“Scrivo per le persone con cui sto vivendo questa vita”. Intervista a Noize MC

Ivan Alekseev, meglio noto come Noize MC, è stato a Bişkek (capitale del Kirghizistan, n.d.T.) per un concerto. Nonostante la sconcertante popolarità dell’artista in Russia, per la città di Bişkek egli è ancora come agli inizi, “non formato”, come si suol dire. È venuto a Bişkek su invito del club Promzona. In risposta a coloro che criticano il detestabile Alekseev in quanto fatto “su misura” delle imprese locali, l’art director Vadim Zareckij risponde che la “misura” di Promzona si trova nei musicisti che si esibiscono dal vivo. Si è poi scoperto che Noize MC aveva programmato di farsi conoscere in questa città già nel 2008, ma determinati avvenimenti hanno impedito ai promotori dell’iniziativa di organizzare una sua visita qui, se non in tempi migliori. I tempi migliori sono poi arrivati nel 2016 e tutto si è concluso per il meglio. In un periodo di crisi, di guerre dell’informazione, di percezione di una penuria generale della cultura, l’artista in modo semplice si è rivelato una boccata d’aria fresca.

La giornalista Marina Kim gli ha posto alcune domande in un’intervista esclusiva.

Non so ancora come Vanja sia riuscito a strisciare verso lo spogliatoio dopo il concerto… Trasmettendo in sala un’incredibile quantità di energia, quasi perdendo la voce e le forze, fino all’ultima nota di tutte e 28 le canzoni egli ha continuato a dondolarsi e a fare freestyle, facendo quasi tremare le pareti dall’entusiasmo.

 

Secondo me Noize è soprattutto un poeta, tuttavia egli non osa definirsi tale. Piuttosto sono d’accordo con la definizione di “artista nel senso più ampio del temine”. Alle domande standard poste dal pubblico di Internet, da Twitter, egli risponde in modo automatico, con un sorrisetto malizioso. Tuttavia appena si comincia a parlare di libri, egli si rianima in modo evidente. Teppista e ribelle, che non disdegna di usare un linguaggio senza filtri nelle sue canzoni, nella vita reale si è dimostrato essere un interlocutore con cui è molto gradevole parlare.

Ho iniziato ad ascoltarti quando hai cominciato ad avere successo su ampia scala, nel 2008. Eri una tale personificazione della rivolta della classe dei lavoratori. Ora, quando ascolto le tue canzoni, penso che esse si ripercuotano su di me, perché mi ricordano che sono giovane e autentica. Sei a conoscenza di questa particolarità della tua produzione artistica?

Non saprei, non la analizzo. Più che altro in tutti questi anni passati che tu hai menzionato ho scritto cose nuove senza smettere di andare avanti. Mi sembra che le nuove canzoni siano cariche di qualche nuovo messaggio. Non penso molto a ciò, non indugio, non mi sforzo di analizzare ciò che ho fatto, non faccio ricerche su come precisamente le persone assimilino le mie canzoni, perché è facile rimanere incastrati senza riuscire ad andare avanti. Amo avere la mente lucida e guardare avanti, facendo qualcosa di nuovo.

Hai voglia di raccontarci che effetto hanno su di te queste cose? Deve esserci qualcosa.

Su di me e sulla mia cerchia, sì. Sulle persone delle quali mi interessa il loro pensiero, su coloro con i quali discuto riguardo alle novità letterarie, agli avvenimenti attuali e riguardo alla vita in generale. Sulle persone con le quali vivo questa vita.

Per quanto riguarda lo show business russo, io andrei solo a concerti tuoi e di Zemfir. A quali concerti andresti tu?

Allora, sono stato a un concerto di Zemfir poco tempo fa. È una fra gli artisti che parlano lingua russa più fichi. Per quanto riguarda i rapper, mi piace Oxxxymiron, anche se non riuscirò ad essere presente al suo concerto perché purtroppo mi troverò in Kazakhistan. Uno degli ultimi concerti ai quali ho deciso di partecipare è stato un’esibizione degli Anacondaz. Sono miei amici e persone di gran talento. Ho visto anche Dorn (cantante e dj ucraino, n.d.T.) e mi piace quello che fa.

Dall’altra parte, oggi in Russia tu sei un giovane ribelle così pieno di talento. Poco tempo fa a lezione un certo manager ha usato te come esempio per spiegare un caso. C’è un libro intitolato “The rebel sell”…

Oh, è un libro meraviglioso, di Joseph Heath e il secondo tizio mi pare si chiami Potter.

Il manager parlando di questo libro ha detto: “Ecco un caso per voi: Noize MC. Egli fa così tanti soldi grazie alla ribellione e alle canzoni “non per tutti” che è apparso su Forbes.”

Il libro è molto buono, ripeto. Per di più penso che quella persona abbia letto il libro, perché mi è venuto in mente durante l’intervista. Tuttavia il pretesto della lista di Forbes è in generale una completa profanazione da parte dei redattori creativi, i quali non è la prima volta che dichiarano cose simili relative agli artisti più variegati. Questi numeri di norma sono inventati di sana pianta. In effetti quello che guadagno non è poco, tuttavia io personalmente ho dei seri dubbi che le mie azioni, le quali provocano una eco a livello sociale e centinaia di migliaia di commenti su Internet, inducano ad ascoltare la mia musica e a venire ai miei concerti.

Sul serio? Non vedi appoggi diretti?

Sul serio. Non li vedo. Più che altro noto quali canzoni le persone cantano con il coro ai miei concerti: Rugan’ iz za cteny (Ругань из-за стены), Na Marse klassno (На Марсе классно), Vydychaj (Выдыхай). Nessun tipo di rivolta in queste canzoni. L’affermazione della band non ha alcun legame con tutte queste voci che i giornalisti spargono in giro.

Quindi se tu fossi un Vanja bravo ragazzo e cantassi le stesse canzoni (per esempio Moё more o Vydychaj), avresti la stessa popolarità?

Penso che la mia popolarità sarebbe persino maggiore. Una popolarità alquanto rosea, con onorificenze importanti, feste aziendali e quant’altro. Molte persone in particolar modo si guardano dall’avere legami e dal lavorare con noi, poiché si basano proprio su stereotipi riguardanti la nostra band.

Ho guardato una tua intervista nella quale tu dici che l’intera teoria del complotto del Grande Fratello è una sciocchezza. Questa teoria del complotto mi attira: per te invece questa teoria è solo ridicola o hai qualche considerazione da fare a tal proposito?

Un mio vecchio commilitone ha scritto una canzone divertente a riguardo: “La teoria del complotto è semplicemente parte del complotto.” C’è anche un libro divertente che tratta questo tema, “La teoria del complotto e la sua influenza sulla cultura americana”, se non sbaglio. Nel complesso la teoria del complotto è un concetto molto comodo per non fare nulla, chinare il capo, decidere che tutto è predeterminato e che il mondo è spartito tra diverse persone, per cui è stupido tentare di andare oltre. Ed effettivamente questo ragionamento al giorno d’oggi non è totalmente sbagliato. Ci sono, sì, le élite che predeterminano molti processi sociali, ma ciò non vuol dire che l’individuo nella società attuale non possa raggiungere determinati risultati importanti nella propria attività, che sia artistica o sociale. In tale contesto ritengo che la teoria del complotto sia un ostacolo, più che qualcosa in grado di aprire gli occhi.

Quindi i massoni non sono venuti da te, non ti hanno fatto nessuna proposta?

Dai, ne parliamo dopo.

Vedo una forte incoerenza nei tuoi atteggiamenti: ascolto le tue canzoni e prende forma un sentimento tale da indurre a pensare che chi interpreta le canzoni sia una persona poco acculturata, poi guardo le interviste e mi trovo davanti una persona con un bagaglio lessicale molto ricco: esprimi i tuoi pensieri bene e in modo corretto. Leggi molto?

Naturalmente. Cos’altro può arricchire il proprio lessico, se non i libri? Guardare le serie tv su Internet? Difficile.

Cosa leggi?

Durante il viaggio per venire qui ho letto “Il villaggio della nuova vita” di Platonov. Mi piacciono molto i libri che trattano il tema della distopia, i miei preferiti sono “S.N.U.F.F.”, di Pelevin, “1984” di Orwell e qualsiasi altra storia disturbante del XX secolo.

A volte in alcune interviste ti sei lamentato del fatto che la gente non colga affatto la tua ironia e il tuo sarcasmo.

Già, la maggior parte della gente non coglie i problemi con il doppio fondo, purtroppo. Come sia possibile? Non so. Per qualche tempo ho percepito come un fallimento enorme il fatto che non tutti mi capissero e ho cercato di rendere le mie canzoni in qualche modo più comprensibili, più semplici. Alla fine ho capito che non devo bussare alla porta di tutti fino a quando non mi aprono. Ma seguendo il pensiero di quegli strati della società che non vogliono penetrare in profondità, mi sono ritrovato a fare qualcosa che in qualche modo risultava superficiale e sforzato. Ora invece ho smesso di rimanerci male per il fatto che non tutti mi comprendano e semplicemente agisco. Ho cominciato a concentrarmi completamente sullo scrivere per le persone con le quali ho un contatto vivo.

In generale avrai forse notato che lo standard comune di comportamento della gente è cambiato, nel senso che è diventato più strano. Non dico che sia cambiato in peggio, ma che proprio la gente sia diventata più strana, più anormale.

La questione è molto semplice. Questo processo è in corso da un po’ di tempo. Innanzitutto, ogni nuova generazione si lamenta del fatto che prima “l’erba fosse più verde” e così via. Questo processo, dal mio punto di vista, consiste nel fatto che in passato la cultura fosse elitaria e fosse appannaggio di una quantità limitata di persone dotate di un’adeguata istruzione e tenore di vita.

Col tempo questo processo ha toccato una grossa fetta di popolazione, la quale fino a poco tempo prima non aveva avuto nulla a che fare con questa cultura. Si parla dei processi di divulgazione della cultura di massa per l’appunto in libri come “The rebel sell” e in un altro libro che adoro di John Seabrook, “Nobrow”. Trattano della cultura del marketing e del marketing della cultura.

La cultura è orientata verso tutti i più ampi strati della popolazione, cercando di guadagnare il più possibile. Di conseguenza viene svuotata della sua funzione educativa. Essendo guidata da strati della popolazione sempre meno istruiti, essa si degrada in misura sempre maggiore. Come risultato, coloro che assimilano questa cultura cadono nel degrado assieme ad essa, e questo processo va avanti da molto tempo. Ciò non significa che all’interno di tutto questo spiacevole contesto non ci sia posto per artisti, per gente della quale c’è qualcosa di cui parlare. Semplicemente la situazione attuale è questa.

Prima mi hai detto che non sai se definirti un poeta oppure no. Però pensi di poterti considerare un artista?

Nel senso più ampio del termine, sì. Un semplice poeta… la poesia dopotutto ha un’esistenza separata dalla musica. Persino quando partecipo alle letture delle opere di poeti contemporanei, noto che spesso essi si sforzano di renderla musicale, proprio come una canzone, in un modo o nell’altro. Ma per me è importante proprio la sintesi fra musica e parole. Leggere semplicemente dei versi non mi interessa granché. Dopotutto io scrivo poesie, ma la forma mi piace quando si sovrappone la poesia alla musica. Nel mio album Hard Reboot c’è stato un lavoro congiunto tra noi e la poetessa Vera Polozkova. Secondo me questa è l’unica forma possibile di esistenza delle poesia contemporanea.

A te però piace senz’altro anche il cinema di qualità?

Certamente. Non posso immaginare nemmeno una persona che alla seguente domanda risponda “No”.

Ma hai recitato in un film di cui è difficile che tu ti innamori, probabilmente. Rosygryš (film del 2018, remake dell’omonimo film del 1976, n.d.T.), per esempio.

Rosygryš è un film sui generis, un esperimento per me. Sai, quando si gira un film il progetto su carta sembra grandioso. Senza dubbio ha un sacco di punti deboli, da una parte mi è difficile dargli valore, sì. Certamente non è film da Blockbuster, né è fatto per i festival del cinema.

Ricevi anche altre proposte di recitazione?

Sì. Di norma le rifiuto. Semplicemente non ci sono progetti dei quali vorrei effettivamente far parte. Capisco ciò a cui ti riferisci. Dopotutto quando è stato girato Rosygryš avevo 22 anni e in quel periodo l’offerta per me era accettabile. Oggi invece vorrei partecipare a qualcosa di autentico, serio e profondo. Tra l’altro c’è una mia apparizione nel film Pro Ljubov, di Anna Melikjan. Un buon film pop, e tale doveva essere, quindi perché no?

In un programma di Minaev (conduttore televisivo russo, n.d.T.) hai pronunciato questa frase: “L’essenza del percorso creativo non consiste nel lasciare il segno.” Allora in che cosa si trova l’essenza secondo te?

Nel processo, nel processo della creazione.

Se dopo di te non rimarrà nulla, cosa ti avrà dato soddisfazione? Non vuoi che le generazioni che verranno dopo di te dicano “Ecco Noize MC, ecco che cosa fece.”?

Ogni tanto penso a ciò. La felicità sta nel momento, non è necessario lasciare in eredità se stessi ad una qualche futura generazione, perché qui e proprio ora deve avere significato ciò che tu fai. In generale non farò già più parte di ciò che verrà dopo di me.

Sei attivo sui social network?

Non molto. Ci sono dei periodi in cui mi metto a postare qualcosa su Instagram, poi però lo trascuro. Non riesco a capire molto come la gente si ingegni per dedicarsi a vlog etc. Se io ho qualche pensiero che voglio comunicare al mondo, è più probabile che mi sieda a scrivere una canzone, piuttosto che sprecare le mie energie per inezie.

Non leggi i commenti a tuo riguardo?

A volte. Leggi qualcosa e pensi: “Non è così, non hai capito tutto in modo corretto, sei un deficiente, perché poi hai scritto quel commento”. Quali sono però le ragioni per argomentare e scrivere in risposta “Hai sbagliato, intendevo dire altro”? Qual è il senso di tutto ciò?

Noize MC a Gorkij Park, Mosca, mentre canta Leto v stolice (Лето в столице) https://www.youtube.com/watch?v=3jfvhQK8Xbc
Potrei rimanere a chiacchierare con te in eterno, ma ti lascio andare perché so che il cibo ti attende. A proposito, cosa hai ordinato?

Ucha (una zuppa di pesce, n.d.T.) e pollo con sugo.

Dovevi prendere anche i mantı (ravioli tipici dell’Asia Centrale, n.d.T.), dopotutto siamo a Bişkek!

Cerco di trattenermi!

Fonte: marina.kim – di Marina Kim, 4 Maggio 2016, traduzione di Angela Zanoletti 

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Studentessa di Scienze Linguistiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, la passione per la letteratura e per la musica mi ha fatto avvicinare alla Russia, col desiderio sempre maggiore di conoscere ogni aspetto di questa cultura, meno lontana da noi di quanto possiamo credere.

Angela Zanoletti

Studentessa di Scienze Linguistiche presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, la passione per la letteratura e per la musica mi ha fatto avvicinare alla Russia, col desiderio sempre maggiore di conoscere ogni aspetto di questa cultura, meno lontana da noi di quanto possiamo credere.