con sé le sue allieve.

In quel tempo, Nadežda Lamanova stava elaborando un nuovo metodo per la progettazione dei vestiti: cuciva il tessuto direttamente sulla persona o sul manichino. Fekla Gorelenkova lavorava come sarta e portava a termine questo incarico di grande responsabilità: drappeggiava e cuciva i materiali. Presso la Lamanova la Gorelenkova lavorò fino al 1928. Dopo trovò lavoro come stilista in una fabbrica di abbigliamento e nell’istituto di ricerca per l’industria della pelliccia.

Nel 1934 Fekla Gorelenkova giunse alla Dom modelej. Lei aveva una propria visione e concezione dell’abbigliamento europeo e russo. Dell’artista della moda sovietica Fekla Gorelenkova all’epoca ne parlavano sulla stampa. Scriveva il giornale Izvestija: «Attraverso molti suoi modelli trasmette il “tema russo”, ma questo non appare mai in modo intenzionale. Il motivo tradizionale, l’ornamento, la linea, presa dall’abbigliamento popolare, sono straordinariamente legati in modo organico alla forma moderna… ».

Per i suoi modelli l’artista ottenne un premio all’Esposizione universale parigina. Nel 1956 esempi di moda di abiti femminili anni Cinquanta, elaborati dalla Gorelenkova, furono pubblicati nel libro Il taglio dell’abito femminile.

Tuta da lavoro e agittekstil’: Varvara Stepanova

Varvara Stepanova con il suo marito Aleksandr Rodčenko. Fotografia: ELLEDECORATION.RU

L’artista d’avanguardia, moglie dello scultore e fotografo Aleksandr Rodčenko, Varvara Stepanova, giunse nel mondo della moda nel 1924. Fino ad allora aveva studiato nello studio di Kostantin Juon, aveva pubblicato le raccolte manoscritte della sperimentale poesia “transrazionale” con i propri disegni e aveva illustrato i versi di Aleksej Kručënych. Negli anni Venti la Stepanova aveva partecipato alla mostra costruttivista «5 × 5 = 25», aveva insegnato all’Accademia di educazione sociale Krupskij e al Vchutemas (“Atelier superiore d’arte e tecnica”). Aveva anche creato i costumi e le decorazioni per la pièce La morte di Tarelkin di Aleksandr Suchovo-Kobylin.

Uno dei meriti di Varvara Stepanova nella moda sovietica fu il manifesto “L’abbigliamento dei nostri giorni: la tuta da lavoro”. L’articolo uscì nel 1923. In esso la Stepanova espose nuovi principi nella progettazione dei vestiti.

“La moda, riflettendo psicologicamente la quotidianità, le abitudini, il gusto estetico, cede il posto ai vestiti, realizzati per il lavoro nei suoi diversi aspetti…i vestiti che possono mostrare soltanto nel processo della loro lavorazione di essere per certi aspetti “opere d’arte”, fuori della vita reale non rappresentano da sé oggetti di valore autonomi”. Varvara Stepanova

Dal 1924 per la Stepanova iniziò un periodo dedicato al design tessile. Per i tessuti della prima fabbrica di stampaggio lei insieme a Ljubov’ Popova creò il cosiddetto agittekstil’: stampe con falci, martelli, trattori, seminatrici, raccoglitrici e aeroplani. Le famose stiliste elaboravano anche tessuti con semplici forme geometriche d’ispirazione costruttivista. Mandarono in produzione una parte degli schizzi, mentre ne selezionarono alcuni per l’Esposizione universale di Parigi del 1925.

I costumi del balletto: Varvara Karsinskaja

Varvara Karinskaja nel suo studio londinese. 1939. Fotografia: JMOUDSKYVLADY / WIKIPEDIA.ORG

La costumista Varvara Karinskaja già dall’infanzia era appassionata di disegno e cucito. Queste passioni le servirono per la sua futura carriera. A 29 anni lei insieme al marito si trasferì a Mosca da Char’kov. Qui la Karinskaja iniziò a interessarsi d’arte e, tra l’altro, anche del balletto. Era l’animatrice di un proprio salotto nel quale si riunivano poeti, pittori, scultori. All’epoca ideò una tecnica di collage originale: combinava i disegni e le fotografie con piccoli pezzetti di tessuto. I lavori della Karinskaja erano persino esposti in una galleria di Mosca.

Dopo la Rivoluzione la Karinskaja aprì il primo atelier di moda haute couture sovietico per la confezioni di vestiti e cappellini. Da lei iniziarono a vestirsi le mogli dei nepmany e dell’élite comunista. La stilista dirigeva anche una scuola di cucito artistico per i bambini: ARS.

Nel 1924 la scuola la aiutò ad emigrare dall’URSS: con la scusa dell’organizzazione di una mostra dei lavori degli studenti, la Karinskaja andò in Europa. Dal 1930 visse a Parigi, dove collaborava con l’impresa teatrale del balletto russo di Monte Carlo, allestiva gli spettacoli di Jean Cocteau. La Karinskaja presto divenne famosa tra le compagnie di balletto dell’Europa.

Dopo nove anni l’artista si trasferì a New York. Là fu assunta come designer per il coreografo George Balanchine. «Nella letteratura c’è Shakespeare, mentre nel mondo dei costumi c’è la Kasirskaja» diceva Balanchine. All’inizio lei creava i costumi secondo gli schizzi realizzati da Salvator Dalì, Andrè Matisse e Mark Chagal, in seguito secondo i propri disegni. Nel 1950 per lo spettacolo di George Balanchine «Symphony in C» la Karinskaja ideò un tutù che ancora oggi è utilizzato nel balletto moderno. Lei lo realizzò in modo tale che per i ballerini fosse più facile muoversi: nel tutù non c’era l’ossatura metallica e c’era meno tessuto.

Varvara Karinskaja creò anche i costumi per i musical di Broadway e i film hollywoodiani. Con i suoi vestiti recitarono Marlene Dietrich, Ingrid Bergman e Vivien Leigh. Nel 1948 l’artista russa ricevette il primo Oscar per i costumi nella storia per il suo lavoro nel film Giovanna d’Arco.

La moda per tutti: Alla Levašova

I vestiti di lino con i tradizionali pizzi russi di Alla Levašova. Fotografia: Tat’jana Oskolkova/ WIKIPEDIA.ORG

Nel 1941 Alla Levašova terminò l’istituto tessile di Mosca. Più tardi per sua iniziativa aprirono lì una sezione per gli stilisti. Nel 1942 la Levašova iniziò a lavorare come scenografa al Teatro drammatico K. S. Stanislavskij a Mosca. Nel 1949 la designer passo alla Dom modelej dell’URSS. Creava modelli semplici ed eleganti. Questi ultimi si stampavano sulle riviste e si portavano alle mostre. Tuttavia, Levašova voleva creare vestiti non solo per le élites, ma anche per il consumatore di massa: le cose, che producevano nelle fabbriche, non erano richieste. Lei cercava di fare una moda accessibile a tutti.

Nel 1962 presso il Ministero dell’industria leggera Alla Levašova riuscì ad aprire un ufficio tecnico-artistico speciale (SCHKB): un peculiare prêt-à-porter sovietico. Nelle fabbriche iniziarono a cucire giacchette senza colletto in stile Chanel, vestiti a trapezio in lino e in cotone, adornati con perle decorative e pizzi, piumini, abiti da sera e pantaloni da donna, khalat e pigiami. La Levašova incontrò persino Yves Saint-Laurent, dopodiché i due firmarono un contratto e il SCHKB ricevette i modelli della casa di moda di Cristian Dior.

Gli stivali “russi”: Vera Aralova

Vera Aralova in sartoria. Fotografa: LIVEMASTER.RU

Vera Aralova era una stilista e pittrice di successo della RSFSR. Studiò all’allora Istituto artistico dedicato alla Rivoluzione del 1905 a Mosca. Dopo gli studi, dal 1930, curava le decorazioni e faceva gli schizzi dei costumi per i teatri di Mosca, Tver’, Tula e Sinferopoli. Nel 1948 Vera Arlova fu assunta come stilista nella Dom modelej. Contemporaneamente realizzava quadri e si occupava di grafica, partecipava da sola alle mostre e aiutò a organizzare un fondo artistico dell’URSS all’estero.

Alla fine degli anni Cinquanta tutto il mondo conosceva la Arlova. Nel 1959 presentò in una mostra a Parigi una pelliccia di scoiattolo grigio con l’orlo svasato e stivali di pelle rossa con fulmini sul gambale: erano i primi nella storia della moda. Dopo qualche anno tutta l’Europa iniziò a indossare gli stivali “russi”.

Vera Aralova era membro del comitato di redazione delle riviste di moda e appoggiava i giovani artisti e modelli. Proprio lei scoprì per l’Unione Sovietica la modella Regina Zbarskaja che in seguito definirono come «una delle armi più belle del Cremlino».

La moda maschile: Aleksandr Igmand

Aleksandr Igmand (al centro) e i modelli del teatro della moda di Vjačeslav Zajcev. 1997. Fotografia: DMITRAKOVA.RU

Il fondatore della moda maschile sovietica fu Aleksandr Igmand. Studiò all’Istituto tecnico-industriale Magnitogorskij e fece il tirocinio presso un sarto del luogo. Dopo si trasferì all’Istituto tecnico di industria leggera A. N. Kosygin di Mosca.

In quel periodo Igmand iniziò a prendere anche ordini privati per la confezione di vestiti. Nel 1962 cucì l’abito per il regista Andrej Tarkovskij per il festival del cinema di Venezia. In meno di una settimana un classico completo nero a un petto con due fessure e con un bottone era pronto. Allora Tarkovskij vinse il Leone d’Oro: Igmand ritenne questo episodio il suo debutto internazionale ufficiale.

La prima collezione, che Aleksandr Igmand creò per il tirocinio antecedente al diploma, fu mostrata a una mostra a Montreal. Nel 1967 ciò aiutò l’esordiente stilista a entrare nella Dom modelej. Ricordava Igmand: «Ha esercitato una grande influenza su di me l’atmosfera degli anni Sessanta, quando apparve il movimento degli stiljagi (io stesso ero uno di loro): gli uomini iniziavano ad apparire non come soldatini di piombo, nel loro abbigliamento iniziò a esserci un qualche senso».

Cuciva tutto: paltò, giacche, pantaloni per uomo, cose femminili. Tra i clienti famosi del sarto c’erano gli attori Michail Ul’janov e Jurij Ljubimov, Vasilij Livanov e Veniamin Smechov, Aleksandr Zbruev e Aleksandr Abdulov.

Dall’inizio degli anni Settanta Aleksandr Igmand divenne il sarto personale di Leonid Brežnev. Il capo di Stato si fidava solo di lui per farsi il guardaroba.

“Noi entrammo nella stanza e vedemmo che incontro a noi veniva Leonid Il’ič Brežnev. Iniziai a sudare per la sorpresa. Tuttavia, Brežnev ci salutò calorosamente stringendoci la mano e ci invitò a entrare. Sul suo tavolo c’erano i miei schizzi con appuntati dei campioni di tessuto. Il ministro mi presentò: “Leonid Il’ič, questo è proprio quello stilista che vi è piaciuto tanto”. Aleksandr Igmand

Fonte: www.culture.ru – di Irina Malachova, Traduzione di Rebecca Gigli