I cagnacci dalle periferie. Storia del “Tyap-Lyap”, la prima organizzazione criminale sovietica

Uccisioni, ferimenti, automobili incendiate e vetrine frantumate: a Kazan, 40 anni fa, il 31 agosto 1978, i membri della banda “Tyap-Lyap”, principalmente minorenni, si resero responsabili di devastazioni di massa (“pogrom”). Due anni dopo, gli organizzatori dei disordini furono condannati alla fucilazione e gli altri partecipanti a lunghi periodi di reclusione. Nel materiale di RIA Novosti la storia di come si formò, per la prima volta nel dopoguerra, un enorme gruppo criminale organizzato nella capitale del Tatarstan sovietico.

Né amore, né noia, né pietà

La sera del 31 agosto 1978 un centinaio di minorenni del quartiere Teplokontrol armati di pistole, granate, attrezzature, tirapugni e coltelli irruppero nella parte opposta della città, nel sobborgo Novo-Tatarskaya. Lì la folla iniziò a picchiare i passanti (non ebbero pietà neppure per una donna incinta), a ribaltare e incendiare le auto parcheggiate e a distruggere i negozi.

Il leader del Tyap-Lyap Zavdat Khantimirov

Nel luogo dei disordini si concentrarono i reparti potenziati della polizia, nonché la guardia armata e soldati. “Il giorno prima gli investigatori avevano ricevuto dall’intelligence la notizia che i membri del Tyap-Lyap pianificavano di mettere in ginocchio il sobborgo Novo-Tatarskaya”, racconta a RIA Novosti l’ex vicedirettore dell’ufficio per gli affari interni di Kazan, il colonnello della polizia Aleksandr Avdiev. “Schierammo nel quartiere tre pattuglie che cercarono di interrompere i disordini ma si scontrarono con una dura resistenza. Furono lanciate granate e venne aperto il fuoco contro di loro. Nella sparatoria alcuni soldati di pattuglia vennero feriti”.

Sentendo il suono delle sirene i rapinatori si sparsero in varie direzioni. Accanto alla fermata Vakhitovo si imbatterono in un uomo anziano che uccisero sul posto. Stando all’opinione del poliziotto, ci sarebbero potute essere molte più vittime se le forze di sicurezza non fossero intervenute in tempo.

“Quella notte fermammo circa 90 persone e già il giorno seguente la procura, per la prima volta dopo decenni, intentò causa penale per “banditismo”. Per di più i figuranti erano minorenni”, continua Avdiev. “Già da qualche anno studiavamo la banda e riuscimmo ad identificare velocemente gli organizzatori e i partecipanti maggiormente attivi”.

L’indagine durò circa un anno. Fu lo stesso Ministro degli Interni dell’URSS Nikolaj Šhelokov ad occuparsi personalmente del caso. Nel gruppo operativo d’inchiesta furono inserite 25 persone, tra i quali alcuni lavoratori del Dipartimento di investigazione criminale di Mosca (MUR).

I banditi rimasti in libertà intimidirono i testimoni ed offrirono mazzette alle forze di sicurezza. Fecero anche pressione sui complici che avevano ammesso le proprie colpe e accettato di collaborare. Nel corso dell’indagine vennero messi in luce altri episodi di omicidi e ricatti. In conclusione, all’inizio del 1980 i leader della banda Zavdat Khantimirov detto Džavda e Iskander Tazetdinov furono condannati alla fucilazione. Altre 30 persone circa ricevettero lunghi periodi di reclusione.

Per motivi di sicurezza la sentenza fu letta direttamente in carcere

“Un fenomeno di Kazan”

Il caso del Tyap-Lyap non aveva precedenti in Unione Sovietica. Molti esperti ritengono che proprio da questa banda sia rinata nel paese la criminalità organizzata che era praticamente cessata negli anni postbellici.

“Raggruppamenti di giovani si erano formati a Kazan ancora ad inizio anni Settanta e al loro comando non c’erano soltanto criminali, ma anche persone di cultura con un’istruzione superiore”, ricorda Avdiev. “In città c’era molta gente ricca: camerieri, contrabbandieri (“farzovšhik”), commercianti, gioiellieri e produttori illegali (“tsekhovik”) che venivano costantemente costretti a pagare mazzette. Per mantenere questo clima di paura servivano persone pronte a combattere, i cosiddetti torpedo (letteralmente “siluri”, ndt)”.

Un filobus sulla via dei Decabristi nella Repubblica Socialista Sovietica Autonoma Tatara

Tra le loro fila, in genere, venivano arruolati i figli minorenni delle famiglie operaie. In quegli anni le autorità cittadine assegnavano locali per le squadre sportive ma lo stipendio dei direttori e degli allenatori era troppo basso. Per questo motivo alcuni entravano in contatto con la criminalità.

Le abilità di combattimento dei membri del Tyap-Lyap venivano affinate non solo nelle palestre, ma anche nelle risse con le bande dei quartieri vicini. Conflitti di massa scuotevano la città. “In quel periodo si cercava di non pubblicizzare troppo i reati dei minorenni. Per questo motivo si chiudevano gli occhi su molte cose e i colpevoli venivano citati per reati civili minori, per teppismo”, spiega l’ex vicedirettore della polizia. “Questo ha indubbiamente favorito la nascita di raggruppamenti di giovani in città”.

Una lettera di un membro del Tyap-Lyap dal carcere

Tuttavia, dopo gli eventi dell’agosto 1978 questo argomento scottante divenne impossibile da ignorare. L’incursione a Novo-Tatarskaya fu un tipico regolamento di conti per contendersi il controllo. Stando alle parole di Avdiev, in quel periodo anche a Mosca e Leningrado erano attivi gruppi criminali organizzati simili per composizione e numero.

Nuovi orizzonti

Nonostante la disfatta dei membri del Tyap-Lyap, non si riuscì a stroncare del tutto il fenomeno della criminalità giovanile a Kazan. Si formarono altri raggruppamenti. La loro attività criminale si diffuse gradualmente oltre i confini della città.

“Negli anni Ottanta a Mosca era attiva una banda dal Tatarstan composta da minorenni”, racconta a RIA Novosti l’ex tenente colonnello della polizia Igor Vasilev, responsabile operativo delle questioni particolarmente rilevanti del “micidiale” Dipartimento di investigazione criminale di Mosca. “Arrivavano la mattina, rapinavano i passanti e la sera prendevano il treno e tornavano. Era un’autentica organizzazione criminale composta da 50 combattenti, con una gerarchia chiara e un leader. Dopo l’ennesima incursione furono colti in flagrante”.

Le bande di Kazan

Con gli anni queste bande di giovani si trasformarono in società criminali organizzate. Negli anni Novanta in Tatarstan e in altre regioni del paese erano attive altre potenti organizzazioni criminali: “Khadi-Taktaš”, “Pervaki”, “Žilka” e altri. A queste aderirono anche i membri del Tyap-Lyap rimasti in libertà o usciti di prigione. I banditi si occupavano di estorsioni, narcotraffico, furti ed omicidi su commissione.

Le forze di polizia distrussero questi gruppi solo ad inizio Duemila. La maggior parte dei leader dei gruppi criminali furono condannati all’ergastolo.

Fonte: RIA Novosti, 31/08/2018. Articolo di Viktor Zvantsev. Traduzione di Alessandro Lazzari.

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Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Nel giugno del 2018 ho discusso la mia tesi magistrale sulle strategie di investimento delle multinazionali italiane in Russia presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.

Alessandro Lazzari

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Nel giugno del 2018 ho discusso la mia tesi magistrale sulle strategie di investimento delle multinazionali italiane in Russia presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.