Voglio mostrare l’uomo spiritualmente bello

L’Artista del popolo della Federazione russa Viktor Merežko parla della forza della moralità, con un nuovo sguardo sulla storia sovietica e un’infantile passione per l’animazione.

L’Artista del popolo della Federazione russa Viktor Merežko ha portato a termine la sceneggiatura del ventottesimo film-episodio televisivo sull’epoca staliniana. La pellicola con il titolo generico Stalin e la sua cerchia è già stata messa in produzione. Il regista è Vladimir Kott, mentre l’incarico di produttore l’ha assunto Vladimir Dostal’. Nel bel mezzo del lavoro sul grandioso progetto la corrispondente di «Izvestija» ha incontrato Viktor Merežko.

Il vostro nuovo progetto è una libera fantasia artistica o vi attenete fedelmente alle fonti storiche?

― Affinché il film fosse credibile storicamente, ho lavorato tre mesi negli archivi, ho studiato il materiale più interessante, simile al quale, mi lasci dire, ancora non ne avevo mai tenuto in mano. Il film sarà decisamente grandioso, benché lo possa testimoniare anche il numero dei personaggi. Ce ne sono circa 200. Questi non sono impiegati per una scena di massa o per degli episodi, ma hanno ruoli di grande importanza.

Dopo i lavori negli archivi, per undici mesi ho scritto la sceneggiatura. Gli sceneggiatori, a proposito, sono due: il produttore Vladimir Dostal’ è stato il mio collaboratore. Al centro della trama ci sono Stalin e la sua cerchia più stretta: Jagoda, Ežov, Berija, Ordžonikidze, Molotov, Vorošilov, tutti gli uomini che hanno fatto la storia dello Stato sovietico, trovandosi al fianco della “guida”. Certamente, abbiamo toccato anche il tema delle loro relazioni con la donna e i bambini. Posso dire che questa è la sbalorditiva forza del detective. Tuttavia, fino all’uscita del film non sveleremo nessun dettaglio: cognomi, fatti e linee della trama. Questa è una categorica richiesta di Vladimir Dostal’ e del regista Vladimir Kott.

― L’estetica sovietica non le è estranea. Il suo primo film Zdravstvuj i proščaj (Ciao e addio) era dedicato alla campagna russa.

― A quell’epoca c’era richiesta di storie sugli operai e sui lavoratori delle campagne. Quando approdai alla casa di produzione cinematografica «Lenfil’m», mi proposero di scrivere proprio quella storia. Decisi: che sia una storia d’amore! Creai la mia prima sceneggiatura con piacere, la vita dei campi mi era molto familiare (Viktor Merežko è nato nel villaggio rurale di Ol’genfel’d nella zona di Aleksandrovskij nella regione di Rostov).

Pronto lo script, lo portai alla «Leninfil’m», dove lo proposero al regista Vladimir Aleksandrovič Fetin. Lui accettò di girare un film sul mio testo e decise che il ruolo principale dovesse essere recitato da sua moglie Ljudmila Čursina. Tuttavia, Ljudmila Alekseevna disse che, nonostante il testo le fosse piaciuto, non lo avrebbe interpretato. A volte capita. Se a un artista piace la sceneggiatura, ciò non significa che lo stesso ruolo sia adatto per lui. Seguendo la moglie e, forse, anche come conseguenza della sua decisione, anche Fetin declinò l’offerta.

Certamente, questa non fu una condanna a morte per il film. La sceneggiatura fu consegnata a Vitalij Mel’nikov. Mi piaceva molto questo regista grazie alla sua famosa pellicola Načal’nik Čukotki (Il superiore di Čukotka). A proposito, proprio il superiore di Čukotka, Michail Kononov, recitò anche il ruolo del marito nel film Zdravstvuj i proščaj. Il ruolo della moglie, invece, fu la prima prova cinematografica per un’altra futura stella del grande schermo sovietico: Natalija Gundarevaja. In generale, si formò una meravigliosa compagnia di attori: Viktor Pavlov, Oleg Efremov…

― Si potrebbe dire che con questo film ha affermato la sua posizione filosofica? Ed è rimasta la stessa?

― Adesso, come allora, ritengo che non bisogni educare l’uomo sui film, nei quali le ragazze giungono dalla simbolica città di Urjupinsk per conquistare gli oligarchi moscoviti. Voglio mostrare l’uomo russo spiritualmente bello. Proprio per questo, alcuni anni fa accettai l’invito del governatore della Repubblica dell’Altaj di presiedere al festival del cinema «Šukšinskij». Šukšin era un maestro, capace di creare sbalorditive immagini, che sono diventate simbolo di un’epoca. Questo vettore, dato dal grande regista e attore, è divenuto il criterio fondamentale per la selezione dei film del festival.

― Oltre al festival del cinema «Šukšinskij», Lei è alla base del premio «Nika».

― Questa storia è iniziata con un viaggio in India, dove per la prima volta incontrai e, in seguito, strinsi anche amicizia con Julij Gusman, che dopo divenne direttore della Dom kino, ossia la “Casa del cinema”. Presto ci venne l’idea di creare un’Accademia patria del cinema e un premio cinematografico. Lo chiamammo «Nika» in onore della dea della vittoria. Io divenni il presidente dell’Accademia, mentre Julij il direttore generale. A lungo svolsi con piacere il mio incarico, ma nelle nostre vite non c’è niente d’eterno. Cambiarono i tempi, arrivarono nuove idee, un altro lavoro.

Adesso mi occupo di un altro grandioso progetto: il festival internazionale del cinema «Jaltinskij kinomost». All’apparenza è ancora giovane, ma già quest’anno abbiamo avuto una considerevole rappresentanza dai paesi europei: francesi, bulgari, belgi hanno presentato i propri film. Inoltre, al festival è stato possibile vedere lavori indiani, dell’America del Sud…

― L’organizzazione e la partecipazione alla vita del festival, forse, hanno tolto tempo al lavoro sui nuovi film?

― La partecipazione a un movimento in generale e al proprio lavoro creativo è per me un tutt’uno.

― Seguendo le vostre sceneggiature sono stati creati dodici cartoni animati. Perché, avendo successo nel cinema a soggetto, ha deciso di dedicarsi all’animazione?

― Immaginatevi, l’ho deciso volontariamente e per un proprio desiderio. Da bambino, come tutti i bambini sovietici, amavo molto i cartoni animati. Mi ha sempre interessato la domanda su come fossero realizzati. Ciò era tremendamente curioso. La brama per i film d’animazione non è passata con l’età. Già da autore affermato e famoso, giunsi nello studio che si occupava d’animazione e feci una semplice domanda, cioè se avessero bisogno di uno sceneggiatore. Mi proposero di occuparmi della trasposizione delle fiabe popolari russe. Le fiabe popolari, bisogna dire, sono un vero pozzo di saggezza. Si possono rileggere volta dopo volta, scoprire nuovi dettagli, sfaccettature, rielaborare incessantemente, creando qualcosa di nuovo… Ed io mi sono lasciato trascinare dal linguaggio dell’animazione.

― La conoscono soprattutto per il cinema. In effetti, però, lavora anche per il teatro. Non le dispiace che i film abbiano alquanto oscurato la sua attività teatrale?

― Ecco qui vi sbagliate. Ci sono stati giorni quando a Mosca sono andate contemporaneamente in scena tre mie pièce. Gli spettacoli Proletarskaja mel’nica sčast’ja (Il mulino proletario della felicità), Nočnye zabavy (Svaghi notturni), Krik (L’urlo), Ja – ženščina (Io sono una donna), Ženskij stol v ochotnič’em zale (Il tavolo delle donne nella sala dei cacciatori) hanno avuto una grande popolarità.

― Si è fatto apprezzare subito in diversi ruoli. Non le è mai venuto il pensiero che sarebbe stato meglio concentrarsi su un’unica cosa, per esempio, sulla sceneggiatura?

― Il lavoro del regista e dello sceneggiatore sono strettamente collegati. Quando iniziai a comparire più spesso sul set, cominciai a comprendere meglio i dialoghi, a capire l’azione scenica. Questo ha affinato il mio fiuto e mi ha aiutato ad approfondire la comprensione del linguaggio del cinema. Inoltre, ho iniziato a pubblicare sceneggiature come se fossero opere letterarie. Da non molto ho avuto modo di visitare Rostov su invito della casa editrice che ha pubblicato le mie sceneggiature e mi sono stupito di come il lettore ha accolto bene questo genere. Infatti, non sono un artista di varietà, ma ai miei incontri le sale erano sempre piene.

― Non raramente le persone, che raggiungono l’apice delle loro carriere, entrano in politica. Ha pensato a questa prospettiva?

― Come cittadino del mio Stato e patriota, capisco perfettamente ciò che accade adesso intorno alla nostra nazione. Capisco perché la Crimea è tornata alla Russia, perché c’è la guerra in Siria, ma, tuttavia, non aspiro ad avventurarmi nella giungla della politica. Per me è sufficiente frugare nell’animo umano. Il mio obiettivo è creare un cinema buono e intelligente. Questa è sia una filosofia artistica sia di vita, una linea unica che attraversa tutti i miei lavori.

Vorrei che gli uomini guardassero i film dedicati alla bellezza dell’uomo, al volo spirituale, anche se a volte è tragico. Un buon film è un film con un’alta asticella morale sollevata. Come disse Vasilij Šukšin: «La moralità è verità».

FONTE: https://iz.ru, 19 ottobre 2018 – di Natal’ja Ėller, traduzione di Rebecca Gigli

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