Pubblicati i diari dell’addestramento di Belka e Strelka. La storia della disumana esplorazione dello spazio: nomi, date e musi.

La strada dell’uomo verso lo spazio è lastricata di cani: tutti conoscono la storia di Lajka, Belka e Strelka. In realtà, prima dell’uomo “lì” sono stati mandati ben 50 bestiole, di cui 20 sono morte.

Ovviamente tutte queste ricerche in Unione Sovietica venivano accuratamente schedate e registrate fino a che non divennero inutili. Quale spiegazione possiamo altrimenti trovare alla distruzione o semplicemente alla perdita di molti di quei dati? Alcuni mesi fa Lada Lekaj, impiegato dell’Istituto dei problemi medico-biologico dell’Accademia delle Scienze russa, ha trovato nell’archivio una serie di riviste contenenti gli studi sull’addestramento dei cani “astronauti”. Tale ritrovamento può essere considerato miracoloso. Con l’aiuto di Irina Savel’vaja, del Museo della cosmonautica, Lada Lekaj ha organizzato un’incredibile mostra intitolata “Belka, Strelka e gli altri” dove sono state esposte le riviste originali. La mostra si svolgerà presso il centro VDNCH (“Esposizione delle Conquiste dell’Economia nazionale”, è uno spazio espositivo economico-commerciale di Mosca, ndt) fino al 2 aprile.   

Tra tutte, la rivista più interessante è sicuramente “Il diario di Belka e Strelka”, stilato con la supervisione di Oleg Georgevič Gazenko (scienziato russo ed ex direttore dell’Istituto dei Problemi Biomedici di Mosca, ndt) capo del programma di addestramento cani e fondatore della medicina spaziale. Pubblichiamo allora alcuni estratti del diario per ricordare la conquista dei cani dello spazio.

Strelka, Černuška, Zvezdočka, Belka

Cane contro scimmia

I candidati per l’esperimento sono stati scelti scovandoli nei cortili e nei portoni delle città, non per discriminazione ma perché i cani randagi o i bastardini sono meno capricciosi dei purosangue. Il futuro astronauta doveva rispettare i seguenti parametri: un’altezza massima di 35 cm, una lunghezza (dal naso alla coda) di 43 cm e un peso massimo di 6 kg. In generale doveva apparire così: piccolo, giovane, in salute, socievole e paziente, ma anche di bell’aspetto dato che con molta probabilità sarebbe finito sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo. 

Nel 1949 gli americani avevano provato ad inviare nello spazio una scimmia, così l’Unione Sovietica avrebbe dovuto fare tutto di corsa e scattò la competizione. Il cane sovietico sarebbe dovuto andare nello spazio prima della scimmia americana. Letteralmente iniziò così la corsa allo spazio. 

Nell’inverno del 1950 presso l’Istituto di Medicina e Cosmonautica iniziarono i primi addestramenti dei cani: i 33 cani avrebbero dovuto abituarsi alle vibrazioni, al rumore assordante dei motori, alla forza di gravità, alla bassa pressione, a ricevere il cibo dalle macchine di alimentazione, a indossare sensori e indumenti spaziali e soprattutto ad una lunga permanenza in isolamento. 

Dal luglio 1951 al settembre 1960 vennero effettuati 29 voli, otto dei quali finiti in tragedia, su razzi ad alta quota con cani a bordo. Agli esperimenti presero parte 44 “ex” cani randagi, alcuni dei quali vennero mandati nello spazio più volte. Tutti i lanci vennero eseguiti sotto il più stretto segreto, ma ora è possibile renderli pubblici uno per uno.

Dezik e altri

Cygan e Dezik

Così, la mattina presto del 22 luglio del 1951 due cani, Dezik e Cygan (in italiano “Zingaro”, ndt), sono stati i primi essere viventi a superare la soglia convenzionale tra Terra e universo (il razzo ha raggiunto l’altezza di 87 km e 700 metri). Dopo la partenza il peso dei cani è aumentato di 5 volte, le pulsazioni sono saltate a 250 battiti/minuto (un parametro quattro volte più alto del normale per un cane), in assenza di gravità le loro condizioni si stabilizzarono.   

Il volo durò 20 minuti, tre dei quali in assenza di gravità, dopo di che la testa del razzo si staccò per tornare sulla Terra. “Sono vivi! Sono vivi!”, hanno urlato i primi ad essere arrivati sul luogo dell’atterraggio. Sergej Korolev (capo ingegnere missilistico e progettista di veicoli spaziali tra gli anni ’50 e ’60, ndt) prese una dei cuccioli tra le braccia e iniziò a correre attorno alla cabina. Dezik e Cygan hanno dimostrato che un essere umano è in grado di sopportare un tale volo.

Ad una settimana esatta dal primo lancio Dezik è stato mandato di nuovo nello spazio, ma stavolta in compagnia di Lisaja. Questa vola hanno volato su una traiettoria balistica di 110 km e sono rimasti in assenza di gravità per 3,7 minuti, ma nella fase di atterraggio il paracadute non si è aperto e i cani sono morti nello schianto.

Dopo la morte di Dezik venne deciso di non rischiare la vita di Cygan, dopotutto il cane era già stato “lassù” e si era già guadagnato un posto d’onore nella scienza. 

Tra l’equipaggio del volo 51-m si trovavano Miški e Čicika. Il primo volo ebbe fortuna, mentre durante il secondo ci furono delle complicazioni e i due cani morirono a causa della depressurizzazione della testa del razzo in fase di atterraggio.

Qualche giorno dopo la morte dei due animali, come se ci fosse nell’aria la sensazione che qualcosa non andasse per il verso giusto, il piccolo Smelyj fuggì nella steppa alla vigilia del suo primo volo. Il primo viaggio in compagnia di Ryžikom (in italiano Lattario, ndt) si concluse con successo.

Smelyj avrebbe dovuto volare la seconda volta in compagnia di Neputevyj, ma mentre venivano portati verso la rampa di lancio ha rotto il guinzaglio ed è scappato. Il cucciolo venne cercato, senza alcun risultato, per tutta la steppa anche con l’aiuto degli elicotteri. La questione era urgente e al posto del fuggitivo volò ZIB. Il soprannome è stato decifrato come “Zapaznoj Izčeznuzšego Bobika” (Il sostituto dello scomparso Bobik, ndt).

Era un cane non addestrato e venne “reclutato” mentre passeggiava per la mensa del cosmodromo. 

Con il volo 54-m partirono i cani Lisa, Ryžik, Damka e Miška. Miška e Ryžik morirono durante l’atterraggio. Con il 55-m volarono Lisa e Bul’ba (entrambi deceduti al decollo), in un’altra missione Lisa, Rita (che non è tornata viva), Malyška, Knopka, Minda, Kozjavka e Al’bina. 

Dal 1957, i razzi con cani a bordo raggiunsero un’altezza di 212 km e un periodo di assenza di gravità pari a 6 minuti; dal 1958 l’altezza raggiunta venne registrata tra i 450 e i 473 km e l’assenza di gravità raggiunse i 10 minuti. Ecco la lista dei nomi degli eroi: Belka, Damka, Modnica (che volarono con successo), Rižaja e Džojna (morti a causa della depressurizzazione della cabina). Kusačke, Otvažnoj e Snežinke (più fortunati perché sono tornati sulla Terra vivi); Otvažnoj ha addirittura stabilito il record dei maggiori voli effettuati con successo di cui 5 con razzi geofisici. Il cane Pal’ma fece 3 voli, l’ultimo dei quali finì tragicamente: lei e il “compagno” Puška morirono a causa della depressurizzazione della cabina. Malek, Beljanka e Pestraja (sopravvissero). Žul’ba e Knop (che non furono dotati di paracadute). 

Avendo accumulato un’enorme quantità di materiali sperimentali di voli su razzi geofisici in assenza di gravità con cani a bordo, gli scienziati procedettero con la fase successiva, ovvero la preparazione di un volo orbitale con equipaggio umano: volevano farlo andare nello spazio aperto.     

Lajka 

Lajka

Lajka è stata inviata dalla Terra sul secondo satellite artificiale il 3 novembre 1957 ed è stata il primo essere vivente ad andare in orbita. Inoltre è il primo cane ad essere diventato celebre: tutto il mondo ha assistito al suo volo. 

Il destino di Lajka era però segnato sin dall’inizio, perché in quegli anni non si era ancora in grado di riportare sulla Terra un satellite e la cagnolina morì tra atroci sofferenze. L’orbita attorno al Sole durò più del previsto e la cabina iniziò gradualmente a surriscaldarsi. In un messaggio ufficiale fu detto che il cane venne mandato in orbita già morto, ma purtroppo non era vero. Lajka soffocò a causa del forte calore. Il satellite continuò a orbitare attorno alla Terra con a bordo il cane senza vita fino a che non bruciò nell’atmosfera. 

Dopo 40 anni, quando l’URSS era già caduta, l’ormai 80-enne Oleg Georgovič Gazenko dichiarò all’agenzia Rejter che “il fattore principale che ha determinò i primi esperimenti di volo dell’Unione Sovietica, come per esempio quello di Lajka, non era dettato dalla ricerca scientifica, bensì dalla competizione nata nel corso della Guerra Fredda”, chiarendo inoltre che Lajka è stato il suo più grande errore. 

“Non avremmo dovuto fargli questo”, dirà amaramente in seguito il generale del servizio medico.

Dopo il tragico volo di Lajka, e l’accusa di disumanità da parte della comunità mondiale all’Unione Sovietica, gli esperimenti con i cani continuarono clandestinamente e in segreto. Gli scienziati e i medici dell’équipe di Gazenko, dovevano trovare una risposta alla domanda se l’uomo sarebbe potuto andare nello spazio; i cani sopportavano bene i voli, ma la tecnologia era ancora imperfetta. 

Sui giornali sovietici, Lajka (come simbolo di tutti i piccoli cani-astronauti) venne dipinto come un animale coraggioso che sacrificò la sua vita per il progresso dell’uomo. In realtà il quadro da descrivere era esattamente l’opposto: l’uomo ha sacrificato i cani per il progresso scientifico. 

Negli Stati Uniti la situazione era un po’ più critica: prima del lancio le scimmie entravano in crisi di panico e dovettero essere spedite nello spazio sotto anestesia. Anche i cani avevano paura, ma loro hanno una qualità speciale: la fiducia nell’uomo. Per questo motivo i cani andarono nello spazio in uno stato di piena coscienza e senza subire alterazioni di alcun genere; gli scienziati impegnati nella loro preparazione dichiararono che le bestiole non mostravano resistenza, isterismi o abbaiavano, quanto invece mantenevano un comportamento “professionale”, anche durante procedure più dolorose. 

Quaderno generale, 96 pagine 

Nel luglio del 1960, quasi tre anni dopo la morte di Lajka, periodo in cui si era tentato il rientro del satellite, Oleg Gazenko iniziò a tenere un nuovo diario. 

Le pagine sono abbastanza scarne e ci sono appunti sulla preparazione di una squadra di sei cani per un volo in orbita. Le informazioni riguardano: l’istallazione dei sensori, il test delle attrezzature, la personalizzazione dell’equipaggiamento, il monitoraggio del comportamento e dello stato di salute dei cani; ma le persone sono persone, e gli animali sono animali: la poesia esiste, il dramma anche.

Sulla prima pagina del diario è trascritta la formazione della squadra: Lisička (in italiano Finferli, ndt), Čajka (in italiano Gabbiano, ndt), Sil’va, Vil’na, Marsiana, e Laska (in italiano Donnola, ndt). Non c’è da stupirsi se non compaiono i nomi di Belka e Strelka (in italiano rispettivamente Scoiattolo e Freccia, ndt): cambiavano i nomi ai cani con la stessa velocità con cui si cambiavano i guanti. Più erano vicini al momento del lancio e più erano attivi; si può presumere che tutto questo avveniva per ragioni di segretezza o magari ideologiche: per qualche motivo, per esempio, Marchesa è diventata Bianca. A volte le scelte erano dettate da motivazioni puramente estetiche (l’estetica sovietica ovviamente). Così anche Žul’ka, la donna favorita da Gazenko che non aveva un nome adatto per la GosKommissija (La Commissione Statale per la risoluzione dei problemi, ndt), ha cambiato nome in Žemčužnaja (in italiano Perla, ndt). Avvicinandoci al lancio a Vil’na verrà dato il nome di Belka e Silvia diventerà per la prima volta Kaplej (in italiano Goccia, ndt), ma dato che in assenza di gravità i liquidi si assorbano in sfere Kaplej sarà ribattezzata Strelka (in italiano Cecchino, ndt).

Ancora sulla prima pagina del diario ci sono tre punti (probabilmente i principali): con cosa nutrirli, come curare la polmonite e cosa somministrare in caso di diarrea. Ecco cosa segue la voce “dar da mangiare”: due volte al giorno, solo prodotti freschi, 300 g di carne (meglio se bollita e senza ossa di pollo); il pesce è vietato; zuppa qualsiasi a scelta.

Seguono informazioni sull’istallazione (sul cane stesso) di sensori di movimento e di telecamere perché durante il volo tutte le informazioni e le “immagini” sarebbero dovute essere trasmesse sulla Terra. Istruzioni per l’applicazioni dei sensori KRD e VVD: devono essere applicati sui fianchi degli animali…in caso di indietreggiamento da parte dell’animale, non deve colpire la parte superiore della cabina…il cavo è fissato all’altezza delle scapole dell’animale. 

Dal diario di Oleg Gazenko

Attira attenzione la lista delle apparecchiature e degli strumenti necessari, in dettaglio: voltimetro, 1 pz; dinamometro, 1 pz; resistenza VS-0,25, 10 pzz; copiglie; pinze; cacciavite per viti M6; saldatore stagno; colofonia; cavi; filo di nylon; ago. Nulla di spaziale insomma!  

I cani vengono sottoposti ad ECG (elettrocardiogramma, ndt) e FCG (fonocardiogramma). Nel diario sono registrati i grafici che mettono in evidenzia la pressione sanguigna. Nella foto che segue, ad esempio, Lisička presenta un leggero aumento della pressione quando punta le zampe e quando abbaia. Altre variazioni molto piccole si verificano quando mangia o tossisce, mentre il livello della pressione del sangue aumenta quando il cane si scrolla.

Dal diario di Oleg Gazenko

La prima registrazione dei dati è stata fatta nel volo del 12 luglio 1960, partito alle 22.00 e arrivato a destinazione alle 7.00 (ora di Mosca) del 13.07.1960. Ovviamente non fu una fuga nello spazio, ma la spedizione dei futuri astronauti da Mosca a Baikonur (città del Kazakistan amministrata dalla Russia e dove ha sede il Cosmodromo più vecchio al mondo utilizzato come base di lancio nello spazio, ndt). Comportamento degli animali in volo: Sil’va è attiva, le reazioni orientative sono chiaramente espresse. Vil’na è calma e passiva. Čajka è attiva. Lisička è calma. Lo stato degli animali dopo il volo è soddisfacente. 

Sembra che Marsiana e Lasku siano stati lasciati a Mosca. Il lancio è previsto il 27 luglio: tra due settimane.

Animale N. 1 e animale N. 2  

13 luglio. Apertura del laboratorio. Controllo degli animali: Lisička e Sil’via.

14 luglio. Alle 9.00 gli animali saranno sottoposti all ECG. Controllo delle rilevazioni mostrate sui nastri. Fine del lavoro alle 22.00. Che giornata!

15 luglio. Alle 9.00 inizia la preparazione di Sil’via. I sensori iniziano le rilevazioni. Dopodiché controllo delle attrezzature di Lisička (fine del lavoro alle 18.00). La qualità del controllo è soddisfacente. Alle 18.30 iniziano i preparativi per Čajka; le rilevazioni finiscono alle 20.00. Su Lisička e Čajka i sensori per il controllo della temperatura corporea non sono fissati. Durante i controlli è caduta una sedia su uno dei due cani (di cui non riveliamo il nome). Alle 21.00 gli animali vengono sistemati nella cabina KŽ-02, nella quale poi voleranno. Alle 22.00 vengono effettuati i controlli di tutti i parametri. Tutti i canali funzionano normalmente, gli FCG (fonocardiogrammi, ndt) sono abbastanza sottili. 

16 luglio. Alle 11.30 i cani vengono fatti uscire dalla cabina KŽ-02. Controllo dei rilevamenti. Ci sono alcuni commenti, ma la qualità delle immagini è soddisfacente. Preparazione della cabina KŽ-02. 

Peso degli animali con l’equipaggiamento. Lisička è addestrata in qualità di animale N. 1 e  Čajka come animale N.2. Il sensore di Lisička pesa 280 gr., mentre quello di Čajka ne pesa 200. Oltre all’equipaggiamento indossato, l’apparecchiatura di fissaggio e le altre attrezzature che porteranno pesano 450 gr. Con tutto l’equipaggiamento è stimato che Lisička peserà 7 kg. e Čajka 6.5. 

Lisička e Čajka

Il 17 luglio sono iniziati i lavori con i sensori, i rilevamenti su nastro e la raccolta di campioni di urina del primo gruppo degli animali. Il giorno successivo si è continuato a lavorare con i sensori anche filmando gli animali e il loro comportamento. Sono state rimosse le apparecchiature da Čajka e i rilevatori da Sil’va e Vil’na (elettrocardiogramma e la pressione sanguigna). 

18 luglio. Effettuati esami agli animali cavia. Per Čajka è stato trovato un elettrodo adatto e alle 22.00 è stata eseguita l’operazione in anestesia locale per impiantarlo. Le sue condizioni dopo l’intervento sono risultate soddisfacenti.  

Gazenko era uno scienziato brillante, ma sicuramente non un bravo artista. Ecco come ha disegnato gli animali N. 1 e N. 2: sembra che siano tenuti a guinzaglio, ma invece sono cavi e sensori…guardate che musi.  

Dal diario di Oleg Gazenko

19 luglio. Le condizioni di Čajka sono soddisfacenti, ma il cane si mostra un po’  fiacco…Controllo del monitoraggio dello stato degli animali e delle loro funzioni fisiche, degli elettrodi, delle rilevazioni su Vil’na, Čajka e Sil’va. Cambio dei bendaggi. 

20 luglio. Le condizioni degli animali sono soddisfacenti. Čajka è ancora fiacca e zoppica leggermente dalla zampa anteriore destra. Eseguita il test dell’equipaggiamento. Questa procedura prima richiedeva molto tempo perché era importante che la tuta fosse perfettamente aderente al corpo del cane per essere sicuri che i sensori rimangano ben fissati.

Un fiorellino per Čajka e Lisička

24 luglio. Preparazione e svolgimento dei test complessi. Ore 20.30: Čajka è pronto ed equipaggiato. Ore 23.00: finito anche l’equipaggiamento di Lisička. Ore 24.00: ingresso nella cabina KŽ.

25 luglio. Lavaggio e toletta per Čajka e Lisička. Controllo dei punti di fissaggio degli elettrodi. 

26 luglio. Bagno per gli animali: Lisička dalle 16.00 alle 20.00 utilizzando sapone per bambini e spazzole di lana; puliti anche i punti di contatto con gli elettrodi. Sul torace destro, nella zona di impianto dell’elettrodo, si notano arrossamenti e gonfiore. L’apparecchiatura non è stata rimossa ed è stata applicata una crema lenitiva.

Programma per il 27 luglio (giorno prima della partenza):

  • Ispezione degli animali per l’esperimento con rapporto dettagliato. 
  • Analisi del sangue. 
  • Controllo dei sensori.
  • Attrezzature ed equipaggiamento degli animali.
  • Registrazione di controllo.
  • Consolidamento della cabina KŽ.
  • Definire i controlli di autorità (dall’inglese “Authority control”, sistema di catalogazione e archiviazione di dati, ndt).

Più avanti compaiono elenchi di controlli obbligatori sul funzionamento dei macchinari…numeri…numeri…e tutto ad un tratto un fiore secco. 

Dal diario di Oleg Gazenko

27 luglio. Ore 9.00: Čajka inizia ad essere equipaggiata con l’attrezzatura. Ore 9.30: fine dell’equipaggiamento. Fase di sistemazione dei sensori durante la quale si effettua una registrazione. Applicazione della crema lenitiva prima di indossare l’ASU (Avtomatizirovannaja Sistema Upravlenija, in italiano Sistema di Controllo Automatizzato, apparecchiatura di software e hardware. In URSS sono stati massicciamente introdotti e utilizzati dalla metà degli anni ’60, ndt). Una volta preparato tutto (l’apparecchiatura, i sensori e gli indumenti) inizio delle registrazioni e del controllo della cabina  KŽ.

Ore 15.00: effettuato il controllo su Lisička. Fissaggio dell’elettrodo LR (danneggiato, ma accuratamente rivestito e protetto). Si è deciso di ri-impiantare l’elettrodo in anestesia locale con procedura semplificata. Di seguito la descrizione dell’operazione, poi le condizioni dell’animale: soddisfacenti. 

28 luglio. Lisička, ore 00.00: posizionata ed equipaggiata dell’ASU, i cui fili del piccolo serbatoio per la raccolta di liquidi sono assicurati al collo. Il cane si dimostra quieto e le sue condizioni generali sono buone. La temperatura corporea è pari a 38,2 gradi. Il naso è lucido, freddo e umido. Le mucosità della cavità orale sono pulite e di colore rosa chiaro. Il pelo è liscio e lucido. La pelle è in buono stato. Il torace, dopo un esame di auscultazione, non presenta anomalie. L’alimentazione somministrata procede bene. Le feci e l’urina non presentano alterazioni. Raccolta delle urine per analisi sull’eventuale presenza di deossicitidina. Prelievo del sangue per analisi chimiche generiche e per ricerca biochimica. 

Più avanti il diario si interrompe. Il 28 luglio 1960, all’alba, viene effettuato il lancio della prima nave-satellite con a bordo i già celebri Čajka e Lisička. 

Sil’via e Vil’na (le future Belka e Strelka) erano un equipaggio-controfigura, ma la nave con a bordo Čajka e Lisička  esplose alla partenza davanti agli agli occhi di Korolev: Lisička era il suo cane preferito.

Poco prima del lancio gli scienziati ricordano di aver visto Korolev prendere Lisička tra le braccia e stringerla dicendo: “Voglio tanto che tu torni”.

Non siamo al corrente di cosa abbia detto Gazenko ai cagnolini, dopo averli seguiti e preparati per tanti mesi, ma certo è che non si contano i fiori che sono arrivati da lui subito dopo quella tragedia.

Due giorni dopo, il diario ha ripreso ad essere riempito di appunti: quelle persone erano affezionate ai cagnolini, ma era tempo di tornare al proprio lavoro e i protagonisti delle nuove pagine sono diventati Sil’via e Vil’na. Molto probabilmente Gazenko sapeva già che i loro nomi sarebbero stati cambiati e così li trascriveva tra virgolette. Prima del lancio della seconda navicella spaziale mancano ancora tre settimane.  

Sil’va e Vil’na

30 luglio. Controllo del cane “Sil’va”. Ore 9.30, inizio. Ore 10.30, fine. Il cane si dimostra quieto e di buon appetito. Temperatura di 38,1 e pulsazioni pari a 88 battiti/minuto. La frequenza respiratoria è di 24 atti/minuto. Le condizioni generali sono soddisfacenti. Al momento del controllo della temperatura l’animale si dimostra aggressivo, cerca di mordere e manifesta insofferenza…nella verifica degli elettrodi è stato rilevato che quello anteriore destro era rotto. La mediazione è stata eseguita con facilità. Il cane è facilmente irritabile se lo si accarezza inaspettatamente, resta acquattato e se sente rumori improvvisi e forti (come una porta che sbatte) oppure che provengono da oltre la porta serra i denti 

Il futuro Strelka è palesemente nervoso.

Dal diario di Oleg Gazenko. ECG di Strelka

Controllo di “Vil’na”. Il cane sembra docile. Si è lasciato esaminare, le pulsazioni sono di 120 battiti al minuto, stessi parametri per la respirazione. Ha buon appetito. La temperatura corporea è di 37,9 gradi. 

Ore 13.15. Entrambi i cani, “Sil’va” e “Vil’na” sono stati posizionati nella cabina GKŽ. Il fissaggio dei due animali è condotto il modo tale da concedergli di assumere le seguenti posizioni: a) sedere; b) accovacciarsi; c) stare a quattro zampe (quest’ultimo è necessario in un’altra nave).

Ore 19.00. Sil’va: pulsazioni 96 battiti/minuto, respiro 24 atti/minuto. Vil’na: pulsazioni 126 battiti/minuto, frequenza respiratoria 120 atti/minuto. Non mangia e geme spesso. 

Anche il futuro Belka è nervoso. Interessante: i cani hanno avvertito qualcosa sul destino dei loro colleghi?

31 luglio. Ore 9.00. Sil’va: è calma, il naso è lucido e umido, pulsazioni 78 battiti/minuto, respiro 24 atti/minuto. Buon appetito. Vil’na: è inquieta, spesso guaisce, il naso è specchiato e asciutto, pulsazioni 140 battiti/minuto, respiro 160 atti/minuto. 

1 agosto. Ore 9.00. Sil’va ha morsicchiato tutti i fili, le pulsazioni 100 battiti/minuto, respiro 36 atti/minuto. Vil’na: inquieta, si lamenta, il respiro 140 atti/minuto, pulsazioni 120 battiti/minuto. Ore 13.00. Fine dell’addestramento. Controllo dei cani: Sil’va è calma, pulsazioni 78 battiti/minuto, respiro 24 atti/minuto. Vil’na è è agitata, pulsazioni 100 battiti/minuto, respiro 48 battiti/minuto.

2 agosto. Ore 16.00. Vil’na è vestita ed equipaggiata nell’ISU, sistemata nella cabina GKŽ, è irrequieta, trema, guaisce spesso e cerca di fuggire. 

3 agosto. Alle ore 18.00 Vil’na si trova nella cabina GKŽ. Alla fine del test le sue condizioni sono soddisfacenti, le pulsazioni sono di 140 battiti/minuto, il respiro di 120 atti/minuto. Appare in forze e non rifiuta il cibo. 

4 agosto. Ore 20.00. Vil’na è quieta e dorme. Le pulsazioni sono di 120 battiti/minuto, il respiro di 20 atti/minuto. Ore 20.30: inizio della medicazione. Ore 23.00: fine della medicazione. Marsianka sembra fiacca, pulsazioni 88 battiti/minuto, respiro (affannoso) 60 atti/minuto. 

Si, le riserve sono entrate in panchina!  

6 agosto. Ore 5.00. Sistemazione dei cani nella cabina GKŽ.

7 agosto. Alle 13.00 sono stati effettuati test delicati, ma tutte le difficoltà sono state superate. Alle 16.00 i cani sono usciti dalla GKŽ. Le condizioni degli animali sono soddisfacenti. 

Belka e Strelka.

Belka e Strelka

13 agosto. Sono state fatte le registrazioni di prova (con i sensori). Per la prima volta appaiono i nomi da stella: Belka (l’ex Vil’na) e  Strelka (l’ex Kaplja).

Sulle pagine del diario sono incollati i risultati delle analisi cliniche, scritte in un modulo per gli uomini, sul sangue datate 15.08.1960. Nelle colonne “Cognome, Nome” appaiono Kaplja e Beločka. Mancavano tre giorni alla partenza. 

16 agosto. Ore 10.00, cani pronti. Presentazione in pubblico di Belka e Strelka…Presi nuovi campioni per le analisi. Alle 23.00, dopo l’equipaggiamento e il controllo di tutti i sensori, gli animali sono sistemati nella cabina.

17 agosto. I cani hanno trascorso serenamente la notte nella cabina. Alle 9.00 appaiono in buone condizioni, calmi e reagiscono vivacemente alla vista delle persone e agli stimoli esterni. Si è deciso di lasciare i cani nella cabina KŽ e procedere con l’esperimento come stabilito. 

Ore 16-16.15. Vil’na è visibilmente agitata, guaisce e abbaia e si muove spesso. Entrambi rifiutano cibo e acqua. 

Ore 16.45. Il rilevamento di tutte le funzioni vitali è soddisfacente. Vil’na a volte abbaia.

Ore 18.15. Vil’na abbaia di tanto in tanto.

Ore 21.45. I cani sono agitati. Belka abbaia e guaisce spesso. 

18 agosto. (La vigilia del lancio).

Ore 00.15. I cani sono in buono stato. Hanno mangiato. Sono calmi.

Ore 3.00. I cani dormono. 

Ore 5.00. I cani dormono.

Ore 6.40. I cani si sono svegliati. Restano accovacciati nella cabina. Il loro umore, a quanto pare, è buono.

Ore 9.00. Lo stato dei cani è soddisfacente. Vil’na è un po’ irrequieta e abbaia.

Nelle pagine successive sono costantemente appuntati i controlli: orario, pulsazioni e respiro di Belka e Strelka.

Alle 10.15-10.25 è registrata una significativa frenesia motoria di Belka. Le pulsazioni saltano a 135 battiti/minuto. Alle 10.35 scendono a 72 battiti/minuto e Belka torna quieta. 

Infine, due colonne: 1 minuto prima del lancio e 1 minuto dopo il lancio. Strelka: la respirazione aumenta, da 60 a 120 atti/minuto, le pulsazioni da 75 a 170 battiti/minuto; Belka: il respiro aumenta da 9-12 a 72 atti/minuto, le pulsazioni da 52 a 180 battiti/minuto.

Dopo i dati sul secondo giro e sul sesto giro…I cani orbitano attorno alla Terra…

Alla vigilia dell’uomo

Così, la navicella con a bordo Belka e Strelka è partita il 19 agosto 1960, ha effettuato 18 orbite attorno alla Terra ed è atterrata il 19esimo giorno con successo e con gli animali in buone condizioni. Fu così che Belka e Strelka ebbero il record di diventare i primi esseri viventi a compiere con successo un volo spaziale orbitale di lunga durata. 

Ma non c’è bisogno di parlare di questo perché davvero se un equipaggio di due cani è stato lanciato in orbita ed è tornato incolume, significa che almeno il corpo di uno dei due cani deve poi essere studiato e sezionato. Gli scienziati hanno studiato come il volo nello spazio influisca sul corpo, ma per l’equipaggio Belka e Strelka, famoso in tutto il mondo, fecero un eccezione. Entrambi gli animali sono invecchiati e sono morti seguendo il loro processo naturale. A proposito, Strelka è diventata madre per due volte: uno dei suoi cuccioli, Puškin, è stato anche presentato alla famiglia Kennedy (era necessario stuzzicare i concorrenti beffandoli con un Puškin di “poco peso”!).

Su una delle ultime pagine del diario è disegnato un uomo e i punti del corpo dove applicare i sensori. Tutto è per lui, ma per qualche motivo il disegno è stato scarabocchiato. 

 

Dal diario di Oleg GazenkoPer secondi partirono Pčelka e Muška. La nave-satellite partì con successo il primo dicembre del 1960, compì 17 orbite attorno alla Terra, ma nella fase di discesa la traiettoria si è inclinata per insufficienza del sistema di pulsione frenante rischiando l’atterraggio di un oggetto sotto segreto militare nel territorio di un altro Paese. Proprio per prevenire incidenti di questo genere su ogni navicella veniva installato un sistema di autodistruzione: in questo caso i segreti vennero salvati a costo della vita dei cani. 

Il tragico episodio ha rimandato il primo volo dell’uomo (proprio nel dicembre 1960). Korolev aveva espresso la condizione che l’uomo sarebbe partito solo dopo due lanci riusciti con i cani, ma per questi si sarebbe dovuto aspettare fino al 9 e al 25 marzo 1961. All’inizio volò Černuška (in italiano Nerina, ndt) in compagnia di un manichino a forma di uomo di nome Ivan Ivanyč; la loro navicella fece un’orbita attorno alla Terra e atterrò con successo. Dopo venne utilizzata la stessa procedura, quindi il manichino venne accompagnato da Zvezdočka (in italiano Stellina, ndt) e solo dopo 17 giorni arrivò il turno del primo uomo nello spazio.  

Černuška e Zvezdočka
Dopo l’uomo

Dopo il 12 aprile 1961 altri due cani vennero spediti nello spazio. Il 22 febbraio del 1966 fu lanciata una navicella teleguidata con a bordo Ugolek (in italiano Carboncino, ndt) e Veterok (in italiano Brezza, ndt). Il volo durò 22 giorni nei quali gli scienziati studiarono quali effetti si manifestavano sugli animali in condizioni di prolungata assenza di gravità. Il 16 marzo Ugolek e Veterok fecero ritorno sulla Terra vivi, ma molto deboli e disidratati tanto da non riuscire a reggersi sulle zampe. Senza avere il tempo di riprendersi dal volo gli animali sono stati subito portati davanti alle telecamere per mostrare le conquiste del progresso della cosmonautica sovietica: ecco cos’è la gara ideologica. 

Il perché del cambio di nome di Snežka (in italiano Palla di neve, ndt) in Ugolek, lo sa solo la Commissione di Stato. Ma ecco che con Veterok tutto è più chiaro: il pioniere sovietico non poteva portare il nome Perdunčik (in italiano Flatulenza, ndt) così, sebbene per il volo fosse stato approvato il nome abbreviato Per (in italiano potremmo dire Flato, ndt), alla vigilia del lancio l’eroe ricevette il nuovo nome, Veterok, che di fatto rifletteva la natura del suo nome originale.

Veterok e Ugolek

Sul destino di Ugolek non ci sono informazioni, ma a Veterok venne restituito il suo nome e fu portato a vivere nell’IMBP. Lì Perdunčik ottenne il meritato onore e rispetto, ma purtroppo perse i denti (una delle conseguenze del volo). Per lui i dipendenti dell’istituto sminuzzavano il cibo ed era libero di passeggiare ovunque entrando dove più gli era gradito. Alla fine della sua vita fu ribattezzato con il nome di Direttore e morì proprio lì, sul posto di lavoro, avendo vissuto 12 anni di gloria dopo il suo volo. 

Žulka visse a casa di Oleg Gazenko: era il suo cane preferito. In occasione del suo terzo volo ci fu una omissione durante la fase di preparazione e la testa della navicella, con a bordo Žulka e Žemčužina, cadde in inverno nella tajga sul fiume Podkamennaja Tunguska (fiume nella provincia di Krasnojarsk nella regione di Irkutsk in Siberia, ndt). Fortunatamente per Gazenko, il dispositivo di distruzione automatica (vitale per la segretezza del lavoro) fece cilecca e dopo due giorni i cani vennero ritrovati vivi in mezzo alla neve e portati in salvo. Žulka non prese più parte ad altre missioni e visse per altri 14 anni in casa dello scienziato. 

Gazenko aveva sicuramente ragione: “non avremmo dovuto fargli tutto questo”. Per loro non è rimasto altro che la nostra gratitudine.

Le immagini provengono dall’archivio dell’IMBP RAN e sono custodite al fondo della GBUK, la Biblioteca statale di Mosca del Museo della cosmonautica. 

 

Fonte: Novaja Gazeta, 07/02/2017 – Ekaterina Glikman, traduzione di Eugenio Alimena

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Nato a Belvedere Marittimo, in Calabria, è cresciuto a Cosenza dove si è formato fino alla licenza liceale. L’esperienza universitaria romana, presso La Sapienza, gli ha permesso di ampliare i suoi orizzonti culturali e fisici, portandolo oltreoceano e oltre Urali spinto dallo studio, dal lavoro e da pura curiosità. Terminati gli studi di specializzazione in lingua e letteratura russa (dedicati soprattutto alla poesia del ‘900), attualmente vive e lavora a San Pietroburgo, dove si concentra principalmente sull’insegnamento e sulla diffusione della lingua italiana, mantenendosi contemporaneamente attivo in progetti personali e pubblici.
Alla domanda “perché hai scelto il russo?”, risponde senza molti giri di parole “perché, in un senso abbastanza stretto, fa parte della mia storia”.

Eugenio Alimena

Nato a Belvedere Marittimo, in Calabria, è cresciuto a Cosenza dove si è formato fino alla licenza liceale. L'esperienza universitaria romana, presso La Sapienza, gli ha permesso di ampliare i suoi orizzonti culturali e fisici, portandolo oltreoceano e oltre Urali spinto dallo studio, dal lavoro e da pura curiosità. Terminati gli studi di specializzazione in lingua e letteratura russa (dedicati soprattutto alla poesia del '900), attualmente vive e lavora a San Pietroburgo, dove si concentra principalmente sull'insegnamento e sulla diffusione della lingua italiana, mantenendosi contemporaneamente attivo in progetti personali e pubblici. Alla domanda "perché hai scelto il russo?", risponde senza molti giri di parole "perché, in un senso abbastanza stretto, fa parte della mia storia".