Senza vodka e orsi: la Russia agli occhi dei registi stranieri

A Mosca il 19 settembre è stata inaugurata una retrospettiva sui film stranieri dedicati alla Russia, intitolata “L’eco degli unicorni”. Nel programma ci sono le pellicole che hanno partecipato al festival del cinema “La settimana del cinema russo” di Londra, che si tiene dal 2016. Il giornale RIA Novosti ha riflettuto su come i registi stranieri vedono la Russia.
Il balletto e Stanislavskij
© Russian Film Week. Scena dal film Polina

Oltre alla Guerra fredda e ai malfattori russi, uno dei “brand” della Russia più popolari nel cinema straniero è il balletto. La pellicola francese Polina dei registi Valérie Müller e Angelin Preljočaj apre il festival. Il film racconta di una ragazza proveniente da una famiglia povera, che sogna di diventare una grande ballerina. I suoi genitori sacrificano tutto, affinché la figlia possa esibirsi al Teatro Bol’šoj. Polina, però, improvvisamente rinuncia alla carriera nel più importante teatro del paese e se ne va per cercare il proprio stile di danza e, contemporaneamente l’amore, a Parigi. È significativo che il ruolo principale nella pellicola lo abbia interpretato la ballerina del Teatro Marinskij, Anastasija Švecova.

Un po’ meno adatto per una trama di un film, ma anche abbastanza tradizionale per l’Occidente è l’inimitabile teatro russo. A esso è dedicata anche la pellicola brasiliana Russian Red dei registi Martha Nowill e Charlie Braun. Al centro della vicenda ci sono le giovani attrici Marta e Maria, che vengono inviate nell’enigmatica Russia per studiare il sistema Stanislavskij. Non solo una serie di strane, per lo spettatore occidentale, tradizioni e particolarità della mentalità russa aspetta le ragazze, ma anche intrighi dietro le quinte, la metro e, infine, il duro inverno russo.

Leskov e gli hippie
© Russian Film Week. Scena dal film Lady Macbeth.

Un altro tema tipico da “esportazione” nella distribuzione straniera è la letteratura russa. Dopo la serie di rese cinematografiche di Guerra e pace e Anna Karenina, i cinematografi occidentali si sono dedicati al racconto lungo di Nikolaj Leskov Lady Macbeth del distretto di Minsk. Il regista britannico William Oldroyd ha riportato l’azione nell’Inghilterra vittoriana, dove gli eroi di Leskov sembrano sorprendentemente connaturati. D’altronde, la stessa storia è universale: in un piccolo villaggio con un modo di vivere conservativo una ragazza di nome Catherine va in sposa a un uomo che ha il doppio della sua età. Del tutto secondo le attese lei intesse una relazione con un giovane operaio della fattoria del coniuge.

Il film-documentario Soviet Hippies ha trasportato gli spettatori estoni dal XIX secolo agli anni Settanta del Novecento. Gli eroi del regista Terže Toomitso sono pittori, musicisti, senzatetto e semplicemente rappresentanti della subcultura dell’epoca dei neformaly dai capelli lunghi, che tentano di creare un proprio mondo libero nei confini dell’Unione Sovietica. Anni dopo completano il viaggio dall’Estonia a Mosca, dove ancora oggi il primo giugno ci sono raduni in memoria degli avvenimenti del 1971, quando il KGB eseguì arresti di massa degli hippie sovietici.

La Siberia e i Placebo
© Russian Film Week. Scena dal film A Moon of Nickel and Ice.

Un’altra pellicola proveniente da uno dei paesi dell’ex blocco sovietico è The Chronicles of Melanie del regista Viesturs Kairišs. Essa racconta dei fatti avvenuti in Lettonia nel giugno del 1941. Il film è basato sull’autobiografia “Sulla riva del Velupes” della giornalista e scrittrice Melanija Vanaga. Alla vigilia della guerra l’eroina principale e suo figlio, insieme a quindicimila lettoni, sono deportati in Siberia. A sopravvivere nel lager la aiutano le lettere al marito, che spera nella liberazione della Lettonia.

Degli abitanti della Siberia contemporanea, in particolare dei discendenti dei prigionieri dei Gulag, ne parla la pellicola canadese del documentarista François Jacob A moon of Nickel and Ice. È una rara opportunità per uno spettatore straniero di vedere Noril’sk: una città metallurgica nel profondo nord della Siberia. Gli abitanti condividono i propri problemi: la nuova generazione sogna di andarsene, gli operai delle fabbriche hanno nostalgia dei tempi sovietici, l’intelligencija ricorda il buio passato, nascosto negli archivi. Tuttavia, il “personaggio” principale del film è la stupefacente “Luna di nichel”, come se fosse stata creata dal nichel e dal ghiaccio.

© Russian Film Week. Scena dal film Placebo: Alt.Russia.

Il film-documentario Placebo: Alt.Russia, come si può indovinare dal titolo, è dedicato al gruppo britannico Placebo. Festeggiando i venti anni di carriera nel 2014, il collettivo ha fatto un insolito tour in dieci città russe lungo l’arteria Transiberiana. Il regista Charlie Targett-Adams mostra come la nuova generazione di musicisti ripercorre il viaggio delle vecchie stelle: David Bowie e Iggy Pop.

Dal 19 al 23 settembre durante la retrospettiva saranno mostrate in tutto tredici pellicole: sette film a soggetto, sei documentari e un film d’animazione. La Russia in essi appare molto diversa. È possibile che in tutti i film siano riusciti a uscire dai cliché e dagli stereotipi, ma, è evidente, che i registi stranieri cerchino nuovi temi legati alla Russia.

FONTE: https://ria.ru/, 19 settembre 2018 – di Anna Michajlova, traduzione di Rebecca Gigli

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