Là dove vive Čeburaška: il segreto degli eroi di Eduard Uspenskij

Come lo scrittore per l’infanzia ha anticipato i tempi

Ahimè, quest’anno, il 20 agosto, festeggeremo il compleanno di Čeburaška con un po’ di tristezza. Lo scrittore Eduard Uspenskij, il creatore dell’animaletto dalle grandi orecchie, del gatto Matroskin, dello zio Fedor e di tutti quei personaggi che ognuno di noi conosce sin dall’infanzia, ci ha lasciato il 14 agosto.

Le serate a Utopia

Nelle fiabe di Eduard Uspenskij l’ambientazione è sempre l’utopico universo sovietico, un mondo di leggi, ordine e determinatezza. Così è stato e sempre sarà. In questo mondo tutto è logico e subordinato a regole. I bambini vivono a casa con i genitori, gli animali selvatici dietro le sbarre nello zoo e a tutti bada un poliziotto. Ogni animale o essere umano ha il proprio genere, aspetto e occupazione tracciati dalla biologia e stabiliti dalla polizia.

La fiaba inizia nel momento in cui in questo mondo si verificano delle deviazioni dalla norma. Il coccodrillo parla e fuma la pipa. La scimmietta va a vivere da una bambina e incomincia ad andare alla scuola materna. Il ragazzino scappa di casa per fuggire in campagna. In alcuni oggetti quotidiani abitano degli omini. Un pioniere va ospite da Baba Jaga. La polizia sovietica chiede aiuto ad una scolaretta per acciuffare un delinquente. Il fascino di tutto ciò sta nell’illogicità di queste “deviazioni” che vengono considerate nella norma. Perché c’è una giustificazione a tutto. Il coccodrillo è intelligente e gentile. La scimmietta è buona. Gli omini aggiustano gli oggetti. Il pioniere è brillante. La scolaretta è geniale. Questo è il nostro codice nazionale: la legge è buona, ma, se necessario, qualche volta la si può aggirare. Per il bene comune.

Ed ecco un animale feroce come il coccodrillo, una bestia pericolosa con i denti aguzzi, la cui pericolosità è stata dettagliatamente decantata da Kornej Ivanovič Čukovskij nell’opera omonima. Il coccodrillo di Uspenskij, pur rimanendo formalmente un coccodrillo (i denti, il colore verde), si comporta come un compagno ideale, un fratello maggiore, il padre migliore del mondo.

In generale non è chiaro che creatura sia il festeggiato di oggi, Čeburaška, e non si tratta di capire a quale specie appartenga. Non è chiaro quale sia il suo sesso. È un maschio o una femmina? Parla di sé utilizzando il genere maschile, nel cartone animato canta di sé come di un ragazzino, marcia. In generale, si comporta in maniera maschile, ha tuttavia diverse caratteristiche femminili. E non solamente per la voce femminile nel cartone. È indifeso, conserva quel tipo di atteggiamento bisognoso di aiuto delle donne di fronte al quale qualunque maschio, che sia coccodrillo o faccia finta di esserlo, fa la voce grossa e diventa coraggioso. Čeburaška ha chiaramente anticipato i tempi.

Di cosa stupirsi?

Andiamo avanti. Lo zio Fedor, il gatto Matroski, il cane Šarik. I figli devono stare a casa con i genitori, i cani fare la guardia alla casa ed essere utili, i gatti dormire e dare la caccia ai topi. Nel mondo di Uspenskij, il gatto conserva tutte le caratteristiche feline, e i cani quelle canine, ma a parte questo, si comportano in maniera assolutamente irrazionale. Il cane è completamente inutile, non fa nulla e, soprattutto, è depresso. Ancora una volta Uspenskij anticipa i tempi: la depressione e il percorso di riabilitazione da essa non erano ancora all’ordine del giorno negli anni ‘70 in Unione Sovietica. Per quanto riguarda il gatto, Matroski è un inflessibile dirigente aziendale, economo perfetto, il membro ideale della famiglia, quel rompipalle di cui c’è bisogno in qualsiasi compagnia, il tipo di persona che manda a casa in taxi chi ha bevuto troppo. Ma, a parte questo, rimane un gatto: ama la panna acida, si lecca le zampette, si accoccola, ha la coda, in breve, possiede tutte le caratteristiche feline.

È da notare che, a quel tempo, in Unione Sovietica i gatti erano sicuramente rispettati, ma si era ancora lontani dalla follia e dall’adorazione contemporanee. E, nuovamente, Uspenskij anticipa tutti.

Infine, zio Fedor, un ragazzino sospettosamente adulto e giudizioso, indipendente, intelligente, che compie però un gesto del tutto irrazionale per un bravo ragazzo: scappa in campagna. In Unione Sovietica i ragazzi non scappavano di casa o, se lo facevano, era per qualche obiettivo idealistico, ad esempio per aiutare il popolo fratello dell’Angola nella propria lotta contro l’imperialismo mondiale, oppure per entrare nell’ordine dei cosmonauti. Altrimenti, nel caso estremo di un divorzio, non approvato dalle autorità, potevano fuggire da un genitore all’altro. Ma zio Fedor ha una famiglia buona, normale e, a quanto sembra, anche unita. E lui fugge senza alcun obiettivo nobile, se non quello di mettere su un’azienda agricola. Fa paura dire che l’obiettivo è da kulako piccolo borghese.

Oppure, può essere che la famiglia di zio Fedor non sia così felice come sembra, ed egli tenta di liberarsene e fuggire. Ovviamente non si parla di alcun tipo di maltrattamento nei confronti del bambino, piuttosto i genitori sono completamente immersi nel lavoro e non danno attenzioni al ragazzino, il quale è più indipendente dei suoi coetanei ma desidera ugualmente l’attenzione dei genitori. E così il suo dirigersi verso Prostokvašino è un tentativo di attirare l’attenzione. In campagna Fedor crea una famiglia ideale, in condizioni di uguaglianza con il cane e il gatto. La fiaba può sembrare triste: un ragazzino dimenticato da tutti, dal talento fuori dal comune per la sua età, fugge dai genitori e si inventa come propri amici un cane e un gatto parlanti. A giudicare dalle condizioni in cui lo trovano i genitori (delirante, con la febbre) non c’è nulla di cui stupirsi. Ma non spingiamoci oltre. Ci limiteremo ad ammirare le svariate possibili interpretazioni di questa fiaba.

In ogni caso, amiamo le opere di Uspenskij proprio per questo scontro di logiche comuni e fiabesche. Come dice Baba Jaga al pioniere Mita nel racconto Giù per il fiume magico: “Se tu fossi Ivan Zarevič, io ti darei da bere del tè e ti metterei a dormire. Se tu fossi il giovane Ivaška, inizierei a preparare qualcosa per te sulla stufa. Ma dato che sei Mita non so cosa potrei fare con te”. Questo, a proposito, è uno dei rari casi in cui in Uspenskij qualcuno si stupisce di qualcosa. Solitamente, l’insolito è la norma. E, notate, è il personaggio fiabesco a meravigliarsi.

FONTE: iz.ru, 20 agosto 2018 – di Konstantin Mil’čin, Traduzione di Gaia Gilardengo

Laureata in Scienze della Mediazione Linguistica presso l’Università di Torino. Amante del mondo slavo e, in particolare, della letteratura russa. Sostenitrice della difesa di Dostoevskij come lettura estiva. Appassionata di lettura e viaggi, ha lasciato il proprio cuore a San Pietroburgo.

Gaia Gilardengo

Laureata in Scienze della Mediazione Linguistica presso l'Università di Torino. Amante del mondo slavo e, in particolare, della letteratura russa. Sostenitrice della difesa di Dostoevskij come lettura estiva. Appassionata di lettura e viaggi, ha lasciato il proprio cuore a San Pietroburgo.