Il rito del tè in Russia – Storia e tradizioni

Il tè è una bevanda unica nel suo genere, che fa concorrenza solo al caffè e a poche altre bevande. Si è diffusa in quasi tutto il mondo, e la Russia non è certo rimasta in disparte. Già nel sedicesimo secolo ci eravamo innamorati della bevanda, amore diventato trampolino di lancio per la tradizione e l’impiego del tè nel corso di molti secoli.

Storia della comparsa del tè in Russia

Una delle leggende più importanti narra che le foglie di tè furono portate in Russia da Pietro I: in realtà, se esaminiamo la storia in modo più approfondito, scopriamo che le prime informazioni sul tè risalgono a molto tempo prima della nascita del famoso monarca. Un’altra versione ipotizza la comparsa della bevanda al 1567: l’anno in cui alcuni atamani (capi, n.d.T.) dei cosacchi si recarono in territorio cinese e, sulla strada del ritorno, descrissero ai russi incuriositi il rito asiatico tradizionale dell’uso della bevanda a lungo sconosciuta.

La via del tè dalla Cina alla Russia

Le prime fonti attendibili che sono state ritrovate risalgono al sedicesimo secolo. Al tempo, negli anni 1608 e 1615, erano state realizzate due spedizioni fallimentari, ma il terzo tentativo, nel 1618, si rivelò più produttivo: i viaggiatori finalmente ebbero successo. Il distaccamento, capeggiato da un cosacco di nome Ivan Petelin, era giunto in Cina. Si presume che in quell’anno i russi fossero già a conoscenza del tè, tuttavia non ci sono dati precisi riguardo a come venisse utilizzato. Un’altra versione afferma che dopo la spedizione lo zar del tempo, Michajl Fёdorovič Romanov, ricevette in regalo da degli ambasciatori cinesi più casse di tè contemporaneamente. I cuochi non avevano alcuna idea di come usarlo, cercarono di cucinare la zuppa, aggiungendo diversi condimenti, ma presto si accorsero che il segreto era nelle foglie.

La storia dello sviluppo della tradizione del tè si rifa’ un po’ a quella francese, siccome in quel paese europeo si era già cominciato a usare il tè come bevanda terapeutica, e solo in seguito cominciò ad essere apprezzata per il suo gusto. In Russia si potevano trovare persino rimedi all’interno di antichi libri di medicina che dicevano di usare il tè come ingrediente principale.

I russi apprezzavano il tè per le sue proprietà, per esempio la capacità di dare energia e combattere la sonnolenza. A metà del sedicesimo secolo venne stipulato un contratto con la Cina, la quale avrebbe dovuto rifornire Mosca regolarmente. Nonostante il prezzo abbastanza alto, le scorte di foglie secche si esaurivano velocemente e furono quasi sempre una merce fondamentale per l’economia.

Interessante! Sotto Caterina II i russi cominciarono a fruire del tè i grandi quantità. Nonostante non riuscisse a superare per popolarità le antiche bevande russe, mors e idromele, il tè rimase una bevanda estremamente gradita.

L’ulteriore diffusione della bevanda all’interno dello stato contribuì allo sviluppo delle regioni adiacenti. Per esempio aumentò considerevolmente la produzione dei samovar di Tula. Inoltre nel diciannovesimo secolo venne ampiamente pubblicizzata la porcellana russa, che si adattava alla perfezione alle cerimonie tradizionali. Molti di questi oggetti sono diventati parte della tradizione, conservandosi nella storia del paese come oggetti esclusivamente per il rito del bere il tè. Inoltre nel ventesimo secolo, quando il prezzo del tè si abbassò, tutti gli strati della popolazione cominciarono a berlo; tuttavia, proprio allora comparvero i tè di bassa qualità, utilizzati dai ceti più bassi.

Boris Kustodiev. Moglie del mercante di tè (1918)

Qualità di tè popolari in Russia

I russi estimatori della bevanda riuscivano immediatamente a rilevare le qualità da loro preferite. Venivano importate non solo dalla Cina, ma anche dall’India e dallo Sry Lanka attraverso tragitti marittimi. A Mosca le qualità maggiormente diffuse avevano i seguenti nomi: “žemčužnyj otbjrnyj” (bubble tea selezionato, n.d.T.), “imperatorskij ljansin”, “junfačo s cvetami” e “serebrjanye igolki” (aghi d’argento, n.d.T.), il tè bianco più raro e costoso.

Nella capitale del Nord, San Pietroburgo, erano apprezzate le miscele di tè con aggiunte floreali, ad esempio un famoso tè cinese col gelsomino, bevuto dagli abitanti di questa città più che da tutto il resto del paese.

Beninteso, il tè cinese di qualità e le altre forniture erano costituite da tè nero e tè verde (al quale apparteneva una diversa categoria di prezzo), tuttavia in Russia venivano proposte anche bevande completamente diverse, fatte passare per tè. Da sempre i prezzi alti sono indice della qualità delle merci: i russi, soprattutto i contadini, non conoscendo il sapore dei cibi e delle bevande di qualità, preferivano le miscele di erbe aromatiche piuttosto che quella bevanda aspra. Erano molto diffusi soprattutto la bevanda “koporskij” (preparata con foglie essiccate di cemenerio), il tè alla frutta (fatto con miscele di frutti e bacche sminuzzate e un’aggiunta di foglie essiccate), il tè “legnoso” (fatto principalmente con foglie e persino corteccia di quercia, betulla, frassino, ma, volendo, anche altre piante) e le miscele di erbe, tra le quali era in voga anche l’origano. Tali adulterazioni vennero brutalmente interrotte dallo stato, soprattutto perché si era tentato di venderle facendole passare per tè autentico con l’aiuto di coloranti tossici e altre aggiunte artificiali. Il lato positivo è che queste bevande divennero bevande tradizionali: l’Ivan-čaj è tuttora bevuto e apprezzato dai russi, nonostante la bevanda “koporskij” sia sempre stata solo un’imitazione del tè.

In generale, proprio grazie alla ricerca di un’alternativa alla bevanda tradizionale, in Russia comparve un’enorme varietà di tè. In primo luogo bisogna riconoscere che grazie all’inventiva dei ceti più bassi nacque il fitočaj (tisana a base di erbe officinali, n.d.T.), oggi una famosa miscela di erbe. Un tempo venivano usate solo a scopi medicinali, in piccole dosi e solo con erbe curative, tuttavia grazie al graduale sviluppo di una cultura russa del tè divenne popolare quasi quanto il tè nero, immediatamente seguito dal tè verde.

Nikolaj Bogdanov-Belkij. Nuovi padroni (1913)

La tradizione russa del bere il tè

Con la diffusione del tè in Russia nacquero determinate tradizioni, molte delle quali sono tuttora famose. La peculiarità del čaepitie (il bere il tè, n.d.T.) russo si trova innanzitutto nella ricca preparazione della tavola. La bevanda veniva accompagnata da grandi quantità di cibo (prodotti da forno dolci e non, confetture, zucchero e altre leccornie). Il rito del bere il tè si trasformava in un lungo evento, era assolutamente normale bere sei o sette tazze di fila. Inoltre si beveva il tè nelle più svariate occasioni, nei giorni di festa, in famiglia o all’arrivo degli ospiti.

Tè per tutti

Il tè e le sue varianti alternative raggiunsero presto tutti gli strati della popolazione: nobili, mercanti e proprietari terrieri, borghesi e proletariato e persino i ristoratori si innamorarono di questa bevanda. Gli aristocratici vedevano nella bevanda un qualcosa di nobile e si sforzavano di imitare gli inglesi nel modo di bere il tè, mentre tutti gli altri, anche i funzionari, i semplici impiegati, i proprietari delle botteghe e i venditori ambulanti, imitavano a loro volta gli aristocratici. Si stava verificando qualcosa di analogo al “telefono senza fili”, l’atto di bere il tè si stava arricchendo di tradizioni a livello dei singoli ceti.

Tra l’altro, proprio grazie al tè comparve la “romanza”, un famoso genere musicale. Infatti si trascorreva molto tempo a tavola mentre si beveva il tè: si discuteva di affari, i nemici firmavano l’armistizio, gli innamorati stabilivano assieme alla famiglia il loro fidanzamento. Non c’è da stupirsi se durante questi lunghi incontri venivano rievocati poemi lirici, successivamente messi in musica. La preferenza per il genere della romanza è dovuta al fatto che bastasse un solo semplice strumento, molto comodo per l’esecuzione di una canzone mentre si era a tavola.

Samovary e piattini

Forse il samovar è l’oggetto più famoso della tradizione russa del bere il tè. Tuttavia il samovar un tempo non era russo: dei congegni simili venivano usati in Iran, Cina e Giappone già nell’antichità. Inoltre gli archeologi hanno trovato delle parti di samovar bulgaro, molto simile a quello russo. Un recipiente simile, ma più alto, esisteva persino nell’antica Roma. Invece il samovar come lo conosciamo noi arrivò in territorio russo dall’Olanda grazie a Pietro I.

I samovar avevano diverse forme e dimensioni

Gli artigiani lo modificarono e lo migliorarono notevolmente. A Tula in particolar modo cominciarono a produrre esemplari dai colori più luminosi e si guadagnarono persino la possibilità di incidervi lo stemma nazionale. Gradualmente il samovar passò dall’essere un semplice recipiente per il tè all’essere un’autentica opera d’arte: gli artigiani erano in competizione per dimostrare la loro bravura nel dominare il metallo e dargli un’eleganza unica, un valore artistico. All’inizio i samovary venivano scaldati con l’ausilio di carbone o legna, in seguito comparvero esemplari a petrolio e dopo ancora si cominciarono ad utilizzare soprattutto samovary elettrici.

Interessante! Anche il piattino divenne un altro importante simbolo del čaepitie russo. Sorseggiavano il tè con il piattino i proprietari terrieri, i mercanti, gli artigiani e gli umili contadini, nonostante i rappresentanti della società aristocratica ritenessero questa pratica estremamente triviale. Per i ceti più poveri riporre la tazza sul piattino significava non volere altro tè, lo stesso valeva per il bicchiere capovolto; per i nobili aveva un significato analogo il cucchiaino capovolto nella tazza.

Indispensabile era anche il servizio da tè: oggetto dei sogni e motivo d’orgoglio per qualsiasi padrona di casa russa. Nel diciassettesimo secolo gli inglesi appresero il segreto della porcellana, sorprendendo l’Europa con la produzione di diverse stoviglie. All’inizio i prezzi erano molto alti, ma diminuirono abbastanza velocemente, perciò quasi tutti i ceti potevano permettersi la porcellana europea. Elizaveta Petrovna esercitò un’influenza sulla produzione della porcellana da tè russa, in quanto aveva ordinato che venisse fondata la fabbrica imperiale di porcellana. Sotto Caterina II si cominciarono a produrre magnifici servizi da tè di famiglia, i quali non avevano nulla da invidiare né ai servizi orientali, né a quelli europei.

Magnifici accessori

Uno degli ornamenti dai tavola più belli nella Rus’ era la “baba na čajnik” (baba sulla teiera, n.d.T.). La baba na čajnik era un’apposita borsina dell’acqua calda a forma di donna con una luminosa gonna vaporosa. Essa inizialmente copriva la parte superiore del samovar in attesa che il tè fosse pronto, in seguito venne usata per coprire la teiera. Tra l’altro la baba na čajnik si può comprare e usare anche oggi in modo che la bevanda rimanga calda più a lungo.

L’accessorio da tè più usato in epoca sovietica era il sottobicchiere di ferro, sebbene esistesse già da tempo. Usato da sempre per ragioni pratiche, si trasformò in un oggetto artistico, proprio come il samovar. Il sottobicchiere cominciò ad essere decorato con le fantasie più svariate. A dir la verità esso comparve nel diciassettesimo secolo e fino ad allora era sempre stato prodotto con il legno. Il sottobicchiere era destinato agli uomini dell’intellighenzia, i quali, secondo la moda dell’epoca, preferivano bere il tè dal bicchiere. Successivamente i sottobicchieri cominciarono a costare di più e a diventare più eleganti, in quanto d’argento, sostituito poi dalla versione di ferro, dal prezzo più contenuto. Oggi questo strumento funzionale si può trovare sul treno, dove si è mantenuta la tradizione di bere il tè dal bicchiere, accompagnato dal sottobicchiere.

Esposizione museale di sottobicchieri

Beninteso, il rapporto con il tè e le rekative tradizioni hanno subito dei cambiamenti sin dalla sua comparsa, ma la passione per la bevanda è rimasta invariata. Poco tempo dopo il suo arrivo nel paese, cominciò ad essere coltivato anche nei campi russi. In Unione Sovietica era probabilmente l’unica bevanda rispettabile per l’esercito, in quanto il consumo di alcol era vietato, mentre ci si poteva rifornire di tè gratuitamente; inoltre il tè veniva offerto in qualsiasi punto di ristorazione sovietico.

In ogni caso il tè era ed è rimasto la principale bevanda russa. Questo fatto è dimostrato dalla quantità di espressioni riguardanti il tè. La tradizione russa del čaepitie è straordinariamente ricca e la sua stessa esistenza è sicuramente essenziale per qualsiasi abitante del paese.

FONTE: kivahan.ru, – di Julija Vern (Юлия Верн), traduzione di Angela Zanoletti 

Studentessa di Scienze Linguistiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, la passione per la letteratura e per la musica mi ha fatto avvicinare alla Russia, col desiderio sempre maggiore di conoscere ogni aspetto di questa cultura, meno lontana da noi di quanto possiamo credere.

Angela Zanoletti

Studentessa di Scienze Linguistiche presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, la passione per la letteratura e per la musica mi ha fatto avvicinare alla Russia, col desiderio sempre maggiore di conoscere ogni aspetto di questa cultura, meno lontana da noi di quanto possiamo credere.